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Libro nr. 7

Mai tranquilli, neanche in una torrida estate fascista, con il sole che squaglia i marciapiedi si può stare tranquilli con il commissario Ricciardi.

Segui lo spettacolare volo di un Professore da un piano alto dell’ospedale.

Dici: è suicidio!

Ma secondo voi?! Con il Commissario che deve indagare, può essere mai suicidio?! E dai, su!

E infatti, suicidio non è.

E scopri che: il prof. è un “figlio ‘e ‘ntrocchia” per dirlo alla napoletana, con moglie figlio e amante; arrivista ed arrivato sulla pelle altrui; luminare ma non senza macchia, per qualche errore di troppo. E indaghi e scopri insieme al Commissario l’assassino, che mai e poi mai ti aspetteresti, ve lo dico!

Al solito, però, sullo sfondo succede di tutto.

Vi avevo anticipato che nel sesto libro succedeva qualcosa che non mi piaceva e, infatti, qui se ne vedono le conseguenze: Enrica parte; Livia resta e insiste; Alfredo Maria non capisce una mazza, lasciatemelo dire.

E continua a capire ancora meno quando la tata si ammala. E questo è il primo momento, dopo 6 libri e mezzo, in cui Ricciardi mostra un sentimento vero, vero e manifesto. Diventa un bambino al cospetto della tata nel letto di ospedale.

Tata che ha lasciato il testimone a Nelide, sua nipote.

Tata che parla con la mamma morta del “signorino”.

Tata che lotta tra la vita e la morte.

Ricciardi, con l’aiuto del sempre presente Maione, scopre l’assassino mentre: Livia organizza una festa; la tata è in ospedale; Enrica si lascia corteggiare da un altro e lo stesso Maione è alle prese con il peggiore dei sospetti: il tradimento della moglie.

Ed è la gelosia che scuote Ricciardi ma non ancora abbastanza, mannaggia a lui.

Avvincente, godibile, scorrevole, delicato, fresco, esilarante,

Tutto questo e molto altro ci assicura De Giovanni, del quale (ahimè!) inizio l’ultimo della serie… già mi manca.

PS: mio malgrado, non avendo fatto in tempo ad andare in libreria, ho letto il libro su kindle ma sto andando in libreria a comprare anche il cartaceo. State senza pensiero.

Sto…ner

Non so voi ma io scelgo i libri o su consiglio di amici o perché ne sento continuamente parlare.

Con Stoner è andata così: ne ho sentito continuamente parlare.

La prima volta per radio quando, non mi ricordo chi, ha chiesto ad un libraio qual era un libro assolutamente da leggere e lui ha detto questo; poi l’hanno postato sulla mia bacheca di Fb, anche lì consigliandolo; poi su Twitter; e poi di qua e poi di là e chi sono io per non leggerlo?! Quindi lo compro e lo leggo.

Se nelle prime tre pagine del libro l’autore ti dice già che si tratta della storia di un uomo un po’ inutile, non ci sono grossi motivi per andare avanti, in teoria, e invece, piano piano, li trovi nella lettura.

La scrittura ti cattura, la “non storia” di questo inutile personaggio ti costringe a divorare il libro perché pensi: vedrai che ora questo farà una strage; scoprirà un vaccino; morirà in guerra, insomma fará qualcosa di eclatante che valga la pena di leggere e, invece, non succede nulla di tutto questo. Più vai avanti e più ti accorgi che davvero è la biografia neanche troppo avventurosa, neanche troppo interessante di un figlio di contadini che: diventa professore universitario; ha un matrimonio infelice, con una donna quanto meno odiosa, con la quale “fa” (laddove fare é il verbo adatto) una figlia che gli viene a mano a mano allontanata; ha una carriera universitaria scialba; ha un’amante (sì, pure lui, ma d’altronde chi non ce l’ha?!); ha una vita più o meno lunga che finisce in un modo anche qui banale.
Il libro, peró, va letto perché è un fantastico esempio di cosa voglia dire essere bravi scrittori; di come si possa rendere interessanti delle storie che di per sè non lo sono; di come si possa attirare l’attenzione su una “non storia”.

William Stoner ti infastidisce, ti cattura, ti fa venire voglia di menargli e poi di coccolarlo, ti provoca una pena infinita e poi ammirazione; e ti rendi conto che, piano piano, cominci ad amarlo perché, pur essendo stato scritto nel 1962, pur con un’ambientazione a cavallo tra le due guerre, William Stoner è inevitabilmente, indiscutibilmente, infinitamente uno di noi!