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La Dea Merini diceva "chi tace spaventa" e, infatti, io non taccio mai! Sono di tutto un po' e un po' di tutto come il blog: curiosa, tendenzialmente felice, lunatica e con una gran voglia di fare cose, che la vita è una sola e non va sprecata. Il bicchiere è sempre mezzo pieno, anche perchè la parte vuota me la sono bevuta. Vegetariana e canara convinta: voi pellicce, non mi avrete mai! Nella vita avrei voluto fare la scrittrice, la personal shopper, l'organizzatrice di eventi, non faccio niente di tutto questo ma non sputo mai nel piatto dove mangio anzi, me lo lecco con gusto. Scrivo principalmente per far sapere quello che penso non per ottenere risposte, anche se pure quelle non mancano mai.

A star is born

Ho visto A star is born in tv.

Lo danno in anteprima su Infinity.

Un’unica cosa ho pensato per due ore di film ed é questa:

QUANTO

CAZZO

È

BONO

BRADLEY

COOPER?!

QUANTO?!

Sul film non ho altro da aggiungere.

Saluti.

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Sanremo 2019

Sono passate due serate e non ho visto un fotogramma in diretta di Sanremo.

Già prima che iniziasse sapevo però che la Raffaela sarebbe stata vestita da Armani (prima e ultima sera), Schiaparelli e Lorenzo Serafini in mezzo; Scervino per Baglioni; Etrò e Armani per Bisio.

Ho guardato qualche abito solo perché non resisto e perché mi pare che non se ne possa fare a meno se poco poco apri un giornale anche online.

La prima parola che mi viene in mente è: NOIA.

Prima di tutto denunciamo il parrucchiere della Raffaele che la sta rovinando. Bel corpo lei ma la faccia e la capoccia no, grazie! Tagliare i capelli, alleggerire quella massa informe: daje. Sugli abiti della prima sera Armani mi ha un po’ deluso: primo abito già visto su Nicole Kidman; secondo non adatto a lei e terzo talmente semplice da risultare banale. Seconda sera: Schiaparelli cineseria doppia e Atelier Emè una bomboniera. Per me basta così, non mi sembra il caso di guardare oltre.

Mi ha annoiata anche moltissimo la Hunzinker nella sua uscita in Armani Priveè e mi ha annoiata perchè l’abito doppio, con pantaloni a sigaretta con top, ed ampissima gonna sopra, da togliere per ballare, l’avremo vista forse in mille mille salse, milioni di volte.

 

Stendo un pietoso velo su:

  1. Loredana Bertè, inguaiata da Saitto la prima e la seconda sera con quelle minigonne che “anche basta, hai 100 anni” e poi quelle gambe erano belle una volta… ora non più direi, le spallone anni ’90 che manco ai cani, per non parlare del trucco da clown.
  2. Arisa, santa pace, Arisa. La prima sera vestita da infermiera, la seconda sera poteva non essere male il completo ma assolutamente non adatto a lei. Penalizzata in ogni suo angolo. Il tutto regalato da Albagia.
  3.  Patty Pravo. E qui sono senza parole. Basta la foto della prima sera: Pravo

Vi risparmierei il commento sugli uomini perché francamente ho poco da dire. Eleganti, piuttosto banali. Vi dirò che mi è piaciuto Achille Lauro, che ignoro chi sia, in Pignatelli. I Volo proprio una cosa di una bruttezza molto rara. E vi segnalo i calzini bianchi di spugna di questo tale che si chiama Maurizio Carucci degli ex Otago, che non so chi sia e manco lo voglio sapere: 

Menzione speciale per Renga e Favino che starebbero bene anche con un saio:

Infine, le mie sole ed uniche preferite: Paola Turci e Fiorella Mannoia.

La prima in due jumpsuit perfette di DSquared: total white la prima sera e total black la seconda sera, PERFETTE le jumpsuit e lei. Ha vinto tutto, come l’anno scorso del resto, quando aveva scelto la mia Stella.

 

Molto brava anche Fiorella Mannoia, che ha finalmente capito di avere sessanta anni e si è fatta sistemare da Dolce & Gabbana in uno smoking damascato bellissimo.

Mannoia

Per me Sanremo finisce qui, domani non mi disturberò neanche a guardare i vestiti sui giornali perché alla noia c’è un limite ed io l’ho raggiunto.

Da molto lontano

Ogni volta che esce un libro di Costantini, lo prendi e pensi che è un atto di coraggio affrontare 600 pagine di morti ammazzati e della pesantezza di un uomo che non ha fatto pace con il suo passato.

Poi però lo inizi e, al di là, della peso di tenerlo in mano, le 600 pagine scorrono.

Il libro ultimo è “Da molto lontano”.

Balistreri non cambia e neanche il calcio: qui siamo durante i Mondiali del 1990.

Ve lo dico: io un po’ mi sono stancata di questo doppio binario che, in questo caso, è il 2018 ed il 1990.

Forse mi sono anche un po’ stancata di Balistreri con la sua aria da dannato, ma da come finisce potrebbe essere l’ultimo libro anche se, lavorando per flashback e parlando di un commissario, é difficile pensare che in tutta la sua carriera solo 5 siano le indagini che ha affrontato.

Comunque qui una storia parecchio torbida ed impicciata: soldi, famiglie contorte, amore, bondage, sesso.

Una storia talmente impicciata che alla fine è banale, cioè quando ci arrivi alla fine pensi “ah, la cosa più semplice!”.

Però con il senno del poi siamo tutti bravi.

Costantini è bravo a costruire storie, a farle reggere, a ingarbugliarle ed a sbrogliarle.

Il libro si fa leggere.

Solo che ci sono dei punti in cui mi ha particolarmente urtato, soprattutto verso la fine: coincidenze talmente smaccate da essere ridicole; sali e scendi dagli aerei; km di strada a piedi in 20 minuti. Sono criptica?! E lo so, ma non voglio togliervi il piacere di leggere perché se vi piacciono le inchieste, i commissari dannati, Roma e il calcio il libro si può tranquillamente leggere.

Forse però io con Costantini ho dato, al prossimo magari rinuncio perché, come detto, non lo reggo tanto più Balistreri ma voi procedete pure eh!

Per ora voglio leggere un racconto, non più di 200 pagine.

A presto.

PS: finalmente si sono decisi a pubblicare un’edizione più comoda di questi libri, con copertina morbida e non rigida. Scegliete questa.

Vice

Allora, visto che sembra che io mi lamento sempre, che non mi piace mai nulla, che mi parte sempre la “ciavatta”, voglio parlarvi di un film che mi è piaciuto tantissimo: Vice.

Storia degli Stati Uniti piuttosto recente, più di due ore di film, ero abbastanza prevenuta. Sono passati 5 minuti e mi sono subito rilassata. Mi è piaciuto da subito.

La “struttura narrativa” (e qui sembro una seria!) è ben fatta ed originale; direi addirittura “geniale” la voce narrante, che quando scopri chi è, ti alzeresti in piedi ad applaudire il regista e lo sceneggiatore che, in questo caso, mi sembra siano la stessa persona, ossia Adam McKay. Bravi, bravissimi gli interpreti: tutti. Immenso Bale, irriconoscibile e con una panza che fa provincia di Washington.

La storia è quella del Vice Presidente degli Stati Uniti, Dick Chaney e del di lui staff che ha più o meno preso le redini del paese sotto la presidenza Bush, che ne esce come ce lo siamo sempre immaginato: un “bamboccione” al potere. In alcuni momenti, data la somiglianza degli attori ai veri protagonisti, ti sembra di guardare un documentario più che un film.

Io non sopporto i “complottismi”, sono sempre un po’ scettica, ma devo dire che quello che esce dal film non infastidisce, anzi sembra drammaticamente e tragicamente tutto vero. Crude alcune immagini ma sono quelle della realtà, le torture in Afghanistan ad opera dei soldati USA, per esempio.

La riflessione che ho fatto alla fine del film è che sempre dietro un uomo, piccolo o grande che sia, c’è una donna (forte, stronza, arrivista, determinata) che comanda la baracca. Ma possibile che sia sempre così?! A quanto pare sì.

Bravo Brad Pitt a produrre il film che ha disseminati qui e là dei colpi di genio che ne meritano la visione, vi do qualche input: titoli di coda non nella coda del film, il cuore e, come già detto all’inizio, la voce narrante… capirete guardando.

Hollywood è viva e lotta con noi, buona visione.

 

 

 

Rien ne va plus

Finito. Ecco, ho finito anche io Rien ne va plus, l’ultimo di Manzini con Rocco Schiavone.

E non lo so che gli è preso a tutti i miei amici: la corsa. Uscito il 10 gennaio, tipo dal 12 hanno cominciato a chiedermi se lo avessi finito. Finito ieri sera. Ecco. Ma con un’ansia da prestazione che non vi dico.

Bello, sempre bello. Rocco è casa, famiglia. Lupa è il cane di tutti noi. Gabriele il nostro vicino di casa, Italo, Casella, D’Intino & co. i nostri colleghi.

Mamma che paura che mi sono presa, non posso spoilerare, quindi non vi dico nulla. Ma che paura che mi sono presa.

Sicuramente un finale più degno di Fate il vostro gioco che non ti lascia appesa ad un palo della Salaria in attesa di una nuova uscita.

Rocco è Rocco, si ama. Come se niente fosse Aosta – Roma – Roma – Aosta; sempre in casa con ospiti; sempre Lupa fedele; e Brizio e Seba.

La novità sono i suoi collaboratori che escono in modo preponderante nella storia, pagine e pagine a parlare di loro, cosa che mai prima d’ora era stata fatta e sono la parte divertente, che alleggerisce il racconto.

Manzini ci regala anche chicche sulle tute, le rose, l’amore, la conquista. Adoro.

Leggetene tutti, per cortesia.

 

Bohemian Rhapsody

Io ho visto Bohemian Rhapsody.

Non dovevo farlo perché mi è “partita la ciavatta” e vi racconto perché.

È troppo facile fare un film su un mito ed è troppo difficile farlo male.

Ci sono riusciti.

Dopo i primi 5 minuti il protagonista mi ha urtato così tanto il sistema nervoso che mi ha indisposto tutte le 2 ore di film.

Ok, Freddy aveva i denti un po’ sporgenti ma non era una caricatura.

Se vuoi approcciare un mito non ne devi fare una macchietta, lo devi rendere credibile e per me il tipo non lo è.

Due ore lunghe, noiose, con gli unici spazzi di emozione dati dalle canzoni, dalla musica, ma troppo facile se la musica in questione è quella dei Queen.

Ci mancherebbe pure.

Devo dire che il resto della band é riuscito meglio, soprattutto il chitarrista, Brian May: uguale e per niente caricaturale.

Per il resto: NO, su tutti e tutto.

Non mi è piaciuto niente a parte gli ultimi 20minuti, quelli sì emozionanti ma grazie tante trattasi del Live Aid a Wembley. Sono 20 minuti di pura musica, quella dei Queen, 20 minuti di emozione, 20 minuti che risollevano un film inutile e fatto male; 20 minuti che se cerco su YouTube posso guardare tutti i giorni dalla viva voce del protagonista, Freddy Mercury, quello vero, il mito, l’icona di stile, il genio della musica.

Quei 20 minuti arrivano alla fine di 2 ore di supplizio e ci credo che la gente esca dal cinema emozionata, lo ero anche io ma l’emozione te la dà la musica non un film inutile e fatto male che si sta approfittando di un personaggio unico che ha cambiato la storia della musica.

Per carità.

Ogni coincidenza ha un’anima

Sono qui per recensire il primo libro del 2019.

Ogni coincidenza ha un’anima di Fabio Stassi.

È un libro bellissimo.

E potrei chiuderla qui.

Visto che le recensioni non si scrivono così, vi dico qualcosa in più.

Il libro narra la storia di Vince Corso che per lavoro consiglia libri, fa il biblioterapeuta: la gente ha un problema, va da lui che consiglia libri per aiutarli.

Ci va chiunque: l’attrice che vuole diventare famosa; il razzista; l’aspirante cantante stonata; e anche la sorella di un mezzo genio colpito da Alzheimer.

Su quest’ultima “cliente” si sviluppa la storia che è una specie di caccia al tesoro. Il suo compito è quello di ricostruire un puzzle, trovare un tesoro, entrare nella mente di un uomo e cercare di incastrare dei lego tra loro.

Il libro è bellissimo.

Al di là dell’originalità della trama, solo in alcuni punti può sembrare pedante perché sembra voler un po’ spiattellare tutta la cultura letteraria del mondo in dieci pagine. Superata questa minima difficoltà, la scrittura è fluida e tutta d’un fiato, ad esempio ho adorato il mancato uso del virgolettato: parli tu o parlo io non fa differenza.

Non vi posso dire dove vi porterà questa caccia al tesoro ma la storia d’amore sottesa è una poesia di una bellezza emozionante, commovente.

È una favola.

È un libro bellissimo.

Scusate se mi ripeto ma non mi viene di meglio. Da troppo non leggevo un libro così, mi ha emozionato fino alle lacrime e quando capisci la storia e pensi a quanto sarà difficile chiuderla, l’autore ti stupisce e ti accompagna con una delicatezza da standing ovation.

E chi pensa che le coincidenze non esistono a fine lettura potrebbe ricredersi.

Devo prendere atto che il mio compagno di lettura sa scegliere i libri meglio di me: ha trovato un libro da 10, grazie.

Cominciamo veramente alti questo 2019.

Buona lettura a voi.