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Pillole di MFW

Ho poco tempo, ve lo dico, ma ho deciso di dedicare quei 15 minuti al giorno per vedere cosa ci regala la Milano Fashion Week.

Non so a che giorno siamo della settimana della moda ma oggi hanno sfilato, tra gli altri: Peter Pilotto, Alessandro Dell’Acqua per Nr. 21, Prada e Alberta Ferretti.

Quest’ultima per me ha vinto: una sfilata bellissima, colorata, romantica, dinamica. Vi posto qui il mio vestito preferito:

Non mi è piaciuto affatto Peter Pilotto, molto troppo colorato ma sostanzialmente immettibile, guardare per credere, un semaforo ambulante, non brutto eh ma pur sempre un semaforo:

Io adoro Alessandro Dell’Acqua. Mi piace molto sempre, però trovo la collezione un po’ faticosa, troppe cose e tutte insieme, tagli, fiori, drappeggi… un po’ faticosa, ma sempre valida, originale:

E poi Prada, molto cool, mi è piaciuta ma non ha vinto la palmetta di oggi…

…vediamo che succede domani: stay tuned!

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Cartoline dalla fine del mondo

E niente, quest’estate va così: tra un libro e l’altro ci infilo un’indagine di Enrico Radeschi di Paolo Roversi.

Sono arrivata alla terza: Cartoline dalla fine del mondo.

Ricorderete che il primo libro mi è piaciuto, il secondo un po’ meno, questo terzo come il primo.

Non sono proprio sicura di aver seguito la corretta sequenza perché è come se ci fosse un buco temporale, in realtà c’è perché l’indagine parte otto anni dopo l’ultima ma l’ultima non è quella che ho letto io.

Comunque Enrico vive da fuggiasco, ha dovuto far perdere le sue tracce, si è dovuto cancellare dal suo mondo ma succede un guaio e gli tocca tornare.

Il guaio è bello grosso, stavolta l’indagine è avvincente e il finale degno di un bel giallo, proprio a sorpresa. Mi ha solo un po’ annoiato l’ennesimo coinvolgimento di quel genio di Leonardo da Vinci che, per carità, tanto di rispetto, ma anche basta di infilarlo in qualsiasi mente criminale, e che cavolo un minimo di originalità!

Ormai torno a casa con Radeschi e mi piace che, anche quando finisce il libro, ci penso cioè mi dispiaccio della fine e mi ritrovo a chiedermi cosa starà facendo Enrico o Sebastiani, come stanno Buk e Rimbaud, etc etc.

La cosa fantastica di questi libri è che volano, li inizi e li finisci e non te ne accorgi, vanno veloci, liberi, sicuramente per la scrittura pulita, per niente arzigogolata, essenziale come piace a me.

Ora mi dedico ad altro, mi studio bene la sequenza dei libri e ci ritorno, quest’estate va così.

Leggetene tutti.

Blue tango

Tra il libro (meraviglioso) di Marone che ho finito domenica e quello di De Giovanni, che usciva martedì, avevo bisogno di qualcosa di poco impegnativo che mi occupasse le serate di lettura.

Ho scelto la seconda indagine di Radeschi di Paolo Roversi, Blue tango.

Poi ci ho messo un po’ di più perché il Corriere della Sera mi ha fatto

Imbestialire su De Giovanni e dovevo prendermi i miei tempi, ma questa é un’altra storia che vi racconterò.

Comunque, l’ho letto.

Ve lo dico subito: mi é piaciuto meno del primo, ma leggeró sicuramente anche il terzo.

Mi fa simpatia il protagonista Radeschi, giornalista di nera con il cane Buk in onore di Bukowski; mi sta simpatico il vicequestore; mi piace l’ambientazione.

Un po’ debole il giallo però qui, mi sembra un po’ buttato lì niente di strutturato, il primo mi aveva colpito di più.

Abbiamo prostitute che vengono ammazzate e, nel più classico dei cliché, l’assassino è… paura eh?!

Non ve lo dico.

Radeschi e il vicequestore ci arrivano insieme ma per strade separate ed è questa la forza di questa serie che vivi due indagini, due modi diversi di risolvere lo stesso problema.

Comunque veloce, ben scritto, facile facile.

Un fantastico passatempo per me in attesa dell’ultimo Ricciardi.

Leggetene tutti.

La confraternita delle ossa

Secondo me quando leggo che un libro fa parte di una serie Io dovrei evitare e, invece, mi ritrovo a leggerne sempre con passione, soprattutto se il libro é ben scritto ma questo va da se.

Ho trovato questa offerta di Feltrinelli con due libri a 9€ e uno dei due era La confraternita delle ossa di Paolo Roversi. Preso, iniziato e finito.

Molto, molto interessante.

Un bel giallo, ambientato a Milano nel 2001 quindi un po’ lontano da noi perché parla di un’inchiesta in cui si affaccia internet e, conoscendone oggi le potenzialità, è stranissimo ricordarsi com’era prima.

C’è il solito burbero vicequestore piacione, che non fuma ma mastica sigari, ma qui é accompagnato da un giornalista in erba: Radeschi.

È carina la situazione, é davvero ben scritto il libro, ed abbastanza originale la trama.

Devo ammettere che la cosa che mi é piaciuta di più é il momento storico in cui è ambientato per l’inevitabile “come eravamo”.

Radeschi è un giovane giornalista che tenta la fortuna a Milano e, non riuscendo a sfondare con i quotidiani, apre un blog. Ora, per dire e come leggete, anche io ho un blog e mi ha fatto strano pensare alla scoperta dell’acqua calda che ha fatto lui. Ma che poteva saperne a quei tempi?!

I gialli che si raccontano sono due, apparentemente lontanissimi ma non dico nulla per non spoilerare.

Sebastiani “lo sbirro” pieno di stereotipi ma bel personaggio.

Fabio, il nerd coinquilino mi piace molto.

Insomma, assolutamente da affezionarsi.

Leggo che di Radeschi ci sono altri due libri e chi sono io per non continuare sulla scia in questa estate 2019?!

Penso che, in vista delle letture estive, posso assolutamente dirvi: leggetene tutti.

Ogni riferimento è puramente casuale

Esce Manzini e io lo compro qualunque cosa scriva perché io lo adoro.

Faccio bene, faccio sempre bene.

La serie di Schiavone, sapete già, che è tra le mie preferite e Orfani Bianchi è uno dei miei libri preferiti addirittura: poetico, malinconico, bello.

Ora ho comprato anche Ogni riferimento è puramente casuale.

E voi mi direte: e?!

E sono racconti: divertenti; carini; come al solito ben scritti; originali ma sempre racconti sono e a me i racconti stanno sul cazzo.

Amen, scusatemi ma mi è caduta la corona. Avevo pensato di andarci più soft ma solo quella parolaccia rende l’idea.

Non ce la faccio, è più forte di me non li sopporto.

Mi hanno sempre infastidita perché non faccio in tempo ad affezionarmi, perché hanno quella lunghezza stupida che non sa né di me né di te, perché non rispettano quello sviluppo della trama che io mi aspetto in un libro, perché c’è poco spazio per definire i personaggi e la storia e poi mi sembra ci sia la corsa a finirli.

Non li sopporto.

Detto questo, i racconti di Manzini sono piacevoli, divertenti, al solito ben scritti con il tema di fondo che è l’editoria.

Quelli che mi sono piaciuti di più sono i più lunghi ovviamente: quello del critico e quello dello scrittore peruviano.

Ora, sviluppando un po’ più i temi magari ne veniva un libretto. O magari no, non lo so ma così io ci rimango male.

Avessi saputo, e potevo saperlo se avessi letto la sinossi, che erano racconti il libro non lo avrei preso perché i racconti non mi lasciano niente: tempo di leggere quello dopo e quello prima già me lo sono dimenticato, è più forte di me.

Manzini fa una critica alle varie figure dell’editoria: al critico cattivo a tutti i costi, al ghost writer, all’ufficio stampa… proprio lui che ha un editore superbo e che, infatti, non manca di ringraziare alla fine.

Vi direi “fate voi”: leggetene tutti perché è sempre un piacere leggere Manzini a meno che i racconti non vi piacciano (come non piacciono a me) e allora soprassedete!

Io ora mi cerco un romanzo.

Fedeltà

É uscito Missiroli e, dato che io come qualcuno di voi sa mi affeziono, l’ho acquistato… non subito ma l’ho acquistato.

Il libro nuovo di Missiroli é Fedeltà ed il libro nuovo di Missiroli mi è piaciuto.

Vero è che mi ha provocato degli incubi, almeno per due notti di seguito, perché nella prima parte si racconta la storia di un cane che mi ha turbata evidentemente. Mi sono sognata la mia Margie che non stava bene e ho dormito male.

Non è stato bello.

Al di là di questo però è un libro piacevole da leggere.

Il tema di base, e non vi sto spoilerando nulla perché il titolo parla, è la fedeltà o meglio l’infedeltà che però viene trattata non solo nella coppia ma anche tra padrone e animale e con se stessi e con i figli. Diciamo che il tema viene analizzato ad ampio spettro.

Carlo ed Anna non sono una coppia in crisi ma vengono tentati dall’infedeltà. Non vi dico nulla sugli esiti.

Andrea e Sofia potrebbero essere “gli altri” ma non dico nulla sulla realizzazione di questa possibilità.

Leggendo il libro non prendi posizioni, nulla é giusto o sbagliato (come deve essere anche nella vita!) solo che leggendo consideri la possibilità che potrebbe succedere perché l’infedeltà potrebbe essere una forma di “fedeltà verso se stessi”, è sicuramente un altro punto di vista. Pensateci.

La scrittura di Missiroli a me piace molto: precisa, pulita, con citazioni di altri scrittori, forbita senza essere pedante.

Mi piace.

La storia non è banale pur parlando di un argomento che indubbiamente lo è.

Io ve lo consiglio e passo ad altro.

Leggetene tutti.

I tempi nuovi

Ormai é così, ogni anno a fine febbraio esce Robecchi con il suo Carlo e non si può non leggerlo.

Di Carlo, sapete, sono innamorata; di Robecchi un po’ meno ma se riesce a rendermi così piacevole Carlo merita comunque la mia benevolenza.

I tempi nuovi é il nuovo libro di Robecchi che parla di Carlo Monterossi, lo strafico autore televisivo, milanese, che, suo malgrado, si trova invischiato in storie di malavita.

Il suo amico Oscar ha aperto un’agenzia investigativa e lì arriva la prima cliente. Non vi voglio dire nulla della trama perché é abbastanza ingarbugliata e vi toglierei il gusto di sciogliere la matassa ma fatevi accompagnare da Carlo che, come voi, a bocca aperta scoprirà magagne e sventerà rapine etc. etc.

Meno collegamento con la polizia, che segue la stessa indagine ma parallelamente, e sempre piacevoli i protagonisti. Tutti.

Sapete cosa adoro in Robecchi?! La tranquillità, la lettura dei suoi libri è rilassante. Sebbene di fondo ci siano dei reati, la lettura non é mai ansiosa: non c’è mai fretta nello scoprire i colpevoli perché è piacevole il contesto.

Adoro la vita di Carlo, il suo stare al mondo senza sgomitare.

Tranquillo, compiaciuto di quello che ha. Piacevole.

Fa la vita che vorremmo fare un po’ tutti, io più che la sua quella della sua donna perché lui per me è proprio un gran fico, ma lasciam perdere!

Sarebbe piacevole come minimo.

Insomma: lo aspetti, lo prendi, piacevolmente lo divori.

Ecco quello che succede con Robecchi.

Io lo consiglio sopra ogni cosa, leggetene tutti.