Le perfezioni provvisorie

Con l’inizio della Fase 2, ho finito la serie di Carofiglio sull’Avv.to Guerrieri e già mi manca.

Ma tipo che l’ho finito 10 minuti fa eh. E, dal momento che so che stasera mi mancherà ancora di più, ho già preso L’arte del dubbio che sono quasi certa di aver letto ma “nel dubbio” (strabiliante gioco di parole!) l’ho ripreso.

Allora, ve lo dico, Le perfezioni provvisorie è stato il mio preferito della serie.

Mi è piaciuto tutto: l’età e la maturità di Guido; la storia, l’intreccio ed il modo di raccontarlo; l’amicizia dell’Avv.to con la proprietaria (a noi già nota) del Chelsea. Insomma mi è piaciuto tantissimo.

Rispetto agli altri ci sono meno digressioni personali e meno divagazioni sul diritto che sono sempre gradite ma un po’ rallentano il filo delle storie. Qui no, qui la storia fila liscia: è appassionante, ben costruita, giustamente misteriosa. Ci sono delle ragazze più giovani dell’Avv.to perchè sebbene si tratti (e venga trattato) da Matusalemmeè ancora giovane anche lui; c’è una scomparsa, un mistero da risolvere; ci sono diversi sentimenti in gioco da seguire. Ripeto: per me il più bello della serie. Sarà anche ormai l’affezione al personaggio eh, non lo nego. Mi è diventato affascinante Guerrieri.

Mi devo fermare, sennò vi dico troppo. Secondo me non è un caso che l’abbia finito con la Fase 1 che rimarrà un momento strano della mia vita (come di quella di tutti) ma nel quale io potrò dire di aver trovato un “amico” letterario in più.

Leggetene tutti.

 

Ragionevoli dubbi

Quando ho iniziato la serie di Guerrieri, un mio amico mi disse che per lui il più bello é Ragionevoli dubbi, il terzo della serie. Ora lui fa l’avvocato e, dopo aver letto il libro, capisco perché questo è il libro della serie che lui ha amato di più.

Per chi ha studiato giurisprudenza e fa l’avvocato di mestiere penso che questo libro sia la quintessenza della professione.

Chiedersi se il proprio assistito sia colpevole o innocente; avere il dubbio ma, soprattutto, istillarlo nei Giudici che devono decidere.

In questo libro ad un certo punto non ti chiedi più se sia colpevole o innocente il sig. Paolicelli, vuoi solo sapere dove arriva Guerrieri ad insinuare il “ragionevole dubbio” e, una volta fatto, se basta quello o se serve altro.

Ovviamente non ve lo dico.

Guerrieri è fico, è solitario, è tristarello.

Ha un amico serio. Ha una segretaria degna. Ha un fascino latente che in questo libro viene inevitabilmente fuori.

Un po’ mi inquieta, mi lasciano sempre perplessa i troppo soli, gli asociali; sono così tanto distanti da me che da una parte mi incuriosiscono dall’altra mi innervosiscono.

Guerrieri comunque mi piace, continua a piacermi, dunque, vado avanti e voi leggetene tutti!

Ad occhi chiusi

Vedi che è un attimo: saga, inizi e poi non smetti più… non riesci a mollare.

Questo mi é piaciuto molto più del primo.

Ormai Guerrieri lo conosco, ha fatto il suo percorso, ha più o meno una fidanzata ed arriva il poliziotto Tancredi che gli fa affidare l’incarico di Avv.to di parte civile in un processo di maltrattamenti e percosse ad una ragazza. L’imputato è un figlio di… insomma le cose non sono facili. Al solito.

Allora, quello che mi piace di Guerrieri é la sua introspezione, il fatto che lui si autoanalizza; mi fa ridere quando gli fanno domande e lui risponde in testa come vorrebbe, ma fuori in modo diplomatico. Mi piace il suo modo di relazionarsi agli altri, di gestire le udienze, di prendersi del tempo per stare da solo.

Mi piacciono i processi, la storia e la procedura.

Di Carofiglio invece mi piace la scrittura pulita e veloce; i riferimenti culturali alla musica e all’arte: tipo “Era una scena molto triste, come certi silenziosi interni di Hopper”. La trovo bellissima e, come ha detto un mio colto amico “icastica”.

Bene, vado avanti, leggetene tutti.

Testimone inconsapevole

Per leggere anche in periodo di quarantena ho scoperto che devi appassionarti ad un personaggio e se hai la fortuna di non conoscere ancora l’Avv.to Guerrieri ti metti lì, te li compri tutti (su Kobo o te li fai portare perché non è necessaria l’apertura delle librerie se sei un lettore serio) e te li leggi.

Ti affezioni al personaggio, nella fattispecie io mi sono affezionata a questo Avv.to penalista lasciato dalla moglie, che vive una lunga depressione e che poi risorge ovviamente anche grazie ad un caso che lo appassionerà e che vi appassionerà. Una brutta storia di un “negro” accusato della morte di un bambino. Una storiaccia.

La cosa che mi piace di questi libri di Carofiglio è che c’è il caso ma c’è di più il protagonista con i suoi guai, con le sue sensazioni, paranoie, gioie, dolori, stati d’animo, camminate. Insomma Guerrieri prevale sull’Avv.to.

Con una scrittura chiara e appassionata poi scopri anche qualcosa del diritto penale che non è male: i riti, le procedure, gli articoli, è molto interessante. Molto.

E’ “divertente” la fase istruttoria ed è appassionante la parte finale, le arringhe del pubblico ministero e, soprattutto,  dell’avv.to difensore (nella fattispecie Guerrieri) sono coinvolgenti, inevitabilmente parteggi per l’accusa o la difesa, inevitabilmente ti fai venire un dubbio sull’innocenza o la colpevolezza, Vi segnalo di questo libro la dichiarazione finale dell’imputato “Voglio dire solo una cosa. Voglio ringraziare il mio avvocato perchè ha creduto che sono innocente. Voglio dirgli che ha fatto bene, perché è vero”. Sarà vero veramente?! Sarà stato assolto?

Ovviamente io ho già preso i due successivi, se volete e ancora non lo conoscete vi consiglio di leggerne tutti.

La misura del tempo

E forse mi sono sbloccata, qualcosa è successo oppure mi sto abituando a questa cazzo di quarantena e sto tornando in me anche nella voglia di leggere.

Dopo averlo visto praticamente i tutti i talk show per vari momenti, ho preso l’ultimo libro di Carofiglio di cui ho letto qualcosa ma non tutto è conto di recuperare subito perché lui mi piace, è veloce… non si perde in chiacchiere.

Torna qui l’Avv.to Guerrieri, penalista, con una compagna investigatrice che ha a che fare con un ritorno al passato. Trattasi di storia di omicidio, che vi devo dire? Niente, perché non vi posso dire sennò spoilero inutilmente e quindi mi sto zitta.

Vi dico, però, che il libro scorre, la scrittura è diretta, si perde solo in una inutile digressione che mi sarei risparmiata ma il libro c’è. E c’è talmente che ho deciso di recuperare quello che non ho letto dell’Avv.to Guerrieri.

Mi dicono tutti che il protagonista con il tempo è un po’ sbiadito e per questo voglio ricominciare da capo perché a me lui già è piaciuto qui, figuriamoci!

Allora, leggetene tutti io riparto dall’inizio.

I cerchi nell’acqua

Aspetto Robecchi tutto l’anno ed è capitato in questo periodo dell’anno che mai avrei pensato di vivere e come me tutti voi immagino.

Arriva e stai in quarantena e pensi: “Beh, lo divoro!” ma che… niente, 5 pagine a sera, una lentezza che manco alle elementari. “E perché?” direte voi, non ti è piaciuto il libro? Ma no, anzi. E’ sempre un bel leggere Robecchi, sempre pulito divertente, milanese.

No, è che la quarantena (strano a dirsi) non aiuta la mia voglia di leggere.

Sarà che cambiando vita cambiano anche le abitudine, eppure dovrebbe esserci più tempo; eppure dovrebbe essere più facile, che vi devo dire?! Non è così.

Comunque è finito e mi è piaciuto, anche se la presenza del mio beniamino ed adorato Carlo Moterossi è solo accennata. C’è all’inizio e c’è alla fine perché in mezzo è un lungo racconto di uno dei protagonisti di sempre che ha vissuto un’avventura privata, ha bisogno di raccontarla a qualcuno e la racconta a Carlo.

Non vi aggiungo altro: non vi dico chi racconta, non vi dico chi riguarda, certo è che è uno dei miei preferiti della saga.

Mi è mancata la governante di Carlo, ve lo devo dire: fa un’apparizione all’inizio e nulla più.

Fa impressione leggere di Milano ora che Milano è trasformata, soprattutto nell’immaginario collettivo. La quarantena trasforma proprio la percezione delle cose ma non ci avrà. Tornerà la “Milano da bere” di Carlo e forse è giusto (avrà avuto una premonizione Robecchi) stare in casa a sentire solo chiacchiere, solo un racconto, senza azione, tutto riportato, proprio come accade ora.

Aspettiamo tempi migliori per la Milano di Carlo, di Robecchi e di tutti noi, nel frattempo leggetene tutti che vale sempre la pena.

Un diavolo per capello

Il 12 febbraio ero felicissima perché avevo appena finito un libro ed usciva quello di Lorenzo Marone, che io amo.

Prendo il libro nuovo di Marone, quindi, comincio a leggerlo e… una fatica ragazzi miei! Che big delusion, ma sapete proprio quando non riesci ad andare avanti?! Insisto per qualche giorno e poi ho cominciato ad imparare che è inutile insistere: ci sono troppi libri da leggere ed è inutile perdere tempo con un libro che proprio non ti prende.

Allora, nell’attesa di trovare un altro che mi interessasse, ho preso tempo con il questurino Sarti Antonio, che già avevo apprezzato in una precedente lettura.

Sarti Antonio è il protagonista dei libri di Loriano Macchiavelli. Un personaggio un po’ sfigato; un poliziotto neanche troppo perspicace; una figura positiva ma poverella.

Un furto di gioielli, una soluzione facile, un colpevole in galera, una verità da scoprire perché non basta quella apparente.

Insomma una lettura piacevole, facile, veloce.

Sarti é l’amico sfigatello ma piacevole, con Rosas coprotagonista “amico geniale”.

Insomma, come intermezzo non male.

Ora cerco altro, Marone mi scusi ma lo lascio lì.