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Napoli velata

Ci sono dei registi che quando escono al cinema con un nuovo film non posso non andarli a vedere.

Tra tutti Ozpetec credo sia imperdibile per me. Sempre.

E così, è uscito il film Napoli Velata ed eccomi pronta al cinema.

Buio in sala, film film film, fine e poi dico: ok, ora ci penso un po’, faccio sedimentare e poi vi dico.

Sono pronta a dirvi che a me il film è piaciuto.

Non so se la trama che vira un po’ sul giallo, Napoli che è troppo uno spettacolo, gli attori che sono bravissimi ma un po’ una cosa e un po’ l’altra sono quasi sicura che il film mi sia piaciuto.

Devo confessarvi che forse avrei scelto un’altra attrice ma perché io ho proprio un problema con la Mezzogiorno: mi rende pesante pure lo spritz; e poi qui in un fuori forma che per carità: vestita male, truccata male, pettinata male insomma tutto male ma inesorabilmente BRAVA.

Bellissimi gli altri invece: la zia; l’amica (super top la Ranieri); Lui; il fratello di Lui; l’amico; Napoli. Tutti bravi e belli.

Napoli poi protagonista: bella, lugubre, misteriosa, allegra, velata.

La trama è impegnativa, a tratti pesante, forse un po’ lenta ma il film c’è.

Mi è piaciuto.

Forse lo rivedrei per capire meglio delle sfumature.

Ora che vi sto a raccontare: la notte di sesso; la pazzia; il mistero?! I raduni dei soliti amici gay; che ve lo racconto a fare?!

Tutto si incastra abbastanza bene, certo devi stare concentrato che poco poco ti perdi un passaggio ti sei perso mezzo intrigo.

Per esempio c’è una scena dove dei vecchi trans fanno una tombola che veramente dici: “boh!”! Però, quel posto, ma quanto è meraviglioso?! Ecco, io devo dire che lì mi sono proprio distratta a guardare la straordinaria bellezza di Napoli. Straordinaria. E Ozpetec, con la sua fotografia, riesce sempre ad esaltare la bellezza dei luoghi che sceglie.

Ah poi, in tutto questo mistero, buio, tra tutte queste ombre un raggio di luce c’è; una figura estremamente positiva si fa spazio; la salvezza c’è. Guardare per credere.

Tirando le somme io direi: nè capolavoro, nè “sòla”, per rispondere alla domanda di una mia amica, ma da vedere.

Sì, lo consiglio.

Fatemi sapere.

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C’è chi dice di volerti bene

Ecco, ieri vi dicevo di dovermi dedicare ai libri che qualche anima buona mi ha regalato a Natale.

Ho cominciato.

Ho iniziato (e finito) il libro C’è chi dice di volerti bene di Sara Gazzini.

Incredibilmente un altro libro ambientato ad ottobre che, evidentemente, non mi vuole lasciare.

Io sono sempre preoccupata quando mi regalano libri, lo sapete, e, soprattutto quando mi chiedono cosa ne penso perché io non so mentire ma, stavolta, è andata bene, cara Barbara. Lo dichiaro subito.

Dopo 3 pagine ho pensato: “aiuto!” perché io odio i libri “da donna” cioè, scritti da donne per le donne, e ho subito pensato di essere davanti ad uno di questi.

Mi sbagliavo, perché trattasi di libro sull’amore, non sulle donne.

Abbiamo una Dott.ssa, una psicologa per la precisione, che organizza una specie di alcolisti anonimi ma per le “innamorate anonime”, per quelle donne schiave dell’amore e che hanno bisogno di aiuto per superare il famoso: “Ha letto e non risponde. Che faccio?! Mi suicido?!”. Un’attività che chiunque svolge con le proprie amiche in maniera meno professionale.

Le donne sono 8, in un garage e ciascuna racconta il proprio piccolo “dramma”.

Così abbiamo l’innamorata del sesso; quella dell’uomo sposato; quella dell’amore in generale; quella che non ha bisogno di essere innamorata e così via per 8, anzi per 9, perché ad un certo punto la Dott.ssa diventa innamorata e le innamorate Dott.sse.

È questo il motivo per il quale mi è piaciuto il libro: temevo di leggere un libro sulla verità assoluta dell’amore che, grazie a Dio, NON ESISTE!

Perché in amore vale tutto, o niente… dipende dai punti di vista; perché è il cuore contro la ragione; perché è il “si dovrebbe” contro il “fa’ un po’ come ti pare”; perché, come diceva Cesare Pavese, ricordato nel libro, “La strategia amorosa di sa adoperare soltanto quando non si è innamorati”.

Questo è e la nostra Dott.ssa ce lo sa ben spiegare.

È un libro da leggere perché ti fa sentire meno sola nei pensieri, nei ragionamenti che fai quando stai sotto botta; che ti fa dire: “ma allora non sono matta, può capitare a tutti”. Eh sì, se ti innamori capita a tutte e non bisogna vergognarsene.

Brava Sara a ricordarcelo e brava a riuscirlo a raccontare in maniera così veloce, diretta, spontanea.

Per me è un sì. Io vado avanti, voi fermatevi a leggerlo.

PS: il gruppo whatsapp sul look del primo appuntamento è un’esperienza da vivere, almeno una volta nella vita.

PS2: uomini non spaventatevi, sono sicura farebbe bene anche a voi leggere questo libro.

Non mi avrete mai…

…come volete voi! Ve la ricordate la canzone?! Ora la cerco e ve la linko (brutta parola ma è per farmi capire!), è dei 99 Posse quando erano fichi.

Comunque, anche qui parto da una canzone per parlarvi di altro.

Il “non mi avrete mai” si riferisce ad alcune marche di moda che non mi avranno mai.

Ve ne elenco alcune.

Voi sapete quanto per me le borse siano una cosa seria, serissima, da affidare solo ai migliori. Quindi, non mi avranno mai: FURLA e CARPISA, per esempio. La prima perché è una poraccia e si dà arie (ma soprattutto prezzi) da gran donna e poi, per lo più, usa pelli rigide che io aborro; la seconda penso che manco ve la debba commentare. Va da sé che mi fa orrore. Le loro più belle fanno la metà di una brutta delle marche che dico io. Poi, per carità, capisco che io sono un po’ esosa sul tema ma c’è di meglio del mercato dell’orrore infiocchettato da questi.

Su HOGAN, che è un derivato della Tod’s, e Disegual non devo aggiungere altro che il nome.

 

Fendi, perché io trovo inconcepibile che sia ancora schierata con le pellicce. Bleah.

I vari prodotto low cost come: Zuiki, Piazza Italia, Bershka e varia altra poraccitudine. Sia ben chiaro che io non sono contro i prodotti low cost anzi, se ben abbinati, sono assolutamente consigliati ma non devono puzzare di petrolio. Gesù! Per esempio, molto meglio Oviesse di Zuiki (per dire) o H&M di Zara per quanto mi riguarda. Poi è chiaro che d’estate è più facile ma vabbè.

Liu Jo & Pinko perché, come Furla, vogliono fare i grandi con i soldi degli altri ma non con pari qualità. Regolatevi che i vostri straccetti non valgono la metà di quello che costano.

Class e Ferrone, Dio ce ne scampi e liberi, al di là del fatto che tutte quelle che vogliono darsi aria di donna in carriera qui trovano pane per i propri denti e poi ti ritrovi i doppioni in ufficio proprio non mi piacciono, a partire dalle testimonial che usano.

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Ce ne sarebbero un altro milione ma penso di avervi tediato abbastanza.

E quali sono le vostre?!

PS: questo post era pronto da qualche giorno ma mi hanno bloccato perché mi chiedevano le cose che mi piacciono… intanto leggete queste poi provvedo ad altro. Giuro.

 

 

 

Bene bene bene…

…ma non benissimo! Sapete che uno ha lanciato questa canzone assurda che, però, fa ridere devo ammettere.

Allora il post in questione non riguarda la canzone ma il fatto che mi sono accorta che posso scrivere nmila post sui libri e poi ne scrivo uno sulla moda (o simile) e boom, faccio il botto.

Sono d’accordo con voi, la moda è un grande argomento (forse il mio preferito) e quella genia della Ferragni (e del di lei ex fidanzato nonché grandissimo gnocco) ne sono la prova vivente.

E allora, ragazzi/e, vi parlo un altro po’ del vostro argomento preferito, che poi è pure il mio, ma io non tralascerò mai le recensioni di libri… tra l’altro ne sto leggendo uno che mi fa un sacco di tenerezza ma poi vi dirò.

Ritornando alla Ferragni, sapete tutti – e se non lo sapete ve lo sto dicendo io – che si è messa con Fedez (proposta di matrimonio all’Arena di Verona per i suoi 30 anni etc etc). Ora hanno creato questo binomio di moda in cui lei ci sta perdendo, secondo me, e lui ci sta guadagnando… parlo stilisticamente. Al di là del fatto che lei è sempre vestita Top (e vorrei pure vedere tra Dior, Prada, Ferretti e chiunque altro vi venga in mente) mi sta prendendo questa deriva un po’ coatta che io non posso condividere. Lui, di contro, ogni tanto va vestito caruccio ma ora ha creato questa collezione per Bershka che “il Signore ce ne scampi e liberi!”…ma io dico: perché?! Se ne sentiva il bisogno: un secco NO, mi viene da dire.

Il simbolo è una tigre colorata che è di un brutto ma di un brutto che levatevi… poi stampata su abiti informi: giacchettoni oversize, magliette da bulletto di periferie, calzini bianchi di spugna che mi auguravo fossero caduti nel dimenticatoio.

Ora io non ce l’ho con loro, anzi io li stimo moltissimo, la Ferragni è una maga del marketing e lui mi sta pure simpatico, ma io mi dispero perché mi toccherà vedere in giro ragazzini conciati come i peggiori rapper di periferia. Una cosa che preferirei andare a vedere negli USA per mia scelta e non sul suolo italiano per scelta di un altro. Eppure non vi dico che delirio alla presentazione a Milano, forse mancavo io e tre quarti della palazzina mia perché il resto stava tutto lì. La cosa grave è che il marchio è pure parecchio low cost, quindi è un attimo che i ragazzini procedano all’acquisto.

Ora, Chiara, faccio un appello a te: REDIMITI! Dall’alto del mese della moda che ti sei sparata tra Milano e Parigi, dall’olimpo delle meraviglie che hai visto con i tuoi stessi occhi, passati una cavolo (per non dire cazzo!) di mano sulla coscienza e insegna ai ragazzini a vestirsi, non a coprirsi. Anche il Dio denaro te ne sarà grato. 

Saluti affettuosi.

 

 

Divise estive 

Ieri facevo una considerazione sulle divise.Eh, le divise.

Avete presente: vigili urbani, Polizia, Carabinieri, vigilantes, steward e Hostess… insomma tutti quei lavoratori che, per la propria professione, sono costretti ad indossare una divisa?!

Bene, pensavo a loro perché d’estate trovo inaccettabile (soprattutto per gli uomini) che gli si fornisca una camicia a maniche corte per divisa.

Lo trovo inaccettabile.

E voi direte: vabbè, ma fa caldo, che dovrebbero indossare?! 

Ecco, io non lo so (e francamente non mi interessa) so solo che esteticamente è inaccettabile rendere istituzionale le camicie a maniche corte, soprattutto per gli uomini (come da mio precedente post modaiolo). 

Ora, però, mentre quando entri in un negozio e ne acquisti una per me sei penalmente perseguibile per la tua responsabilità personale; quando te la danno in dotazione i datori di lavoro siamo nell’ambito di una responsabilità collettiva, ai limiti del disagio sociale.

Li vedi porelli, con queste camicie orribili (per lo più bianche e celesti) con le braccia mozzate da questi pezzi di stoffa che arrivano a metà braccio. 

Al di là dei borselli e dei pinocchietti, che mi sembrano per lo più debellati, credo che sia la cosa più brutta dell’estate.

Ora io dico che non è che 10cm di stoffa risolvano il problema, in più se prendiamo esempio dai berberi del deserto quelli vanno tutti coperti. Chi siamo noi per costringere dei poveri lavoratori ad andare in giro come degli sfollati cafoni?! Chi siamo noi, nella patria della moda, per promuovere il cattivo gusto a livello istituzionale?! Chi siamo noi?! 

Se serve una legge per impedire lo scempio me ne faccio promotrice, ora mi informo ed, in caso, vi chiederò di firmarne la proposta.

Stay tuned.

30 secondi

Ho 30 secondi e vi devo dire URGENTEMENTE questa cosa.

Dunque, ieri sera girovagavo su Instagram, ufficialmente ormai il mio social preferito, e ho beccato un paio di starlette che seguo con una borsa di Pinko.

In particolare una diceva che stava andando all’evento #iPinkolove Bag.

E che faccio secondo voi, non vado a sbirciare?! E certo!

Scopro così che Pinko ha ideato una borsa che può essere personalizzata con il proprio nome, in realtà non una grande novità perché già alcuni brand lo fanno, ma mi è sembrata una cosa carina da approfondire.

Allora, premesso che a me Pinko non piace (ma quello è un fatto mio personale), l’idea di poter personalizzare con il mio nome una borsa mi ha troppo incuriosito. Mi sono messa a sbirciare nella pagina dell’evento per scoprire che la borsa in questione è di un brutto ma di un brutto che io non ve la posso raccontare… solo di seguito mostrare.

Bicolor (laddove l’abbinamento di colori è francamente imbarazzante); un modello inutile anziché no (né grande né  piccola… quelle misure che non sanno né di me né di te!); con due uccelli che chiudono un cerchio ad aprire la borsa.

Ora, voi sapete che per me le borse sono una cosa seria… scherziamo su tutto ma non sui sentimenti… e per me quando le hai detto BRUTTA le hai fatto un complimento.

Il tutto per una modica cifra che parte da 260€.

Ora, senza paura, ditemi che ne pensate e aiutatemi a dire BRUTTA!

Tanto vi dovevo, saluti.

 

 

Gli Oscar 2017

Sapete già…io non riesco, nei grandi eventi, a non andarmi a spulciare i look delle star.

Quale migliore occasione degli Oscar? Credo non ce ne siano altre.

Io quest’anno non sapevo neanche che fossero stanotte, ho proprio perso la cognizione del cinema mondiale quindi non ne so niente. Stamattina, però, come non andare a sbirciare tra i look delle star?! Chi sono io per tirarmi indietro?! Nessuno, infatti procedo.

Annotazione di massima: chi più chi meno mi hanno fatto abbastanza schifo! Non arriverò mai a capire come potersi presentare alla serata dell’anno impacchettate in abiti improbabili. Non lo capirò mai, ma andiamo con ordine.

La vincitrice: Emma Stone si presenta con un vestito dorato che “manco a li cani” ma come ti è venuto, cara la mia Mason Givenchy, di mettere il dorato ad una rossa, per giunta con un sacco di roba?! E c’è il dorato e c’è il pitonato e ci sono i ricami e ci sono le balze… e mancavano le piume e stavamo apposto!

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Sulla stessa linea dello scempio, i primi premi vanno a: la Biel, che è una gnocca infinita, in una carta da cioccolatini accollatissima di Kaufman Franco (e chi sa chi è alzi la mano!); Amy Adams in Tom Ford che si becca un perfetto e tondo tondo NO; così come un netto NO va a Scarlett Jhoansson con un prato fiorito addosso in un vestito che la valorizza ZERO; pure la mia adorata Charlize è riuscita a mettere troppo di tutto, in un Dior, pieno di pieghe, dal taglio piuttosto banale e con due lampadari all’orecchio di Chopard di cui si poteva fare tranquillamente a meno; ancora NO a Dakota Dornan in un Gucci, pure questo dorato (e non so che gli è preso quest’anno con l’oro!) che si è pure infiocchettato per l’occasione: PERCHE’?! Vi dico solo che mi ha deluso pure Armani Prive’ su Nicole Kidman: un centrino scolorito!

E vabbè. Forse, è andata anche peggio a Salma Hayek in Alexander McQueen; Ginnifer Goqodwin (che mi chiedo cosa ci sei andata a fare dal momento che ti conoscevano in 2 e ora, a seguito del look, ti conosceranno in molti di più) e Chrissy Teigen in Zuhair Murad, che deve essersi ammalato gravemente per produrre ‘ste brutture; Octavia Spencer in Marchesa, ora ad Ottavia va senz’altro il “premio coraggio” ma io dico: hai la fisicità di una polpetta mi chiedo: “puoi mettere le piume a risaltare le forme?!” ma no, dico io, non si fa…il vestito pure bello ma non addosso a te: abbi pietà!

Vi butto lì la tematica “Meril Streep” che pare si sia rifiutata, perché voleva soldi per farlo, di indossare l’abito preparato per lei da Chanel, del valore di €100.000 . BAH!!! Si è presentata così… stava benino direi ma non sapremo mai cosa le aveva confezionato la mitica Mason:

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E ora, però, vi dirò le mie preferite… perchè qualcuna c’è stata: Viola Davis, perfetta in rosso Armani; Michelle Williams (che adoro per tutto, in primis per il taglio di capelli!) in Vuitton e Karlie Kloss in Stella Maccartney

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Vabbè, amici, mi fermo qui… potrei aprire una parentesi sulla capoccia di Halle Berry, in Versace ma la chiudo prima di aprirla, vi dico però che richiamava il marchio della casa di moda, guardare per credere…

Bene, all’anno prossimo… come dite?! I film?! Boh, che c’entrano i film?!?!