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La Dea Merini diceva "chi tace spaventa" e, infatti, io non taccio mai! Sono di tutto un po' e un po' di tutto come il blog: curiosa, tendenzialmente felice, lunatica e con una gran voglia di fare cose, che la vita è una sola e non va sprecata. Il bicchiere è sempre mezzo pieno, anche perchè la parte vuota me la sono bevuta. Vegetariana e canara convinta: voi pellicce, non mi avrete mai! Nella vita avrei voluto fare la scrittrice, la personal shopper, l'organizzatrice di eventi, non faccio niente di tutto questo ma non sputo mai nel piatto dove mangio anzi, me lo lecco con gusto. Scrivo principalmente per far sapere quello che penso non per ottenere risposte, anche se pure quelle non mancano mai.

Fedeltà

É uscito Missiroli e, dato che io come qualcuno di voi sa mi affeziono, l’ho acquistato… non subito ma l’ho acquistato.

Il libro nuovo di Missiroli é Fedeltà ed il libro nuovo di Missiroli mi è piaciuto.

Vero è che mi ha provocato degli incubi, almeno per due notti di seguito, perché nella prima parte si racconta la storia di un cane che mi ha turbata evidentemente. Mi sono sognata la mia Margie che non stava bene e ho dormito male.

Non è stato bello.

Al di là di questo però è un libro piacevole da leggere.

Il tema di base, e non vi sto spoilerando nulla perché il titolo parla, è la fedeltà o meglio l’infedeltà che però viene trattata non solo nella coppia ma anche tra padrone e animale e con se stessi e con i figli. Diciamo che il tema viene analizzato ad ampio spettro.

Carlo ed Anna non sono una coppia in crisi ma vengono tentati dall’infedeltà. Non vi dico nulla sugli esiti.

Andrea e Sofia potrebbero essere “gli altri” ma non dico nulla sulla realizzazione di questa possibilità.

Leggendo il libro non prendi posizioni, nulla é giusto o sbagliato (come deve essere anche nella vita!) solo che leggendo consideri la possibilità che potrebbe succedere perché l’infedeltà potrebbe essere una forma di “fedeltà verso se stessi”, è sicuramente un altro punto di vista. Pensateci.

La scrittura di Missiroli a me piace molto: precisa, pulita, con citazioni di altri scrittori, forbita senza essere pedante.

Mi piace.

La storia non è banale pur parlando di un argomento che indubbiamente lo è.

Io ve lo consiglio e passo ad altro.

Leggetene tutti.

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Il cielo non è per tutti

Una mia carissima amica a Natale mi ha regalato il libro di Barbara Garlaschelli, Alice nell’ombra, che ho già recensito. La stessa amica, l’altra settimana mi ha regalato il nuovo libro di Barbara ossia Il cielo non è per tutti.

Ora io non finirò mai di ringraziarla perchè incontrare una scrittrice come Barbara nella propria “carriera” di lettrice è una fortuna.

Dovete sapere che io hI un pregiudizio (e me ne rammarico molto!) sulle scrittrici donne, nel senso che tendo a scegliere sempre scrittori uomini e sono loro i miei preferiti. Non è una questione di genere è che trovo che tendenzialmente siano più lineari, meno arzigogolati nella scrittura, meno prolissi. Ecco, Barbara è una di quelle scrittrici che mi fa ricredere sul pregiudizio.

Barbara ha una scrittura pulita, affascinante. Adoro il suo modo di costruire i romanzi. Lo adoro. Mi piace anche tantissimo il suo modo di delineare i personaggi che, nella fattispecie, sono dei preadolesceti. Ho ritrovato delle caratteristiche di Ammaniti, soprattutto del suo ultimo romanzo, per dire.

Non è facile parlare di adolescenti o meglio definirne i contorni immedesimandosi in loro e non è facile perché penso sia il più complesso e indefinito periodo nella vita di una persona.

Del libro ho apprezzato infinitamente la struttura ma perché io ho proprio un debole su questo tipo di libri: un fatto e 20 angolazioni, 20 prospettive, 20 pezzettini che costruiscono un puzzle. Ecco io per le storie così vado pazza.

Giacomo ed Alida sono i protagonisti e poi ci sono i di loro genitori: Regina, mamma e papà di Giacomo, e poi c’è Samuele, il fratello di Giacomo ed Elia, e poi Christian e Delia. Ognuno di loro portatore sano di un pezzetto di storia.

Una bella storia: di amicizia e di fuga; di famiglia e di violenza; di crisi e di povertà; una bella storia. Mi è piaciuta molto.

Ho adorato Giacomo, apprezzato Alida, odiato Regina, capito Anna, perché ti appassioni e vivi la storia con loro.

Brava Barbara, grazie amica e leggetene tutti!

Le parole di Sara

Quando ho letto il libro su Sara di De Giovanni l’anno scorso non ero rimasta molto convinta.

Stavolta é stata diversa.

Il libro è Le parole di Sara di Maurizio De Giovanni.

Ora sapete che io lo adoro e sapete anche che l’ultimo dei Bastardi di Pizzofalcone mi ha un po’ deluso mentre Ricciardi non mi delude mai.

Poi De Giovanni è venuto fuori con questa donna: Sara, che è un ex addetta ai servizi segreti con la dote straordinaria di leggere le labbra e il linguaggio del corpo per aiutare le indagini.

Gi nel primo libro ti accorgi della sofferenza di questa donna che troviamo disillusa dalla vita, un po’ sciatta nell’abbigliamento e nel look.

La cosa interessante e utile di questo libro è intanto il racconto posto alla fine, che dovete leggere prima del libro, per capire tante cose di quello che leggerete e di quello che, in caso, avete letto l’anno scorso.

Nel racconto, infatti, si capisce chi sia Sara e qual è il suo percorso, come e perché sia arrivata al punto in cui è.

Sara è in pensione ma viene richiamata per un’indagine da una sua vecchia amica e lei con l’improbabile squadra che ha messo su si occupa dell’indagine.

Al di là delle troppe ripetizioni presenti soprattutto nelle prime 50 pagine, il libro è piacevole.

Direi una lettura rilassata, davvero scacciapensieri.

Non parliamo del giallo della vita, non parliamo di un romanzo imperdibile ma di un romanzo che si fa delicatamente leggere, che ti fa piacere.

Scompare un ragazzo, chissà che gli succede. Non vi posso dire.

De Giovanni si legge sempre troppo bene.

Io non faccio testo ma leggetene tutti che vi farà piacere.

Manifesto

Sono stata a vedere la mostra Manifesto di Julian Rosefeldt al Palazzo delle Esposizioni.

Ora io raramente vi parlo di mostre, forse non l’ho mai fatto, ma questa merita un commento.

Intanto qualche consiglio preliminare.

Sappiate che avete bisogno di più di due ore per vederla tutta: si tratta infatti di 13 filmati di 12 minuti circa l’uno, tranne il prologo che ne dura 4.

Sebbene non creda che ci sia mai grossa affluenza, cercate di andare quando c’è poca gente (io ci sono andata il venerdì alle 20, perché chiude alle 22.30 come il sabato) in modo da non fare a cazzotti per seguire.

All’ingresso vi danno un libretto, tenetelo come oro colato perché è la traduzione di tutti i filmati che vedrete e vi aiuterà a capire ed apprezzare meglio.

Detto questo vi racconto della mostra.

Cate Blanchett interpreta le 12 donne dei filmati e, ognuna, decanta un manifesto artistico: pop art, futurismo, dadaismo etc. etc.

E una volta è una barbona, poi coreografa, poi burattinaia, poi mamma modello “Verona”, poi sempre bellissima.

Una bravura rara la sua, riesci a scordarti in un secondo quello che hai visto 12 minuti prima e ti sembra di guardare un’altra attrice.

I filmati sono curati allo sfinimento, il trucco di lei perfetto, le ambientazioni (sopratutto alcune, tipo “Architettura”) notevolissime.

Ad un certo punto dei 12 minuti poi, tutte le Cate insieme declamano il manifesto del filmato: tutte all’unisono, ciascuna il suo (anche se io ci ho messo 3 filmati a capire che non dicevano tutte la stessa cosa… ho i miei tempi!) ed è fantastico il colpo d’occhio con lei in primo piano che recita questa specie di nenia.

BELLISSIMO.

“L’arte di oggi è un falso” dice la giornalista; “No all’eroico, no all’Antieroico” la coreografa; “In arte c’è bisogno di verità, non di sincerità” la scienziata e così via.

BELLISSIMO.

Devo ammettere che all’inizio sono rimasta un po’ spiazzata ed ho pensato “ma perché non vado a vedere le mostre degli impressionisti come fanno tutti!” poi però. quando ti liberi dalla necessità di capire tutti i passaggi, li capisci tutti.

Avete tempo fino al 22 aprile, apprezzatene tutti.

I tempi nuovi

Ormai é così, ogni anno a fine febbraio esce Robecchi con il suo Carlo e non si può non leggerlo.

Di Carlo, sapete, sono innamorata; di Robecchi un po’ meno ma se riesce a rendermi così piacevole Carlo merita comunque la mia benevolenza.

I tempi nuovi é il nuovo libro di Robecchi che parla di Carlo Monterossi, lo strafico autore televisivo, milanese, che, suo malgrado, si trova invischiato in storie di malavita.

Il suo amico Oscar ha aperto un’agenzia investigativa e lì arriva la prima cliente. Non vi voglio dire nulla della trama perché é abbastanza ingarbugliata e vi toglierei il gusto di sciogliere la matassa ma fatevi accompagnare da Carlo che, come voi, a bocca aperta scoprirà magagne e sventerà rapine etc. etc.

Meno collegamento con la polizia, che segue la stessa indagine ma parallelamente, e sempre piacevoli i protagonisti. Tutti.

Sapete cosa adoro in Robecchi?! La tranquillità, la lettura dei suoi libri è rilassante. Sebbene di fondo ci siano dei reati, la lettura non é mai ansiosa: non c’è mai fretta nello scoprire i colpevoli perché è piacevole il contesto.

Adoro la vita di Carlo, il suo stare al mondo senza sgomitare.

Tranquillo, compiaciuto di quello che ha. Piacevole.

Fa la vita che vorremmo fare un po’ tutti, io più che la sua quella della sua donna perché lui per me è proprio un gran fico, ma lasciam perdere!

Sarebbe piacevole come minimo.

Insomma: lo aspetti, lo prendi, piacevolmente lo divori.

Ecco quello che succede con Robecchi.

Io lo consiglio sopra ogni cosa, leggetene tutti.

L’ultimo ballo di Charlot

Quando io, ma ormai lo sapete, sbaglio un paio di libri di seguito mi butto sul sicuro. Se è uscito De Giovanni prendo lui, o Manzini o qualcuno che conosco e che male non mi può fare. Ora nel mio albo dei preferiti è entrato a gamba tesa Fabio Stassi (colui che ha scritto Ogni coincidenza ha un’anima di cui vi ho abbondantemente parlato).

Stassi ha un modo di scrivere così delicato, pulito, poetico, semplice (senza essere banale) che potrebbe fare anche una lezione sulla fisica quantistica e risulterebbe comprensibile.

Costruisce storie raffinate ma accessibile.

È bravo. Punto.

Qui la storia è quella di Charlie Chaplin, L’ultimo Charlot. Si muove su due binari: la sfida di Chaplin con la morte e la storia della sua vita raccontata al figlio più piccolo, Christopher.

Stassi immagina che Chaplin con la morte se la giochi , lei lo passa a trovare una notte di Natale e lui le propone una sfida: se la farà ridere tornerà l’anno successivo e così va avanti per ben sei anni. E’ macabro e divertente il rapporto che si instaura tra i due e fa da intercalare alla biografia di Charlot raccontata al figlio piccolo in una lunga lettera che termina con una frase bellissima: “solo nel disordine dell’amore ogni acrobazia è possibile”: punto, partita, incontro, match, Roland Garros, Wimbledon, Australian Open e tutta la compagnia del tennis.

Non sto qui a raccontarvi la storia di Chaplin, non so quanto romanzata da Stassi, ma non fa niente. Si legge che è un piacere. Il suo rapporto con il cinema, con il teatro, con il circo, con i mille e uno mestieri fatti prima di trovare la strada giusta.

E’ un gioiellino questo libro e Stassi una boccata d’aria in mezzo a un mare di gente che non sa scrivere.

Leggetene tutti.

8 marzo

Tutti gli anni la stessa storia:

  • “non è una festa, è una “giornata internazionale”;
  • la donna non si deve festeggiare solo oggi ma tutti i giorni;
  • no fiori ma opere di bene.

Bene, brave, mi trovate d’accordo ma, al netto di quelle che mi sembrano essere delle ovvietà, io rivendico il diritto di avere piacere se:

  • le mie migliori amiche (perché non può essercene una sola!) oggi più di ieri – e meno di domani – hanno un pensiero per me e mi scrivono “A te, che sei una donna meravigliosa buona festa (o giornata internazionale che dir si voglia)!”;
  • mia mamma (ed io a lei) mi invia una foto di mimosa, che peraltro trovo essere un fiori bellissimo e giallo (ed io amo il giallo);
  • qualcuno avesse il pensiero di mandarmi dei fiori (e questo non succede ma del resto manco mi sono arrivati i cioccolatini a San Valentino) perché a me i fiori piacciono e ho capito “tutti i giorni” ma non arrivano e allora una potrebbe legittimamente aspettare l’occasione… che tanto non arrivano uguale!

Perché io penso che avete ragione da vendere, lotte e lotte sono state fatte, ma non è che celebrando una data (o meno) alcuni uomini smetteranno di picchiare alcune donne, nell’ambiente di lavoro verrete considerate con più attenzione ed un milione di altre questioni irrisolte. Diamoci pace.

Quindi, io dico: “Buona festa/giornata internazionale a tutte e sentitevi libere oggi (E SEMPRE!) di rivendicare i vostri diritti”… anche quello di accettare gli auguri o un mazzo di fiori.

A tal proposito siete ancora in tempo… a richiesta, in privato, mando indirizzo a cui recapitare i fiori. Affrettatevi!!!