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Lady Las Vegas

Essendo lui l’autore del mio libro preferito, tutte le volte che esce con un libro nuovo io ho l’obbligo morale di acquistarlo.

Lui è Don Winslow e l’ultimo libro è Lady Las Vegas.

Visto, preso, acquistato, letto.

Non mi è piaciuto, neanche un po’.

Lo dico subito per fugare ogni dubbio.

Mi è sembrato uno di quei libri da scrivere perché si ha un contratto con l’editore: quei libri proprio tirati per i capelli e che una volta che li hai finiti pensi: “e quindi?!”.

Una storia trita e ritrita: una donna di reputazione dubitabile (Polly) che fa l’amante del Raimondo Vianello americano (Jack) con una Sandra Mondaini (Candy) che ha in testa le corna; ad un certo punto Jack violenta Polly e lei lo denuncia ma nessuno (ovviamente) le crede. Non vi sembra discutibile anche la scelta dei nomi dei protagonisti?!

Poi ci metti la malavita organizzata e viene fuori un’accozzaglia di personaggi, una storia banale, un finale scontato.

Che rabbia quando pensi che uno scrittore che è riuscito a scrivere un capolavoro (Il potere del cane) si deve perdere in questi libri da lettura estiva ma di quelle per chi legge un mezzo libro l’anno, che poi lo lascerebbe pure perché il groviglio è semplice ma la costruzione complicata con una marea di personaggi inutili collegati a casaccio.

Insomma, un netto “no grazie!”.

Giuro che non ti mollo Don ma magari mettici più impegno la prossima volta.

Grazie.

Io passo avanti e pure voi quando lo vedete in Liberia, soprassedete.

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Che problemi hanno?

Che problemi hanno quelli che:

⁃ spariscono senza motivo da un giorno all’altro, siano essi: mariti, compagni (e magari ne hanno pure un qualche straccio di motivo, sebbene dopo tanto amore forse qualche chiacchiera serve); amici (e pure qui sparire va bene per un po’ poi una qualche spiegazione è gradita); nessuno (nel senso nessuno nella vita dell’essere umano da cui spariscono, che sparite a fare se non ci siete mai stati?);

⁃ cancellano o bloccano sui social network, ma che avete due anni?! Secondo me è un comportamento che manco alle elementari ve lo giustificano più;

⁃ dicono “ci vediamo domani a pranzo” e non solo per il pranzo dell’indomani non si fanno vivi, ma non si fanno vivi proprio più… ma chi v’ha mai chiesto niente?!

⁃ Si fidanzano con il grande amore della propria vita e non si sentono più, salvo poi tornare quando si accorgono che l’amore non era poi così grande;

⁃ non rispondono ai messaggi quando uno fa loro una domanda, li invita fuori o simili, ma quanto tempo può rubate scrivere “ciao” o “scusa non posso” o “grazie”, non ci si mette più tempo a fare finta di non aver visto?

⁃ Inventano scuse per riagganciare un rapporto quando la cosa migliore è sempre la verità: “mi mancavi”, “avevo voglia di risentirti”… sono frasi che si possono dire eh, non vi arresta nessuno!

Io purtroppo, o per fortuna, sono dell’idea che le menate da adolescenti non reggano più. Ci vuole maturità o, banalmente, un minimo di coraggio, se così si può definire, nell’affrontare le cose.

Per esempio:

1. se ci sentiamo tutti i giorni per mesi e poi, senza motivo, decidi di sparire, io te lo faccio notare perché non c’è un motivo valido per dileguarsi; penso non ci sia mai ma, se c’è, ritengo giusto che l’altra parte lo sappia. O no?!

2. Se mi dici “a domani” per me se non è domani è dopo domani ma ti fai sentire perché me l’hai detto tu, nessuno te l’ha chiesto.

E potrei continuare ma mi fermo.

Ci tengo anche a precisare che ogni riferimento a persone o cose o è puramente casuale o avete la coda di paglia, vedete voi.

Follia maggiore

Ma che brutto quando finisce un libro con Carlo Monterossi.

Quanto mi piace.

Ci ho messo un po’, avrebbe meritato meno tempo, ho appena finito Follia maggiore di Robecchi.

Ve lo devo dire, a me lo scrittore sta cordialmente antipatico ma come scrive di Carlo Monterossi mi piace troppo ed ogni volta che ne finisco uno penso: e ora?!

Ecco, e ora?! Ne ho preso un altro ma intanto vi dico di Carlo.

Tanto romanticismo in questo omicidio. Tantissimo.

Muore una donna, mamma di una promessa della lirica. E Carlo che c’entra?! Eh, Carlo c’entra sempre.

Poi in questo libro va via come il pane: piace a tutte… e ti credo, aggiungo io!

Al solito, l’omicidio è solo il pretesto per raccontare tante altre storie: quella di Sonia, la figlia della deceduta; quella di Federica, la dama di compagnia; quella di Arturo Serrani, ricco faccendiere. E poi cercare di capire meglio quelle di Oscar e di Ghezzi; di Carlo e Bianca… insomma sempre più amici diventiamo.

Dopo un po’ che lo leggi ti distrai proprio e pensi: ma chi é che hanno ammazzato?! Carlo, in questo libro, ci porta in un mondo romantico, fatto di soldi e bei vestiti ma anche di arte, di lirica e amore, tanto tanto amore.

Infatti lui ci si trova un po’ spaesato, va detto! È piacevole accompagnarlo: spettatori, come lui, inconsapevoli di quello che accade.

Alla fine fa anche tenerezza perché quando ci arrivi, come lui pensi: “ma che veramente?!”.

Insomma è la solita piacevolissima lettura ed, in attesa della sua successiva, io mi butto su altro.

La bastarda di Istanbul

Allora, scusate, è da stamattina che voglio raccontarvi dello spettacolo teatrale che ho visto ieri sera ma non ne ho avuto il tempo,

Devo dire che questa settimana non ho avuto un attimo per fare nulla perché da una parte si lavora e dall’altra si esce. Tutte le sere.

Comunque, ripartiamo dall’inizio: ieri sera sono stata a vedere La bastarda di Istanbul.

Questa volta sono andata alla prima, con tante aspettative, perché ho pensato che se mi fosse piaciuto avreste potuto vederlo anche a voi.

Ecco: io ho visto spettacolo, era la prima, a me lo spettacolo non è piaciuto e potrete evitare di andarlo a vedere.

Una cosa buona l’ho fatta comunque.

Allora, forse le aspettative erano troppe: forse proprio questo è stato il problema.

È uno dei miei libri preferiti, l’ho trovato sempre un libro perfetto, abbastanza impegnativo, ma perfetto.

Mi aspettavo, non dico tanta perfezione, ma almeno una situazione all’altezza e invece no.

Tra l’altro tra le interpreti c’è anche una delle mie attrici preferite, che tutti conosciamo per Ozpetec, e che è Serra Yilmaz.

Forse lei l’unica cosa interessante dello spettacolo, per il resto più o meno da dimenticare.

Le attrici, quasi tutte, sembravano quelle della parrocchietta in particolare potrei esagerare su un paio di loro, ma preferisco non sparare sulla Croce Rossa.

La messa in scena in realtà è una lettura, neanche troppo divertente, del libro.

Una noia mortale, una lunghezza infinita che ha portato, la mia compagna di teatro, a schiacciare qualche pisolino.

Io non l’ho fatto solo perché quando vedo queste cose mi si muove dentro una rabbia, un fastidio, un voglia di andarmene, che mi fa scalpitare tipo tarantolata sulla sedia.

La cosa più inquietante è che, finito lo spettacolo, è partito un applauso lunghissimo. Io, nella mia immensa cattiveria, ho pensato che, essendo la prima, ci fosse anche la maestra delle elementari delle attrici sul palco perché diversamente non me lo spiego. L’alternativa è che io non capisca proprio niente di teatro e volendo anche questa può essere un’interpretazione.

Quindi, fate sentitevi liberi di decidere, io vi ho avvertito, se andate fatemi sapere.

E’ facile

E’ tanto che non scrivo post che non riguardino: libri, teatro, cinema.

Avrei voluto parlarvi di tante cose: Sanremo (Favino gnocco); Milano Fashion Week (Scervino strabiliante); i fatti di Cisterna (l’orrore vero!); la maestra contro il poliziotto (io boh!) ma ci sono dei momenti in cui fai delle RIFLESSIONI sulla tua esistenza e non hai voglia di parlare.

Ci sono dei momenti in cui ti senti così profondamente TRISTE che tutto il resto ti sembra inutile.

Ci sono dei momenti in cui realizzi che niente sarà più come PRIMA.

Ecco, in questi momenti ti rendi conto di alcune banalità (ne bastano appena 5) che hai bisogno di fissare in un post.

  1. E’ facile stare accanto a qualcuno quando va tutto bene ma quando il mare è in tempesta, e tu non sei pienamente in forma, resta solo chi vale davvero la pena che resti.
  2. E’ facile dire ad una persona “ti amo”, è facile pensare solo al “proprio” amore; più difficile è cogliere il momento dell’altro, più difficile è capire perché si sta ricevendo un “no”, questo lo capisce solo chi ama davvero e chi non lo capisce sta bene da solo.
  3. E’ facile pensare che una persona sia una stronza, più difficile è spiegarne le motivazioni.
  4. E’ facile non invitare ad un evento la stronza di cui sopra, pur avendo invitato pure la maestra delle elementari, più difficile avere il coraggio di motivare l’esclusione.
  5. E’ facile puntare il dito non sapendo, più difficile tenerselo in tasca anche se fa freddo.

E dalla sezione “pippe” è tutto, torno ai libri, teatro, cinema… saluti.

 

Il racconto dell’Ancella

L’episodio è bellissimo.

Vi racconto.

La mattina del 14 dicembre 2017 mi arriva un messaggio nel quale una mia collega mi scrive di essere corriere di un regalino che mi ha fatto una sua amica, perché la ispiro sempre con il mio blog e sono molto gentile.

Non vi dico quanto mi sono emozionata.

La mia collega mi porta il regalo ed è naturalmente (e SEMPRE GRAZIE) un libro ossia “Il racconto dell’Ancella”.

La storia dovrebbe finire qui perché io non vi posso descrivere la gratitudine e la gioia nel ricevere questo regalo.

Mi sono sentita proprio una persona fortunata e, intanto, sottoscrivo un infinito grazie a Maria.

Poi ho letto i libri in coda e sono arrivata a leggere questo.

Ora io a Maria come faccio a dire che a me il libro non è piaciuto?! Ci ho pensato e ripensato e poi ho realizzato che l’unico modo sia questo: Maria, ti ringrazio troppo, ma a me il libro non è piaciuto :-(!

Mi pare corretto così perché, se quello che scrivo ha portato Maria a farmi questo regalo perchè ispiratrice inconsapevole di tante letture, non la posso mica deludere.

Vi dico anche che io il libro lo avevo visto in giro e mi aveva anche incuriosito, ma la fatica nel leggerlo è stata troppa.

Al di là del tema, di cui ora vi dirò, la scrittura è così confusionaria e difficile da organizzare che ti fa passare proprio la voglia.

La storia è quella di Difren, ex moglie e madre felice, che fa parte delle Ancelle ossia di donne costrette in una società, tipo quella dei mormoni (solo per darvi un’idea), in cui le donne giovani sono assoldate per essere fecondate dai Comandanti, mentre le moglie degli stessi guardano. Inutile entrare nei particolari perché non aggiungono molto.

Noioso, prolisso, senza capo nè coda; senza inizio nè fine.

Brutto.

Altro non mi viene da dire.

E io sono mortificata perché mi dispiace sempre quando un libro che mi è stato regalato non mi piace, ma che posso fare, Maria?!?!

Sincera fino alla maleducazione io…

scusami!

Vedila così peró, Maria, avendolo letto io non dovrai leggerlo tu perché non te lo consiglio… che ne pensi?!

Sempre grazie comunque, ora mi attivo subito per darti altri consigli!

Come un gatto in tangenziale

Mai avrei pensato di andare a vedere un film intitolato Come un gatto in tangenziale.

Mai avrei pensato che il film mi piacesse.

Mai avrei pensato che la Cortellesi, quando la smette di voler a tutti i costi dimostrare quanto é brava, è brava davvero.

Mai avrei pensato che Albenese, quando esce da uno dei suoi personaggi, ci azzecca e si fa guardare.

Mai avrei pensato che a Roma esiste una periferia che si chiama Bastoggi (ed io a Roma ci sono nata).

Vedi quanti “mai avrei” mi ha regalato questo film?! Perché mai dire mai.

“Come un gatto in tangenziale” è un film divertente; una commedia amara il giusto; una storia che ti fa riflettere; due belle ore da riempire.

Sono davvero tutti bravi, forse troppo “caricato” Amendola, ma credo sia necessario.

La storia parte da un amore adolescenziale, una specie di Romeo e Giulietta dei giorni nostri, anche se l’amore poi non è così travolgente come poteva sembrare.

Ed è giusto così.

La Cortellesi coatta sembrerebbe sulla carta poco credibile e invece non lo è; Albanese intellettuale sta perfettamente nella parte; la moglie svampita pure.

Fantastica (come sempre) la Leosini, che interpreta se stessa.

Ci sono parecchi spunti davvero simpatici: le gemelle; il carrozziere; Coccia de morto; insomma varie cose davvero divertenti.

Il film scorre benissimo: si ride e si riflette… per un gatto che muore in tangenziale non è affatto male.