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I cerchi nell’acqua

Aspetto Robecchi tutto l’anno ed è capitato in questo periodo dell’anno che mai avrei pensato di vivere e come me tutti voi immagino.

Arriva e stai in quarantena e pensi: “Beh, lo divoro!” ma che… niente, 5 pagine a sera, una lentezza che manco alle elementari. “E perché?” direte voi, non ti è piaciuto il libro? Ma no, anzi. E’ sempre un bel leggere Robecchi, sempre pulito divertente, milanese.

No, è che la quarantena (strano a dirsi) non aiuta la mia voglia di leggere.

Sarà che cambiando vita cambiano anche le abitudine, eppure dovrebbe esserci più tempo; eppure dovrebbe essere più facile, che vi devo dire?! Non è così.

Comunque è finito e mi è piaciuto, anche se la presenza del mio beniamino ed adorato Carlo Moterossi è solo accennata. C’è all’inizio e c’è alla fine perché in mezzo è un lungo racconto di uno dei protagonisti di sempre che ha vissuto un’avventura privata, ha bisogno di raccontarla a qualcuno e la racconta a Carlo.

Non vi aggiungo altro: non vi dico chi racconta, non vi dico chi riguarda, certo è che è uno dei miei preferiti della saga.

Mi è mancata la governante di Carlo, ve lo devo dire: fa un’apparizione all’inizio e nulla più.

Fa impressione leggere di Milano ora che Milano è trasformata, soprattutto nell’immaginario collettivo. La quarantena trasforma proprio la percezione delle cose ma non ci avrà. Tornerà la “Milano da bere” di Carlo e forse è giusto (avrà avuto una premonizione Robecchi) stare in casa a sentire solo chiacchiere, solo un racconto, senza azione, tutto riportato, proprio come accade ora.

Aspettiamo tempi migliori per la Milano di Carlo, di Robecchi e di tutti noi, nel frattempo leggetene tutti che vale sempre la pena.

Un diavolo per capello

Il 12 febbraio ero felicissima perché avevo appena finito un libro ed usciva quello di Lorenzo Marone, che io amo.

Prendo il libro nuovo di Marone, quindi, comincio a leggerlo e… una fatica ragazzi miei! Che big delusion, ma sapete proprio quando non riesci ad andare avanti?! Insisto per qualche giorno e poi ho cominciato ad imparare che è inutile insistere: ci sono troppi libri da leggere ed è inutile perdere tempo con un libro che proprio non ti prende.

Allora, nell’attesa di trovare un altro che mi interessasse, ho preso tempo con il questurino Sarti Antonio, che già avevo apprezzato in una precedente lettura.

Sarti Antonio è il protagonista dei libri di Loriano Macchiavelli. Un personaggio un po’ sfigato; un poliziotto neanche troppo perspicace; una figura positiva ma poverella.

Un furto di gioielli, una soluzione facile, un colpevole in galera, una verità da scoprire perché non basta quella apparente.

Insomma una lettura piacevole, facile, veloce.

Sarti é l’amico sfigatello ma piacevole, con Rosas coprotagonista “amico geniale”.

Insomma, come intermezzo non male.

Ora cerco altro, Marone mi scusi ma lo lascio lì.

Una donna normale

Sapete qual é la cosa che mi piace di più del mio nuovo incarico a lavoro, a parte il non dover frequentare più i Tribunali?!

È il fatto che viaggiando molto ho la possibilità di leggere di giorno e questo per me é un privilegio. In aereo che fai? Leggo! Vi sembrerò stupida ma io ne sono felice.

Detto questo, mi sono letta d’un fiato Una donna normale di Roberto Costantini che ha iniziato questo nuovo progetto seriale il che mi rende particolarmente contenta.

La donna normale é Aba, ossia la dott.ssa Abate, noiosa impiegata ministeriale per tutti; per altri (pochi) é invece una spia di nome Ice, che lotta contro il terrorismo.

Come al solito Costantini costruisce impalcature grandiose dove, oltre all’intrigo, c’è una storia personale sottesa, un punto di non ritorno, un momento 0 che ha trasformato i protagonisti. In questo caso se ne conosce la data ma non ancora l’evento.

Aba è una donna, mamma, moglie (un po’ come la Meloni) che si barcamena tra la sua vita normale e la avventurosa e pericolosa vita da spia, di nome Ice. E così mentre Aba organizza per pranzi e cene, gestisce due adolescenti, spinge il marito a realizzare il suo sogno; Aba, prende Falcon del Governo, fa su e giù con la Libia, si divide tra spie e funzionari di Governo.

Ben costruito, ben scritto, si legge che é un piacere e quando finisce pensi: e ora?! A quando il prossimo?!

Mentre io aspetto voi leggetene tutti.

I giorni del giudizio

Ultimamente vi ho già detto, che quando non so cosa leggere mi fido o dello scrittore o, più facilmente, della casa editrice. Così ho scelto, ad inizio di anno, I giorni del giudizio di Giampaolo Simi perché, pur non conoscendo lo scrittore, conosco la casa editrice, la Sellerio.

Comincio a leggere e poi, me lo scordo a casa e mi leggo Consonni di Recami, esce Manzini e mi dedico a Rocco, lo riprendo in mano e, finalmente, lo finisco.

E, vi dirò, mi é piaciuto un sacco.

La storia è quella di Amhed, Emma, Serena, Malcom, Iris e Terenzio che sono dei giudici popolari che si trovano, insieme a due giudici togati, a dover decidere di un duplice omicidio. C’è il giallo ma, soprattutto, ci sono le persone, ci sono i giudici e le loro storie.

Ogni capitolo é il punto di vista e la storia privata di uno di loro; ogni capitolo è un punto di vista ed mille storie; ogni capitolo è un passo in più verso la condanna o l’assoluzione.

Ben scritto, ben costruito, bei personaggi, al netto di qualche caratterizzazione troppo legata a dei luoghi comuni, puntualmente scardinati.

Non mancano i colpi di scena, non manca la suspance.

Mi è dispiaciuto intervallarlo ma non ho mai perso il filo perché il libro lo regge da solo.

3 libri su 3 con giudizio positivo, mi sembra un ottimo inizio di anno.

Leggetene tutti

Ah, l’amore

Ho finito il nuovo libro di Manzini.

Non ci vuole una settimana eh, volendo un 4 ore (andando lenti perché il libro ti cattura da pag. 1!) ma io ci ho messo una settimana perché non volevo lasciarlo, mi dispiaceva troppo. E’ sempre così con i libri di Manzini ed in particolare con quelli di Rocco Schiavone. Ritrovi un amico e, quando succede, non vorresti mai lasciarlo andare.

Questo libro mi è sembrato diverso dagli altri: meno cinico, meno cattivo, più poetico, più “natalizio”, più delicato, più romantico.

Sarà che Rocco sta male, che gli è stato tolto un rene a seguito della sparatoria di cui al precedente libro quindi magari l’ambiente ospedaliero, sotto Natale, non è il posto migliore per fare gli stronzi e questo Rocco lo sa. Si tiene, anche se non del tutto.

Mi sono molto divertita, è proprio un bel libretto.

Rocco è dolce, è attento, è delicato in questo libro; i suoi sono fantastici: divertenti e “orfani” del loro capo; il giallo è costruito bene; l’amore c’è.

Non voglio spoilerare nulla perché Rocco va letto in ogni sua virgola ma c’è un passaggio del libro di cui non posso non parlare. C’è una lettera che riceve Rocco da parte di Sebastiano che è la quintessenza dell’amicizia. poche righe in cui c’è scritto tutto, con tanto di errori grammaticali: l’amore, la protezione, la mancanza, la presenza, l’addio, la commozione, l’affetto, l’Amicizia con la A maiuscola. Solo quelle pagine valgono il libro, qualora non bastasse tutto il resto.

Rocco è un piacere, Manzini è sempre Manzini.

Leggetene tutti: SUBITO!

La verità su Amedeo Consonni

È successo questo: giovedì dovevo andare a Catania per lavoro.

Ad un certo punto in macchina, già quasi all’aeroporto, mi rendo conto di non aver preso con me il Kobo.

Attimi di panico: tornare indietro impossibile, stare senza libro altrettanto.

Poi mi illumino, mi rendo conto che è il 9 gennaio e così penso che appena arrivo in aeroporto posso prendere il nuovo libro di Manzini, che esce proprio quel giorno.

Arrivo in aeroporto, passo i controlli e vado nell’unico negozio che, pur non essendo una libreria, so che vende dei libri.

Manzini non c’è. Rosico tantissimo.

Ci penso e ci ripenso e mi convinco sempre più che non posso passare un’ora ad andare ed un’ora a tornare senza libro ma tra quelli che hanno o li ho letti o non li conosco.

Faccio, allora, l’unica cosa che posso fare, tra quelli non letti mi fido della casa editrice non conoscendo l’autore e così prendo il libro di Recami: La verità su Amedeo Consonni.

E che bel libretto mi sono letta.

Parte da una storia non so se già raccontata in libri precedenti, ma devo immaginare di sì anche se non molti sono i richiami, per arrivare ad una serie di storie parallele divertenti e, in parte, avventurose.

Tutto si svolge tra Camigli (adoro!) e Milano intorno ad una casa di ringhiera di quelle milanesi dove i vari condomini si trovano invischiati in una torbida storia di tratta di ragazze dell’est.

Vari sono gli inquilini: il vecchietto; la disabile; la famiglia; la comunità peruviana, quella cinese; una donna bella quanto una dea, insomma varie ed eventuali.

Mi sono divertita tanto a leggere di Amedeo e del nipotino Cipolla; della compagna Angela e dell’ammiratore segreto Augusto; del vecchio Luis e del cagnetto Max.

Insomma, per essere la prima lettura (già conclusa!) del 2020, non mi posso proprio lamentare.

Divertitevi anche voi, leggetene tutti.

Cambiare l’acqua ai fiori

E ieri sera, 25 dicembre, ho finito di leggere il libro più bello di quest’anno.

Vi rendete conto?! Per il rotto della cuffia.

Una si fida di un consiglio, si mette lì a metà dicembre e, leggendo leggendo, si rende conto di avere in mano il libro più bello che ha letto quest’anno e non sono proprio pochi.

Cambiare l’acqua ai fiori è un libro bellissimo.

Bellissimo.

Vorrei che tutti lo leggeste perché vi mette in pace con il mondo.

È un libro talmente ben scritto, carico di colpi di scena, di spunti emozionali, che non ti lascia mai. Stai lì che lo divori e, al tempo stesso, non vuoi che finisca mai.

È un gran bel libro.

Lo scetticismo iniziale è d’obbligo: Violette, la protagonista, fa la custode di un cimitero in un paesino della Francia. La assistono cani e gatte e poi i necrofori, il proprietario delle pompe funebri e il parroco del paese. Ora so che, detta così, penserete: “questa è matta, che consiglio ci dà?!” E invece no… cioè io un po’ matta mi ci sento ma non quando consiglio libri!

Violette ti conquista a pagina 1, è una protagonista pulita, delicata, sorprendente, una donna che vorresti come amica.

Non c’è banalità, nulla è scontato, l’autrice ha costruito il libro in maniera direi perfetta. La storia è quella della protagonista ma anche quella dei suoi “ospiti”. La tristezza della morte sfuma, ti accompagna ma con discrezione.

La storia è mille storie; i generi si mescolano e così abbiamo un romanzo d’amore, un giallo, una storia con mille storie dentro.

È un libro bello, appassionante.

È il miglior libro che ho letto quest’anno.

Leggetene tutti, cortesemente.