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Blue tango

Tra il libro (meraviglioso) di Marone che ho finito domenica e quello di De Giovanni, che usciva martedì, avevo bisogno di qualcosa di poco impegnativo che mi occupasse le serate di lettura.

Ho scelto la seconda indagine di Radeschi di Paolo Roversi, Blue tango.

Poi ci ho messo un po’ di più perché il Corriere della Sera mi ha fatto

Imbestialire su De Giovanni e dovevo prendermi i miei tempi, ma questa é un’altra storia che vi racconterò.

Comunque, l’ho letto.

Ve lo dico subito: mi é piaciuto meno del primo, ma leggeró sicuramente anche il terzo.

Mi fa simpatia il protagonista Radeschi, giornalista di nera con il cane Buk in onore di Bukowski; mi sta simpatico il vicequestore; mi piace l’ambientazione.

Un po’ debole il giallo però qui, mi sembra un po’ buttato lì niente di strutturato, il primo mi aveva colpito di più.

Abbiamo prostitute che vengono ammazzate e, nel più classico dei cliché, l’assassino è… paura eh?!

Non ve lo dico.

Radeschi e il vicequestore ci arrivano insieme ma per strade separate ed è questa la forza di questa serie che vivi due indagini, due modi diversi di risolvere lo stesso problema.

Comunque veloce, ben scritto, facile facile.

Un fantastico passatempo per me in attesa dell’ultimo Ricciardi.

Leggetene tutti.

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Manifesto

Sono stata a vedere la mostra Manifesto di Julian Rosefeldt al Palazzo delle Esposizioni.

Ora io raramente vi parlo di mostre, forse non l’ho mai fatto, ma questa merita un commento.

Intanto qualche consiglio preliminare.

Sappiate che avete bisogno di più di due ore per vederla tutta: si tratta infatti di 13 filmati di 12 minuti circa l’uno, tranne il prologo che ne dura 4.

Sebbene non creda che ci sia mai grossa affluenza, cercate di andare quando c’è poca gente (io ci sono andata il venerdì alle 20, perché chiude alle 22.30 come il sabato) in modo da non fare a cazzotti per seguire.

All’ingresso vi danno un libretto, tenetelo come oro colato perché è la traduzione di tutti i filmati che vedrete e vi aiuterà a capire ed apprezzare meglio.

Detto questo vi racconto della mostra.

Cate Blanchett interpreta le 12 donne dei filmati e, ognuna, decanta un manifesto artistico: pop art, futurismo, dadaismo etc. etc.

E una volta è una barbona, poi coreografa, poi burattinaia, poi mamma modello “Verona”, poi sempre bellissima.

Una bravura rara la sua, riesci a scordarti in un secondo quello che hai visto 12 minuti prima e ti sembra di guardare un’altra attrice.

I filmati sono curati allo sfinimento, il trucco di lei perfetto, le ambientazioni (sopratutto alcune, tipo “Architettura”) notevolissime.

Ad un certo punto dei 12 minuti poi, tutte le Cate insieme declamano il manifesto del filmato: tutte all’unisono, ciascuna il suo (anche se io ci ho messo 3 filmati a capire che non dicevano tutte la stessa cosa… ho i miei tempi!) ed è fantastico il colpo d’occhio con lei in primo piano che recita questa specie di nenia.

BELLISSIMO.

“L’arte di oggi è un falso” dice la giornalista; “No all’eroico, no all’Antieroico” la coreografa; “In arte c’è bisogno di verità, non di sincerità” la scienziata e così via.

BELLISSIMO.

Devo ammettere che all’inizio sono rimasta un po’ spiazzata ed ho pensato “ma perché non vado a vedere le mostre degli impressionisti come fanno tutti!” poi però, quando ti liberi dalla necessità di capire tutti i passaggi, li capisci tutti.

Avete tempo fino al 22 aprile, apprezzatene tutti.