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Lady Las Vegas

Essendo lui l’autore del mio libro preferito, tutte le volte che esce con un libro nuovo io ho l’obbligo morale di acquistarlo.

Lui è Don Winslow e l’ultimo libro è Lady Las Vegas.

Visto, preso, acquistato, letto.

Non mi è piaciuto, neanche un po’.

Lo dico subito per fugare ogni dubbio.

Mi è sembrato uno di quei libri da scrivere perché si ha un contratto con l’editore: quei libri proprio tirati per i capelli e che una volta che li hai finiti pensi: “e quindi?!”.

Una storia trita e ritrita: una donna di reputazione dubitabile (Polly) che fa l’amante del Raimondo Vianello americano (Jack) con una Sandra Mondaini (Candy) che ha in testa le corna; ad un certo punto Jack violenta Polly e lei lo denuncia ma nessuno (ovviamente) le crede. Non vi sembra discutibile anche la scelta dei nomi dei protagonisti?!

Poi ci metti la malavita organizzata e viene fuori un’accozzaglia di personaggi, una storia banale, un finale scontato.

Che rabbia quando pensi che uno scrittore che è riuscito a scrivere un capolavoro (Il potere del cane) si deve perdere in questi libri da lettura estiva ma di quelle per chi legge un mezzo libro l’anno, che poi lo lascerebbe pure perché il groviglio è semplice ma la costruzione complicata con una marea di personaggi inutili collegati a casaccio.

Insomma, un netto “no grazie!”.

Giuro che non ti mollo Don ma magari mettici più impegno la prossima volta.

Grazie.

Io passo avanti e pure voi quando lo vedete in Liberia, soprassedete.

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Follia maggiore

Ma che brutto quando finisce un libro con Carlo Monterossi.

Quanto mi piace.

Ci ho messo un po’, avrebbe meritato meno tempo, ho appena finito Follia maggiore di Robecchi.

Ve lo devo dire, a me lo scrittore sta cordialmente antipatico ma come scrive di Carlo Monterossi mi piace troppo ed ogni volta che ne finisco uno penso: e ora?!

Ecco, e ora?! Ne ho preso un altro ma intanto vi dico di Carlo.

Tanto romanticismo in questo omicidio. Tantissimo.

Muore una donna, mamma di una promessa della lirica. E Carlo che c’entra?! Eh, Carlo c’entra sempre.

Poi in questo libro va via come il pane: piace a tutte… e ti credo, aggiungo io!

Al solito, l’omicidio è solo il pretesto per raccontare tante altre storie: quella di Sonia, la figlia della deceduta; quella di Federica, la dama di compagnia; quella di Arturo Serrani, ricco faccendiere. E poi cercare di capire meglio quelle di Oscar e di Ghezzi; di Carlo e Bianca… insomma sempre più amici diventiamo.

Dopo un po’ che lo leggi ti distrai proprio e pensi: ma chi é che hanno ammazzato?! Carlo, in questo libro, ci porta in un mondo romantico, fatto di soldi e bei vestiti ma anche di arte, di lirica e amore, tanto tanto amore.

Infatti lui ci si trova un po’ spaesato, va detto! È piacevole accompagnarlo: spettatori, come lui, inconsapevoli di quello che accade.

Alla fine fa anche tenerezza perché quando ci arrivi, come lui pensi: “ma che veramente?!”.

Insomma è la solita piacevolissima lettura ed, in attesa della sua successiva, io mi butto su altro.

La bastarda di Istanbul

Allora, scusate, è da stamattina che voglio raccontarvi dello spettacolo teatrale che ho visto ieri sera ma non ne ho avuto il tempo,

Devo dire che questa settimana non ho avuto un attimo per fare nulla perché da una parte si lavora e dall’altra si esce. Tutte le sere.

Comunque, ripartiamo dall’inizio: ieri sera sono stata a vedere La bastarda di Istanbul.

Questa volta sono andata alla prima, con tante aspettative, perché ho pensato che se mi fosse piaciuto avreste potuto vederlo anche a voi.

Ecco: io ho visto spettacolo, era la prima, a me lo spettacolo non è piaciuto e potrete evitare di andarlo a vedere.

Una cosa buona l’ho fatta comunque.

Allora, forse le aspettative erano troppe: forse proprio questo è stato il problema.

È uno dei miei libri preferiti, l’ho trovato sempre un libro perfetto, abbastanza impegnativo, ma perfetto.

Mi aspettavo, non dico tanta perfezione, ma almeno una situazione all’altezza e invece no.

Tra l’altro tra le interpreti c’è anche una delle mie attrici preferite, che tutti conosciamo per Ozpetec, e che è Serra Yilmaz.

Forse lei l’unica cosa interessante dello spettacolo, per il resto più o meno da dimenticare.

Le attrici, quasi tutte, sembravano quelle della parrocchietta in particolare potrei esagerare su un paio di loro, ma preferisco non sparare sulla Croce Rossa.

La messa in scena in realtà è una lettura, neanche troppo divertente, del libro.

Una noia mortale, una lunghezza infinita che ha portato, la mia compagna di teatro, a schiacciare qualche pisolino.

Io non l’ho fatto solo perché quando vedo queste cose mi si muove dentro una rabbia, un fastidio, un voglia di andarmene, che mi fa scalpitare tipo tarantolata sulla sedia.

La cosa più inquietante è che, finito lo spettacolo, è partito un applauso lunghissimo. Io, nella mia immensa cattiveria, ho pensato che, essendo la prima, ci fosse anche la maestra delle elementari delle attrici sul palco perché diversamente non me lo spiego. L’alternativa è che io non capisca proprio niente di teatro e volendo anche questa può essere un’interpretazione.

Quindi, fate sentitevi liberi di decidere, io vi ho avvertito, se andate fatemi sapere.

Il racconto dell’Ancella

L’episodio è bellissimo.

Vi racconto.

La mattina del 14 dicembre 2017 mi arriva un messaggio nel quale una mia collega mi scrive di essere corriere di un regalino che mi ha fatto una sua amica, perché la ispiro sempre con il mio blog e sono molto gentile.

Non vi dico quanto mi sono emozionata.

La mia collega mi porta il regalo ed è naturalmente (e SEMPRE GRAZIE) un libro ossia “Il racconto dell’Ancella”.

La storia dovrebbe finire qui perché io non vi posso descrivere la gratitudine e la gioia nel ricevere questo regalo.

Mi sono sentita proprio una persona fortunata e, intanto, sottoscrivo un infinito grazie a Maria.

Poi ho letto i libri in coda e sono arrivata a leggere questo.

Ora io a Maria come faccio a dire che a me il libro non è piaciuto?! Ci ho pensato e ripensato e poi ho realizzato che l’unico modo sia questo: Maria, ti ringrazio troppo, ma a me il libro non è piaciuto :-(!

Mi pare corretto così perché, se quello che scrivo ha portato Maria a farmi questo regalo perchè ispiratrice inconsapevole di tante letture, non la posso mica deludere.

Vi dico anche che io il libro lo avevo visto in giro e mi aveva anche incuriosito, ma la fatica nel leggerlo è stata troppa.

Al di là del tema, di cui ora vi dirò, la scrittura è così confusionaria e difficile da organizzare che ti fa passare proprio la voglia.

La storia è quella di Difren, ex moglie e madre felice, che fa parte delle Ancelle ossia di donne costrette in una società, tipo quella dei mormoni (solo per darvi un’idea), in cui le donne giovani sono assoldate per essere fecondate dai Comandanti, mentre le moglie degli stessi guardano. Inutile entrare nei particolari perché non aggiungono molto.

Noioso, prolisso, senza capo nè coda; senza inizio nè fine.

Brutto.

Altro non mi viene da dire.

E io sono mortificata perché mi dispiace sempre quando un libro che mi è stato regalato non mi piace, ma che posso fare, Maria?!?!

Sincera fino alla maleducazione io…

scusami!

Vedila così peró, Maria, avendolo letto io non dovrai leggerlo tu perché non te lo consiglio… che ne pensi?!

Sempre grazie comunque, ora mi attivo subito per darti altri consigli!

Il Commissario Bordelli

Io: “Che hai fatto oggi, Fra’?”

Fra: “Ho letto il Commissario”

Io:”QUALE COMMISSARIO?! Ricciardi, Schiavone (che poi è vice questore), Balistreri?!”

Fra: “Bordelli, non lo conosci?!”

Io, dopo un mancamento al pensiero che esiste ancora un commissario della narrativa italiana che io non conosco: “NO!”.

E così quel sant’uomo di Francesco il giorno dopo si presenta con Il Commissario Bordelli di Marco Vichi che, ve lo dico, diventerà il mio nuovo caro amico per questo 2018.

Che bella lettura che ho fatto per iniziare questo 2018.

Una scrittura pulita e delicata narra le vicende di questo poliziotto degli anni ‘60, uscito dalla guerra.

Il giallo è abbastanza semplice, non è tanto chi uccide ma come lo fa a reggere la storia.

Ti affezioni subito al Commissario Bordelli, poliziotto toscano sui generis che ospita ladri a casa e li protegge se fanno la vita di Robin Hood; che non ha una donna perché sta aspettando quella giusta e, ne frattempo, ha raggiunto i 50 anni; che ha un cugino burbero che scopre le gioie dell’amore; che capisce, leggendo un verbale, dell’acume di un suo collaboratore sardo al cui padre ha salvato la vita.

La morta è una ricca signora anziana con un gatto, il massimo dello stereotipo, ma l’omicidio, per quanto banale, nasconde una struttura interessante, soprattutto se si pensa che l’ambientazione è negli anni ‘60.

Oddio che gioia cominciare l’anno con qualcuno che posso ritrovare in altri libri!

Per me parte la ricerca del prossimo, per voi, se non lo conoscete, cominciate da qui ad appassionarvi.

Come un gatto in tangenziale

Mai avrei pensato di andare a vedere un film intitolato Come un gatto in tangenziale.

Mai avrei pensato che il film mi piacesse.

Mai avrei pensato che la Cortellesi, quando la smette di voler a tutti i costi dimostrare quanto é brava, è brava davvero.

Mai avrei pensato che Albenese, quando esce da uno dei suoi personaggi, ci azzecca e si fa guardare.

Mai avrei pensato che a Roma esiste una periferia che si chiama Bastoggi (ed io a Roma ci sono nata).

Vedi quanti “mai avrei” mi ha regalato questo film?! Perché mai dire mai.

“Come un gatto in tangenziale” è un film divertente; una commedia amara il giusto; una storia che ti fa riflettere; due belle ore da riempire.

Sono davvero tutti bravi, forse troppo “caricato” Amendola, ma credo sia necessario.

La storia parte da un amore adolescenziale, una specie di Romeo e Giulietta dei giorni nostri, anche se l’amore poi non è così travolgente come poteva sembrare.

Ed è giusto così.

La Cortellesi coatta sembrerebbe sulla carta poco credibile e invece non lo è; Albanese intellettuale sta perfettamente nella parte; la moglie svampita pure.

Fantastica (come sempre) la Leosini, che interpreta se stessa.

Ci sono parecchi spunti davvero simpatici: le gemelle; il carrozziere; Coccia de morto; insomma varie cose davvero divertenti.

Il film scorre benissimo: si ride e si riflette… per un gatto che muore in tangenziale non è affatto male.

Napoli velata

Ci sono dei registi che quando escono al cinema con un nuovo film non posso non andarli a vedere.

Tra tutti Ozpetec credo sia imperdibile per me. Sempre.

E così, è uscito il film Napoli Velata ed eccomi pronta al cinema.

Buio in sala, film film film, fine e poi dico: ok, ora ci penso un po’, faccio sedimentare e poi vi dico.

Sono pronta a dirvi che a me il film è piaciuto.

Non so se la trama che vira un po’ sul giallo, Napoli che è troppo uno spettacolo, gli attori che sono bravissimi ma un po’ una cosa e un po’ l’altra sono quasi sicura che il film mi sia piaciuto.

Devo confessarvi che forse avrei scelto un’altra attrice ma perché io ho proprio un problema con la Mezzogiorno: mi rende pesante pure lo spritz; e poi qui in un fuori forma che per carità: vestita male, truccata male, pettinata male insomma tutto male ma inesorabilmente BRAVA.

Bellissimi gli altri invece: la zia; l’amica (super top la Ranieri); Lui; il fratello di Lui; l’amico; Napoli. Tutti bravi e belli.

Napoli poi protagonista: bella, lugubre, misteriosa, allegra, velata.

La trama è impegnativa, a tratti pesante, forse un po’ lenta ma il film c’è.

Mi è piaciuto.

Forse lo rivedrei per capire meglio delle sfumature.

Ora che vi sto a raccontare: la notte di sesso; la pazzia; il mistero?! I raduni dei soliti amici gay; che ve lo racconto a fare?!

Tutto si incastra abbastanza bene, certo devi stare concentrato che poco poco ti perdi un passaggio ti sei perso mezzo intrigo.

Per esempio c’è una scena dove dei vecchi trans fanno una tombola che veramente dici: “boh!”! Però, quel posto, ma quanto è meraviglioso?! Ecco, io devo dire che lì mi sono proprio distratta a guardare la straordinaria bellezza di Napoli. Straordinaria. E Ozpetec, con la sua fotografia, riesce sempre ad esaltare la bellezza dei luoghi che sceglie.

Ah poi, in tutto questo mistero, buio, tra tutte queste ombre un raggio di luce c’è; una figura estremamente positiva si fa spazio; la salvezza c’è. Guardare per credere.

Tirando le somme io direi: nè capolavoro, nè “sòla”, per rispondere alla domanda di una mia amica, ma da vedere.

Sì, lo consiglio.

Fatemi sapere.