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La misura del tempo

E forse mi sono sbloccata, qualcosa è successo oppure mi sto abituando a questa cazzo di quarantena e sto tornando in me anche nella voglia di leggere.

Dopo averlo visto praticamente i tutti i talk show per vari momenti, ho preso l’ultimo libro di Carofiglio di cui ho letto qualcosa ma non tutto è conto di recuperare subito perché lui mi piace, è veloce… non si perde in chiacchiere.

Torna qui l’Avv.to Guerrieri, penalista, con una compagna investigatrice che ha a che fare con un ritorno al passato. Trattasi di storia di omicidio, che vi devo dire? Niente, perché non vi posso dire sennò spoilero inutilmente e quindi mi sto zitta.

Vi dico, però, che il libro scorre, la scrittura è diretta, si perde solo in una inutile digressione che mi sarei risparmiata ma il libro c’è. E c’è talmente che ho deciso di recuperare quello che non ho letto dell’Avv.to Guerrieri.

Mi dicono tutti che il protagonista con il tempo è un po’ sbiadito e per questo voglio ricominciare da capo perché a me lui già è piaciuto qui, figuriamoci!

Allora, leggetene tutti io riparto dall’inizio.

Hey, ciao come stai?

Scusate, oggi devo manifestare un mio disagio anzi, più che disagio, un dispiacere.

Vi racconto due episodi.

La settimana scorsa, dopo mesi che non sentivo quello che è stato un mio amico, vado per scrivergli su whatsapp e mi accorgo che mi ha bloccato. Rimango allibita, poi aggiro l’ostacolo e gli scrivo via mail, dandogli la notizia che volevo dargli e poi gli dico “forse mi hai bloccata”. Colto nel vivo, mi risponde via whatsapp.

Stamattina volevo fare gli auguri ad un’altra amica che non sento da tempo e pure lei scopro avermi bloccata su whatsapp, così le scrivo su Instagram.

Ora la domanda che vi faccio è: ma perché bloccare una persona che è stata importante nella vostra vita? E soprattutto che si è allontanata rispettando l’altrui volontà senza insistere.

Mi spiego meglio, per me il blocco su whatsapp è contro la petulanza, l’invadenza. O almeno io l’ho sempre interpretato così. In vita mia ho bloccato solo quelli che mi rompevano le palle e soprattutto quelli poco più che conoscenti.

Mai amici, mai ex amici (che per me non esistono), mai persone a cui ho voluto bene.

Non mi sognerei mai, se ho condiviso delle cose importanti con una persona, escluderla dalla mia vita in modo così definitivo.

Whatsapp non è un social ma un canale di comunicazione tra persone che, quanto meno, si conoscono al punto di essersi scambiate il numero di telefono.

Nella fattispecie poi trattavasi di persone che nella mia vita sono state molto importanti. Il fatto di non sentirsi, di aver preso delle strade diverse, per me non cancella mai quello che c’è stato e per me il blocco su whatsapp è questo.

Ognuno ha la propria versione delle storie ed essendone i protagonisti la propria sarà sempre quella vincente ma io so che la verità (soprattutto nei rapporti di amore e di amicizia) non sta mai da una parte sola.

Sicuramente ho commesso degli errori, sicuramente ne avranno commessi gli altri ma questo per me non cancella mai l’affetto, l’amore provato. Non cancella mai la possibilità un giorno di prendere il telefono e dirsi: “hey, ciao come stai?” e invece…

Poi ognuno fa quello che vuole, e ci mancherebbe pure che non fosse così, ma rifletteteci, pensateci bene, perché precludersi la possibilità di scriversi “hey, ciao come stai?”, di ripartire dove ci si è interrotti è sempre un peccato, un divieto che si mette prima di tutto nei confronti di se stessi perché non si sa mai dove un “hey, ciao come stai?” può portare, soprattutto se si riparte da dove ci si è interrotti.

L’amicizia e l’amore penso abbiano mille strade, bloccargliele è sempre una sconfitta.

Pensateci.

PS: poi, se lo fate, almeno tenete il punto che tornare indietro é doppiamente una figura di merda.

Nozze

Aspetti aspetti aspetti ed esce il nuovo libro di De Giovanni.

Leggi leggi leggi ed è finito il nuovo libro di De Giovanni.

Questa é la triste storia.

Durano troppo poco perché all’inizio vai veloce poi, per quanto puoi rallentare, li finisci subito.

Mi è piaciuto, sebbene abbia scoperto l’assassino subito, mi è piaciuto.

Perché non è che leggi De Giovanni per leggere un giallo, lo leggi per i protagonisti, per l’ambientazione, per gli incisi per il modo di scrivere che ha.

Lo leggi perché é delicato, dolce, poetico.

Se vuoi leggere un giallo fatto bene leggi Agatha Christie.

Comunque, la storia c’è: una morta, il giorno prima delle nozze; una morta tanto brava, senza alcun segreto… forse!

I protagonisti sono sempre “amici”, li rivedi volentieri, ti ci diverti, li segui, li anticipi, li accompagni.

Aragona fa troppo ridere e anche la sua interazione con Pisanelli; la Piras ed il Cinese ormai coppia; la nuova arrivata e l figlia, direi bei nuovi personaggi; Hulk in crisi ma con un’unica certezza; Palma e Ottavia… poveri!

Visto che siamo sotto Natale, affrettatevi a regalarne uno, magari partite dall’inizio però… alle Nozze ci si può arrivare con il tempo.

Leggetene tutti!

Satyricon

Beccare due spettacoli buoni nell’arco di meno di una settimana non è cosa facile.

O forse sì se ti fai guidare dal teatro e dall’autore.

Nella fattispecie, il teatro è l’Argentina che, per chi è di Roma, di per se è già una garanzia mentre l’autore è Francesco Piccolo che proprio non è l’ultimo.

Così ho visto, e ne sono rimasta entusiasta, Satyricon.

Uno spettacolo molto particolare ma fatto benissimo: divertente, “urgente” e “necessario” mi verrebbe da dirvi.

La celebrazione dei luoghi comuni, conditi da buon cibo.

Musica, scenografia, testi perfetti.

Attori superlativi: bravi, coraggiosi, belli, simpatici, entusiasti.

All’inizio ti lascia perplesso e nei primi 5 minuti pensi “oddio” poi cominci a: ridere, pensare, distrarti; e sei sul palco e balli e ti siedi su una tazza dorata; ti spogli nudo in mezzo alla gente; e partecipi ad una festa anche se sai che hai rinunciato ad un’altra più interessante.

Uno spettacolo innovativo, esilarante, particolarmente vero.

Uno spettacolo che caldamente vi consiglio.

Buon teatro a tutti.

La vita bugiarda degli adulti

Ho acquistato il libro della Ferrante il giorno che è uscito perché mi sembra sempre una garanzia.

E lo è.

È sempre un piacere leggerla.

Solo che forse sono troppo legata alla quadrilogia dell’amica geniale e mi è sembrato di leggerne ancora.

Mi é sembrato tutto troppo simile a quanto già scritto, a quanto già letto.

Non ci sono Lenù e Lina ma c’è Giovanna con una serie di personaggi di contorno.

C’è l’adolescenza.

C’è Giovanna, bambina prima ed un’adolescente poi, studiosa, con due amiche del cuore.

Qui la famiglia della protagonista non vive in una zona povera ma più o meno al Vomero, salvo poi affacciarsi nella Napoli truce con la zia brutta e cattiva.

Quella del Vomero, dove poi le protagoniste dell’amica geniale comunque andranno a vivere, mi sembra l’unica grande differenza per il resto mi è sembrato tutto già letto.

Un bel leggere eh, perché è sempre, come posso dire, “arricchente” leggere la Ferrante. La trovo una lettura comunque appagante, istruttiva soprattutto nella forma. La trama però quella era e questa è.

Senza dubbio la Ferrante è ossessionata dagli adolescenti e dal mondo maschile; dal rapporto tra uomo e donna; dal modo in cui lo si vive; dalla sessualità; dall’approccio alla sessualità.

E alla fine queste ragazzine ne escono sempre male, vivono questo passaggio della verginità sempre come un dovere da compiere.

Ora io vorrei chiedere alla Ferrante, di cui non mi è mai interessato sapere chi sia: “ma scusa tu, che guaio hai passato? Che trauma hai subito? Che problemi hai?” e perché sennò non si spiega, qualcosa c’è stato.

In ogni caso la scrittura sempre piacevole, il libro forse un po’ meno perché sale sale e poi si chiude di botto.

Sicuramente mi aspettavo di più.

Sicuramente potete leggere storie più interessanti con una scrittura forse meno perfetta ma più varia.

Non mi sento di dirvi: leggetene tutti.

Mi dedico ad altro.

A volte ritorno

Vabbè questo libro parte di slancio: la prima parte é esilarante, originale, geniale, bella.

Ve lo volevo dire subito ma cerco di andare con ordine.

A volte ritorno é un libro direi interessante che si regge sulla bravura dell’autore nello scrivere libri divertenti, veloci, senza dubbio originali.

A volte ritorno, infatti, racconta di Gesù che torna sulla terra perché suo padre (Dio) dopo essere stato in vacanza per 5 giorni che, però, in paradiso equivalgono a 500 anni,si rende conto del disastro che hanno combinato gli uomini in sua assenza e pensa bene di rimandare il figlio sulla terra per recuperare.

Originale non c’è che dire, se sul tema del ritorno sulla terra vi consiglio Lui, che immagina il ritorno di Hitler.

Comunque tornando al libro ed al suo incipit vi dico che é davvero esilarante.

Dio é bellissimo e cazzone, ma non tanto quanto il figlio Gesù. Questi, strafatto di erba, passa le giornate in paradiso tra vecchi musicisti e donne.

É davvero troppo divertente, le prime 100 pagine volano via veloci. Poi la battuta d’arresto: sarà la noia della terra ma Gesù qui tra noi non sortisce lo stesso effetto di Dio in paradiso. Sempre simpatico, originale ma meno divertente.

Diciamo che ad un certo punto subentra un po’ di noia che si supera in parte nel finale.

Non so, vi direi che più che piacermi non mi é dispiaciuto; che sicuramente merita attenzione; che se avete voglia di una lettura leggera ma non banale potete approfittarne, non ne resterete delusi.

Certo che il libro parte così bene che un po’ poi si perde e questo dispiace.

Direi di leggerne, non tutti, ma abbastanza perché può piacere a molti.

Ode al punto e virgola

First of all: ho fatto un nuovo tattoo.

Non lo avrei mai pensato ma vi devo dire che é vero quello che si dice, ossia che quando cominci vorresti continuare.

Ora non pensate a me come una di quelle che si tatueranno una patacca ovunque ma dei piccoli significativi tattoo, in qualche punto particolare del corpo, li trovo proprio i miei.

Ora, nella fattispecie, dopo quello di cui vi ho già parlato e che potete rileggere qui: https://kiukylandia.com/2017/12/12/tattoo /ho tatuato un punto e virgola, microscopio ovviamente, quasi sul polso destro.

Mi piace tantissimo.

E mi é piaciuto farlo con 6 persone speciali che a loro volta hanno tatuato lo stesso punto e virgola in altrettante e diverse parti del corpo.

Perché il punto e virgola?!

Perché è un segno della punteggiatura che mi é sempre piaciuto.

Non ha la pretesa di essere definitivo, non ha la superbia di essere definitivo, definisce un elenco di cose ma cose compiute non elenco banale di aggettivi.

Il punto e virgola é un simbolo, un’indicazione: la voglia di chiudere una parte, un momento, una situazione ed andare avanti.

Ho letto poi che trattasi di simbolo di lotta alla depressione, francamente non so e non mi interessa. La depressione sicuramente non mi appartiene e penso che ognuno dia ai simboli il proprio significato in un determinato momento della propria vita.

E allora perché l’ho tatuato ora?! Perché era il momento giusto, con quelle sei personcine a modo, pulite, generose, sincere, era il momento giusto per la nostra amicizia.

Era il momento giusto per me, non solo perché c’erano loro, ma perché me lo sentivo.

Era ed è stato un altro momento giusto.

Quindi, direi: punto e virgola e vado avanti; e continuo a vivere un elenco di episodi compiuti che solo altri punti e virgola, senza la pretesa di essere definitivi, continueranno a punteggiare.