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Vuoto

Finito Vuoto di De Giovanni.

Ultimo dei Bastardi di Pizzofalcone.

Ora io mi dovrei mettere qui a dirvi quanto mi sia piaciuto.

Non ci riesco ma non perché non mi sia piaciuto ma perché è come quando torni a casa dopo un po’ di tempo: tutto bello ma già sai.

Ecco, forse questa sensazione del “già sai” che ti porta un po’ avanti nella storia ma neanche troppo.

E sì che viene introdotto un nuovo personaggio e sì che per tutti qualcosa si muove ma è “qualcosa”, forse troppo poco.

La storia, De Giovanni mi perdonerà, mi è sembrata un po’ banale e neanche troppo approfondita anche se un minimo di colpo di scena c’è alla fine.

La nuova arrivata bella e dannata.

Pisanelli malato.

Aragona in forma.

Lojacono quasi assente.

Palma e Ottavia più protagonisti degli altri.

Alex al solito.

Forse il vuoto del titolo si ritrova pure nella storia. Forse l’effetto “mancanza” è voluto… manca qualcosa a questo libro ma non saprei dirvi cosa.

Facciamo così, leggetelo e se scoprite che mi manca, mi scrivete.

Vi aspetto.

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Ride

Ho visto il film di Mastandrea, Ride.

È davvero un bel film, mi verrebbe da dirvi un “gioiellino”.

Uno di quelli che il film finisce e non ti alzi, che resti lì fino alla fine dei titoli di coda e ne vorresti ancora.

Bravo Mastandrea, bravo a rendere il

momento in cui ti si spezza il cuore e fa talmente male che non riesci a piangere.

E non che tu non lo voglia, lo vuoi, ci provi, ma niente, la botta non arriva.

E non arriva perché?! Non lo sai neanche tu, forse perché fa troppo male.

È bravissima lei a provarci, sta lì, si concentra, mette su la musica, prende i fazzoletti ma la “bomba d’acqua” non scoppia; non arriva quello tsunami di lacrime che ti aiuta a liberarti del dolore.

Niente.

E allora che fai se tuo marito a 35 anni muore sul lavoro e ti lascia con un figlio di 12?! Ridi: “mamma ride”.

Sono bravi tutti a rendere questo film emozionante.

Ti prende un groppo in gola più volte nel corso della proiezione che, però, poi spesso si scioglie in una risata.

Ci sono tante cose da vedere: un amore forte; un’amicizia tra adolescenti; un rapporto padre/figlio complesso; una provincia, che aspetta la televisione; un lavoro piuttosto infame.

Davvero ben fatto.

Ci sono varie scene che mi hanno emozionata, senza spoilerare, prestate attenzione all’esplosione della bomba d’acqua. Bel momento.

La musica è perfetta nell’accompagnamento, sopratutto alla fine quando la canzone di Ivan Graziani, ti dà quel colpo di grazia che non ti aspetti.

Sbrigatevi perché vale davvero la pena e tra poco lo tolgono, come direbbe Mastandrea: “Daje tutti!”.

L’amore è eterno finché non risponde

Ho appena finito il primo libro di Ester Viola L’amore è eterno finché non risponde.

Premesso che io non amo i libri da femminucce, quelli dove si racconta l’amore:lei ama lui, lui la lascia, lei soffre.

E non mi piacciono perché sembra sempre che la donna sia l’indifesa e l’uomo il mostro.

Non è così.

Poi odio, anche nella vita, il: lui ha detto e allora io gli ho detto e allora lui ha risposto; e poi leggi e rileggi messaggi; e poi la ricerca del l’interpretazione autentica; e poi conti le telefonate; e poi vai su tutti social per vedere quello che fa lui e com’è la ex, e com’è la nuova fiamma, ma che vi importa, vi dovrebbe bastare che non sta più con voi (o non ci è mai stato per rassegnarvi!) o no?!?

E non vi sta parlando una che ha messo su la famiglia Cuore, anzi, restituire un solitario di Tiffany (e non per colpa mia!) mi metterebbe di diritto nella categoria delle disilluse, di quelle che “tanto gli uomini sono tutti delle merde” e “l’amore non esiste” ma non sono io, non ci riesco.

Solo che considero un’inutile perdita di tempo stare lì a fare l’analisi logica del detto e non detto, se uno vuole dice sennò vai avanti. Io più o meno sull’argomento la penso così, comunque…

Tutto ciò premesso, per rimanere nel linguaggio “avvocatese”, che è quello che usa Ester Viola, il libro non mi è del tutto dispiaciuto, anzi alla fine mi ero pure un po’ affezionata ad Olivia, a Luca, a Viola, a Luciano, a Dario, tanto che mi compro pure subito il seguito.

Ester Viola è un avvocato divorzista che scrive per vari giornali e, tra questi, per Vanity Fair, il lunedì mattina tiene una rubrica, che io adoro, tipo la posta del cuore ma scritto in un modo così ironico, sarcastico, divertente che è un piacere leggerla.

E anche il libro è più o meno così.

La protagonista è Olivia, un avvocato divorzista (pure lei!) che vive a Napoli, che si è da poco lasciata con Dario, e che incappa in una serie di vicissitudini amorose. Neanche troppo fallimentari.

Al di là di una serie di luoghi comuni, necessari ai fini della storia, e di intrattenimento sulla noia dell’amore in una certa fase, il libro è carino.

È un libretto, come lei stessa lo definisce, che si fa leggere volentieri.

Lei dovrebbe essere una Bridget Jones nostrana, ma di Bridget Jones non ha molto perché è evidentemente una fica ed evidentemente ricercata da svariati uomini, al contrario dell’ubriacona inglese.

Carriera da Avv.to ben avviata, appartamento vista mare e già questo, di diritto, non la pone più nella categoria delle sfigate.

Comunque l’ho letto non aspettandomi niente e infatti è andata bene così.

Cioè se non ti aspetti, qualcosa ottieni ed infatti un paio di ore piacevoli il libro te le regala.

Ora è appena uscito il secondo, Gli spaiati, e quasi quasi resto a Napoli per vedere come si è sistemata Olivia.

Buona lettura a voi.

Bilico

Il mio grosso limite è che non sopporto le ingiustizie.

Ora detta così voi potreste tranquillamente rispondermi con l’art. 7 della Costituzione Romana di Rocco Schiavone, ma capirete meglio la frase dopo aver letto il libro che ho appena finito io e cioè Bilico di Paola Barbato.

Un giallo, scritto molto bene.

Giuditta è la protagonista della storia, una psichiatra, un’anatomopatologa che deve indagare su una serie di efferati omicidi commessi da quello che sembra essere indubbiamente un serial killer.

Lei è una donna abbastanza cessa (per come si descrive) ma mezza genia, vergine e affezionata al sesso online. Con lei ad indagare c’è una squadra di poliziotti e su tutti c’è il biondino Miglio.

Io non vi posso dire di più perché è un giallo e lo spoiler proprio non è ammissibile.

Quello che vi posso dire è che esattamente a metà libro arriva, tra capo e collo, un colpo di scena che vale tutta la lettura.

Mi è piaciuto, direi.

Superata la cruenta fase iniziale, vi ritroverete a leggere dei tratti un po’ noiosi, un po’ messi lì per allungare il brodo ma conviene stare attenti perché nulla è raccontato a caso: tutto torna in un vortice di impicci che lasciate stare. Quando sei lì che un po’ ti stai annoiando, zac arriva la mazzata.

Sì, si fa leggere. Io ve lo consiglio, leggetene tutti.

Io ovviamente mi dedico a qualcosa di più melenso… o almeno spero!

Stay tuned.

Meet me alla boa

Quando dico una cosa la faccio eh.

Dopo Il cinese avevo detto che avrei letto un libro Harmony e ci sono riuscita.

Ho letto Meet me alla boa di Paolo Stella.

Un libretto degno del miglior Fabio Volo.

Ma partiamo dall’inizio: perché l’ho scelto.

Dunque, seguo Paolo Stella da qualche tempo e lo trovo un ragazzo simpatico e intelligente (esattamente come Fabio Volo), ne seguo le storie e lui pubblica tutti i commenti entusiasti che gli scrivono le lettrici o i lettori. Mi dico, quindi: “supera il pregiudizio e leggilo, male che va avrai letto un libro inutile”.

Bene, ho letto un libro piuttosto inutile ma, per fortuna, breve!

Che vi devo dire?! Senz’altro la colpa è la mia, non che mi aspettassi molto ma un minimo sì e forse é stato anche rispettato.

C’è questo Francesco Stella che viene avvertito della morte della sua amata Marti. Lui a Roma, lei a Parigi. Lui percorre 30 passi per arrivare alla porta dove dovrà riconoscere lei e questa è la scusa per ripercorrere la loro meravigliosa storia di trentenni innamorati.

Una specie di Love story (il film) che tragicamente finisce solo che qui sai da subito che il finale è tragico, cioè ti porti avanti dall’inizio. Già lo sai che andrà così.

Che vi dico ora io?!

Luoghi comuni a iosa con frasi fatte e prosa a tratti ridicola; storia letta e riletta: lui innamorato, lei pure e il destino fa lo stronzo; Roma e Parigi in un’eterna sfida nella quale però non vince nessuno perché vince l’amore.

Fine del libro. 30 passi che potevano essere il doppio e siamo stati graziati.

Non leggerò più libri harmony e alle lettrici entusiaste dico: “ragazze, vabbè che è caruccio Paolo Stella ma fare lo scrittore è un’altra roba”.

Saluti.

Il cinese

Quando il tuo ex (sigh) capo ti ripete per ben due volte che devi acquistare un libro che lui ha appena finito e che gli è piaciuto, tu devi ascoltare il tuo ex (sigh) capo perché è indubbio che ne sa più di te.

E fai bene perché il libro consigliato è uno di quei libri che bisogna leggere se si è amanti di un certo filone: gialli o noir, chiamatelo come vi pare.

In realtà per come è scritto (bene) lo consiglierei anche ai non amanti del genere.

Il libro è Il cinese di Andrea Cotti ed é un gran bel libro.

Protagonista è, lo dice lo stesso titolo, un cinese di nome Luca Wu. Un vicequestore nato e cresciuto in Italia da genitori cinesi, a Bologna precisamente.

Per una serie di vicissitudini personali e professionali si trova, però, a fare il vicequestore a Roma dove deve indagare sulla morte di un papà e della sua bambina. Sembra cosa piuttosto banale ma non lo è.

Basta spoiler, che questo è un signor giallo e non mi va di togliervi la sorpresa.

Io ad una certa avevo anche un po’ capito (non per fare la sborona!) ma è scritto e costruito bene e ci sono continui colpi di scena che ti scordi di aver avuto l’intuizione e aspetti che la abbiano loro.

Mi è piaciuta molto la cura dei particolari, i dettagli dell’inchiesta, la divisione dei compiti tra Polizia, Magistrati, Procure di diverse città.

Il libro ti fa proprio entrare nell’inchiesta, stai con loro, scopri con loro, ti stupisci, ti incazzi, ti congratuli, esulti per il lieto fine… se poi di lieto fine si può parlare quando ci sono dei morti ammazzati.

Bene, bravo Andrea e bravo al mio ex (sigh) capo che mi ha consigliato il libro.

Leggetene tutti, io ora devo compensare con un libro Harmony!

Altro Royal Wedding

Signori & Signore, ieri si è tenuto un altro Wedding Royal che ha un po’ destabilizzato la favola di Cenerentola perché si è sposata una delle sorellastre: Anastasia o Genoveffa, fate voi.

Comunque è stato il matrimonio di una delle due figlie di Sara Ferguson, per la precisione Eugenie che ha scelto un abito di Peter Pilotto, che io non avrei indossato mai ma che tutto sommato la rendeva gradevole… o forse era la tiara di brillanti e smeraldi della nonna?!?

Ovviamente ogni matrimonio reale è l’occasione per vedere altri mille e uno look delle invitate e devo dire che questa volta le invitate sì mi hanno dato tantissima soddisfazione.

Partiamo dalle più vicine: Kate in Alexander McQueen (come sempre!) castissima in glicine e forse si poteva fare qualcosa di più; Megan in Givenchy, blu classico; Pippa in verde smeraldo di Emilia Wickstead e con panza di 8 mesi per la quale poteva scegliere un altro modello; sorella Beatrice in bluette di Ralph & Russo e mamma Fergie in verde con un vestito non male rovinato da un inguardabile cappello, di Jess Collett Milliner.

Ma veniamo ai miei look preferiti.

Ha vinto tutto Cara Delevigne in un frac Armani che era l’ottava meraviglia. Bella, bellissima, raffinata, chic, perfetta!!!

Belli anche Robbie Williams e la moglie in Armani anche se forse si poteva fare qualcosa di più; così come per Demi Moore in Stella McCartney e Cressida Bonas in Tory Burch.

Mi sento di bocciare anche Naomi in Ralph & Russo che però è imbalsamata con una pelle a 200 anni che io manco all’asilo… #echecazz!

Ralph & Russo anche per Holly Candy, di cui adoro i guantini e Stella McCartney per Liv Tyler, che pare mia nonna.

Poi c’è questa che non so chi è e non lo voglio manco sapere vestita da prenderla a pizze:

Penso che per questo 2018 abbiamo dato in fatto di matrimoni reali anche se personalmente ritengo che quello della nostrana principessa Ferragni abbia superato in bellezza di abiti quelli di tutte ‘ste sciacquette angloamericane.

Dalle fiaba di Cenerentola è tutto a voi realtà!