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Dodici rose a settembre

De Giovanni é sempre sempre una garanzia per me e lo sapete.

Ha scritto un “piccolo libro blu” che si intitola Dodici rose a settembre e che ci ho messo una vita a leggere (considerata la mini mole del libro) ma non perché non meritasse anzi, in altre condizioni lo avrei finito in due ore, ma per la stanchezza della sera e poi perché un po’ volevo godermelo.

C’è una nuova protagonista in questo libro, una donna, un’assistente sociale che ovviamente vive a Napoli e che salva vite altrui e viene, a sua volta salvata.

Non voglio spoilerare ma vi posso dire che il libro é davvero divertente, al solito ben scritto, con un intreccio degno di De Giovanni e dei noir che piacciono a me.

Mina, la protagonista, é affiancata dall’arcigna mamma (a dire poco insopportabile che non so come riesce a tenere a bada!); dal collega di studio bello come il sole, Domenico detto Mimmo; da Rudy che mi ricorda tanto Ferribotte dei soliti ignoti; e dalle amiche di lei alla Sex and the city.

Sicuramente è un “piccolo Libro blu” scritto anche per ringraziare il Maestro Camilleri ma che vale la pena di essere letto per la delicatezza della storia e la gioia di conoscere una nuova protagonista di De Giovanni che spero, Io orfana di Ricciardi, di ritrovare presto.

Leggetene tutti.

Il pianto dell’alba

Prima di parlarvi del libro ho bisogno di sfogarmi.

Dunque, è universalmente noto che De Giovanni esce con un libro della serie di Ricciardi a giugno.

Si sa, é universalmente noto.

Si sapeva anche, o almeno lo sa chi lo segue, che quello di questo giugno 2019 sarebbe stato l’ultimo libro della serie.

Si sapeva, si sa, é universalmente noto.

Ora, per questa ultima ragione lo scrittore, e la casa editrice, sono stati anche piuttosto bravi a creare una certa suspence intorno all’evento.

E poi succede che due giorni prima dell’uscita del libro (dico due giorni prima!), pubblichino un articolo sul Corriere della Sera che fa il super spoiler del libro stesso… ora io vi chiedo: ma ad una lettrice super fan della serie come me possono girare un po’ le palle, pur non avendole?!

Ma io dico proprio di sì!

E tanto mi sono girate che non ho acquistato il libro il giorno che é uscito ma ben 4 giorni dopo, per protesta contro un giornalista ed un giornale che si sono completamente rincoglioniti.

Ecco, e questo é l’antefatto.

Veniamo al fatto: ho finito Il pianto dell’alba, l’ultimo libro di De Giovanni e della serie del Commissario Ricciardi.

Ora, se io mi fossi rincoglionita come il Corriere della Sera, mi dovrei mettere qui a raccontare: della storia; di quello che succede; di come De Giovanni abbia deciso di lasciar andare il suo personaggio più longevo nel suo ultimo libro; di come lo abbia accompagnato in questa dipartita; di come mi senta così sconvolta da questo addio ma io non mi sono (ancora del tutto) rincoglionita e non lo farò.

Non vi dirò niente.

Vi dirò solo della sensazione di vuoto che già provo perché se una storia finisce rimane la mancanza.

La dolcezza e l’inquietudine di Ricciardi, che dà fastidio a molti, per me era una certezza, un appuntamento annuale e romantico che mi coccolava.

Mi mancherai Alfredo Maria e con te mi mancheranno: la bruttezza di Nelide; la simpatia di Maione; la rudezza di Modo; la stranezza di Bambinella; la paura del fascismo, dei morti che parlano; l’eleganza di Bianca; la disperazione di Livia, la bellezza di Napoli.

Mi mancherete tutti ma proverò a “non dimenticarmi di voi”.

E anche se in alcune pagine quest’ultimo libro mi è sembrato un po’ retorico, leggetene tutti perché De Giovanni riesce sempre a stupire e, soprattutto, ne vale sempre la pena.

Blue tango

Tra il libro (meraviglioso) di Marone che ho finito domenica e quello di De Giovanni, che usciva martedì, avevo bisogno di qualcosa di poco impegnativo che mi occupasse le serate di lettura.

Ho scelto la seconda indagine di Radeschi di Paolo Roversi, Blue tango.

Poi ci ho messo un po’ di più perché il Corriere della Sera mi ha fatto

Imbestialire su De Giovanni e dovevo prendermi i miei tempi, ma questa é un’altra storia che vi racconterò.

Comunque, l’ho letto.

Ve lo dico subito: mi é piaciuto meno del primo, ma leggeró sicuramente anche il terzo.

Mi fa simpatia il protagonista Radeschi, giornalista di nera con il cane Buk in onore di Bukowski; mi sta simpatico il vicequestore; mi piace l’ambientazione.

Un po’ debole il giallo però qui, mi sembra un po’ buttato lì niente di strutturato, il primo mi aveva colpito di più.

Abbiamo prostitute che vengono ammazzate e, nel più classico dei cliché, l’assassino è… paura eh?!

Non ve lo dico.

Radeschi e il vicequestore ci arrivano insieme ma per strade separate ed è questa la forza di questa serie che vivi due indagini, due modi diversi di risolvere lo stesso problema.

Comunque veloce, ben scritto, facile facile.

Un fantastico passatempo per me in attesa dell’ultimo Ricciardi.

Leggetene tutti.

La confraternita delle ossa

Secondo me quando leggo che un libro fa parte di una serie Io dovrei evitare e, invece, mi ritrovo a leggerne sempre con passione, soprattutto se il libro é ben scritto ma questo va da se.

Ho trovato questa offerta di Feltrinelli con due libri a 9€ e uno dei due era La confraternita delle ossa di Paolo Roversi. Preso, iniziato e finito.

Molto, molto interessante.

Un bel giallo, ambientato a Milano nel 2001 quindi un po’ lontano da noi perché parla di un’inchiesta in cui si affaccia internet e, conoscendone oggi le potenzialità, è stranissimo ricordarsi com’era prima.

C’è il solito burbero vicequestore piacione, che non fuma ma mastica sigari, ma qui é accompagnato da un giornalista in erba: Radeschi.

È carina la situazione, é davvero ben scritto il libro, ed abbastanza originale la trama.

Devo ammettere che la cosa che mi é piaciuta di più é il momento storico in cui è ambientato per l’inevitabile “come eravamo”.

Radeschi è un giovane giornalista che tenta la fortuna a Milano e, non riuscendo a sfondare con i quotidiani, apre un blog. Ora, per dire e come leggete, anche io ho un blog e mi ha fatto strano pensare alla scoperta dell’acqua calda che ha fatto lui. Ma che poteva saperne a quei tempi?!

I gialli che si raccontano sono due, apparentemente lontanissimi ma non dico nulla per non spoilerare.

Sebastiani “lo sbirro” pieno di stereotipi ma bel personaggio.

Fabio, il nerd coinquilino mi piace molto.

Insomma, assolutamente da affezionarsi.

Leggo che di Radeschi ci sono altri due libri e chi sono io per non continuare sulla scia in questa estate 2019?!

Penso che, in vista delle letture estive, posso assolutamente dirvi: leggetene tutti.

Le parole di Sara

Quando ho letto il libro su Sara di De Giovanni l’anno scorso non ero rimasta molto convinta.

Stavolta é stata diversa.

Il libro è Le parole di Sara di Maurizio De Giovanni.

Ora sapete che io lo adoro e sapete anche che l’ultimo dei Bastardi di Pizzofalcone mi ha un po’ deluso mentre Ricciardi non mi delude mai.

Poi De Giovanni è venuto fuori con questa donna: Sara, che è un ex addetta ai servizi segreti con la dote straordinaria di leggere le labbra e il linguaggio del corpo per aiutare le indagini.

Gi nel primo libro ti accorgi della sofferenza di questa donna che troviamo disillusa dalla vita, un po’ sciatta nell’abbigliamento e nel look.

La cosa interessante e utile di questo libro è intanto il racconto posto alla fine, che dovete leggere prima del libro, per capire tante cose di quello che leggerete e di quello che, in caso, avete letto l’anno scorso.

Nel racconto, infatti, si capisce chi sia Sara e qual è il suo percorso, come e perché sia arrivata al punto in cui è.

Sara è in pensione ma viene richiamata per un’indagine da una sua vecchia amica e lei con l’improbabile squadra che ha messo su si occupa dell’indagine.

Al di là delle troppe ripetizioni presenti soprattutto nelle prime 50 pagine, il libro è piacevole.

Direi una lettura rilassata, davvero scacciapensieri.

Non parliamo del giallo della vita, non parliamo di un romanzo imperdibile ma di un romanzo che si fa delicatamente leggere, che ti fa piacere.

Scompare un ragazzo, chissà che gli succede. Non vi posso dire.

De Giovanni si legge sempre troppo bene.

Io non faccio testo ma leggetene tutti che vi farà piacere.

I tempi nuovi

Ormai é così, ogni anno a fine febbraio esce Robecchi con il suo Carlo e non si può non leggerlo.

Di Carlo, sapete, sono innamorata; di Robecchi un po’ meno ma se riesce a rendermi così piacevole Carlo merita comunque la mia benevolenza.

I tempi nuovi é il nuovo libro di Robecchi che parla di Carlo Monterossi, lo strafico autore televisivo, milanese, che, suo malgrado, si trova invischiato in storie di malavita.

Il suo amico Oscar ha aperto un’agenzia investigativa e lì arriva la prima cliente. Non vi voglio dire nulla della trama perché é abbastanza ingarbugliata e vi toglierei il gusto di sciogliere la matassa ma fatevi accompagnare da Carlo che, come voi, a bocca aperta scoprirà magagne e sventerà rapine etc. etc.

Meno collegamento con la polizia, che segue la stessa indagine ma parallelamente, e sempre piacevoli i protagonisti. Tutti.

Sapete cosa adoro in Robecchi?! La tranquillità, la lettura dei suoi libri è rilassante. Sebbene di fondo ci siano dei reati, la lettura non é mai ansiosa: non c’è mai fretta nello scoprire i colpevoli perché è piacevole il contesto.

Adoro la vita di Carlo, il suo stare al mondo senza sgomitare.

Tranquillo, compiaciuto di quello che ha. Piacevole.

Fa la vita che vorremmo fare un po’ tutti, io più che la sua quella della sua donna perché lui per me è proprio un gran fico, ma lasciam perdere!

Sarebbe piacevole come minimo.

Insomma: lo aspetti, lo prendi, piacevolmente lo divori.

Ecco quello che succede con Robecchi.

Io lo consiglio sopra ogni cosa, leggetene tutti.

Suburra 2

Allora é successo quanto segue.

Circa due mesi fa Netflix fa uscire la notizia che il 22 febbraio esce Suburra 2. Lo segno sull’agendina, che se una cosa non sta scritta lì non esiste.

Il 22 finalmente arriva e io che faccio?! Esco.

Il 23 mattina alle ore 9 mi piazzo davanti alla tv e mi sparo di seguito i primi tre episodi. Comincio già a pensare sinti e a fare pensieri impuri su Aureliano quindi decido di alzarmi dal divano, prepararmi ed uscire.

Pranzo al mare con mia super amica, passaggio nella mia bottega preferita, baci e abbracci a tutte ed alle 19 mi riposiziono davanti alla tv.

Di nuovo mi sparo 2 episodi a raffica e comincio ad interrogarmi se è meglio usare una pistola o un coltello nonché a pensare che è un peccato che la zingara debba vestirsi da far impallidire Disegual.

Premo stop e mi sposto sulla partita della Roma, che, in maniera fin troppo sofferta, vince sul Frosinone.

Mi concedo un altro episodio.

Vado a letto, mi sveglio, mi tuffo negli ultimi due episodi.

Sono le 10.15 del 24 febbraio ed io ho già finito di vedere Suburra 2 e solo perché sono stata molto brava ad uscire.

Ora la cosa bellissima e bruttissima di Netflix è che ti molla lì la serie tutta insieme, di venerdì e chi è così bravo da non farsi una scorpacciata?! Io no!

Ora toccherà aspettare quel paio di anni per vedere la terza serie… basta poco, che ci vuole?!?

Allora, secondo me, insieme a Gomorra uno dei prodotti meglio riusciti delle serie nostrane.

Ci sono: violenza, passione, amore, amicizia, attori molto bravi, azione, vendetta.

C’è tutto quello che deve avere una serie per appassionare.

Tutto.

E io sono appassionata.

Un paio di cose mi hanno dato ai nervi: quella grandissima stronza della poliziotta, che non credo ci toglieremo dalle scatole facilmente; le treccine della nuova arrivata che mi metterei lì io a scioglierle ad una ad una… LE VA TE LE; la faccia della moglie di Cinaglia mono espressiva sia che guardi i figli sia che assista ad una strage; i look della moglie di Spadino che mi mandano fuori di testa.

E poche altre cose che nell’isieme scompaiono perché a me la serie piace.

Molto.

Ora qualsiasi cosa dica può risultare uno spoiler, quindi vi dico 3 cose o che già sapete o che non vi cambiano niente.

1. Alessandro Borghi, oltre ad essere bravo, bravissimo per me è il Bradley Cooper italiano, di una bonezza che travalica i confini di Roma. Esagerato.

2. Per tutte le 8 puntate mi sono chiesta: ma perché la produzione ha scelto telefoni per i protagonisti (soprattutto quelli non criminali perché su di loro una spiegazione me la do pure) di circa 20 anni fa?!? La poliziotta addirittura una “cozza” ha, non so il termine tecnico… avete presente quelli che si aprono?! Non ne vedevo dal 2000; la Gerini sta con il BlackBerry che ormai credo sia fallita. Non capisco.

3. Roma è dannata e bellissima. La fotografia della serie é da applausi. La messa in mezzo alle rovine uno spettacolo.

Bene. Non mi resta che augurarvi buona visione, io passerò le notti a fare pensieri impuri su Aureliano. Passo e chiudo.

PS: un plauso a Spedino, che è sempre Top!