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Il mare dove non si tocca

Finito.Dopo tanti omicidi, sangue, fughe, intrighi mi sono concessa un’altra pausa di lettura con Fabio Genovesi ed il suo ultimo libro Il mare dove non si tocca.

È la storia di Fabio, non so se proprio autobiografica, che è un bimbo dolcissimo di dieci anni che vive con mamma, papà, nonna ed una serie, non meglio precisata, di zii pazzi perché nella sua famiglia c’è la maledizione per cui, se non ti sposi entro i 40 anni, diventi matto.

Ora il libro, per quanto mi riguarda, non parte subito di slancio: cioè ci ho messo un po’ per appassionarmi perché all’inizio è un po’ lento, sembra che non succeda niente.

Poi, mentre leggi, succede una cosa: ti affezioni, ma tantissimo, al protagonista.

Questo bimbo è troppo dolce e la cosa fantastica è che Genovesi diventa lui e non scrive più l’adulto ma il bambino, e vedere il mondo con i suoi occhi è straordinario.

Ti stupisci, ti intristisci, non capisci delle banalità proprio come può fare un bambino di 10 anni.

In più a questo bimbo succede una cosa abbastanza drammatica (non voglio fare spoiler ma il papà non si sente tanto bene!) ma la squadra di pazzi che lo circonda riuscirà a non fargliela pesare.

Allora, pur non volendo spoilerare, io qualche episodio che proprio ho adorato ve lo devo raccontare:

1) la mamma, che per non deludere Fabio, gli racconta che il medico che cura il papà è un pazzo e non deve credergli se dice che non si riprenderà più;

2) lui che legge il libro alle vecchiette;

3) la storia della mina (vi dico solo questo e capirete… la frase dello zio “ora vai su, che devo piangere” è stupenda);

4) lui che vuole diventare santo;

5) lui e la coccinella, con la lettura di come si mangia.

È una pausa di lettura fantastica questo libro perché non ti fa pensare alle brutture del mondo ma solo alla purezza, e non può essere diversamente se ti immedesimi in un bambino di 10 anni.

Genovesi scrive bene: è pulito, scorrevole, per nulla macchinoso.

Insomma, ragazzi, leggetelo che mi ringrazierete.

Io mi rituffo in un omicidio, see you soon.

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Rondini d’inverno

Prima dicono: esce l’11 luglio.Poi dicono: esce prima in alcune regioni.

Quindi provo ma a scaricarlo sul Kobo ma non riesco.

Arriva l’11 luglio e c’è una serata al Massenzio con De Giovanni e che fai non lo compri il libro per fartelo autografare?!

Ovvio. 

E così siamo al paradosso di averlo comprato (ma non scaricato) sul Kobo e comprato, e addirittura autografato, in cartaceo.

L’11 sera, dunque, comincio la lettura.

L’avrei finito la stessa sera perché quello che ho letto a pagina 34 mi ha fatto subito svegliare: finalmente Ricciardi, ci hai messo 10 libri e circa 3000 pagine per fare quello che avresti dovuto fare a pagina 100 del primo libro… e con lo spoiler mi fermo qui.

Comunque l’estate è un mezzo guaio e non si sta mai a casa (o almeno io) e quindi la lettura è iniziata lenta anche perché non avevo voglia di finirlo subito.

Poi il 14 luglio di nuovo vedo De Giovanni, che presenta il libro, e lui stesso dice: “uno fa tanta fatica a partorirlo e voi in due sere lo avete finito?! Un poco di soddisfazione datemi!”.

Se lui chiede, io eseguo e così ho tirato il freno a mano ma poi come si fa a fermarsi?!

Vi dico solo che all’ultima pagina ho pianto, mi sono commossa.

Ma come si fa a non immedesimarsi in una storia tanto bella e travagliata e appassionante.

Con Napoli invasa dalla nebbia; con i protagonisti sofferenti: gli occhi verdi di Ricciardi, che vedono cose e sentono persone; Enrica combattuta; Nelide corteggiata; Maione che fa Nuvolari; Bambinella omertoso e canterino.

L’omicidio c’è, forse passionale (cioè io so se lo è o meno ma non ve lo dico); si svolge tutto in un teatro, lo Splendor (e dove altro?!) : un’attrice assassinata in scena. 

Chi è stato? Io lo so, in realtà pensano di saperlo tutti ma chi può dirlo?!

Non aggiungo altro alla storia, se non che quello che avviene parallelamente all’indagine è avvincente anche più dell’indagine stessa.

Mi fermo, mi verrebbe da dirvi: “oh, scrivetemi quando lo avete finito così ne parliamo un po’!”.

A De Giovanni devo dire due cose: 

1) bello, bravo, bis;

2) io sono d’accordo sul chiuderla tra due libri che non si esagera con le storie perfette.

Buona lettura. 

Il male non dimentica

La questione è questa: quando finisco un libro di quelli seriali (nella fattispecie una trilogia) mi sento sempre un po’ orfana.

Questo perché quando non so che leggere o meglio, cosa comprare di nuovo, mi tengo sempre un pezzetto di questi libri seriali per andare sul sicuro.

E invece ho terminato La trilogia del male di Costantini. E ora?

Il fatto di poter sguazzare tra la Libia e l’Italia, tra gli anni 70 e i vari mondiali di calcio (1982/2006); tra omicidi più o meno cruenti, con un vice questore incazzato e cinico, mi metteva sicurezza. Ora devo provare ad affezionarmi a qualcun altro.

Per la verità a me Michele Balistreri non ha mai fatto troppa simpatia: odio i cinici per natura ma quando poi ti addentri nella storia di questo cristiano pensi che forse qualche ragione per avercela con il mondo c’è.

Un padre esempio da “non seguire”, una madre che fa una finaccia, un fratello perfetto, amori vari ed eventuali, una ricchezza non voluta e non pulita sono tutti elementi che forse qualche problema te lo creano.

In questo libro c’è proprio la resa dei conti: continui i flashback tra il 1969-1970 e i giorni più o meno nostri (agosto 2011). Molte parti del libro si trovano nei libri precedenti ma qui si chiariscono, il non detto esce.

Gli intrecci sono appassionanti, la scrittura affascinante, i personaggi loschi, le belle figure poche, quasi nessuna, ma non se ne sente la mancanza direi.

Mi è piaciuto molto leggere Costantini al quale consiglierei di fare più attenzione ai titoli dei libri per non rischiare di essere considerato uno scrittore da collane giallistiche.

Alla fine Balistreri mi mancherà anche con il suo cinismo. Mi mancheranno più che altro i colpi di scena che ogni tanto dici “oh mamma mia!”.

Ora però mi serve un libro d’amore o mi tocca fare una strage.

 

La giostra dei criceti

Vi racconto prima di tutto il seguente episodio.L’altro giorno stavo leggendo il mio libro e mi accorgo che ero a più del 50% della lettura (sapete il Kobo come fa, no?!).

Vabbè, panico in vista del lungo week end di sole e mare.

Provo a scaricare un nuovo libro ma la Wi-Fi non ne voleva sapere, mi dava messaggi senza senso.

Allora pensa che ti ripensa: già mi immaginavo in viaggio sotto i 40gradi alla Feltrinelli ma andava bene anche perché nel frattempo la percentuale di lettura diventava 60%… 

Poi ieri mattina mi metto al tel con la Vodafone e trovo una ragazza tanto carina che mi aiuta a far ripartire la Wi-Fi, aspetto qualche ora e scarico il mio nuovo futuro libro potendo finire questo in santa pace. 

Tutto è bene quel che finisce bene. 

Il libro, intanto, che è passato da 60 a 100% di lettura, è La giostra dei criceti di Manzini.

Io adoro Manzini, già sapete, e questo è un suo vecchio libro ripubblicato.

Quando leggo Manzini certe volte penso: è matto, ma come gli vengono?! 

Qui c’è la pseudo banda della Magliana che fa un colpo in banca e poi nessuno può fidarsi più di nessuno. Complici, amici, parenti tutti in pericolo a guardarsi le spalle.

Che delirio… che criceti in giostra!

Fa ridere; è sufficientemente sporco e splatter; cinico e irreale.

La parallela fanta storia dell’INPS è talmente ridicola da sfiorare il reale. 

Manzini sa scrivere di Rocco e di tante altre mille cose che con Rocco non c’entrano niente ed ha una fantasia che solo uno scrittore illuminato può avere.

La scrittura è sempre veloce, pulita, appassionata senza troppo impegno. 

Adoro.

Consiglio vivamente i criceti in gabbia e io mi butto nel mio nuovo acquisto.

A presto. 

PS: sig.ra Vodafone sentitamente ti ringrazio. 

Le radici del male

Ci ho messo solo 5 mesi a riprendere in mano un libro di Costantini e ora capisco perché.Costantini è impegnativo.

Richiede un minimo di impegno la lettura perché è proprio un groviglio di personaggi e impicci che non stai leggendo un giallo qualsiasi.

Collegamenti pazzeschi tra passato e presente.

Aspettate, però, vi dico il titolo: Le origini del male. È il secondo della trilogia del male di Costantini.

E male ce n’è in abbondanza in questi libri. 

Tantissimo.

Qui in mezzo pure la famiglia e le origini in Libia.

Quando dico bello ho detto poco, certi impicci esagerati. 

Donne morte: 3/4. 

Uomini morti: 10/12.000.

Intrigo internazionale: ai massimi. 

Storia: presente.

Balistreri: solito incazzoso con la vita; whisky e sigarette; donne e fastidio per l’umanità. C’è da dire che in questo libro si capisce anche perché! 

Gheddafi, Moro, Spadolini; l’Italia da bere del boom economico anni ’80; Spadolini e la caduta del Governo… insomma un tuffo nel passato condito da tanta cattiveria.

Leggetelo, non ve ne pentirete.

Io pausa e poi leggerò il terzo della trilogia. 

I Guardiani 

Dice: “che hai fatto in questo lungo week end?!”Rispondo: “tutto quello che non riesco a fare normalmente ossia: andare in giro con gli amici; girare per negozi; andare al cinema; oziare sul divano e finire un libro in due giorni!” … ecco, fare tutto quello che piace a me! 

Ho letto I guardiani di Maurizio De Giovanni.

Voi sapete quanto io ami questo scrittore e quanto sia pazza di lui qualunque cosa scriva: Il commissario Ricciardi, Pizzofalcolne, i post di Facebook sul Napoli etc etc.

Si è cimentato, però, in un genere nuovo.

Ha scritto un romanzo, che farà parte di una trilogia, credo, che con tutto quanto scritto prima, per sua stessa ammissione, non c’entra niente.

La domanda che mi dovreste fare a questo punto è: ‘mbe, ti è piaciuto?! 

La risposta è: non lo so! 

Sicuramente l’ho finito e di questi tempi per meno è poco, dal momento che ne ho due iniziati e non finiti ma non so dirvi se mi è piaciuto.

Mi è piaciuta la scrittura, come al solito, la costruzione della storia, i personaggi, i protagonisti senz’altro ma io non sono proprio il tipo da mezza fantascienza, non è per me. 

Neanche vi sto a raccontare la trama perché è complicata e poi non finita ovviamente… rimane appesa perché il seguito ci sarà per forza.

Un misto di mitologia, archeologia, fantastico, fantascienza, thriller, di tutto un po’ ma forse un po’ troppo.

Sicuramente non è il mio genere e forse per questo non so apprezzarlo.

Ne acquisterò il seguito e, presumibilmente, vedrò la serie che ne seguirà ma per l’immenso amore e gratitudine che mi lega a De Giovanni… credo più per questo che per altro.

Comunque se vi piacciono le storie fantastiche è il libro per voi; a me resta De Giovanni e la sua infinita bravura sempre e comunque! 

Buona lettura.

I difetti fondamentali 

Dunque io non amo i racconti, non mi sono mai piaciuti perché hanno quella lunghezza che non mi permette di affezionarmi.Nonostante questo se un mio amico mi consiglia un libro non mi tiro mai indietro, soprattutto se non so che il libro in questione è proprio un libro di racconti.

Fatto sta che ho comprato, e letto, la raccolta di racconti intitolata I difetti fondamentali di Luca Ricci.

Ora il titolo mi piace assai.

Per quanto riguarda i racconti sono talmente tanti e di varia lunghezza che mentirei se vi dicessi che mi sono piaciuti tutti: alcuni moltissimo, altri poco, alcuni per niente; tutti però, nell’insieme, mi hanno permesso di capire che la scrittura di Ricci mi piace.

Scrive indubbiamente bene e mi verrebbe di consigliargli un racconto lungo quanto un libro ma ritengo a lui piacciano proprio i racconti, considerati i continui richiami che fa fare ai suoi personaggi prima per vari scrittori che si sono dedicati ai racconti: Buzzati prima Savinio, che ho scoperto essere De Chirico, poi.

Il filo conduttore di tutti i racconti è la scrittura o, meglio, sono gli scrittori, per lo più aspiranti tali, dal momento che in ogni racconto c’è uno di loro: in difficoltà, eccitato, solitario, pazzo, etc. etc.

Riassumendo ho trovato: bello, dolce e delicato il racconto dello scrittore che chiama quotidianamente la casa editrice per sapere del suo libro; cattivo quello dell’amico dello scrittore che gode dell’insuccesso dell’altro; misterioso quello del Premio Strega; inutile quello di Carlo Bo ed il sesso; triste Il Suggestionato con lo scrittore che subisce una metamorfosi alla Kafka ma, invece di diventare un insetto, diventa donna; fastidioso, ma per la rabbia che ti fa venire il protagonista maschile, quello della scrittrice donna che si mette con il critico letterario; commovente quello dello scrittore che regala libri antichi.

Alla fine, Ricci mi ha permesso in parte di ricredermi sui racconti. Non mi convincerò mai fino in fondo: ho bisogno di affezionarmi a personaggi e luoghi e questo non mi riesce con i racconti ma ora so di poterli leggere soprattutto per l’immediatezza con cui si arriva nel cuore della storia, per una come me che odia i preamboli.

Esperimento riuscito, ora torno al libro però in attesa che Ricci decida di scriverne uno.