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Perché voto io?!

Perché è un mio diritto.

Perché é un mio dovere, anche se non l’ho mai considerato tale nel senso che mi basta che sia un diritto.

Perché mi piace esprimere la mia opinione.

Perché adoro manifestare il mio dissenso.

Perché sì.

Perché non accetto che altri decidano per me.

Perché io ci credo sempre.

Perché non mi piace l’espressione “tanto non cambia niente”, io penso che da qualche parte si debba pur cominciare.

Perché gente é morta per garantirmi questo diritto.

Perché ancora siamo in democrazia.

Perché non c’è pioggia o sole che tenga.

Perché ci vogliono 10 minuti.

Perché basta una croce.

Perché è sempre e comunque importante, SEMPRE e COMUNQUE IMPORTANTE.

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Buon compleanno

Auguri a Te, a me, a noi.

Auguri alla nostra amicizia, ai nostri ricordi, al nostro “per sempre”.

Auguri ai nostri viaggi, alle nostre risate, alle nostre lacrime.

Auguri agli anni straordinari che abbiamo passato insieme ed a questi che ci tengono lontane.

Auguri alla tua dolcezza.

Auguri al tuo indelebile sorriso.

Auguri alla tua forza, alla tua tenacia, alla tua bellezza.

Auguri a me che fatico senza di te ma non mollo.

Auguri alle tue amiche tutte che faticano ma non mollano come me.

Auguri alla tua mamma, al tuo papà, a tuo fratello che sono delle rocce.

Auguri a Te, che sei la mia stella e che “sempre e per sempre” dalla mia parte ti siederai.

 

Lasciarsi andare

L’altro giorno ho scritto un messaggio con il seguente testo: “lasciati andare”, mi hanno risposto “fallo anche tu!”.

E ho pensato a quanto può essere importante farlo.

Pensateci, pensiamoci.

Lasciarsi andare:

alla gioia, che non è mai abbastanza;

al dolore, che tenerlo dentro logora;

alle confidenze, senza aver paura delle conseguenze;

alla propria debolezza, che nessuno è forte tanto quanto vuole far credere;

alle lacrime, che liberano;

all’amore, che salva;

alla rabbia, che purifica;

alla disperazione, quando non se ne può più… salvo poi fermarsi prima di scavalcare il ponte di Ariccia;

alla mancanza, che è quella cosa brutta che ti toglie il fiato ma che dichiarata può aiutarti a conviverci;

alla voglia di urlare, cercando di farlo in uno spazio aperto o a casa in orario consono al regolamento del proprio condominio;

alla leggerezza, che “vivere è come volare ci si può riuscire solo poggiando su cose leggere”;

alla pesantezza, che non può essere sempre un circo;

alla vita, che è “una sola e non va sprecata” e questo lo sapete da soli, ho scoperto l’acqua calda, ma ricordarlo aiuta a vivere meglio.

 

 

Manifesto

Sono stata a vedere la mostra Manifesto di Julian Rosefeldt al Palazzo delle Esposizioni.

Ora io raramente vi parlo di mostre, forse non l’ho mai fatto, ma questa merita un commento.

Intanto qualche consiglio preliminare.

Sappiate che avete bisogno di più di due ore per vederla tutta: si tratta infatti di 13 filmati di 12 minuti circa l’uno, tranne il prologo che ne dura 4.

Sebbene non creda che ci sia mai grossa affluenza, cercate di andare quando c’è poca gente (io ci sono andata il venerdì alle 20, perché chiude alle 22.30 come il sabato) in modo da non fare a cazzotti per seguire.

All’ingresso vi danno un libretto, tenetelo come oro colato perché è la traduzione di tutti i filmati che vedrete e vi aiuterà a capire ed apprezzare meglio.

Detto questo vi racconto della mostra.

Cate Blanchett interpreta le 12 donne dei filmati e, ognuna, decanta un manifesto artistico: pop art, futurismo, dadaismo etc. etc.

E una volta è una barbona, poi coreografa, poi burattinaia, poi mamma modello “Verona”, poi sempre bellissima.

Una bravura rara la sua, riesci a scordarti in un secondo quello che hai visto 12 minuti prima e ti sembra di guardare un’altra attrice.

I filmati sono curati allo sfinimento, il trucco di lei perfetto, le ambientazioni (sopratutto alcune, tipo “Architettura”) notevolissime.

Ad un certo punto dei 12 minuti poi, tutte le Cate insieme declamano il manifesto del filmato: tutte all’unisono, ciascuna il suo (anche se io ci ho messo 3 filmati a capire che non dicevano tutte la stessa cosa… ho i miei tempi!) ed è fantastico il colpo d’occhio con lei in primo piano che recita questa specie di nenia.

BELLISSIMO.

“L’arte di oggi è un falso” dice la giornalista; “No all’eroico, no all’Antieroico” la coreografa; “In arte c’è bisogno di verità, non di sincerità” la scienziata e così via.

BELLISSIMO.

Devo ammettere che all’inizio sono rimasta un po’ spiazzata ed ho pensato “ma perché non vado a vedere le mostre degli impressionisti come fanno tutti!” poi però, quando ti liberi dalla necessità di capire tutti i passaggi, li capisci tutti.

Avete tempo fino al 22 aprile, apprezzatene tutti.

8 marzo

Tutti gli anni la stessa storia:

  • “non è una festa, è una “giornata internazionale”;
  • la donna non si deve festeggiare solo oggi ma tutti i giorni;
  • no fiori ma opere di bene.

Bene, brave, mi trovate d’accordo ma, al netto di quelle che mi sembrano essere delle ovvietà, io rivendico il diritto di avere piacere se:

  • le mie migliori amiche (perché non può essercene una sola!) oggi più di ieri – e meno di domani – hanno un pensiero per me e mi scrivono “A te, che sei una donna meravigliosa buona festa (o giornata internazionale che dir si voglia)!”;
  • mia mamma (ed io a lei) mi invia una foto di mimosa, che peraltro trovo essere un fiori bellissimo e giallo (ed io amo il giallo);
  • qualcuno avesse il pensiero di mandarmi dei fiori (e questo non succede ma del resto manco mi sono arrivati i cioccolatini a San Valentino) perché a me i fiori piacciono e ho capito “tutti i giorni” ma non arrivano e allora una potrebbe legittimamente aspettare l’occasione… che tanto non arrivano uguale!

Perché io penso che avete ragione da vendere, lotte e lotte sono state fatte, ma non è che celebrando una data (o meno) alcuni uomini smetteranno di picchiare alcune donne, nell’ambiente di lavoro verrete considerate con più attenzione ed un milione di altre questioni irrisolte. Diamoci pace.

Quindi, io dico: “Buona festa/giornata internazionale a tutte e sentitevi libere oggi (E SEMPRE!) di rivendicare i vostri diritti”… anche quello di accettare gli auguri o un mazzo di fiori.

A tal proposito siete ancora in tempo… a richiesta, in privato, mando indirizzo a cui recapitare i fiori. Affrettatevi!!!

Suburra 2

Allora é successo quanto segue.

Circa due mesi fa Netflix fa uscire la notizia che il 22 febbraio esce Suburra 2. Lo segno sull’agendina, che se una cosa non sta scritta lì non esiste.

Il 22 finalmente arriva e io che faccio?! Esco.

Il 23 mattina alle ore 9 mi piazzo davanti alla tv e mi sparo di seguito i primi tre episodi. Comincio già a pensare sinti e a fare pensieri impuri su Aureliano quindi decido di alzarmi dal divano, prepararmi ed uscire.

Pranzo al mare con mia super amica, passaggio nella mia bottega preferita, baci e abbracci a tutte ed alle 19 mi riposiziono davanti alla tv.

Di nuovo mi sparo 2 episodi a raffica e comincio ad interrogarmi se è meglio usare una pistola o un coltello nonché a pensare che è un peccato che la zingara debba vestirsi da far impallidire Disegual.

Premo stop e mi sposto sulla partita della Roma, che, in maniera fin troppo sofferta, vince sul Frosinone.

Mi concedo un altro episodio.

Vado a letto, mi sveglio, mi tuffo negli ultimi due episodi.

Sono le 10.15 del 24 febbraio ed io ho già finito di vedere Suburra 2 e solo perché sono stata molto brava ad uscire.

Ora la cosa bellissima e bruttissima di Netflix è che ti molla lì la serie tutta insieme, di venerdì e chi è così bravo da non farsi una scorpacciata?! Io no!

Ora toccherà aspettare quel paio di anni per vedere la terza serie… basta poco, che ci vuole?!?

Allora, secondo me, insieme a Gomorra uno dei prodotti meglio riusciti delle serie nostrane.

Ci sono: violenza, passione, amore, amicizia, attori molto bravi, azione, vendetta.

C’è tutto quello che deve avere una serie per appassionare.

Tutto.

E io sono appassionata.

Un paio di cose mi hanno dato ai nervi: quella grandissima stronza della poliziotta, che non credo ci toglieremo dalle scatole facilmente; le treccine della nuova arrivata che mi metterei lì io a scioglierle ad una ad una… LE VA TE LE; la faccia della moglie di Cinaglia mono espressiva sia che guardi i figli sia che assista ad una strage; i look della moglie di Spadino che mi mandano fuori di testa.

E poche altre cose che nell’isieme scompaiono perché a me la serie piace.

Molto.

Ora qualsiasi cosa dica può risultare uno spoiler, quindi vi dico 3 cose o che già sapete o che non vi cambiano niente.

1. Alessandro Borghi, oltre ad essere bravo, bravissimo per me è il Bradley Cooper italiano, di una bonezza che travalica i confini di Roma. Esagerato.

2. Per tutte le 8 puntate mi sono chiesta: ma perché la produzione ha scelto telefoni per i protagonisti (soprattutto quelli non criminali perché su di loro una spiegazione me la do pure) di circa 20 anni fa?!? La poliziotta addirittura una “cozza” ha, non so il termine tecnico… avete presente quelli che si aprono?! Non ne vedevo dal 2000; la Gerini sta con il BlackBerry che ormai credo sia fallita. Non capisco.

3. Roma è dannata e bellissima. La fotografia della serie é da applausi. La messa in mezzo alle rovine uno spettacolo.

Bene. Non mi resta che augurarvi buona visione, io passerò le notti a fare pensieri impuri su Aureliano. Passo e chiudo.

PS: un plauso a Spedino, che è sempre Top!

Sanremo 2019

Sono passate due serate e non ho visto un fotogramma in diretta di Sanremo.

Già prima che iniziasse sapevo però che la Raffaela sarebbe stata vestita da Armani (prima e ultima sera), Schiaparelli e Lorenzo Serafini in mezzo; Scervino per Baglioni; Etrò e Armani per Bisio.

Ho guardato qualche abito solo perché non resisto e perché mi pare che non se ne possa fare a meno se poco poco apri un giornale anche online.

La prima parola che mi viene in mente è: NOIA.

Prima di tutto denunciamo il parrucchiere della Raffaele che la sta rovinando. Bel corpo lei ma la faccia e la capoccia no, grazie! Tagliare i capelli, alleggerire quella massa informe: daje. Sugli abiti della prima sera Armani mi ha un po’ deluso: primo abito già visto su Nicole Kidman; secondo non adatto a lei e terzo talmente semplice da risultare banale. Seconda sera: Schiaparelli cineseria doppia e Atelier Emè una bomboniera. Per me basta così, non mi sembra il caso di guardare oltre.

Mi ha annoiata anche moltissimo la Hunzinker nella sua uscita in Armani Priveè e mi ha annoiata perchè l’abito doppio, con pantaloni a sigaretta con top, ed ampissima gonna sopra, da togliere per ballare, l’avremo vista forse in mille mille salse, milioni di volte.

 

Stendo un pietoso velo su:

  1. Loredana Bertè, inguaiata da Saitto la prima e la seconda sera con quelle minigonne che “anche basta, hai 100 anni” e poi quelle gambe erano belle una volta… ora non più direi, le spallone anni ’90 che manco ai cani, per non parlare del trucco da clown.
  2. Arisa, santa pace, Arisa. La prima sera vestita da infermiera, la seconda sera poteva non essere male il completo ma assolutamente non adatto a lei. Penalizzata in ogni suo angolo. Il tutto regalato da Albagia.
  3.  Patty Pravo. E qui sono senza parole. Basta la foto della prima sera: Pravo

Vi risparmierei il commento sugli uomini perché francamente ho poco da dire. Eleganti, piuttosto banali. Vi dirò che mi è piaciuto Achille Lauro, che ignoro chi sia, in Pignatelli. I Volo proprio una cosa di una bruttezza molto rara. E vi segnalo i calzini bianchi di spugna di questo tale che si chiama Maurizio Carucci degli ex Otago, che non so chi sia e manco lo voglio sapere: 

Menzione speciale per Renga e Favino che starebbero bene anche con un saio:

Infine, le mie sole ed uniche preferite: Paola Turci e Fiorella Mannoia.

La prima in due jumpsuit perfette di DSquared: total white la prima sera e total black la seconda sera, PERFETTE le jumpsuit e lei. Ha vinto tutto, come l’anno scorso del resto, quando aveva scelto la mia Stella.

 

Molto brava anche Fiorella Mannoia, che ha finalmente capito di avere sessanta anni e si è fatta sistemare da Dolce & Gabbana in uno smoking damascato bellissimo.

Mannoia

Per me Sanremo finisce qui, domani non mi disturberò neanche a guardare i vestiti sui giornali perché alla noia c’è un limite ed io l’ho raggiunto.