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La Dea Merini diceva "chi tace spaventa" e, infatti, io non taccio mai! Sono di tutto un po' e un po' di tutto come il blog: curiosa, tendenzialmente felice, lunatica e con una gran voglia di fare cose, che la vita è una sola e non va sprecata. Il bicchiere è sempre mezzo pieno, anche perchè la parte vuota me la sono bevuta. Vegetariana e canara convinta: voi pellicce, non mi avrete mai! Nella vita avrei voluto fare la scrittrice, la personal shopper, l'organizzatrice di eventi, non faccio niente di tutto questo ma non sputo mai nel piatto dove mangio anzi, me lo lecco con gusto. Scrivo principalmente per far sapere quello che penso non per ottenere risposte, anche se pure quelle non mancano mai.

Questo voto è per te

Papà, questo voto lo dedico a te.

Sei stato tu che mi hai insegnato ad amare la politica.

Sei stato tu che mi hai fatto capire che non è una cosa sporca ma un mestiere glorioso, se nelle mai delle persone giuste.

Sei stato tu che mi hai insegnato a esprimere sempre il mio voto, la mia scelta.

Sei stato tu che mi hai mostrato, nei fatti, che nessun altro deve scegliere per me.

Sei stato tu a indicarmi la strada giusta, il senso di giustizia, l’etica del lavoro, l’eguaglianza dei diritti.

Sei stato tu che mi hai insegnato a capire anche le ragioni degli altri per poter prendere una corretta decisione.

Sei stato tu a farmi emozionare con il primo voto, che era per te.

Sei stato tu a farmi appassionare alla Costituzione.

Sei stato tu a insegnarmi cos’è la mediazione.

Sei stato tu a raccontarmi cos’è la cosa giusta da fare sempre.

E allora questo voto lo dedico a te, perché oggi non potrai votare, perché purtroppo non potrai votare più.

Ora voterò sempre con una doppia responsabilità perché la mia matita sarà anche la tua matita.

Fidati di me, papà, voterò sempre e sempre dalla parte giusta per noi, come mi hai insegnato tu.

E il mio voto sarà sempre anche il tuo.

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Borgogna on the road

Di seguito troverete una guida non richiesta di un petite e très jolie tour in Borgogna in 8 giorni.

Giorno 1: Roma- Macon.

10 ore di cui una per il traforo Monte Bianco, capisco sia unica strada ma proprio per questa dovrebbero modernizzarsi… e che cavolo: ancora con il sig. a cui pagare, ti credo che si forma la fila! Hotel Panorama 360: bello e centrale, con spa strepitosa.

Giorno 2: Macon – Cluny – Tournus – Chalon sur saone.

Giro a Macon, che è molto carina. Poi Abbazia di Cluny con la torre del Formaggi, che non è il tour dei formaggi, come pensavo io pronta ad ingozzarmi, ma una torre da cui la si può ammirare la vista della cittadina. Poi Tournus e Chalon sur saone dove abbiano dormito al St. regis: centrale e un po’ vintage ma carino. Primo approccio con questi hotel che separano il water dal resto del bagno (direi inutilmente), pensate a mettere un bidet piuttosto! Chalon è molto carina e la sera è stata divertente sulla piazza principale con musica dal vivo; attraversando il fiume, però, si trova una stradina piena di ristoranti: molto pittoresca! Per la cronaca questa è la cittadina di Niepce l’inventore della fotografia o almeno colui che ha fatto il primo scatto al mondo.

Chalon-sur-saone by night

Giorno 3: Autun -Beaune

Giro a Chalon e si riparte verso Autun, con bella cattedrale; tappa a Nolay con degustazione di vini, mercatino con orchestra jazz. Beaune troppo carina con almeno 4 matrimoni in cattedrale, di cui uno assurdo con padre a maniche corte. È una cittadina deliziosa e piena di turisti.

Giorno 4 Sateny – Chateaux Savigny le Beaune – ChâteauNeuf

Mulino a vento, poi giro a Puligny, il paese del Montrachet e degustazione alle 10.30… lo puoi versare ma no, meglio finirselo tutto 🤣 quindi verso Château Savigny le Boune con 9 collezioni (macchine, moto, trattori, aerei, pompieri, modèllini) di tutto di più! Giornata di castelli perché poi passiamo a ChâteauNeuf: bello, ben tenuto. Arriviamo a Digione dove il turista è aiutato a visitare la città da un gufo: basta seguirlo et voilà! È sufficiente recarsi all’ufficio del turismo per prendere la guida e seguire il gufetto. Albergo carino (Vertigo) centrale ma camera piccola e spa inesistente.

Segui il gufo…
Trova il gufo!

Giorno 5 Chatillon sur seine -Langres – Chaumont – Colombey-les-Deux-Églises

Giro a Digione con acquisto senape alla spina, per la quale devi fare una fila assurda! Chantillon tappa inutile ma bar con birra e fornaio con quiche è stato divertente. Poi siamo incappati in Langres paese arroccato e patria dell’illuminista Diderot; quindi abbiamo dormito a Chaumont, tappa inutile che ci ha però permesso di conoscere il primo paese dello Champagne nonchè paese in cui morì Charles De Gaulle, e infatti c’è un memoriale a lui dedicato.

La strada dello champagne

Giorno 6 Lac d’orient – Troyes – Reims

Inizia la via dello champagne, abbiamo scavallato e abbiamo fatto bene! Giro per laghi e poi Troyes che è davvero troppo carina con statue e case storte e con un templare che ti guida per il centro, come il gufo di Digione. E finalmente arriviamo a Reims dove c’è una cattedrale straordinaria con l’Angelo che ride di Chagall, non si vedono facilmente angeli che ridono eh!

Angelo che ride di Chagall

Giorno 7: Reims – Auxerre

Inizio giornata con degustazione da Pommery: (30€ con due assaggi) STUPENDA: cave di gesso a 10 gradi per non rovinare lo champagne che rimane 3 anni in botte contro i 12 mesi di altri. Lei era un genio e le cantine sono piene di opere d’arte. Bellissimo. Due coppe di assaggio.

Genio Pommery

Visita alla maison Veuve Cliquot: (55€ con guida e 1h e 30’ con guida) cantine a 25 metri di profondità, 10-12 gradi con degustazione nascosta. Bello. Avendo già partecipato la mattina a quella di Pommery, qui non ci hanno fregato e ci siamo presentati con il necessario giacchetto perché fa un cazz dì freddo.

Il motto delle Veuve Clicquot

Ultima notte a Auxerre molto carina e microscopica ma con ben 3 cattedrali per due strade. Molto pittoresca.

Auxerre by night

Al di là dei paesini, abbastanza simili, deliziosi, ben curati, fiorati, con Abbazie altissime, medievali, con vicoli stretti, più o meno turistici, è stato un bellissimo viaggio di improvvisazione. Infatti, stabilite le tappe principali, è divertente fermarsi dove capita, solo perché hai visto svettare una chiesa o da lontano un castello.

Sulla cucina non vi posso dire perché non mi è mai importato molto, mi interessa più bere e infatti abbiamo bevuto benissimo.

In complesso siamo stati bravi… ecco magari Chaumont si può evitare ma se vuoi scavallare nello Champagne (e va assolutamente fatto!) è una buona tappa. Poi ci ha permesso di conoscere il primo paesino dello champagne Colombey les deus Églises, con il mastodontico mausoleo a Charles de Gaulle. A proposito di champagne, bevete vino o birra, comunque alcol, che l’acqua costa troppo, non si spiega perché!

Ultimo consiglio: partite con qualcuno che parla francese che loro parlano poco inglese (bravi!) e diventa complicato comunicare.

Beh, non mi resta che dirvi: BON VOJAGE!

È stata la mano di Dio

Premesso che:

– amo Sorrentino;

– adoro Servillo in ogni sua manifestazione;

– trovo che la Ranieri sia bravissima, oltre che bella un colpo

tutto ciò premesso e considerato, la presente blogger stabilisce che:

– le premesse formano parte integrante della presente recensione;

– il film, di cui al titolo della recensione, è da considerarsi straordinario;

– gli interpreti tutti hanno dato prova di grande bravura, ma tutti proprio, tipo, oltre ai menzionati in premessa: la mamma, che ho trovato essere bravissima; il protagonista che penso sia un talento; vicino di casa, gli zii, insomma tutti, anche Daniela che sta sempre in bagno;

– Napoli è bellissima e Sorrentino ne la valorizza la bellezza in qualunque scena;

– il film fa ridere e piangere e poi di nuovo ridere e poi di nuovo piangere, sostanzialmente ti dà quello che ti aspetti da un film: EMOZIONI, ma tante;

– se poco poco negli USA ne capiscono qualcosa, l’Oscar è assegnato.

Letto, firmato e sottoscritto.

1460 giorni

Sono passati 1460 giorni

1460 giorni di mancanza

1460 giorni di nessun “buongiorno amica”

1460 giorni di pensieri non condivisi

1460 giorni di frasi non dette

1460 giorni di risate ingoiate

1460 giorni di confidenze negate

1460 giorni di segreti rimasti nel cassetto

1460 giorni di viaggi rimandati

1460 giorni di lacrime nascoste

1460 giorni di cene non consumate

1460 giorni di mostre non visitate

1460 giorni di concerti non ascoltati

1460 giorni di opere non applaudite

1460 giorni di gossip non commentati

1460 giorni di foto non scattate

1460 giorni di noi senza te ❤️

Un abbraccio

Vorrei dare tantissimo un abbraccio a tutti i signori che vedo con i capelli di un innaturale color mogano.

Un abbraccio stretto stretto per dar loro coraggio e sussurrare all’orecchio che “si vede, si vede che i capelli sono tinti. Si vede, arrendetevi all’età, si vede!”.

Mi fanno davvero troppa tenerezza perché non c’è scampo: quel mogano è una freccia neon che dice “non riesco ad arrendermi ai capelli bianchi, sono stato da un barbiere, sono rimasto per 30/40 minuti con una pappetta in testa ed eccomi qua nel mio color mogano!”

E comunque è un mistero, ma come mai noi donne riusciamo a fare di tutto ai nostri capelli con le tinte e loro, poveri, niente di niente: rosso mogano for ever! Io sono passata dal castano scuro al platino in un battibaleno e quei poverini senza scelta. Dispiace, dispiace tantissimo.

Io dico che sareste tutti immensamente più belli con il vostro brizzolato che non invecchia, tutti molto più belli perché ricordatevi che “si vede, si vede che sono tinti. Si vede, arrendetevi all’età, si vede!”

L’amore

Sono mesi e mesi che non scrivo su questo blog se non per recensire libri e da un po’ neanche più quello, non so perché. Forse mi si è esaurita la vena creativa. Vedremo. Comunque sentivo l’esigenza di raccontarvi il seguente episodio.

Ieri, per mia fortuna, sono andata da Tiffany, a Via del Babbuino a Roma.

Non so se ci siete mai andati ma io penso che sia uno dei posti più belli del mondo: rilassante, fondamentalmente bellissimo.

Comunque entri, ti fanno accomodare e aspetti le assistenti. Al piano terra ci sono i solitari e l’argento, ti accolgono e poi ti indirizzano in base alle esigenze. Stavamo lì, in attesa che preparassero il nostro pacchetto, ed è entrato un signore, di mezza età, solo.

Il buon padre di famiglia mi verrebbe da dire, uno di quei signori che quando lo vedi vorresti affidargli le chiavi di casa tua. Quello che vorresti come nonno. Dolce, dolcissimo.

Aspetta, arriva il suo turno e spiega alla signora che voleva fare un regalo a sua moglie. E la sig.ra subito dice “così, dopo Natale? C’è una ricorrenza?” E lui: “no, volevo farle una sorpresa!”.

Si mette lì e comincia a guardare tutti i solitari, lui e il suo borsello: guarda, chiede, si informa del taglio della pietra, si fa spiegare, alla fine ne sceglie uno.

Non l’ho visto, era di spalle, non mi sembrava il caso di chiedere di poterlo vedere, non mi sembrava rispettoso ma so che era bellissimo. Stava proprio tra gli anelli di fidanzamento e sfido a trovarne uno brutto da Tiffany.

E poi, mentre la sig.ra gli preparava il pacchetto, lui ha detto: “Sa, abbiamo 5 nipoti, è tanto che stiamo insieme ma con questa famiglia ci siamo un po’ dimenticati di noi e così le volevo fare una sorpresa”.

Ecco, dall’Amore è tutto.

Gli ultimi giorni di quiete

La capacità di Antonio Manzini di uscire dalla sua confort zone di Rocco Schiavone è straordinaria.

È il secondo libro suo che leggo, ma forse che scrive, fuori dalla serie di Rocco e vi devo dire che ne rimango sempre strabiliata.

Che bel libro, belli miei.

Quante emozioni, quanti pianti, quanti nodi in gola in queste pagine.

Antonio Manzini ha una capacità straordinaria di raccontare l’amore genitoriale, quell’amore che ti fa uscire di senno, che ti toglie la vita se non può essere più ricambiato, quell’amore che ti riempie, che ti fa fare cose insensate, che ti riscalda, che dà senso alla vita.

L’avevo già detto con l’altro libro (Orfani Bianchi) che era stata una scoperta straordinaria, questo libro è stata una conferma.

Tosto, potente, emotivamente impegnativo.

I protagonisti, Nora e Pasquale, sono legati da un amore profondo e perpetuo per il figlio che, purtroppo, non c’è più. Il libro racconta come questo tipo di tragedia possa avvicinare e dividere, far impazzire e rinsavire; come il dolore possa scavare solchi profondi e ricucirli.

È stato tragico e bellissimo entrare nel dolore dei protagonisti: in quello più composto di Pasquale e in quello straordinario e devastante di Nora.

Vi dico EMOZIONANTE, straordinariamente emozionante. Ho pianto diverse volte e ringraziato Antonio per questo regalo.

Leggetene tutti, vi servirà.

PS: in questa assenza ho letto anche De Giovanni con la sua Mina a settembre che sempre vale la pena.

Lacci

Ieri sera, sfruttando una promozione per la quale mi hanno regalato il cinema avendo visto un altro film nell’ultima settimana (Padrenostro che, caldamente, consiglio!), ho visto Lacci.

E’ uscito giusto ieri e mi incuriosiva.

Lacci è un libro di Domenico Starnone da cui hanno tratto uno spettacolo teatrale ed ora il film.

Non ho mai letto il libro ma ho visto lo spettacolo teatrale, che non mi aveva entusiasmato, ed ora il film.

Andava tutto bene fino all’ultimo quarto d’ora ma vado con ordine.

Il film, seppure a tratti lento soprattutto nella parte iniziale, si fa ben vedere.

Ho trovato gli attori molto bravi: soprattutto Alba, come si chiama lei di cognome che non so scrivere nè pronunciare e Lo Cascio, a cui avrei però dato la parte del figlio, invertendo quella del marito con Giannini junior; Morante e Orlando, che ho trovato perfetti.

Il film, ma prima il libro, narra la storia di una coppia nella quale il marito si innamora di un’altra e lascia la famiglia, salvo poi tornare?! Chissà. Comunque non una storia particolarmente originale.

Mi sono piaciute molto: le ambientazioni, la regia, la fotografia, gli abiti anni ’80 di Alba.

NON mi è piaciuta, affatto, e qui arriviamo all’ultimo quarto d’ora: GIOVANNA MEZZOGIORNO. Al di là che non mi faccio una ragione di come si sia ridotta, non tacciatemi di body shaming e non venitemi a dire che era la parte che lo richiedeva perchè non ci credo, ma poi sempre forzata nella parte, sempre sopra le righe, sono anni che si ripropone con la stessa parte, sempre “urlata”, sempre FASTIDIOSA.

Sono certa che se non ci fosse stata lei vi avrei parlato in maniera diversa di questo film ma lei proprio mi ha urtato i nervi.

Quindi, che dire? Fate voi. Potrebbe piacervi, io non ne do un giudizio del tutto negativo, anzi… peccato quel quarto d’ora finale.

Buona visione.

La signora del martedì

Ci ho messo un mese a finire questo libro, non perché sia particolarmente complicato ma perché non ho avuto testa.

Sono finite le vacanze, se n’è andata l’abbronzatura e il tempo per leggere di giorno; la sera faccio fatica ma ora rientrerò nei ranghi.

Per tornare al libro, trattasi dell’ultimo di Carlotta che devo dire mi é piaciuto e vi consiglio.

La signora del martedì parla di una signora appunto che tutti i martedì si reca in una casa di appuntamenti dove, ad attenderla c’è un attore porno che, per ragioni di salute e di età, ha dovuto abbandonare la carriera.

Nonostante l’argomento, che potrebbe sembrare particolare e scabroso ma assolutamente non lo è, il libro è molto piacevole, ben scritto.

I protagonisti sono “delicati”, raccontati con una certa dolcezza. Carini, tanto. Mi ci sono affezionata, forse per questo ho anche centellinato il libro.

Non è un giallo, sebbene ci sia un omicidio (anzi due) ma non c’è da scoprire nessun assassino, solo seguire una storia particolare, direi abbastanza originale e ben narrata.

Leggetene tutti, io mi butto su De Giovanni, a usual.

Il metodo del dott. Fonseca

Niente, non sono fortunata questo periodo.

Andrea Vitali che, in genere, non dico mi piaccia ma mi fa passare qualche ora tranquilla, non mi è piaciuto affatto.

Un protagonista inconcludente, di cui non si sa neanche il nome; un capo a cui viene dato un soprannome brutto; un caso tra il surreale e il ridicolo; un’ambientazione indefinita.

Ma partiamo dall’inizio.

C’è un tipo, credo poliziotto, che dopo due anni dietro una scrivania viene mandato a risolvere un caso di omicidio sui monti. Parte da una città che non si sa quale sia, arriva sui monti che non si sa quale siano e cerca di risolvere un omicidio, in realtà non deve fare nulla perché l’omicida pare si sappia chi è.

In realtà può esserci un mistero, ma come le indagini sono pressoché ridicole.

Vi dico un libro buttato lì, scritto male con protagonisti non definiti, ma come si fa?! Ma perché scrivere ‘ste minchiate?! Terribile.

Non leggetene, non ve ne pentirete.