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Il racconto dell’Ancella

L’episodio è bellissimo.

Vi racconto.

La mattina del 14 dicembre 2017 mi arriva un messaggio nel quale una mia collega mi scrive di essere corriere di un regalino che mi ha fatto una sua amica, perché la ispiro sempre con il mio blog e sono molto gentile.

Non vi dico quanto mi sono emozionata.

La mia collega mi porta il regalo ed è naturalmente (e SEMPRE GRAZIE) un libro ossia “Il racconto dell’Ancella”.

La storia dovrebbe finire qui perché io non vi posso descrivere la gratitudine e la gioia nel ricevere questo regalo.

Mi sono sentita proprio una persona fortunata e, intanto, sottoscrivo un infinito grazie a Maria.

Poi ho letto i libri in coda e sono arrivata a leggere questo.

Ora io a Maria come faccio a dire che a me il libro non è piaciuto?! Ci ho pensato e ripensato e poi ho realizzato che l’unico modo sia questo: Maria, ti ringrazio troppo, ma a me il libro non è piaciuto :-(!

Mi pare corretto così perché, se quello che scrivo ha portato Maria a farmi questo regalo perchè ispiratrice inconsapevole di tante letture, non la posso mica deludere.

Vi dico anche che io il libro lo avevo visto in giro e mi aveva anche incuriosito, ma la fatica nel leggerlo è stata troppa.

Al di là del tema, di cui ora vi dirò, la scrittura è così confusionaria e difficile da organizzare che ti fa passare proprio la voglia.

La storia è quella di Difren, ex moglie e madre felice, che fa parte delle Ancelle ossia di donne costrette in una società, tipo quella dei mormoni (solo per darvi un’idea), in cui le donne giovani sono assoldate per essere fecondate dai Comandanti, mentre le moglie degli stessi guardano. Inutile entrare nei particolari perché non aggiungono molto.

Noioso, prolisso, senza capo nè coda; senza inizio nè fine.

Brutto.

Altro non mi viene da dire.

E io sono mortificata perché mi dispiace sempre quando un libro che mi è stato regalato non mi piace, ma che posso fare, Maria?!?!

Sincera fino alla maleducazione io…

scusami!

Vedila così peró, Maria, avendolo letto io non dovrai leggerlo tu perché non te lo consiglio… che ne pensi?!

Sempre grazie comunque, ora mi attivo subito per darti altri consigli!

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Il Commissario Bordelli

Io: “Che hai fatto oggi, Fra’?”

Fra: “Ho letto il Commissario”

Io:”QUALE COMMISSARIO?! Ricciardi, Schiavone (che poi è vice questore), Balistreri?!”

Fra: “Bordelli, non lo conosci?!”

Io, dopo un mancamento al pensiero che esiste ancora un commissario della narrativa italiana che io non conosco: “NO!”.

E così quel sant’uomo di Francesco il giorno dopo si presenta con Il Commissario Bordelli di Marco Vichi che, ve lo dico, diventerà il mio nuovo caro amico per questo 2018.

Che bella lettura che ho fatto per iniziare questo 2018.

Una scrittura pulita e delicata narra le vicende di questo poliziotto degli anni ‘60, uscito dalla guerra.

Il giallo è abbastanza semplice, non è tanto chi uccide ma come lo fa a reggere la storia.

Ti affezioni subito al Commissario Bordelli, poliziotto toscano sui generis che ospita ladri a casa e li protegge se fanno la vita di Robin Hood; che non ha una donna perché sta aspettando quella giusta e, ne frattempo, ha raggiunto i 50 anni; che ha un cugino burbero che scopre le gioie dell’amore; che capisce, leggendo un verbale, dell’acume di un suo collaboratore sardo al cui padre ha salvato la vita.

La morta è una ricca signora anziana con un gatto, il massimo dello stereotipo, ma l’omicidio, per quanto banale, nasconde una struttura interessante, soprattutto se si pensa che l’ambientazione è negli anni ‘60.

Oddio che gioia cominciare l’anno con qualcuno che posso ritrovare in altri libri!

Per me parte la ricerca del prossimo, per voi, se non lo conoscete, cominciate da qui ad appassionarvi.

Chiamami con il mio nome

Che libro bellissimo ragazzi, che libro bellissimo!

Ok, partiamo dall’inizio.

Altro libro regalato a Natale: Chiamami con il tuo nome di Andrè Aciman.

È importante anche capire chi ti regala quale libro eh, cioè per me lo è perché penso sempre: ma perché hai scelto proprio questo per me?!

È successo anche in questo caso, soprattutto in questo caso, ed una risposta non sono riuscita a darmela. O meglio, una vi sarebbe, mi piacerebbe fosse quella ma vai a sapere per cui non ci penso più e vado avanti.

Che meravigliosa storia d’amore è questo libro.

ME RA VI GLIO SA.

Vi dico: per le prime 80 pagine un po’ vi annoiate perché rimanete intrappolato in una specie di ossessione.

Vi spiego.

Abbiamo un ragazzo, Elio, di una famiglia colta e benestante, che ospita ogni anno un allievo del padre per una specie di vacanza studio. Nell’estate dei 17 anni di Elio arriva Lo statunitense Oliver, un bellissimo ed affascinante ragazzo di 24 anni. Qui parte l’ossessione: il vorrei ma non posso; il vorrei ma non vuole; il vorrei ma lui non può scegliere me etc etc esattamente come succede in quegli anni terribili dell’adolescenza.

Poi il coraggio di dichiararsi; poi lo stupore di riuscirci; poi la gioia di chiamarsi con il nome dell’altro; poi la felicità dello stare insieme; e poi basta sennò il libro non lo leggete.

Un’esplosione, ad un certo punto il libro esplode e non lo potete più lasciare.

Che bello, che bellissimo!

Vi dico solo che mi sono talmente entusiasmata che sono andata a cercare il dvd del film che ne hanno tratto che, però in Italia, ancora non è neanche uscito.

Non vi so dire quanto è: ben scritto, crudo, emozionante, commovente.

Non vi so dire quanto è bello nonostante: la pesantezza dei primi racconti; l’inutilità di alcuni passaggi (tipo il poeta in Thailandia); la rabbia di certe risposte.

Prendetelo e leggetelo, perché io ho urgente bisogno di parlarne con qualcuno.

Io vado avanti, voi restate.

PS: mi rimane il dubbio se io, nella testa di chi me lo ha regalato, sono: Elio (l’adolescente ossessionato!); Oliver (lo sfrontato innamorato); o noi siamo tutti e due, legati da un amore che non finisce. Personalmente: non mi ritrovo nella prima ipotesi, preferisco la seconda, ambisco alla terza.

L’onda nr. 7

Domenica pubblico la foto su un gruppo Facebook del libro che avevo appena finito di leggere, Ti ho mai parlato del vento del nord, con tanto di recensione e ho scatenato un mare di commenti tutti del tenore “e ora devi leggere l’altro”.

Come già sapete, la mia amica illuminata mi aveva regalato anche l’altro libro così, prontamente, ho iniziato La settima onda, seguito del precedente.

Allora, se avete intenzione di comprare il primo, comprateli subito entrambi altrimenti impazzite e poi ve la prendete con me, quindi non voglio sentire che io non vi avevo detto niente, eh!

La lettura mi ha richiesto un po’ più delle poche ore previste perché, come potete immaginare, la settimana prima di Natale è tutta un’uscita perché se non ci si vede per gli auguri poi scadono.

Comunque, iniziato e finito anche La settima onda e ora Emmi e Leo mi mancheranno. Già mi mancano. Ieri sera non ho voluto leggere niente altro, per rimanere un altro po’ con loro.

Sapete già, avendo letto la mia precedente recensione, che trattasi di due sconosciuti che si incrociano per una mail sbagliata e da lì nasce qualcosa e poi qualcos’altro ma non vi ho detto, né vi voglio dire, di più perché sennò vi rovino la sorpresa.

Su questo specifico libro, vi posso però raccontare che mi è piaciuto meno del primo, che lo avrei tagliato almeno di 50 pagine; che a tratti lo volevo buttare dalla finestra perché: ma dai, svegliatevi, non potete essere così rincoglioniti!

Però scorre, scorre veloce ed è piacevole.

State lì e pensate “Ah, l’amore!”… ammazza quanto è complicato certe volte.

Aggiungo anche che Emmi che mi stava francamente antipatica nell’altro libro mi ha stupito in questo ed ha dimostrato che, se ci si mettono, le donne hanno sempre quella marcia in più che aiuta il mondo.

Bene, per il Natale avete di che leggere.

Io cerco altro.

Buona lettura.

 

È freddo il vento del nord

Non è che tutti i regali di Natale si scartano il giorno di Natale, no?! Non è possibile.

Si scartano quelli della famiglia a Natale, prima ci sono gli amici.

E così ho già cominciato a scartarne qualcuno e tra questi c’era il libro Le ho mai raccontato del vento del Nord di Daniel Glattauer.

L’avevo sempre visto tra gli scaffali della libreria e non l’avevo mai preso. Chissà perché.

Capita poi che devi passare un week end fuori e che fai non te lo porti?!

Ti accorgi che è breve e ti viene l’ansia da “ho solo questo libro”; ma, per fortuna, ci si mette il week end alcolico e così lo finisci durante il viaggio di ritorno, che è un po’ il viaggio della speranza, fatto di: bus, aereo, treno, taxi ed il gioco é fatto.

Che dire?! Ma da quanto tempo è che io, amante dei noir, non leggevo una storia così romantica?! Da quanto tempo!

Mamma mia, ragazzi. Tutto d’un fiato.

Ci sono Emmi e Leo che hanno una chat ante litteram via mail per puro errore: una mail ad un indirizzo sbagliato ed Emmi conosce virtualmente Leo.

Vabbè, vi dico subito che lui mi piace più di lei. Dovrebbero leggere questo libro tante donne che conosco che allo stato, nella versione via whatsapp, si fermano al “deve scrivere prima lui” per capire quanto lui dall’altra parte, nell’attesa di un messaggio, stia esattamente come loro. Io lo sostengo da una vita ma non mi si ascolta!

Divertente, veloce, interessante, avvincente, misterioso diciamo che sono questi gli aggettivi che mi vengono in mente pensando al libro.

Tanta, tantissima, infinita rabbia anche mi viene ma di questa non posso parlarvi sennò vi rovino la sorpresa.

È senz’altro interessante, comunque, leggere come “gli uomini vengono da Marte” e “le donne da Venere” perché quanti problemi inutili ci si fanno: e prima lei, e poi lui, e poi di nuovo lei lei lei. In alcuni momenti pensi: “Emmi, molla, sei pesante come un macigno!”… ma come fanno gli uomini ad innamorarsi delle donne?!?!

Un susseguirsi di eventi che ti tengono con il fiato sospeso anche solo attraverso le mail di due sconosciuti.

E può nascere una confidenza a colpi di mail? E un amore? E ti si può stravolgere la vita? E loro due si incontreranno?

Beh io lo so, ora spetta a voi scoprirlo.

Nel frattempo io a casa sono arrivata e posso cominciare a leggerne il seguito, perché la mia saggia amica mi ha fatto un doppio regalo e ha fatto bene perché sto un po’ con il fiato corto ancora…non mi fate parlare: leggete!

Lui ERA tornato

La prima, e forse l’unica, domanda che mi viene in testa, dopo aver visto questo film è: PERCHE’?

Allora, c’è stato questo autore, Timur Vermes, che ha avuto un’idea geniale e ne ha scritto un libro: Lui è tornato. Lo scrittore ha immaginato che Adolf Hitler si svegliasse in un campo di calcetto nel 2014, come se fosse appena uscito dal suo bunker. Geniale l’idea, geniale l’approccio di Hitler al mondo moderno: ai quotidiani, ad internet, alla tv, al popolo, al nuovo modo di comunicare. Bello, bravo l’autore. Libro ben scritto, una novità assoluta, un libro da leggere. Dissi allora, e ribadisco oggi, che l’autore si era perso nel finale e vabbè… non era facile.

Ora, leggendo il libro ti viene da pensare che se ne poteva trarre un film. E’ perfettamente adatto ad una sceneggiatura. Infatti il film lo hanno fatto: purtroppo, male!

A parte che per questo tipo di film secondo me ci voleva Hollywood, ma mettiamo che siate nazionalisti e non volete vendere i diritti, ok ma potevate affidarvi a qualcuno che il libro lo avesse capito meglio.

Uno scempio.

Aiutatemi a dire brutto.

A parte che da quello che mi ricordo Hitler era un nanetto, o comunque di media statura, e hanno preso un Cristo di due metri per interpretarlo; poi la cosa migliore del libro era la scoperta da parte di Hitler del “nuovo mondo”, come ho detto prima: delle comunicazioni, del popolo, di internet, della tv ma questo nel film questo è trattato proprio di striscio.

Non mi sono piaciuti i protagonisti, non mi è piaciuto il tipo di “girato”, non mi sono piaciute le battute. Una delle attrici protagoniste vestita sempre allo stesso modo: 3 vestiti in tutto per una storia che dura mesi. Lungo, noioso, pesante laddove il libro scorreva velocissimo.

La vostra fortuna è che c’è questa nuova moda al cinema per cui i film li danno per soli 3 giorni e ieri era l’ultimo, quindi ve lo siete perso e non mi dispiace per voi… anzi, mi dispiace per me che l’ho visto e per quei disgraziati che con me stavano.

Il libro compratelo però, perché merita.

 

Niente superfluo

Non avevo mai comprato un libro di Romagnoli, pur adorandolo.Poi un mio amico mi ha detto “compralo, che è una lezione di vita” e io, dopo aver pianto per la fine del Cartello, ho effettuato l’acquisto.

D’altronde dopo aver letto un libro così bello ed impegnativo, dovevo pur ricominciare da qualche parte! 

E insomma, l’ho comprato e mi sono ricordata qual è sempre stata la mia remora nell’acquistare i libri di Romagnoli.

Io mi ricordo perfettamente quando mi sono innamorata di lui: nel 2001, il giorno dopo lo scudetto della Roma, scrisse un articolo che ho tenuto per anni. Mi piacque tantissimo. Poi ho fatto l’abbonamento a Vanity fair praticamente per lui e poi l’ho perso e ritrovato in questo libro: Bagaglio a mano.

Io ho un problema con Romagnoli, mi dispiace, ma mi distraggo. 

La sua perfetta scrittura è piena di digressioni, piena ed io perdo attenzione.

Ora questo succede in un articolo di giornale figuriamoci in un libro, seppur breve.

Lui parte da A e per arrivare a B fa il giro intorno alla reale: citazioni di film, poesia, filosofia, sport, vita vissuta e chi più ne ha più ne metta.

E lo so che è il suo stile e questo dovrebbe essere il bello della sua scrittura; e lo so che se non mi piace questo uno si chiede “come fa a piacerti lui?!” e lo so; nello spazio di articolo, peró, è più difficile fare digressioni ed è più difficile distrarsi ma in un libro, sebbene piccolo, vabbè divento scema! 

Il libro usa come metafora il bagaglio a mano da usare in viaggio per parlare del bagaglio che uno dovrebbe portarsi nella vita ma, boh, io la lezione di vita non l’ho colta.

O meglio, liberati delle cose superflue e porta il necessario… forse il succo questo è ma vado ad intuito, perché mentre dribbli il nozionismo e la sfacciata presunzione della sua infinita cultura, ti sei scordata il punto di partenza ed alla fine di ogni capitolo ti viene da chiederti: e quindi?! Ma soprattutto: se mi devo portare solo il necessario quanta scrittura superflua c’è in questo libro?! 

Non so, resta la mia stima. 

Continuo a pensare che lui sia un bravissimo giornalista ma preferisco non cascarci più e leggere altro.

Chiedo perdono e nel mio bagaglio a mano continuerò a portare quei superflui 10 paia di scarpe anche se fuori devo stare 3 giorni!