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L’amore finché resta

E poi se lo vai ad ascoltare mentre beve uno spritz in libreria e non lo conosci, che fai non lo compri il libro di Giulio Perrone?!

Ovvio che lo compri e lo leggi.

Il libro é L’amore finché resta.

E questo è uno di quei libri proprio scacciapensieri, che mentre lo leggi pensi solo a quello e non ti perdi nei meandri dei tuoi pensieri, come mi sta capitando spesso ultimamente.

La storia è quella di Tommaso che vive a Roma, dai Parioli a piazza Bologna precisamente, e al quale succede di tutto. Mollato da moglie ed amante, cerca di rifarsi una vita trovando un nuovo lavoro e cercando di mettere insieme qualche soldo per non rimanere in mezzo alla strada. In tutto questo c’è un figlio da riscoprire e riconquistare.

Succede tutto molto velocemente a Tommaso: discesa agli inferi e risalita; problemi e soluzioni.

Mi piacciono molto gli scrittori così “puliti” senza troppi fronzoli, diretti, veloci.

La storia è carina, magari non del tutto originale ma non male.

I personaggi sono simpatici e ci si affeziona facilmente. Tutti possono sentirsi Tommaso in una fase della propria vita, un calmiero al quale gira tutto storto. Poi, per fortuna, la ruota torna a girare e o perché si fanno scelte intelligenti o perché si cavalca l’onda le cose ricominciano a funzionare, la ruota a girare.

Non voglio spoilerare nulla ma Tommaso fa la scelta giusta a voi, leggendo, scoprire qual è.

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A spasso con Willy

“Che fate oggi?”

“Porto Sam a pranzo fuori e poi al cinema alle 14 a vedere A spasso con Willy ma lui ancora non lo sa, è una sorpresa. Vuoi venire? Torniamo presto!”

“Ok!”

Così arrivo a casa loro e portiamo Sam a viversi questa sorpresa di cui lui non sapeva niente. Saliamo in macchina, arriviamo, parcheggiamo e lui si illumina “siamo al ciMena!”

La cosa bella dei bambini è che grazie a loro rifai cose che non fai da anni, da sempre, che non ricordi di aver mai fatto: il cinema alle 14!

Biglietti, piadina “mamma, Sia ma non parlate mentre mangiate sennò fate tardi e il film inizia!”, e finalmente ciMEna!

Anche solo con le pubblicità, Sam entra nel favoloso mondo del ciMEna e poi lo spettacolo è stato lui che guardava, e commentava quello che vedeva.

Willy è un bimbo che vive nello spazio con i genitori e che poi viene catapultato in un mondo alieno e trova due amichetti con cui se ne va a spasso a fare l’esploratore in attesa che la sonda venga a riprenderselo.

I bambini sono fantastici: si concentrano, capiscono, si rattristano, incitano ad alta voce, si entusiasmano, tutti insieme, tutti uguali.

Io pensavo solo speriamo che: Willy ritrovi i genitori; si salvi; si porti dietro Jack; i mostri crepino; il robottino si riprenda… una tensione che non vi dico.

È che finalmente hanno capito che i bambini devono vivere storie da bambini, no Dolce Remì, Bamby, Belle e Sebastienne e chi più ne ha più ne metta.

Ma che infanzia abbiamo avuto noi?! Tutta una tragedia: se tutto andava bene avevano perso un fidanzato; se le cose si mettevano male erano orfani e vivevano con il nonno.

Ci hanno messo solo 40 anni a capire che bisogna farli sognare, non illuderli ma manco sbattergli una tragica realtà (ma anche più che tragica!) in faccia, tanto poi ci arrivano da soli ma facciamogliela godere questa vita per un 5/10.000 anni.

W il ciMEna, W Sam!

Dove finiscono le parole

Io ho una passione esagerata per Andrea Delogu. La trovo: bella, simpatica, brava, attraente, stilosissima.

L’altra settimana leggo che il marito, Francesco Montanari, é ai granai per presentare un libro e vado sperando di incontrarla per farmi autografare il libro che immaginavo di comprare lì.

Niente di tutto questo, non c’erano né lei né il libro che, essendo andato a ruba, era in ristampa.

Intanto ho acquistato il libro su Kobo nella speranza poi di comprarlo cartaceo e farmelo autografare da lei.

Quindi il libro di cui vi parlo è Dove finiscono le parole di Andrea Delogu che già avevo avuto modo di adorare come scrittrice ci La collina.

Il libro va letto perché é un libro ben scritto e divertente ma, soprattutto, il libro va letto perché ti fa conoscere un problema di molti che può rendere la vita se non difficile un pelo complicata da vivere.

Ho sempre sentito parlare di dislessia ma mai avevo focalizzato le difficoltà che può causare a chi ne è affetto.

Ecco, Andrea ci racconta la sua storia di dislessica. In realtà, ci racconta la sua storia di dislessica inconsapevole che da sola ha superato: anni di scuola; fiumi di parole; fogli di numeri; insulti non dovuti (laddove poi gli insulti lo siano mai!); incomprensioni; incapacità di arrendersi; perplessità genitoriali.

Guardate che penso sia pazzesco sentirti un cretino in un mondo di geni dove il cretino non sei tu. È pazzesco pensare di avere un problema ma non metterlo a fuoco e non avere nessuno intorno che lo fa per te ma non per malafede quanto per non conoscenza (mi pare brutto dire ignoranza).

Leggere il libro é una soddisfazione perché pagina dopo pagina ti rendi conto di quante difficoltà e punti bassi abbia dovuto vivere Andrea e poi realizzare: “però, ragazzi, sto leggendo il suo libro”: quindi, non solo ha preso atto delle difficoltà, le ha combattute ma niente di meno le ha sconfitte… sto leggendo il suo libro!

Il libro è prima di tutto utile a chi, come me, non ha mai avuto il problema e lo mette a fuoco ma soprattutto a chi potrebbe già averlo, e non se ne é accorto, o chi ha vicino qualcuno con queste difficoltà.

Andrea é bravissima ad alleggerire; la mamma é bravissima a farti commuovere ma senza esagerare.

La apprezzavo già ma ora, oltre ad apprezzarla, la stimo incondizionata per avercela fatta e per dare la possibilità di aiutare chi non é caparbio come lei e si é sentito (o potrebbe sentirsi) un fallito.

Non è un aiuto da niente farti realizzare: “guarda che non sei solo tu, guarda che con un po’ di aiuto puoi farcela”.

Andrea brava e voi leggetene tutti che fa bene al cuore questo libro.

Suburra 2

Allora é successo quanto segue.

Circa due mesi fa Netflix fa uscire la notizia che il 22 febbraio esce Suburra 2. Lo segno sull’agendina, che se una cosa non sta scritta lì non esiste.

Il 22 finalmente arriva e io che faccio?! Esco.

Il 23 mattina alle ore 9 mi piazzo davanti alla tv e mi sparo di seguito i primi tre episodi. Comincio già a pensare sinti e a fare pensieri impuri su Aureliano quindi decido di alzarmi dal divano, prepararmi ed uscire.

Pranzo al mare con mia super amica, passaggio nella mia bottega preferita, baci e abbracci a tutte ed alle 19 mi riposiziono davanti alla tv.

Di nuovo mi sparo 2 episodi a raffica e comincio ad interrogarmi se è meglio usare una pistola o un coltello nonché a pensare che è un peccato che la zingara debba vestirsi da far impallidire Disegual.

Premo stop e mi sposto sulla partita della Roma, che, in maniera fin troppo sofferta, vince sul Frosinone.

Mi concedo un altro episodio.

Vado a letto, mi sveglio, mi tuffo negli ultimi due episodi.

Sono le 10.15 del 24 febbraio ed io ho già finito di vedere Suburra 2 e solo perché sono stata molto brava ad uscire.

Ora la cosa bellissima e bruttissima di Netflix è che ti molla lì la serie tutta insieme, di venerdì e chi è così bravo da non farsi una scorpacciata?! Io no!

Ora toccherà aspettare quel paio di anni per vedere la terza serie… basta poco, che ci vuole?!?

Allora, secondo me, insieme a Gomorra uno dei prodotti meglio riusciti delle serie nostrane.

Ci sono: violenza, passione, amore, amicizia, attori molto bravi, azione, vendetta.

C’è tutto quello che deve avere una serie per appassionare.

Tutto.

E io sono appassionata.

Un paio di cose mi hanno dato ai nervi: quella grandissima stronza della poliziotta, che non credo ci toglieremo dalle scatole facilmente; le treccine della nuova arrivata che mi metterei lì io a scioglierle ad una ad una… LE VA TE LE; la faccia della moglie di Cinaglia mono espressiva sia che guardi i figli sia che assista ad una strage; i look della moglie di Spadino che mi mandano fuori di testa.

E poche altre cose che nell’isieme scompaiono perché a me la serie piace.

Molto.

Ora qualsiasi cosa dica può risultare uno spoiler, quindi vi dico 3 cose o che già sapete o che non vi cambiano niente.

1. Alessandro Borghi, oltre ad essere bravo, bravissimo per me è il Bradley Cooper italiano, di una bonezza che travalica i confini di Roma. Esagerato.

2. Per tutte le 8 puntate mi sono chiesta: ma perché la produzione ha scelto telefoni per i protagonisti (soprattutto quelli non criminali perché su di loro una spiegazione me la do pure) di circa 20 anni fa?!? La poliziotta addirittura una “cozza” ha, non so il termine tecnico… avete presente quelli che si aprono?! Non ne vedevo dal 2000; la Gerini sta con il BlackBerry che ormai credo sia fallita. Non capisco.

3. Roma è dannata e bellissima. La fotografia della serie é da applausi. La messa in mezzo alle rovine uno spettacolo.

Bene. Non mi resta che augurarvi buona visione, io passerò le notti a fare pensieri impuri su Aureliano. Passo e chiudo.

PS: un plauso a Spedino, che è sempre Top!

Da molto lontano

Ogni volta che esce un libro di Costantini, lo prendi e pensi che è un atto di coraggio affrontare 600 pagine di morti ammazzati e della pesantezza di un uomo che non ha fatto pace con il suo passato.

Poi però lo inizi e, al di là, della peso di tenerlo in mano, le 600 pagine scorrono.

Il libro ultimo è “Da molto lontano”.

Balistreri non cambia e neanche il calcio: qui siamo durante i Mondiali del 1990.

Ve lo dico: io un po’ mi sono stancata di questo doppio binario che, in questo caso, è il 2018 ed il 1990.

Forse mi sono anche un po’ stancata di Balistreri con la sua aria da dannato, ma da come finisce potrebbe essere l’ultimo libro anche se, lavorando per flashback e parlando di un commissario, é difficile pensare che in tutta la sua carriera solo 5 siano le indagini che ha affrontato.

Comunque qui una storia parecchio torbida ed impicciata: soldi, famiglie contorte, amore, bondage, sesso.

Una storia talmente impicciata che alla fine è banale, cioè quando ci arrivi alla fine pensi “ah, la cosa più semplice!”.

Però con il senno del poi siamo tutti bravi.

Costantini è bravo a costruire storie, a farle reggere, a ingarbugliarle ed a sbrogliarle.

Il libro si fa leggere.

Solo che ci sono dei punti in cui mi ha particolarmente urtato, soprattutto verso la fine: coincidenze talmente smaccate da essere ridicole; sali e scendi dagli aerei; km di strada a piedi in 20 minuti. Sono criptica?! E lo so, ma non voglio togliervi il piacere di leggere perché se vi piacciono le inchieste, i commissari dannati, Roma e il calcio il libro si può tranquillamente leggere.

Forse però io con Costantini ho dato, al prossimo magari rinuncio perché, come detto, non lo reggo tanto più Balistreri ma voi procedete pure eh!

Per ora voglio leggere un racconto, non più di 200 pagine.

A presto.

PS: finalmente si sono decisi a pubblicare un’edizione più comoda di questi libri, con copertina morbida e non rigida. Scegliete questa.

Rien ne va plus

Finito. Ecco, ho finito anche io Rien ne va plus, l’ultimo di Manzini con Rocco Schiavone.

E non lo so che gli è preso a tutti i miei amici: la corsa. Uscito il 10 gennaio, tipo dal 12 hanno cominciato a chiedermi se lo avessi finito. Finito ieri sera. Ecco. Ma con un’ansia da prestazione che non vi dico.

Bello, sempre bello. Rocco è casa, famiglia. Lupa è il cane di tutti noi. Gabriele il nostro vicino di casa, Italo, Casella, D’Intino & co. i nostri colleghi.

Mamma che paura che mi sono presa, non posso spoilerare, quindi non vi dico nulla. Ma che paura che mi sono presa.

Sicuramente un finale più degno di Fate il vostro gioco che non ti lascia appesa ad un palo della Salaria in attesa di una nuova uscita.

Rocco è Rocco, si ama. Come se niente fosse Aosta – Roma – Roma – Aosta; sempre in casa con ospiti; sempre Lupa fedele; e Brizio e Seba.

La novità sono i suoi collaboratori che escono in modo preponderante nella storia, pagine e pagine a parlare di loro, cosa che mai prima d’ora era stata fatta e sono la parte divertente, che alleggerisce il racconto.

Manzini ci regala anche chicche sulle tute, le rose, l’amore, la conquista. Adoro.

Leggetene tutti, per cortesia.

 

Ogni coincidenza ha un’anima

Sono qui per recensire il primo libro del 2019.

Ogni coincidenza ha un’anima di Fabio Stassi.

È un libro bellissimo.

E potrei chiuderla qui.

Visto che le recensioni non si scrivono così, vi dico qualcosa in più.

Il libro narra la storia di Vince Corso che per lavoro consiglia libri, fa il biblioterapeuta: la gente ha un problema, va da lui che consiglia libri per aiutarli.

Ci va chiunque: l’attrice che vuole diventare famosa; il razzista; l’aspirante cantante stonata; e anche la sorella di un mezzo genio colpito da Alzheimer.

Su quest’ultima “cliente” si sviluppa la storia che è una specie di caccia al tesoro. Il suo compito è quello di ricostruire un puzzle, trovare un tesoro, entrare nella mente di un uomo e cercare di incastrare dei lego tra loro.

Il libro è bellissimo.

Al di là dell’originalità della trama, solo in alcuni punti può sembrare pedante perché sembra voler un po’ spiattellare tutta la cultura letteraria del mondo in dieci pagine. Superata questa minima difficoltà, la scrittura è fluida e tutta d’un fiato, ad esempio ho adorato il mancato uso del virgolettato: parli tu o parlo io non fa differenza.

Non vi posso dire dove vi porterà questa caccia al tesoro ma la storia d’amore sottesa è una poesia di una bellezza emozionante, commovente.

È una favola.

È un libro bellissimo.

Scusate se mi ripeto ma non mi viene di meglio. Da troppo non leggevo un libro così, mi ha emozionato fino alle lacrime e quando capisci la storia e pensi a quanto sarà difficile chiuderla, l’autore ti stupisce e ti accompagna con una delicatezza da standing ovation.

E chi pensa che le coincidenze non esistono a fine lettura potrebbe ricredersi.

Devo prendere atto che il mio compagno di lettura sa scegliere i libri meglio di me: ha trovato un libro da 10, grazie.

Cominciamo veramente alti questo 2019.

Buona lettura a voi.