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Ah, l’amore

Ho finito il nuovo libro di Manzini.

Non ci vuole una settimana eh, volendo un 4 ore (andando lenti perché il libro ti cattura da pag. 1!) ma io ci ho messo una settimana perché non volevo lasciarlo, mi dispiaceva troppo. E’ sempre così con i libri di Manzini ed in particolare con quelli di Rocco Schiavone. Ritrovi un amico e, quando succede, non vorresti mai lasciarlo andare.

Questo libro mi è sembrato diverso dagli altri: meno cinico, meno cattivo, più poetico, più “natalizio”, più delicato, più romantico.

Sarà che Rocco sta male, che gli è stato tolto un rene a seguito della sparatoria di cui al precedente libro quindi magari l’ambiente ospedaliero, sotto Natale, non è il posto migliore per fare gli stronzi e questo Rocco lo sa. Si tiene, anche se non del tutto.

Mi sono molto divertita, è proprio un bel libretto.

Rocco è dolce, è attento, è delicato in questo libro; i suoi sono fantastici: divertenti e “orfani” del loro capo; il giallo è costruito bene; l’amore c’è.

Non voglio spoilerare nulla perché Rocco va letto in ogni sua virgola ma c’è un passaggio del libro di cui non posso non parlare. C’è una lettera che riceve Rocco da parte di Sebastiano che è la quintessenza dell’amicizia. poche righe in cui c’è scritto tutto, con tanto di errori grammaticali: l’amore, la protezione, la mancanza, la presenza, l’addio, la commozione, l’affetto, l’Amicizia con la A maiuscola. Solo quelle pagine valgono il libro, qualora non bastasse tutto il resto.

Rocco è un piacere, Manzini è sempre Manzini.

Leggetene tutti: SUBITO!

Rien ne va plus

Finito. Ecco, ho finito anche io Rien ne va plus, l’ultimo di Manzini con Rocco Schiavone.

E non lo so che gli è preso a tutti i miei amici: la corsa. Uscito il 10 gennaio, tipo dal 12 hanno cominciato a chiedermi se lo avessi finito. Finito ieri sera. Ecco. Ma con un’ansia da prestazione che non vi dico.

Bello, sempre bello. Rocco è casa, famiglia. Lupa è il cane di tutti noi. Gabriele il nostro vicino di casa, Italo, Casella, D’Intino & co. i nostri colleghi.

Mamma che paura che mi sono presa, non posso spoilerare, quindi non vi dico nulla. Ma che paura che mi sono presa.

Sicuramente un finale più degno di Fate il vostro gioco che non ti lascia appesa ad un palo della Salaria in attesa di una nuova uscita.

Rocco è Rocco, si ama. Come se niente fosse Aosta – Roma – Roma – Aosta; sempre in casa con ospiti; sempre Lupa fedele; e Brizio e Seba.

La novità sono i suoi collaboratori che escono in modo preponderante nella storia, pagine e pagine a parlare di loro, cosa che mai prima d’ora era stata fatta e sono la parte divertente, che alleggerisce il racconto.

Manzini ci regala anche chicche sulle tute, le rose, l’amore, la conquista. Adoro.

Leggetene tutti, per cortesia.

 

Pulvis Et Umbra

“L’ho finito?!”

“Quale?”

“L’ultimo di Manzini, Pulvis et umbra”

“Ma quanto ci hai messo?!”

“Quanto ci vuole per non finirlo subito!”

Non l’ho letto, effettivamente, l’ho centellinato perché proprio non mi andava di far uscire  Rocco dalle mie serate, dal mio letto, in un paio di giorni perché tanti ce ne sarebbero voluti se avessi dato retta alla voglia di finirlo.

Rocco è un amico che ritrovi troppo volentieri. Ora poi che ha anche la faccia di Giallini (anche se per me l’ha sempre avuta pure prima della fiction) è ancora più amico.

Quanta malinconia in questo libro.

La rottura di coglioni del decimo grado è l’omicidio di un trans ma un impiccio grosso, più grosso della piccola Aosta, molto di più. Roma – Aosta- Roma con la macchina e la piccola Lupa come fosse un giro di Raccordo per Rocco.

In questo libro mi ha fatto tanta tenerezza perché è sempre meno “accompagnato” e sempre più consapevole della fine di Marina. Si affacciano vecchi e nuovi personaggi nella sua vita: Gabriele, l’adolescente “bullizzato”  vicino di casa è di una dolcezza infinita; Caterina è… lasciamo stare; Sebastiano, Bizio e Furio sono i suoi amici di sempre e “per sempre” anche se su questo si comincia a dubitare;  Gianni e Pinotto della Procura fanno troppo ridere… insomma, la squadra c’è ed è fortissima.

La spiegazione dell’uso dello “sticazzi” andrebbe insegnata a tutti quelli che pretendono di parlare romano pur non essendoci nati.

Quando il libro finisce pensi “noooo, e ora?!”… e ora si aspetta come sempre ma con più ansia perché lasciare Rocco lì da solo è stato un colpo stavolta.

Anto’, vedi che puoi fare!

PS: una piccola parentesi, ho dovuto girare due librerie per trovare il libro, il che è bellissimo, solo che poi pensi “comunque Rocco c’era anche prima della TV, cari amici”… ma l’importante è che la gente legga, chi dà l’input diventa indifferente.

 

Il 7 lo compri e il 9 lo finisci

E pure stavolta: aspetti, aspetti, aspetti poi arriva il momento. Hai in mano il libro.

Lo apri ed entri in un vortice per cui, dopo i famosi due giorni, il libro è finito! 

7.07.2007 è l’ultimo libro di Manzini con protagonista Rocco Schiavone ed io l’ho finito.

E ora?! E niente, potrei ricominciare.

Rocco non si batte nel suo essere scanzonatamente romano anche nella nordica Aosta.

In realtà in questo libro torniamo a Roma.

Non vorrei spoilerare ma un paio di cose devo dirvele. 

Siamo a Roma, nel luglio 2007 (e questo ce lo dice pure il titolo). Marina è viva; lui e Marina litigano; Marina se ne va; lui ha a che fare con un omicidio; lui cerca di scoprire i colpevoli; lui e Marina fanno pace; Marina muore. 

Ora quello che succede nel mezzo io non ve lo dico perché non è giusto ma quello che vi posso dire è che in questo libro si capisce tutto di Rocco. 

Si capisce il perché ed il per come è diventato così diciamo disinteressato alla vita. Lo sarebbe chiunque.

Rocco ha perso l’amore della sua vita e, sebbene questo si percepisca in tutti i libri, solo in questo si capisce il perché; solo in questo si capisce che legame avevano lui e Marina.

Delicato, coinvolgente, travolgente l’amore dei due ed il libro. 

Lui & Marina così diversamente compatibili che fanno tenerezza. Si amano e punto. 

E poi c’è tanta indissolubile e spietata amicizia tra queste pagine. Bella.

Manco ve lo sto a dire che resti a bocca aperta, che ti cade la lacrima, che ti fai un sacco di risate, che non riesci a posarlo finché non leggi la parola “Fine”.

MANCO VE LO STO A DIRE che dovete comprarlo prima di subito e, a quei due o tre che ancora non si sono appassionati a Schiavone: “siete fortunati, perché avete tanto da leggere!”.

Un’ultima annotazione a Manzini. 

Lo dico a te, come l’ho detto a De Giovanni: “troppe cose appese, confido del tuo buon cuore per leggere, PRESTO, il seguito. Daje Anto'”.

5 sono poche

Che belle le certezze.

Che bello quando apri un libro e sai che non ti deluderà, che non potrà deluderti.

Che bello quando leggi Manzini e Rocco Schiavone.

Che bello.

E che peccato che il tutto duri troppo poco, anzi è durato anche più del previsto perché, al solito, quando stava per finire ho allungato il brodo: mi sono distratta con il telefono, ho cominciato a chattare con le amiche, mi sono fatta  venire sonno.

E così, le vicende romane (pre Aosta) di Rocco se ne sono andate in un baleno.

Quanto è divertente, come è scorrevole la scrittura, quanto mi piace ‘sto Rocco.

Poi, leggerlo sapendo già che ci sarà una fiction interpretata, peraltro, da Giallini, che è uno dei miei attori preferiti, mi ha reso il tutto ancora più appetitoso.

Dei racconti che vi posso dire?

Sono ben strutturati, brevi ma: omicidio, assassino, indagini, vita di Rocco, storia passata, storia futura, amici di Rocco, coprotagonisti del vice-questore; Roma, le Clarks, accenno ad Aosta dove sarà trasferito, le canne, Marisa… e tutto c’è, tutto il mondo di Rocco che poi diventerà protagonista dei libri.

La scrittura è pulita, non arzigogolata, lineare; c’è il dialetto ma non troppo, c’è la risata e il dramma. C’è tutto e tutto mi piace.

Solo un grande difetto: troppo breve, tutto troppo breve; 5 indagini sono davvero troppo poche.

Io su che mi butto ora?!

Mannaggia la paletta, Rocco torna presto!

Non andiamo bene…

Ragazzi, qui le cose si complicano: è un impiccio grosso. Ma partiamo con ordine. 

Una cosa che adoro di Rocco Schiavone è la classificazione delle “rotture di coglioni” dal sesto al decimo grado fino alla lode. 

Tanto per dirne alcune: al sesto ci sono cose di poco conto, tipo l’idraulico che non rispetta la scadenza; al settimo, pestare la cacca del cane; all’ottavo, andare a messa; al nono, votare; e al decimo sempre,ed inserorabilmente, il caso da risolvere! 

E qui il caso è un rapimento: soldi, ricettazione, guai, ndrangheta, di tutto un po’ e un po’ di tutto come kiukylandia.

In mezzo:

Rocco lascia Nora e comincia a relazionarsi in maniera un po’ più seria con Anna, ex amica di Nora. Forse comincia ad allentare con Marisa e si fa un cane: Lupa.

Italo e Caterina continuano la loro storia.

Deruta e Intino fanno sempre ridere.

Il vicequestore comincia a fidarsi di un altro agente, Antonio Schiavone. 

Solo che le cose a Roma non vanno tanto bene e si impicciano e succedono dei guai che non dovrebbero succedere. 

E l’amico romano, Sebastiano, ha grossi problemi con la compagna Adele… e si cerca una soluzione per risolverli.

La soluzione si trova… ma forse era meglio non trovarla… o forse no! 

Che peccato, mannaggia! 

E intanto la lettura è fluida, i personaggi divertenti, il vicequestore simpatico insomma intanto ne comincio un altro, vi aggiorno! 

E 2! 

È troppo simpatico ‘sto Rocco Schiavone!!!Se cominci, lo devi finire.

Il giallo ti prende; il protagonista ti cattura. 

Questo il secondo: La costola di Adamo.

Omicidio as usual.

Tutto sembra facile ma, al solito, non lo è. 

E qui interviene il nostro vicequestore che si scopre un po’ di più.

Sta finendo l’inverno: siamo intorno al 21 marzo e capita questo omicidio/suicidio/omicidio/suicidio (vacci a capire) in una casa della solita, tranquilla, pulita, fredda Aosta. 

E Rocco, che qui si lascia ai piedi le Clarks nonostante ricominci a nevicare, indaga e in 5 giorni scopre l’assassino o no?! Insomma, vabbè… diciamo la verità! 

È proprio tragico comico lui e chi lo accompagna, soprattutto Stanlio e Ollio che fanno un pezzo di comiche alla Buster Keaton. 

Qui si capisce un po’ di più della moglie Marina: è morta il 7 luglio e nata il 20 marzo; è morta a Via Nemorense, alle 15.30, per mano di qualcuno che Rocco non ha trovato; è morta ma sempre presente nella sua testa e nella sua casa; è morta ma lui la ama ancora, sempre e per sempre. 

E Nora? Ci prova ma non ci riesce, anche se si becca un paio di scarpe Jimmy Choo che dalla descrizione sono uno spettacolo! 

E l’omicidio?! Non è l’unica cosa da mettere a posto: una “faccenda” nella sua Capitale; uno spaccio di cocaina; una ricettazione di un furto… insomma varie ed eventuali! 

Scorre che è una bellezza; cattura che è uno spettacolo; piace piace piace… e arrivi a comprare il terzo che manco te ne sei accorta. 

Saluti, comincio.