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La moglie perfetta

L’amico che mi ha regalato questo libro l’ha fatto per farmi fare pace con l’autore; questo perché l’ultimo libro che ne avevo letto mi aveva fortemente deluso.

L’autore è Roberto Costantini e l’ultimo libro è Ballando al buio.

Questo che ho finito ora, invece, è La moglie perfetta, precedente a Ballando al buio, ed è l’unico che mi mancava.

Il mio amico ha fatto bene perché, effettivamente, questo libro mi ha fatto rivalutare Costantini, dal momento che mi è piaciuto moltissimo.

Tipo dalle prime 5 pagine mi è piaciuto.

Vi avrò detto mille volte tra queste righe che adoro i libri in cui una stessa storia viene narrata da più punti di vista e qui abbiamo: marito, moglie e Balistreri.

Le indagini sono condotte sempre da lui, Balistreri, il burbero commissario ormai sessantenne, che beve e fuma ed è mezzo fascista e litiga con tutti e bla bla … inutile che ve lo sto a raccontare perché vi meritate di leggere la trilogia. Comunque, l’indagine è la sua e si svolge nel 2001. In mezzo c’è la mafia, ci sono gli americani, c’è una coppia, c’è un amore, c’è un magistrato, uno psichiatra, una ragazzina un po’ sciacquetta, ci sono tanti soldi. Fate un mix di tutti questi elementi e viene fuori un libro davvero godibile, interessante, affascinante, ben scritto.

A Costantini piacciono tantissimo i flashback che usa nella trilogia come stile di vita proprio, qui ci sono ma sparsi; qui c’è, soprattutto, una struttura narrativa che tiene con il fiato sospeso.

Mi è piaciuto un sacco.

Il giallo sembra banale ma è un casino vero. I personaggi sono tutti impicciati: “il più pulito c’ha la rogna” per dirla in francese. Balistreri ci rimette sempre. La moglie perfetta non esiste (e non è uno spoiler) ma la triste realtà.

Il libro invece c’è ed è bello e vi consiglio di acquistarlo.

Grazie amico.

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Chiamami con il tuo nome

La verità vera è che non bisognerebbe mai vedere il film di un libro che si è letto.

Mai.

Soprattutto se si considera il libro in questione un capolavoro.

Io vabbè, adoro leggere (lo sapete) ed è una cosa che adoro perché quando entro in un libro, il film in testa lo faccio io: i volti dei protagonisti, le ambientazioni, la musica di sottofondo, i colori, i sapori, le cose non dette, i sentimenti. Tutto. Ed è bellissimo.

Detto ciò, sapete quanto abbia amato Chiamami con il tuo nome.

Sapete anche che Guadagnino è candidato a vari Oscar per il film tratto dal libro.

Al di là del fatto che, secondo me, non è abbastanza evidenziata la questione che il film sia tratto da un libro, non potevo esimermi dal vedere il film.

Capisco la candidatura agli Oscar, è proprio uno di quei film italiani che non può non piacere agli americani: la bellezza dell’Italia, le chiacchiere estive, l’archeologia, i colori, la lentezza delle scene sono tutte cose che non possono non ricordare i grandi maestri che hanno visto primeggiare l’Italia nel cinema mondiale.

Guadagnino è stato molto bravo a cogliere delle sfumature del romanzo; poi l’attore protagonista (Elio) è di una bravura sconcertante (l’Oscar lo darei a lui se fosse possibile); ancora, la cura dell’ambientazione anni ’80 è da applauso; bellissime anche le location ma… sono piena di ma… fondamentalmente perché il libro è proprio un’altra cosa. 

Intanto, la montagna non è il mare, caro Guadagnino, e già solo questo mi ha urtato. Un’estate al mare per un adolescente, non è come un’estate in campagna per quanto l’adolescente possa essere particolare. Poi, non vorrei spoilerare troppo ma, per come l’ho letto io, Elio non scopre la sua omosessualità scopre la sua sessualità nel libro che è cosa ben diversa. L’ossessione prima e la passione di Elio poi non può essere resa dalle immagini, ma questa non è colpa di Guadagnino.

Non so, carissimi, non so che dirvi. Ovviamente auguro tutto il bene possibile a Guadagnino, incrocio le dita per lui ma il film non mi ha convinta anche al di là del libro. Troppi richiami, troppe cose già viste, troppo Bertolucci, troppo di tutto.

“Chiamami con il tuo nome ed io ti chiamerò con il mio” per quanto mi riguarda rimane una delle dichiarazioni d’amore più bella di sempre ed è bellissima la scena del film in cui se lo dicono, se vi basta questo andate al galoppo, diversamente desistete.

Leggete il libro piuttosto che ne vale sempre più la pena.

 

Il racconto dell’Ancella

L’episodio è bellissimo.

Vi racconto.

La mattina del 14 dicembre 2017 mi arriva un messaggio nel quale una mia collega mi scrive di essere corriere di un regalino che mi ha fatto una sua amica, perché la ispiro sempre con il mio blog e sono molto gentile.

Non vi dico quanto mi sono emozionata.

La mia collega mi porta il regalo ed è naturalmente (e SEMPRE GRAZIE) un libro ossia “Il racconto dell’Ancella”.

La storia dovrebbe finire qui perché io non vi posso descrivere la gratitudine e la gioia nel ricevere questo regalo.

Mi sono sentita proprio una persona fortunata e, intanto, sottoscrivo un infinito grazie a Maria.

Poi ho letto i libri in coda e sono arrivata a leggere questo.

Ora io a Maria come faccio a dire che a me il libro non è piaciuto?! Ci ho pensato e ripensato e poi ho realizzato che l’unico modo sia questo: Maria, ti ringrazio troppo, ma a me il libro non è piaciuto :-(!

Mi pare corretto così perché, se quello che scrivo ha portato Maria a farmi questo regalo perchè ispiratrice inconsapevole di tante letture, non la posso mica deludere.

Vi dico anche che io il libro lo avevo visto in giro e mi aveva anche incuriosito, ma la fatica nel leggerlo è stata troppa.

Al di là del tema, di cui ora vi dirò, la scrittura è così confusionaria e difficile da organizzare che ti fa passare proprio la voglia.

La storia è quella di Difren, ex moglie e madre felice, che fa parte delle Ancelle ossia di donne costrette in una società, tipo quella dei mormoni (solo per darvi un’idea), in cui le donne giovani sono assoldate per essere fecondate dai Comandanti, mentre le moglie degli stessi guardano. Inutile entrare nei particolari perché non aggiungono molto.

Noioso, prolisso, senza capo nè coda; senza inizio nè fine.

Brutto.

Altro non mi viene da dire.

E io sono mortificata perché mi dispiace sempre quando un libro che mi è stato regalato non mi piace, ma che posso fare, Maria?!?!

Sincera fino alla maleducazione io…

scusami!

Vedila così peró, Maria, avendolo letto io non dovrai leggerlo tu perché non te lo consiglio… che ne pensi?!

Sempre grazie comunque, ora mi attivo subito per darti altri consigli!

San Valentino 

Quest’anno non ho scritto niente su San Valentino e non perché mi è passata la fantasia, o non sono più l’ultima delle romantiche, ma solo perché:

1) non ho avuto il tempo di cercare regali per i vostri amori;

2) non mi ero proprio accorta che già ci eravamo già arrivati.

Poi stasera passo davanti al fioraio sotto casa di mia mamma e vedo: macchine in seconda fila, 4 frecce, motorini in verticale. Uomini di tutte le età, di tutte le dimensioni, di ogni ordine e grado intenti a scegliere un fiore, una rosa, una pianta: qualcosa.

Sapete che vi dico, uomini: BRAVI!

Io sono con voi.

E lo so che deve essere San Valentino tutti i giorni; e lo so che non basta un fiore; e lo so quel che cazzo vi pare ma io la trovo una cosa tenera.

Un fiore che vale un pensiero, un pensiero d’amore per San Valentino.

Ma perché no?! Ma perché accanirsi contro quelli che lo festeggiano?!

E non fa niente che magari lo stesso uomo che porta il fiore chatta con l’amante, intanto forse lo fa anche la moglie e poi farà i conti con la sua coscienza (se ce l’ha), francamente non mi interessa.

Io penso solo che sia carino tornare a casa con un fiore (un bacio, una scemenza!) oggi che è il Santo, poi se lo volete portare pure domani fatti vostri, bravi, fate ancora meglio!

Passaparola 

E sono giorni che sento parlare che di tradimenti.Un continuo.

Quello che vuole tradire, quello che vuole essere tradito, quella che vorrebbe ma non può, quella che può ma non vorrebbe.

Un continuo. 

Tanto che penso che sia “normale” o meglio mi viene da pensare che sia anormale non avere, ad un certo punto del rapporto stabile di coppia, voglia di farlo.

Dopo tutto questo parlarne vado a teatro e che ti vedo?! La commedia “Coniugi”.

Devo dire divertente, molto.

E di che parla?! Ma di corna, perché laddove ci sono coniugi potenzialmente ci sono corna.

Lo spettacolo è al teatro Dei servi nel cuore di Roma e merita di passarci una serata.

Gli attori sono bravi e divertenti.

Il grande Berto è esilarante.

La procace Patrizia è brava. 

Il napoletano Saverio perfettamente in parte.

La svampita Luana giustamente scosciata.

È carino, leggero, lungo il giusto, con flashback, propri di una pellicola cinematografica, che movimentano lo spettacolo.

A teatro ci si va poco. 

Sbagliato. 

Bisogna farlo: intanto perché capisci veramente la bravura (o meno) degli attori e poi perché manca il filtro della pellicola con la storia e questo ne fa la forza.

A fine spettacolo gli attori ci hanno invitato al “passaparola” laddove lo spettacolo ci sia piaciuto; o a farci “i cazzi nostri” in caso contrario. 

A me è piaciuto, quindi scelgo la prima. Andate che c’è ancora per 15 giorni; e se non siete di Roma venite a fare i turisti che in quel teatro ci cascate dentro. 

Daje! 

Non la svegliate 

Ormai già sapete che quando mi piace uno scrittore entro in fissa e devo comprarne tutti i libri o quasi.Qui è stato facile perché di Marone lessi, e mi innamorai, del primo libro, e ora ne è uscito il secondo… E che potevo fare?! L’ho comprato.

Vi dico subito che mi è piaciuto di più il primo (La tentazione di essere felici) e mi è piaciuto di più forse per la novità del protagonista; forse per il punto di vista; forse perché mi aspettavo poco ed ho ricevuto tanto. 

Il secondo non posso dire che mi abbia deluso perché direi una bugia ma non mi ha entusiasmato come il primo.

La tristezza ha il sonno leggero ecco il titolo.

Qui il protagonista è un 40enne, credo, che racconta la sua vita da ignavo, parliamo infatti di uno che dichiaratamente subisce le decisioni degli altri senza mai prendere un’iniziativa.

La storia del nostro uomo è costellata da una serie di eventi sfortunati ma piuttosto comuni: i suoi che si separano; i suoi che si rifanno una vita; i suoi che hanno altri figli; la moglie che ha un amante. E lui guarda senza fare; vive senza agire fino a che appunto la moglie non lo lascia per un altro.

Continue le digressioni. Il libro è tutto così: parte da A ma per arrivare a B bisogna dire tutto l’alfabeto ma il libro non è faticoso, scorre benissimo perché Marone sa scrivere e ogni tanto lancia delle chicche da segnare. L’ho letto sul Kobo ma spesso mi è venuta la voglia di usare la penna per sottolineare.

Non vi racconto la trama ma quello che posso dirvi è cosa non mi è piaciuto di questo protagonista: è proprio l’ignavia e la scarsa capacità di perdonare.

Quello che traspare del protagonista è un latente e costante rancore: verso la famiglia, verso la moglie, verso il suo lavoro. 

Quello che mi ha dato fastidio è stato il suo subire la vita invece di viversela e lo so che poi cambia; e lo so che nel corso delle pagine poi si riprende e comincia ad agire; e lo so che è solo un personaggio di fantastica ma a me le persone così spostano il sistema nervoso.

Comunque il libro c’è e lotta con noi e, sebbene con qualche resistenza, vi invito a leggerlo. 

La clausola della moralità 

No perché va bene tutto ma anche alla leeeeeennnnnnntttttttteeeeeezzzzzzaaaaaaaa c’è un cavolo di limite.Io non vi posso dire che Carol sia un brutto film.

Parliamo di una storia lesbo ante litteram, cioè in un periodo storico in cui magari non ti aspetti tanta libertà. 

Siamo a New York, negli anni 50; Carol, una donna mediamente matura, si innamora di lei che manco mi ricordo come si chiama tanto mi è rimasta impressa; lei è molto più giovane, fa la commessa, classe sociale più bassa di quella di Carol e così né carne né pesce: non sa né di me ne di te.

Comunque si conoscono, si innamorano da qui il disastro perché Carol è sposata ed ha una bambina.

Niente è brutto nel film.

Cate è la fine del mondo: bella, bellissima, elegante; perfetta nelle sue mise anni ’50. Vi dico nulla da eccepire. Brava, bravissima.

La giovane personalmente mi urtava, ma non posso dire che non fosse bella o magari anche brava.

Belle le case; la macchina (dove si svolge mezzo film); i vestiti; la neve. 

Una bellissima cartolina ma il film è di una lentezza imbarazzante! 

Troppo, troppo, troppo.

Un fastidio esagerato.

Come se stessero girando proprio un film degli anni ’50. Forse è proprio questo il segreto: ho visto un film degli anni ’50. Allora, in questo caso, il regista è stato bravissimo.

Peccato però che il 2016; forse si poteva fare qualcosa di più.

2 ultime cose:

1) hanno fumato un tale quantitativo di sigarette nel film che adesso non c’è permesso neanche pensarle;

2) la scena più bella è indubbiamente quella finale, ma non perché finisce il film, proprio perché trionfa l’amore ed io sono inguaribile romantica, si sa. E poi lei è così tremendamente bella che farebbe diventare lesbica chiunque. 

A meno che non abbiate taaaaaantooooo tempo da perdere io starei a casa fossi in voi!