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Bravi senza fine 

E poi un piccolo grande capolavoro.Capisco i 10 minuti di applausi a Cannes, mi sarei alzata in piedi ad applaudire anche io La pazza gioia di Paolo Virzì.

Ma quanto è bravissimo lui?! E quanto sono bravissime loro: Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi.

(Piccola parentesi che non c’entra niente ma ve la voglio dire: le prime volte che vedevo Valeria Bruni Tedeschi pensavo che vitaccia la sua con la bellissima Carla Bruni come sorella… beh, dopo aver visto i due film di Virzì, che la vedono protagonista, penso che Carla non sia degna neanche di allacciarle le scarpe, anche in fatto di bellezza, soprattutto per come è invecchiata, ma andiamo avanti!).

Dicevamo: bravissime le protagoniste!

Belle e brave.

Sono due “pazze” accolte in una struttura per persone con dei problemi, diciamo così perché “matti” non mi piace.

Una con un passato da signora benestante che dilapida il suo patrimonio per amore; l’altra disgraziata dalla nascita che incontra un maledetto che finisce di rovinarle la vita.

Si incontrano, si piacciono, nasce un’amicizia che sarà la loro salvezza!

Un po’ Thelma e Louise ma più profondo.

Dietro queste due “pazze” bellissime storie di solitudine, di abbandoni, di disperazione, di disagio.

È tutto ben fatto: l’ambientazione, le musiche, i colori, la fotografia, i costumi, i dialoghi, il dramma, la malattia, la voglia di ricominciare a vivere.

È tutto ben reso.

E si piange, ve lo dico, portate i fazzoletti perché le emozioni sono intense e sfido chiunque a resistere!

La Ramazzotti è un fascio di nervi, disperazione; intensa, brava.

La Bruni Tedeschi sembra nata per fare la pazza: isterica, divertente, bella, simpatica, matta vera.

Anche gli altri attori, che sono un mero contorno, tutti adatti. Ci sono anche i camei della mamma vera della Tedeschi e di Francesca Archibugi che, insieme a Virzì, ha curato il soggetto.

Insomma: bello, da vedere, andate… e ricordatevi i fazzoletti, non dite che non ve lo avevo detto poi che vi dovete pulire con la manica della giacca e non vi si può vedere!

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Perché Sanremo è…

Le vogliamo spendere due parole su Sanremo?!

E spendiamole va!

Si sa che io lo guardo solo per i vestiti.

La prima serata non l’ho vista, ho visto la seconda.

Poi la mattina dopo, per i vestiti, ho provveduto.

Bene, non mi è piaciuto nessuno a parte “spallucce strette con tettone e fianchi alla Loren”, che sarebbe la Madalina, vestita da Alberta Ferretti. Belli tutti e tre i vestiti, forse meno il leopardato ma son gusti.

Sempre per la prima sera, vi segnalo la Pausini, che per me non merita mai di essere menzionata e poi sembrava un porcellino d’india. Davvero un immenso: CAMBIATI!

Faccio finta di niente per Arisa, perché non mi piace sparare sulla Croce Rossa.

Sono stata presente, invece, ma solo fino alle 22.50 durante la seconda serata.

La tipa dei giovani con il Domopack non ho capito cosa mi volesse rappresentare e andiamo avanti.

Madalina era vestita come JLo ed infatti l’ha vestita lo stesso stilista (Zuhir Murad); Dolcenera pronta per il palio di Siena; Patti Pravo per essere messa su uno stendardo e portata in processione come la Madonna.

Chi proprio avrei preso a pizze è la Michelin, ma io dico: vanno bene i 20 anni, va bene che vuoi fare la moderna ma NON puoi, e sottolineo il NON , presentarti con una salopette altezza metà polpaccio e con camicietta a fiori (o qualcosa di simile) abbottonata come una suora. Il tutto sui toni del rosa salmone e del blu. Come se non bastasse coroni il cattivo gusto con un sandaletto tacco 3cm argentato e calzino. Ok, al cattivo gusto ci deve essere un limite e per quanto tu sia giovane, per quanto tu voglia fare l’alternativa, sempre sempre devi pensare che ti guardano milioni di persone e che se non ci arrivi da sola ti devi far aiutare.

Per il resto non so altro perché dopo che sullo schermo è apparso Ezio Bosso, che mi ha dato una stupefacente lezione di vita e mi ha riempito di brividi ed emozioni, ho ritenuto di dover spegnere la tv, perché la serata altro non mi poteva dare.

Bravo, bello, con una forza da eroe.

Un esempio da seguire, una forza a cui ambire, una frase da segnare “la musica come la vita si fa può fare solo in un modo: insieme”.

Per me Sanremo finisce qui.

Torta di noi

Silenzio in sala, titoli testa, nome del regista “Zanasi” e quello accanto a me che dice “e chi è questo?!”.

Ed effettivamente neanche io lo conoscevo ma dopo averne visto il film, La felicità è un sistema complesso, penso rientrerà nella rosa dei miei registi preferiti.

Ma che film ha fatto?! BEL-LIS-SI-MO!

Non è che mi è piaciuto, di più… molto di più!

Mastandrea, in stato di grazia, è uno che conquista per poi fregare Amministratori di Società inconcludenti, disfattisti, fondamentalmente “Figli di papà” per affidare tutto nelle mani di un’altra Società gestita da un padre despota ed un figlio drogato.

Brutto lavoro ma fatto con estrema professionalità.

Scusate la colta citazione ma mi ha ricordato il lavoro di Richard Gere in Pretty woman e lì arriva la Roberts per fargli cambiare stile di vita e lavoro.

Qui non arriva la Roberts ma diciamo un trio: FIlippo e Camilla, due ragazzi sventurati che perdono i ricchissimi genitori in un incidente stradale; e la ex fidanzata del fratello, israeliana, mezza matta, che dorme sul pavimento e mangia noccioline.

Il trio in questione smuoverà quello che già si muove da 5 anni nel protagonista, ossia l’insoddisfazione per quello che sta facendo e che lo porterà a cambiare vita.

Ora la storia va bene, ci siamo: carina, non banale, ben costruita ma quello che fa la differenza del film sono, secondo me, tre elementi: gli attori, la regia e la musica.

Gli attori. Ho già detto che Mastandrea è in stato di grazia: bravo bravo. Simpatico, ironico, drammatico, divertente. Tutto quello che gli si richiede per la storia. Davvero grande prova. Come bravi sono il solito Battiston, che adoro; i due ragazzi, provati dal dolore ma nella parte; la ex del fratello, mezza depressa, ma fondamentale per la storia.

La regia. Io ora non è che me ne intendo, non è che posso farvi un trattato di cinematografia sulla regia perché non lo saprei fare ma quello che posso dirvi è che se le inquadrature, alcuni passaggi (tipo l’inquadratura che gira come l’automobile in fondo al lago) hanno colpito me che non ci capisco una mazza, e che in genere non faccio caso a queste cose perché seguo più che altro la storia, penso che la regia di questo film sia un pezzo forte: finalmente qualcosa di innovativo all’orizzonte.

E poi la musica: perfetta, costante, originale, azzeccata. La musica è davvero quell’elemento in più che ti fa apprezzare il film. Nessuno nella sala si è alzato ai titoli di coda perché tutti aspettavano di leggere i brani utilizzati nel film. Se avesse preso internet in sala, sarei stata attaccata a Shazam tutto il tempo. Standig ovation per la scelta.

Detto questo due annotazioni:

  • Trento, protagonista indiscussa di film italiani nelle sale. Qui è stato girato “Loro chi?” e qui è stato girato questo film. A questo punto vale la pensa di visitarla, ritengo.
  • E’ il terzo film italiano che vedo di seguito e l’unico non sovvenzionato perché evidentemente non ritenuto di “interesse nazionale” dal Ministero. Bene, vorrei conoscere chi dà queste sovvenzioni per spiegargli quanto non ci capisce una mazza di cinema.

Ora, domani è festa, non prendete impegni ed andate a vedere questo piccolo capolavoro.

Buona visione.

Perchè Sanremo è…

Mi hanno chiesto di dire la mia sul Festival di Sanremo e io come posso esimermi dal farlo?!

Infatti non mi esimo e ne parlo.

Alla fine, se sto a casa, lo guardo per n motivazioni e la prima tra tutte, come potete immaginare, sono i vestiti delle vallette e dei cantanti.

Solo in un secondo momento sono le canzoni, anche perché, diciamocelo, a parte che non siano capolavori non basta un solo ascolto per apprezzarle ed io, fino ad ora, di capolavori non ne ho sentiti.

E quindi, veniamo a noi.

La prima sera ne ho visti sì e no 15 minuti: giusto il tempo per apprezzare il fatto che Conti (devo dire classico ma elegantissimo in Ferragamo!) non si è perso in chiacchiere e sono partiti subito con la musica.

La prima a cantare è stata Chiara, mi pare che si chiami così la roscia di X Factor. E come si presenta Chiara?! Con uno splendido vestito di Stella Mccartney GIALLO! Cazzo, Chiara, sei roscia… e dai! Mi rovini pure il vestito che fa a cazzotti con la tua chioma e la tua fisicità. Bocciata.

Poi arrivano le “vallette” che, diciamocelo, è proprio una brutta parola. Comunque, arriva Emma, vestita da sposa con acconciatura laterale e bianco che le sbatte; Arisa, infiocchettata nel colore pantone 2015, il marsala; e Rocìo splendida in Armani Privè. Ovviamente, per me, vince lei ma fin troppo facile: la collezione Armani Privè è l’ottava meraviglia; lei, avrà pure la voce da trans, ma ha un fisico da modella… vado sul sicuro. Fine della prima puntata per me.

Seconda serata. Emma, vestita da spagnola con un rosso, un’acconciatura e due orecchini che manco una zingara ad una sagra di paese. Ha migliorato con lo smoking nero del secondo cambio: ecco, diciamocelo, Emma, sei giovane, tendenzialmente carina ma sei coatta dentro, è inutile che ti metti i vestitini, scegli qualcosa di più adatto a te e forse quei pantaloni lo erano. Arisa NON mi piace. Rocìo secondo giorno in Cavalli e va be, niente di eccezionale, sempre uguale a se stesso. Menzione della seconda sera per Nina Zilli. Lei è fica e solo lei può permettersi Vivienne Westwood che è davvero davvero impegnativa.

Terza sera: Emma, per carità di Dio. E’ evidente che tu e lo stilista non vi siete capiti. Hai ancora due sere, approfitta e cambialo. Ti ha infagottata nella carta di un cioccolatino, ti ha messo una cinta alta che sembrava fossi incinta; ti ha stretto le braccia in manichette che manco a Roìo sarebbero state bene. Ma perché imbruttirsi dico io. E poi quel color oro: tu sei bionda, ma te lo devo dire io?! E su. Che poi mi dispiace perché “ma quando ti ricapita????”.

Arisa in nero con collana da mercatino e rossetto psicadelico è un altro no per me.

E Rocìo in Ferretti altro spudorato sì, in blu notte, bellissimo.

Quella di ieri (la terza) è la serata che ho seguito di più. Quindi posso dire la mia anche su: Atzei, in Marras, brava e bella. Lei sarda che sceglie uno stilista sardo, mi piace anche se forse troppo campanilismo ma Marras è bravissimo e lei bella anche in culotte.

Tatangelo, non mi va di sprecare un pensiero perché una manco trentenne che si presenta nella forma migliore di una cinquantenne per me non merita mezza riga.

Chiara ha finalmente capito che si deve vestire di nero, vestito discutibile ma colore ok.

Raf, Raf, Raf… ma dove l’hai trovata quella giacchetta?! E la voce?! Dove l’hai lasciata?! Stesso discorso voce va fatto per Alex Britti che, però, era notevole. Fico Nek, anche se per buoni 10 minuti non mi sono ricordata che canzone avesse mai cantato in passato, ma fico in stile rock e rifatta bene pure Se telefonando, infatti mi pare che abbia vinto lui la sfida sulle cover.

Basta, ho visto questi perché poi io mi annoio. Ad un certo punto il libro chiama e gli altri vestiti li vedrò sul giornale perché sto impelagata in un giallo e non mi posso troppo perdere in canzoni… che tanto poi, se lo vedi stasera, uguale a ieri sera sarà ma come fai perderlo?! D’altronde: Sanremo è Sanremo.

Libertè

E poi imbattersi in un capolavoro,
in uno di quei film perfetti che ti prendono il cuore, te lo strappano dal petto, te lo centrifugano e te lo rimettono a posto.
Uno di quei film che ne fanno uno su un milione.
Bello, delicato, perfetto.
Mommy è questo.
Vedetelo e non ve ne pentirete.
Vedetelo e mi ringrazierete.
Vedetelo e capirete cos’è il talento, perché uno che produce questo è quanto meno uno bravo. Bravissimo!

La Mommy in questione é Diane, una signora volgare nell’aspetto che, anche se apparentemente non sembra, mette la sua vita al servizio del figlio Steve, che è un ragazzo “problematico” diciamo!
Dopo aver fatto un casino in un istituto, glielo rimandano a casa e qui comincia la difficile vita a due che ben presto diventa a tre per l’intervento di una altrettanto problematica vicina di casa, Kyla.
Dal momento in cui i tre si incontrano entri nel loro vite e ti scordi del resto.

É così intensa la storia e sono così bravi loro (tutti) che vorresti cominciare a piangere a metà del film e fermarti domani.
Perché quello che fanno Diane, Steve e Kyla lo fai tu; perché se ridono, ridi con loro; se piangono, sei con loro disperata; se mangiano, hai fame; se ballano, ti muovi anche tu; perchè sono tre “disadattati” che si riadattano a modo loro, insieme, ed è bellissimo.

La voglia di libertà di Steve; l’amore e la disperazione della mamma; la depressione straziante della vicina Kyla; la perfetta ambientazione; la musica strappa emozioni; le scene che tolgono il fiato come la corsa con le bici, la tragedia al supermercato,  il karaoke con Bocelli,  la lotta tra Steve e Kyla: tutto questo è Mommy.

Intenso, meraviglioso, emozionante come solo l’amore di una mamma per il figlio può essere; un amore che non può cambiare, può solo aumentare anche se non sempre si riesce a dimostrarselo ma che poi “Mamma, noi ci amiamo sempre?”, “Certo, Steve, è la cosa che ci riesce meglio!”.

Applausi.

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Bataban

Ma a voi capita mai che mentre siete distratti e state facendo una cosa così in tranquillità un colore, un odore, un sapore, una musica vi ricordino di qualcosa o qualcuno?!

E vi arriva in faccia come uno schiaffo un episodio passato bello o brutto? A me capita spesso e non sempre è una cosa piacevole. Cioè è quasi sempre una cosa piacevole ma magari ci sono dei ricordi che sarebbe meglio non ricordare, dei pensieri che sarebbe meglio non fare, delle sensazioni che sarebbe meglio tenere sepolte.

Stai lì, tutta caruccia tutta pettinata, e bataban senti un profumo, poi non necessariamente un profumo… un odore e la testa se ne va e riaffiorano cose sepolte e pensi “dove, come, perché?!”.

Bello, molto bello; o brutto, molto brutto dipende dai punti di vista e da cosa si ricorda.

Fatto sta che a volte non ti riesci a trattenere e ripiombi in quella cucina, in quella camera da letto, in quel ristornate e risenti i sapori, i colori, gli odori.

Bello molto bello; o brutto molto brutto dipende dai punti di vista!

E non finisce mica il cielo

Per due giorni avere in testa una canzone che è spuntata così, senza motivo.

Per due giorni canticchiarla senza sapere perché.

Per due giorni dire “ora la sento” e poi non farlo mai.

Per due giorni e poi, finalmente, convincersi ed ascoltarla ed eccola lì che ti esplode nelle orecchie e poi nel cuore.

Mi succede ogni tanto e questa volta è toccata a E non finisce mica il cielo con la voce strabiliante di Mia Martini.

Vi invito a riascoltarla.

Dio santissimo: che voce, che melodia, che parole, che tutto.

Fuochi d’artificio che ti esplodono nelle orecchie e poi sul collo e poi i brividi in testa e nel cuore.

E a chi non è capitato di pensare che finisce il cielo se manca lui (o lei); a chi non è capitato di sentirsi perso nel mondo e, invece, poi capire che “non finisce mica il cielo anche se manchi tu” piano piano.

E poi ancora capire meglio che, non solo non finisce il cielo, ma che, aspettando, ci si riscopre “ancora sulla strada” e si ritorna in sé.

Ammazza, ragazzi, che storia. Ammazza che grande Fossati e che meraviglia quella Mia Martini.

E a chi oggi sta pensando che se manca lui (lei) finisce il cielo, ho la prova provata che non è così. Ho la prova provata che si sopravvive e poi si rinasce e poi si vive e poi si torna “ancora sulla strada” e mica lo dico solo io lo dicono pure Fossati con la Martini.

Se non vi fidate di me, fidatevi di loro.