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Come un gatto in tangenziale

Mai avrei pensato di andare a vedere un film intitolato Come un gatto in tangenziale.

Mai avrei pensato che il film mi piacesse.

Mai avrei pensato che la Cortellesi, quando la smette di voler a tutti i costi dimostrare quanto é brava, è brava davvero.

Mai avrei pensato che Albenese, quando esce da uno dei suoi personaggi, ci azzecca e si fa guardare.

Mai avrei pensato che a Roma esiste una periferia che si chiama Bastoggi (ed io a Roma ci sono nata).

Vedi quanti “mai avrei” mi ha regalato questo film?! Perché mai dire mai.

“Come un gatto in tangenziale” è un film divertente; una commedia amara il giusto; una storia che ti fa riflettere; due belle ore da riempire.

Sono davvero tutti bravi, forse troppo “caricato” Amendola, ma credo sia necessario.

La storia parte da un amore adolescenziale, una specie di Romeo e Giulietta dei giorni nostri, anche se l’amore poi non è così travolgente come poteva sembrare.

Ed è giusto così.

La Cortellesi coatta sembrerebbe sulla carta poco credibile e invece non lo è; Albanese intellettuale sta perfettamente nella parte; la moglie svampita pure.

Fantastica (come sempre) la Leosini, che interpreta se stessa.

Ci sono parecchi spunti davvero simpatici: le gemelle; il carrozziere; Coccia de morto; insomma varie cose davvero divertenti.

Il film scorre benissimo: si ride e si riflette… per un gatto che muore in tangenziale non è affatto male.

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Chiamami con il mio nome

Che libro bellissimo ragazzi, che libro bellissimo!

Ok, partiamo dall’inizio.

Altro libro regalato a Natale: Chiamami con il tuo nome di Andrè Aciman.

È importante anche capire chi ti regala quale libro eh, cioè per me lo è perché penso sempre: ma perché hai scelto proprio questo per me?!

È successo anche in questo caso, soprattutto in questo caso, ed una risposta non sono riuscita a darmela. O meglio, una vi sarebbe, mi piacerebbe fosse quella ma vai a sapere per cui non ci penso più e vado avanti.

Che meravigliosa storia d’amore è questo libro.

ME RA VI GLIO SA.

Vi dico: per le prime 80 pagine un po’ vi annoiate perché rimanete intrappolato in una specie di ossessione.

Vi spiego.

Abbiamo un ragazzo, Elio, di una famiglia colta e benestante, che ospita ogni anno un allievo del padre per una specie di vacanza studio. Nell’estate dei 17 anni di Elio arriva Lo statunitense Oliver, un bellissimo ed affascinante ragazzo di 24 anni. Qui parte l’ossessione: il vorrei ma non posso; il vorrei ma non vuole; il vorrei ma lui non può scegliere me etc etc esattamente come succede in quegli anni terribili dell’adolescenza.

Poi il coraggio di dichiararsi; poi lo stupore di riuscirci; poi la gioia di chiamarsi con il nome dell’altro; poi la felicità dello stare insieme; e poi basta sennò il libro non lo leggete.

Un’esplosione, ad un certo punto il libro esplode e non lo potete più lasciare.

Che bello, che bellissimo!

Vi dico solo che mi sono talmente entusiasmata che sono andata a cercare il dvd del film che ne hanno tratto che, però in Italia, ancora non è neanche uscito.

Non vi so dire quanto è: ben scritto, crudo, emozionante, commovente.

Non vi so dire quanto è bello nonostante: la pesantezza dei primi racconti; l’inutilità di alcuni passaggi (tipo il poeta in Thailandia); la rabbia di certe risposte.

Prendetelo e leggetelo, perché io ho urgente bisogno di parlarne con qualcuno.

Io vado avanti, voi restate.

PS: mi rimane il dubbio se io, nella testa di chi me lo ha regalato, sono: Elio (l’adolescente ossessionato!); Oliver (lo sfrontato innamorato); o noi siamo tutti e due, legati da un amore che non finisce. Personalmente: non mi ritrovo nella prima ipotesi, preferisco la seconda, ambisco alla terza.

Ballando al buio

Allora:

  1. è stato (ed è) un periodo un po’ difficile;
  2. nei periodi così la lettura mi ha sempre aiutata molto;
  3. non è questo il caso.

Ho comprato, quasi appena uscito, sull’onda dell’entusiasmo degli altri tre letti (mi manca solo La moglie perfetta) l’ultimo libro di Roberto Costantini, Ballando al buio, ed è stato una fatica finirlo che non ve la posso raccontare.

Ad un certo punto ho pensato di abbandonarlo; per giorni ho spento la luce la sera senza leggere (cosa per me inconcepibile, quasi ai confini della realtà); e va bene che ho il cuore rotto, e va bene che a volte non leggevo perché mi si riempivano gli occhi di lacrime e va bene tutto ma il libro, che doveva esser un’ancora di salvezza, che mi doveva portare in un mondo parallelo lontano da quello triste in cui sto vivendo, non ha assolto la sua funzione.

Il libro è: macchinoso, incastrato (male), lungo, prolisso, lento.

Lui è sempre Michele Balistreri il poliziotto che indaga su omicidi che vuoi o non vuoi lo riportano sempre al suo passato. Balistreri sembra abbia vissuto 1000 vite, che per me si dovevamo chiudere con la trilogia del male. Non ho letto La moglie perfetta ma se è tirato per i capelli come questo temo che non lo leggerò.

Solito parellelismo presente/passato: in questo caso il passato è il 1974 ed il presente il 1986. Intrighi politici ed amorosi; non ci si può fidare di nessuno, neanche di Michele; una fantapolitica, un gioco di cospirazioni, una gincana tra servizi segreti e Governo; un impiccio che anche basta. Uffa, ma quanto si può tirare per le lunghe ‘sta storia.

Per me Costantini finisce qui. IMG_7779

 

 

Pulvis Et Umbra

“L’ho finito?!”

“Quale?”

“L’ultimo di Manzini, Pulvis et umbra”

“Ma quanto ci hai messo?!”

“Quanto ci vuole per non finirlo subito!”

Non l’ho letto, effettivamente, l’ho centellinato perché proprio non mi andava di far uscire  Rocco dalle mie serate, dal mio letto, in un paio di giorni perché tanti ce ne sarebbero voluti se avessi dato retta alla voglia di finirlo.

Rocco è un amico che ritrovi troppo volentieri. Ora poi che ha anche la faccia di Giallini (anche se per me l’ha sempre avuta pure prima della fiction) è ancora più amico.

Quanta malinconia in questo libro.

La rottura di coglioni del decimo grado è l’omicidio di un trans ma un impiccio grosso, più grosso della piccola Aosta, molto di più. Roma – Aosta- Roma con la macchina e la piccola Lupa come fosse un giro di Raccordo per Rocco.

In questo libro mi ha fatto tanta tenerezza perché è sempre meno “accompagnato” e sempre più consapevole della fine di Marina. Si affacciano vecchi e nuovi personaggi nella sua vita: Gabriele, l’adolescente “bullizzato”  vicino di casa è di una dolcezza infinita; Caterina è… lasciamo stare; Sebastiano, Bizio e Furio sono i suoi amici di sempre e “per sempre” anche se su questo si comincia a dubitare;  Gianni e Pinotto della Procura fanno troppo ridere… insomma, la squadra c’è ed è fortissima.

La spiegazione dell’uso dello “sticazzi” andrebbe insegnata a tutti quelli che pretendono di parlare romano pur non essendoci nati.

Quando il libro finisce pensi “noooo, e ora?!”… e ora si aspetta come sempre ma con più ansia perché lasciare Rocco lì da solo è stato un colpo stavolta.

Anto’, vedi che puoi fare!

PS: una piccola parentesi, ho dovuto girare due librerie per trovare il libro, il che è bellissimo, solo che poi pensi “comunque Rocco c’era anche prima della TV, cari amici”… ma l’importante è che la gente legga, chi dà l’input diventa indifferente.

 

La giostra dei criceti

Vi racconto prima di tutto il seguente episodio.L’altro giorno stavo leggendo il mio libro e mi accorgo che ero a più del 50% della lettura (sapete il Kobo come fa, no?!).

Vabbè, panico in vista del lungo week end di sole e mare.

Provo a scaricare un nuovo libro ma la Wi-Fi non ne voleva sapere, mi dava messaggi senza senso.

Allora pensa che ti ripensa: già mi immaginavo in viaggio sotto i 40gradi alla Feltrinelli ma andava bene anche perché nel frattempo la percentuale di lettura diventava 60%… 

Poi ieri mattina mi metto al tel con la Vodafone e trovo una ragazza tanto carina che mi aiuta a far ripartire la Wi-Fi, aspetto qualche ora e scarico il mio nuovo futuro libro potendo finire questo in santa pace. 

Tutto è bene quel che finisce bene. 

Il libro, intanto, che è passato da 60 a 100% di lettura, è La giostra dei criceti di Manzini.

Io adoro Manzini, già sapete, e questo è un suo vecchio libro ripubblicato.

Quando leggo Manzini certe volte penso: è matto, ma come gli vengono?! 

Qui c’è la pseudo banda della Magliana che fa un colpo in banca e poi nessuno può fidarsi più di nessuno. Complici, amici, parenti tutti in pericolo a guardarsi le spalle.

Che delirio… che criceti in giostra!

Fa ridere; è sufficientemente sporco e splatter; cinico e irreale.

La parallela fanta storia dell’INPS è talmente ridicola da sfiorare il reale. 

Manzini sa scrivere di Rocco e di tante altre mille cose che con Rocco non c’entrano niente ed ha una fantasia che solo uno scrittore illuminato può avere.

La scrittura è sempre veloce, pulita, appassionata senza troppo impegno. 

Adoro.

Consiglio vivamente i criceti in gabbia e io mi butto nel mio nuovo acquisto.

A presto. 

PS: sig.ra Vodafone sentitamente ti ringrazio. 

Io solidarizzo

Io sono di Roma e si sa.

Allora è da un po’ di tempo che nel mio quartiere (e mi piacerebbe sapere se capita anche nei vostri) succede che i vigili urbani debbano presenziare le innumerevoli buche che tappezzano le nostre strade.

Ora Roma ha questo problema di essere diventata Beirut dopo i bombardamenti: buche che diventano crateri, che sono enormi o, se piccole, sono profondissime.

Roba che, se stai in motorino, rischi la vita, se stai in macchina, come minimo rischi le ruote.

E vabbè, più o meno ci siamo abituati.

La scena, però, a cui non riesco ad abituarmi è quella della macchina dei vigili piazzata con le quattro frecce davanti alla buca per evitare incidenti.

Dico, secondo voi, è verosimile o stiamo nell’irrealtà?!

L’altra mattina, alle 8, vedo la volante; la sera, alle 20, stavano ancora lì (magari non gli stessi ma altro turno) e allora ho accostato, ho bussato al vetro della volante ed ho espresso la mia solidarietà a questi due poveri disgraziati che stavano svolgendo il loro INGRATISSIMO lavoro.

Ma vi pare una cosa possibile stare chiusi in macchina a guardare una buca per tutto il turno?!

Io penso sia assurdo e gliel’ho voluto dire. Sicuramente, sarebbero stati più utili a fare multe a chi sta in doppia fila o a quelli che passano con gli scooter sul marciapiede e invece no, presenziano le buche.

Poveri loro e poveri noi!

È una follia.

Il bello è che, fatti 100 metri, ce n’era un’altra e poi ancora una. Non è che puoi risolverlo così il problema.

Non voglio entrare nella polemica politica perché  non ne uscirei più; lungi da me, volevo solo:

1) denunciare un fatto;

2) esprimere solidarietà ai vigili;

3) una volta realizzati i punti 1) e 2), rispondere a chi dice: “e mo che gliel’hai detto che cambia?!” e niente, per carità, ma a qualcuno dovevo pur dirlo.

Saluti.

 

Colpevole per nascita

Carissimi, io non ho letto un libro ma una lunga poesia.

Ho appena finito di leggere una lunga poesia bellissima.

Perché quando un libro è bello lo capisci dalle prima 10 pagine ed io l’ho capito subito ed è per questo che, dopo averlo comprato appena uscito (il 20 ottobre) ed averlo iniziato, ho cominciato a rallentare e ci ho messo molto di più di quanto una lettura così bella richieda.

Che libro è?

Orfani bianchi di Antonio Manzini.

A parte il titolo che, già di per sé, ho trovato bellissimo ma il contenuto ti affascina già dalla premessa.

Per la prima volta Manzini ci racconta di una donna  (e che donna!): Mirta, una moldava.

Dice: ma la è più russa che rumena? No, sono Moldava, che è un’altra cosa.

Mirta è una disgraziata, ma di quelle vere. Ha lasciato il figlio in Moldavia per cercare fortuna in Italia ed offrirgli un futuro migliore.

Io non vi aggiungo altro, non vi voglio dire di lei e dei suoi mille lavori; non vi voglio dire della sua famiglia lasciata in campagna; non vi voglio raccontare del figlio disperato; non vi voglio dire della dolcezza di Pavel e della stronzaggine della sig.ra Valentina; non vi voglio raccontare della speranza; non vi voglio raccontare della disperazione; non vi voglio raccontare della “vita vera” a cui ambisce il filippino Filippo; non vi voglio dire delle scale che Mirta deve pulire e della sig.ra Eleonora che vuole morire.

Non vi voglio dire di nulla di tutto questo perché voi dovete leggerlo perché un libro così non può rimanere sugli scaffali, deve stare dentro casa; un libro così non ti lascia quando lo posi sul comodino, ti accompagna, ti scava un solco in mezzo al cuore; un libro così ti aiuta a ringraziare Dio (per chi ci crede) della tua fortuna; una copia di un libro così andrebbe regalata a tutti gli abitanti di Gorino per farli sentire delle nullità, quali sono; un libro così va letto e basta.

Buona lettura a voi e un infinito grazie ad Antonio Manzini per l’emozione, i brividi, le lacrime che mi ha regalato. Grazie.

PS: Anto’, io abito lì vicino ma un palazzo di undici piani a Conca d’oro non me lo ricordo proprio 🙂 .