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Chi è costei?! 

Personalmente non mi è mai interessato chi fosse Elena Ferrante.Non ho mai pensato che fosse una di quelle notizie che mi potessero cambiare la vita, l’anno, il mese, la giornata.

Personalmente ho sempre ritenuto che la Ferrante fosse solo una brava, bravissima scrittrice che mi ha allietato molte ore. 

Uomo o donna, giovane o vecchia, non ho mai pensato che potesse influire sul suo modo di scrivere che è bello, bellissimo.

La sua quadrilogia, prima un po’ lenta, poi travolgente mi ha stregato ed ora che ne conosco il vero nome e cognome non cambia una virgola di quello che ho provato leggendo.

Se è possibile mi aiuta solo ad amarla di più perché solidarizzo con lei e con la sua voglia di non volere “rotture di palle”. 

Un certo tipo di giornalismo non arrivo a capirlo. Questo sciacallaggio sulla ricerca del nome, dei conti corrente, non mi può interessare.

E questo perché uomo, donna, bambino la Ferrante rimarrà sempre quella che mi ha tenuto incollata con la bava ai suoi libri; che mi ha emozionato per la sua scrittura pulita, per il suo mondo di amicizia; che ha permesso alla mia migliore amica, dopo anni, di riappassionarsi ad una lettura ed allora scusate ma glielo voglio dire:

 “Elena, chiunque tu sia, per me rimarrai sempre Elena, colei che mi ha regalato infinite emozioni. Grazie!”.

That’s it!

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Libro nr. 7

Mai tranquilli, neanche in una torrida estate fascista, con il sole che squaglia i marciapiedi si può stare tranquilli con il commissario Ricciardi.

Segui lo spettacolare volo di un Professore da un piano alto dell’ospedale.

Dici: è suicidio!

Ma secondo voi?! Con il Commissario che deve indagare, può essere mai suicidio?! E dai, su!

E infatti, suicidio non è.

E scopri che: il prof. è un “figlio ‘e ‘ntrocchia” per dirlo alla napoletana, con moglie figlio e amante; arrivista ed arrivato sulla pelle altrui; luminare ma non senza macchia, per qualche errore di troppo. E indaghi e scopri insieme al Commissario l’assassino, che mai e poi mai ti aspetteresti, ve lo dico!

Al solito, però, sullo sfondo succede di tutto.

Vi avevo anticipato che nel sesto libro succedeva qualcosa che non mi piaceva e, infatti, qui se ne vedono le conseguenze: Enrica parte; Livia resta e insiste; Alfredo Maria non capisce una mazza, lasciatemelo dire.

E continua a capire ancora meno quando la tata si ammala. E questo è il primo momento, dopo 6 libri e mezzo, in cui Ricciardi mostra un sentimento vero, vero e manifesto. Diventa un bambino al cospetto della tata nel letto di ospedale.

Tata che ha lasciato il testimone a Nelide, sua nipote.

Tata che parla con la mamma morta del “signorino”.

Tata che lotta tra la vita e la morte.

Ricciardi, con l’aiuto del sempre presente Maione, scopre l’assassino mentre: Livia organizza una festa; la tata è in ospedale; Enrica si lascia corteggiare da un altro e lo stesso Maione è alle prese con il peggiore dei sospetti: il tradimento della moglie.

Ed è la gelosia che scuote Ricciardi ma non ancora abbastanza, mannaggia a lui.

Avvincente, godibile, scorrevole, delicato, fresco, esilarante,

Tutto questo e molto altro ci assicura De Giovanni, del quale (ahimè!) inizio l’ultimo della serie… già mi manca.

PS: mio malgrado, non avendo fatto in tempo ad andare in libreria, ho letto il libro su kindle ma sto andando in libreria a comprare anche il cartaceo. State senza pensiero.

Libro nr. 3

Volete sapere perché ci ho messo così tanto a recensirvi il terzo libro?! Semplice, perché non avevo tempo di andare a comprare il quarto e ho traccheggiato all’inverosimile, roba che verso la fine ho letto 5 pagine a sera?! S’è mai visto?! No!

Sono pazza?! Può darsi!

Comunque, ora ho l’Autunno sul comodino e, di conseguenza, ho finito, l’estate del Commissario Ricciardi. Ad oggi, Vi dico, il mio preferito!

Ma quanto mi piace?! Quanto?! Di più e sono contenta di aver trasmesso questo mio entusiasmo a molte persone che conosco che, su mio consiglio, si sono appassionate al Commissario, senza cappello, Ricciardi.

E’ estate, quindi, a Napoli fa caldissimo e Maione combatte con la sua pancia che non si tiene più nella giacca estiva e lo costringe ad indossare la giacca invernale della divisa e a sottoporsi allo stress di un’inutile dieta.

Muore una discutibile contessa, diventata tale per un matrimonio con un nobile allettato, il di cui (?!) figlio la odia. Amante, non nascosta, di un padre di famiglia giornalista e in vista nella città, e non solo di lui. Diciamo un personaggio discutibile. Non troppi i sospettati ma tutti con un movente più che valido tipo la gelosia dell’amante o la rabbia del figlio del conte.

Anche in questo libro, però, scoprire il colpevole è un pretesto.

Ad un certo punto ti scordi quasi della contessa, quasi fino alla fine perché quando tutto sembra ormai risolto la caparbietà di Ricciardi capovolge le carte in tavola e scopri un insospettabile!

Comunque, al centro della scena ci sono: Ricciardi conteso tra due donne (faccetta urlo di Munch!); Maione che, ho già detto, combatte con la sua gelosia e la sua pancia; la prima ingombrante presenza dei fascisti che finalmente fanno capolino, perché sempre in ventennio siamo, ma pare non accorgersene nessuno; c’è un amore clandestino ed omosessuale… insomma tanta carne al fuoco… d’altronde, si sa, d’estate l’amore trionfa!

E poi c’è Enrica, che alla veneranda età di 24 anni non si è ancora sposata!!! La vogliamo sistemare?! E dai, su! E con chi?! Ma con un benestante figlio di papà, tal Sebastiano! Vero, commissario, la chiudiamo così con lei?!

To be continued…

Libriamoci

Ho proprio un problema con i libri io.

Se sto per finirne uno e sul comodino ne non ho almeno un altro da leggere, devo correre in libreria.

Se ne ho prestato uno, lo devo riavere: presto più facilmente e senza pensiero i vestiti, che possono anche non tornare, ma i libri no, i libri devo riaverli!

È per questo che quando a fine anno leggo le statistiche che dicono che in Italia si legge una media di un libro all’anno mi vengono i brividi.

Non so come sia possibile e invece lo è!

Allora ho contato quanti ne ho letti io nel 2014 e sono 31. A me sembrano pochi, troppo pochi eppure rapportati alla media sono abbastanza direi.

Sento di dovermi comunque giustificare.

Per esempio, quello scempio di Shantaram mi ha rubato almeno due mesi ed il viaggio estivo di quest’anno è stato impegnativo, ho letto meno di quanto avrei dovuto!

Come vi ho già detto, però, ho scoperto e adorato la Ferrante, Abate e Vitali. Ho approcciato Carofiglio.

Ho maledetto quello di Shantaram; la ragazzina de La ladra di libri; l’inutilità di Maledetta primavera e dell’ultimo della Mazzantini (Splendore); sono rimasta delusa dal mito di King (Nell’erba alta); ho ritentato con Don Winslow ma, dopo la meraviglia de Il potere del cane, deve passare un altro po’ di tempo.

Mi sono divertita con Viola Veloce e i suoi Omicidi in pausa pranzo; mi sono commossa fino alla lacrime con Fontana e la morte del suo uomo felice ma anche con il bimbo di Molto forte, incredibilmente vicino; ho avuto il piacere di leggere due novità scoperte su Twitter (Giovanni Venturi e Giulia Madonna); ho tribolato nello scoprire il responsabile dell’omicidio di Quebert.

Insomma in questo, come negli anni precedenti e come nei prossimi, mi sono emozionata e ho vissuto mille vite insieme ad i miei libri, forse è per questo che ci sono tanto legata perché per me sono una garanzia di sicura emozione, nel bene e nel male, sono portatori sani di risate, lacrime, entusiasmo, stupore, fastidio, rabbia.

È per questo che non li voglio abbandonare, che li devo tenere con me e loro, senza nulla chiedere in cambio, non mi deluderanno!

Ok, ho proprio un problema con i libri io.

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Eccezioni sempre, errori mai

Va be ma quanti libri leggi?! Mi si chiede.

Bè, vi rispondo. A parte che ne leggo sempre troppo pochi per i miei gusti, ma se in una sola settimana, per dire, ti trovi a dover fare: Roma/Santander/Bilbao e ritorno per un totale di 6 ore di viaggio tra aereo e pullman; Bilbao/San Sebastian per altre 2 ore; e ancora Roma/Padova/Roma per 7 ore di treno può succedere che in una settimana leggi 3 libri in viaggio e uno lo finisci a casa. Diciamo che se fossero tutti come me non esisterebbe la crisi dell’editoria.

Bene, chiarito questo, vi parlo di Per legge superiore, il libro di Fontana cui vi avevo accennato raccontandovi di Morte di un uomo felice.

Bene. Non è stato facile trovarlo perché se me lo sponsorizzi nel libro che ha vinto il Campiello e non prevedi ristampe (non immaginando che la gente voglia leggerlo), capita di entrare in n librerie e alla fine lo devi comprare in versione e-book alla quale, devo dire, ancora non sono abituata a pensare!

Bene. Veniamo al libro: che dire?! Questo Fontana é bravo senza mezzi termini. È bravo e punto.

Il collegamento con l’altro libro é costante: Giacomo compare spesso, accompagna ed aiuta il nuovo (che poi é vecchio, perché credo che questo libro sia stato scritto prima) magistrato a vivere la sua giustizia nella Procura di Milano.

Roberto è di destra, o almeno liberale e contro i sessantottini, e ateo; Giacomo era cattolico e comunista; Roberto ha vissuto la sua vita e fatto carriera; a Giacomo l’hanno Impedito.

Roberto é arrivato alla fine della sua carriera e potrebbe godersi gli ultimi anni di lavoro e vita, con la bella moglie in una città di provincia, ma (c’è sempre un ma in questi casi) il destino ci mette lo zampino nella persona di una giornalista che lo costringe a rivedere un processo.

Ed è lotta tra l’Io di Roberto che vorrebbe chiudere un occhio e quello, ereditato da Giacomo, che vuole tenerli aperti tutti e due.

Non vi dico quale dei due vincerà;  vi dico, invece, quanto è bello leggere l’idea di giustizia, la passione per la Legge, la voglia di fare la cosa giusta che pervade il protagonista con la fantastica scrittura di Fontana.

Il tutto è ambientato a Milano dove ti puoi sentire straniero anche se vi sei nato, come dice il protagonista; ma lo scrittore trova anche il modo di divagare su Roma che Roberto odia perché “Dio, o chi per lui, ha punito quella città con la bellezza”: è una pagina che vi pubblico e che, da romana, ritengo nasconda grandi verità!

Bene, bravo Fontana e, come dicono i tuoi protagonisti, ora stai attendo perché: “eccezioni sempre, errori mai”.

 

Chi viene e chi va

Vitali è davvero troppo divertente. Ormai leggere i suoi libri è diventato come seguire una serie a puntate.

Questo Olive comprese sembra (non mi sono documentata se lo sia veramente!) il seguito di 4 sberle benedette ed è altrettanto divertente.

Bisogna arrivare a pagina 100 su 400 per districarsi con i personaggi, ma piano piano ti appassioni.

Ritrovi il Maresciallo Maccadó, che dopo essersi stanziato definitivamente in questo paesino in riva al lago, continua con la moglie a mettere al mondo figli, fino ad arrivare alla cifra stabilita di sei. In disparte, quasi assente, il Prevosto ma presentissimo il Podestà con la moglie mezza matta. Esilarante la storia di Risto e del suo bambino di un paio di chili; e di Filzina col fratello Cucco; e preoccupante, ma con lieto fine, quella del disertore, figlio del direttore delle Regie poste.

Mi piace stare in quel paese in riva al lago per l’atmosfera che si respira, fatta di cose semplici; fraintesi; doppi sensi; misticismo; indagini a lieto fine.

Vitali è una garanzia, un porto sicuro di tranquillità, una finestra sul periodo più tragico della nostra storia eppure vissuto da persone normali e forse ignare di quello che sta succedendo sopra di loro. Insomma, Vitali andrebbe letto ad intervalli regolari, che poi è quello che sto facendo, tanto per non perdere l’abitudine. Vitali val bene una messa del prevosto… o forse due, tre, dieci!

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Sole

Dopo dieci giorni di stress perchè non riuscivo più a pubblicare su www.irompipalle.it, mi sono rassegnata amici.

Purtroppo irompipalle.it non c’è più: ho provato e riprovato a risolvere il problema, ho chiesto all’universo mondo ma  “mi dispiace ma non ti so aiutare…” è stata la risposta che ho ricevuto e allora, l’unica cosa che mi resta da fare, è voltare pagina e cominciare con un blog tutto mio, nuovo nella copertina ma non nei contenuti.

Abbiate pazienza con me perchè a questo punto mi toccherà gestirlo da sola, non che prima fosse diverso, ma almeno i temi e roba simile erano a posto qui non so dove cominciare… ma non fa niente, ci riuscirò… e se sbaglierò “voi mi corrigerete”!

Forse mi sono fatta un po’ prendere la mano dal titolo del blog; forse sono stata un po’ megalomane ma poi ho pensato che tanto sempre roba mia è sempre io sono “indi per cui poscia”… ricominciamoooooooooooooo, amici e sempre buona lettura!!!!