Mio caro serial killer

Dunque, quando ci metto quello che a me sembra un tempo infinito a leggere un libro ci rimango sempre un po’ male, poi vado a vedere e sono passati 20 giorni ora, considerato che leggo solo la sera, e che (soprattutto) ho un sonno esagerato che fatico ad aprirlo proprio il libro, alla fine non mi posso lamentare.

Comunque, Mio caro serial killer mi ha richiesto più di quello che secondo me sarebbe stato il tempo dovuto.

Parte in quarta il libro, la scrittura è scorrevole solo che a volte ho arrancato e fatto un po’ fatica, ve lo dico subito ma soprattutto perché non c’è bisogno che mi racconti che tutte le mattine andate a fare colazione e, soprattutto, quello che mangiate perché può darsi che non ce ne freghi niente. Ecco, questo ho riscontrato nel libro: delle inutili lungaggini.

Mettiamo in fila le cose. il libro si intitola Mio caro serial killer ed è stato scritto da Alicia Giménez-Bartlett, siamo in Spagna. La protagonista sembra carina, è una poliziotta; un primo omicidio,  una donna massacrata e lei viene messa a lavorare con i nostri Nos tipo (come si chiamano i Carabinieri fotonici che abbiamo noi, ecco, comunque si chiamino); all’inizio ci rimane un po’ male poi le cose ingranano; gli omicidi aumentano, si cerca un serial killer.

Ora, la storia e il giallo più o meno ci sono solo che dei meccanismi risultano fin troppo scontati da individuare, non ci vuole molto. Quello che, però, più di altro mi ha infastidito è che ci sono delle cose raccontate che davvero sono inutili, non aggiungono nulla alla storia se non appesantirla e renderla noiosa. Arriviamo al dunque, cioè per carità, tiriamo anche il brodo ma non ci possono volere 470 pagine a trovare un assassino quando ne basterebbero 250 forse. Inutile.

Sinceramente non capisco il successo planetario, secondo me non merita tanto: è scorrevole ma se ci metti più di una settimana a scoprire un serial killer vuol dire che più di tanto il libro non ti ha preso. Non trovate?

Comunque i tre investigatori sono simpatici, soprattutto uno. Lei un po’ fredda, ma un bel personaggio. Insomma, non mi sono annoiata ma neanche troppo divertita.

Ora, per distrarmi, passo ad altro. Ho scoperto una blogger troppo fica che consiglia libri e ne proverò uno. Vi farò sapere com’è andata.

Buona lettura a voi, sempre.

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Non mi raccapezzo

Io vi devo troppo parlare di questa cosa.

Dunque, mi piace tantissimo Instagram, è il mio social preferito attualmente.

Immagino lo conosciate tutti: è quel social dove si pubblicano foto per lo più e dove impazzano le stories, ossia la pubblicazione della storia di una giornata: quello che ti capita, come ti vesti, con chi esci, dove mangi etc. etc.

Può rientrare nel famoso contest dello #sticazzi, non metto in dubbio, ma nessuno deve sentirsi obbligato:

  • a stare su Instagram;
  • a visionare le stories degli altri.

Di base vige il principio di libertà di pensiero, espressione e parola, quindi se ci stai, e ti va, guardi; sennò ti fai i fatti tuoi e nessuno verrà mai a dirti niente.

BENISSIMO.

Instagram oltre ad essere una vetrina, un luogo virtuale in cui scoprire tendenze, per quanto mi riguarda anche brand nuovi etc. etc. è un posto dove spopolano le fashion blogger, e ci sta perché essendo il regno dell’immagine quale luogo migliore?!

Io adoro, invidio, stimo molto chi riesce a campare così e vorrei tanto farlo io ma quello di cui vi voglio parlare (ed alla 100sima riga arrivo al dunque) è il fenomeno di alcune “cesse” vere (e quando dico cesse, badate bene, non mi riferisco all’aspetto fisico perchè puoi essere una gnocca spaziale e non avere gusto) che si spacciano per fashionblogger, che hanno un sacco di followers e che lavorano di questo. Io mi chiedo: come cazzo è possibile? Soprattutto, perché?

Io dico che tendenzialmente:

  1. se non ti lavi mai i capelli e li hai (dichiarandolo) perennemente sporchi;
  2. se hai il gusto di una “zambra” brindisina;
  3. se non sai abbinare due cavolo di colori per nessun motivo;
  4. se la tua pelle è perennemente lucida;
  5. se i tuoi piedi sono senza smalto con i sandali e le dita in bella vista;
  6. se ti metti 10 volte lo stesso vestito;
  7. se hai il gusto di Barbie fior di pesca a 40 anni…

…non ti puoi spacciare per fashionblogger perché di fashion non hai proprio niente.

Devi fare un altro lavoro, non accetto che ti paghino per questa “cessità” (neologismo, vedo se l’Accademia della crusca me lo passa).

Ora, lo so, voi direte: “ma non li seguire questi personaggi” e avete ragione ma io studio fenomeni incomprensibili, per capire dove sbaglia il mondo o dove sbaglio io.

Penso anche che siano un modello da non pubblicizzare: perché una potrebbe pensare “e se ce l’ha fatta lei ma perché io no?!”, cioè lo possono pensare tutte ma magari qualcuna con un’intensità tale da  rovinarsi la vita dietro sogni irrealizzabili. Tra l’altro, spesso, c’è dietro la truffa dei followers: e di quelli che ti seguono e di quelli che ti mettono like ed in base a quelli ti cercano i brand e più brand ti danno prodotti e più ti crescono i followers, ma che ne sapete, è un circolo vizioso che magari è meglio non alimentare, ma non tutto fa schifo, perché ci sono anche delle persone veramente interessanti, quindi quando seguite stateci attenti. Valutate, vagliate e scegliete.

Se posso, nel mio piccolo, vi inviterei a non seguire quelle che rispondono ai punti da 1 a 7, a meno che non siate dei feticisti del capello sozzo ed allora è tutto concesso.

Bene, ve l’ho detto e passo e chiudo.

PS: ora non mi venite a fare il discorso “ognuno è libero di vestirsi come vuole; di lasciarsi i capelli sozzi  (questo no, scusate ma per me è intollerabile); di non curarsi i piedi” perché rientriamo nel qualunquismo del “grazie al cazzo” quindi dispensateci!

Royal Wedding

Me lo avete chiesto in tante (come dicono quelle fiche però vi assicuro che è vero) e allora lo faccio.

Vi parlo del Royal Wedding.

Premessa: me ne ero dimenticata, avevo da fare con le mie nuove converse personalizzate da muffin.it; poi mi ha taggato su Fb una mia amica e mi sono ricordata; nel frattempo però dovevo andare in piscina, passando dai miei, e così ho commentato un pezzetto con mamma

e poi ho recuperato i vestiti su Instagram, anche perché ieri non c’era modo di sfuggire al lieto evento.

Intanto, vi dico le cose che mi hanno fatto ridere tantissimo:

1. mia mamma che commenta il look degli invitati ed, in particolare, di Camilla che lei odia (vai a sapere poi perché) e che sostiene abbia indossato un “tortano” che sarebbe una torta napoletana

2. Stefano Guerrera che, guardando la navata piena di cappellini ha decretato che sembrava l’area 51 piena di ufo in testa:

3. I meme post matrimonio e su Meghan e la povertà e sul vincitore assoluto (già vi spoilero questo) della giornata cioè quel gran gnocco di David Beckham.

E veniamo a noi.

Sullo sposo ed il fratello non molto da dire, mi è dispiaciuto solo per quel piccoletto di George che se poi ha sempre la faccia imbronciata ha anche ragione: non si può mettere una palandrana nera ad un piccoletto di 6 anni. Non mi piace ma vabbè.

Meglio è andata alla sorella ma facile questo.

Scartati i bimbi, vado subito con la sposa: personalmente ritengo che sul primo abito si potesse fare qualcosa di più. Talmente semplice da scadere nel banale; assolutamente perfetto, per carità, ma anche Kate era perfetta e raffinata e aveva quel qualcosa in più che per me le ha fatto vincere la sfida. Comunque bella bellissima.

Per la cronaca Kate era in Alexander McQueen e Meghan in Givenchy.

Vince, invece tutto il secondo abito: bello, semplice, perfetto (Stella McCartney) e secondo me anche più adatto a lei e qui sì che vince lei sul secondo abito del matrimonio di Kate!

L’ho nominata e insisto su Kate, sempre perfetta, io la adoro ma ha indossato per la quarta volta lo stesso abito! Ora io ho capito l’ecologicamenre corretto ma sei una cazzo su futura regina (o non so bene!) ma se non te lo fai fare tu un abito nuovo per lo stesso matrimonio chi dovrebbe?!?! Poi, per carità hai partorito un attimo fa ma dai… avrai pure un sarto privato che te lo faceva in mezza giornata un vestito nuovo! E comunque Alexander McQueen pure qui.

La sorella, invece, che ha spaccato al matrimonio di Kate, qui c’è chi non ha mancato di far notare che sembrava una lattina di The Verde…

Sulla stessa scia, Amal in Stella McCartney ma sembrava la signora che aveva voglia di qualcosa di buono nella pubblicità dei Ferrero Roches:

Non vi dico nulla di lui perché lo adoro.

Sempre Stella per Ophra in rosa e forse con quelle tette si poteva fare qualcosa di più scivolato, non so:

La regina, invece non riesce ad abbandonare il color Stabilo Boss: giallo, fucsia, verdino et voilá:

Gli invitati erano 2000, 645 pranzati capire che non posso commentarveli tutti per cui vi decreto i vincitori e passo e chiudo!

Il primo premio tra le donne va alla mamma della sposa, assolutamente perfetta in Oscar De La Renta. Bella, a suo agio, semplice ma perfetta, nata regina lei:

… e qui vedete pure quella con il “tortano in testa”.

Mentre il primo premio in assoluto, uomini e donne, va a lui: a David Beckham… strabiliante in Dior… ha oscurato in tutto e per tutto la moglie. Sfolgorante. Troppo gnocco, troppo.

… non so, ve lo devo commentare?!?! Non credo.

Ecco, potrei dilungarmi per ora ma abbasta, quindi passo e chiudo e ci vediamo al prossimo Royal evento!

Loro 1 & 2

Io comincio a scrivere questa recensione oggi che sono entusiasta dopo aver visto Loro 1, il nuovo film di Sorrentino. Ho deciso, però, di finirla e pubblicarla dopo aver visto anche Loro 2, che uscirà nei prossimi giorni e che mi affretterò a vedere.

Dunque oggi è il 9 maggio e vi parlo del primo pezzo del film che ho visto ieri sera. Che vi posso dire?! Mi è piaciuto TANTISSIMO: sarei rimasta seduta a vedere il 2 tutto d’un fiato.

La storia è quella di Berlusconi dal 2006, anno in cui era all’opposizione, nell’1 diciamo che si svolge in quell’estate che, a quanto pare, è l’estate delle Olgiatine. Vi dico, entusiasmo da parte mia.

Bellissime: l’ambientazione, la regia, la scenografia, la fotografia; la Smutniack, che è spaziale.

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Bravissimi: Scamarcio, una sorpresa, proprio nella parte; Bentivoglio, uno strepitoso Bondi; Servillo, che non si può battere mai.

Pensavo di vedere un film in cui Berlusconi venisse ridicolizzato e, invece, il suo personaggio non ne esce male, non peggio di quello che già è; è la corte intorno che è agghiacciante. Lui è lui; gli altri, che a lui ambiscono, che a lui vogliono arrivare, che vogliono essere come lui sono stati e saranno il vero problema dell’Italia.

Il film in questo è perfetto: riporta i fatti senza giudicarli; entra in una dimensione senza esagerare, perché non serve, la situazione era già esagerata di suo. Troviamo tutti: Noemi Letizia, la Minetti, Tarantini, Bondi, Veronica e anche qui una sorpresa. Non vi posso dire tutto anche perché non so come continua quindi… stay tuned.

Oggi è il 15 maggio e ieri sera ho visto Loro 2. Non è scemato l’entusiasmo perché il film nell’insieme c’è ma senz’altro il 2 non è all’altezza dell’1. In realtà, secondo me, Sorrentino ha perfettamente disegnato la figura di Berlusconi: nel primo esce l’uomo Berlusconi quello simpatico, cazzone, quello che ha portato la gente a votarlo per 20 anni; nel 2 esce il Berlusconi politico, truffatore, venditore di fumo, delinquente: quello che è.

Il 2 è senz’altro un film pesante, ci sono dialoghi impegnativi; scene forti; meno glamour e più squallore. Berlusconi torna al potere e con lui tutta la sua corte di starlette e millantatori. Non vi so spiegare la sensazione di disagio che ti mette il film perché è la stessa che ho vissuto per venti anni, forse. Vi dirò che Sorrentino non lo fa uscire neanche troppo male Silvio, nel senso che lo dipinge esattamente per quello che è: un piccolo uomo anziano (con un alito “da vecchio”) e solo, circondato da tanti “nani” che lo fanno sentire un gigante.

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Il 2 è più veloce nell’excursus (scorrono anni laddove nel 1 qualche mese) ma più impegnativo perché il periodo è più cupo. La scena del terremoto de L’Aquila è  terribile nella sua inquietante bellezza.

Insomma, io lo consiglio certo non a cuor leggero.

Ah, un’ultima cosa: il cinema era pieno di ventenni il che mi ha colpito. Alla fine, forse, una speranza c’è sempre che siano venuti a vederlo non per i culi al vento ma per non ripetere gli errori del passato.

Pare che io non stia bene

Volevo raccontarvi una storia che denota quanto pare che io non stia bene.

In realtà volevo raccontarvela a storia finita ma temo che questa storia non avrà mai una fine quindi intanto vi dico poi, nel caso, vi aggiorno.

Il 1° maggio a Roma c’era un tempo proprio brutto, non si poteva fare niente se non stare in casa; il cielo minacciava pioggia e allora io, dopo aver visto 4-5 puntate della mia serie in quel momento preferita, che non ricordo neanche quale fosse macinandole come non ci fosse un domani, ho deciso di completare il cambio di stagione iniziato qualche giorno prima.

Ora chi mi segue sa che il cambio di stagione è una specie di dramma per me, quindi in una giornata avevo fatto quello dei vestiti e mi mancavano le scarpe.

Bene.

Comincio: metto guantini in lattice per non rovinarmi le mani; accatasto le scarpe invernali; scelgo quelle che non volevo vedere più neanche dipinte; scendo in cantina; recupero le scarpe estive; porto giù le scarpe invernali; per farvi capire allego fotografie del prima e del dopo.

 

Fatto, brava, applausi a me. Non pensiate che le scarpe siano solo quelle giù in fondo, perché dietro alla porta ce ne sono almeno altrettante. Comunque, brava.

Stremata, mi rimetto sul divano e continuo nella visione della serie e, ad un certo punto, comincio a pensare: quelle scarpe ci sono? Sì, le ho viste! E quei sandali? Sì, presenti! E quegli anfibi estivi?! Ora, se questo fosse un video dovrei mettervi la musichetta di Hitchcock, avete presente la scena della doccia di Psyco… ecco, una cosa del genere… perché in quel momento ho realizzato che mi mancavano un paio di anfibi estivi di Twin set che io amavo alla follia e che avevo acquistato all’outlet dopo una corte spietata. Corro dal divano alla “stanza della vergogna”, guardo tutte le scatole e niente; allora, prendo le chiavi della cantina, faccio le scale a due a due, apro la porta della cantina, rovisto tra le buste e… niente! Risalgo sconsolata e, mentre risalgo, mi ricordo di paio di sandali adorati di Tipe e Tacchi, di corsa apro la porta di casa, corro nella “stanza della vergogna”, guardo tutte le scatole e… niente.  Riscendo in cantina, riguardo ovunque e degli anfibi e dei sandali adorati nessuna traccia.

Passo il resto del pomeriggio in una specie di stato catatonico, convinta di aver mollato una busta di scarpe da tenere nel cambio di stagione precedente al mio prode Narciso per buttarle.

Alle 18, sconfitta, comincio a cercare su internet almeno gli anfibi e su yoox.com, che è sempre una salvezza, lo trovo ma.. è il nr. 37! “E che giornata di merda” penso, ma non mi scoraggio. Dopo aver scartato l’ipotesi: a) segarmi il piede per farmi entrare il 37; e l’ipotesi b) acquistare l’anfibio per mia sorella, che porta il 37 (in modo che almeno una in famiglia sia felice!) smanetto ancora un po’ su internet e li trovo in un sito non meglio identificato alla metà della metà del prezzo. Senza pensarci mezzo minuto compio l’acquisto.

Mi faccio una maschera viso per allentare la tensione e continuo la serata, durante la quale mi viene in mente un altro paio di scarpe perdute nella busta consegnata per sbaglio al prode Narciso.

La mattina dopo, sconsolata per aver perso ben 3 paia di scarpe ed averne riacquistato un paio su un sito che come minimo si fotterà i soldi senza nessuna merce in cambio, me ne vado in ufficio.

Tardo pomeriggio rientro di corsa per un fugace passaggio in casa prima di andare a vedere la Roma e decido di fare un ultimo tentativo in cantina, perché la speranza è l’ultima a morire. Stessa scena del giorno prima solo che proprio davanti a me si materializza uno scatolone trasparente (che secondo me non c’era il giorno prima) con dentro delle scatole di scarpe… di Twin Set e… di Tipe e Tacchi…e lo prendo di corsa: pesa 10kg; salgo, lo lancio nella stanza della vergogna, lo apro e, invece di 3 paia di scarpe, ne trovo ben 7 (ho dovuto aprire le 4 scatole in più per ricordarmi di che scarpe stavamo parlando perché proprio tabula rasa in testa)!!!

Ora tutto è bene quel che finisce bene ma perché vi ho raccontato questa storia?!

  1. Perché qualcuno sostiene che io non stia tanto bene e che abbia una specie di malattia legata allo shopping ma io di questo non sono tanto convinta, mi sento decisamente bene;
  2. perché gli anfibi nuovi, che a questo punto diventeranno un secondo paio, non sono ancora arrivati e forse non arriveranno e vorrei invitarvi a pregare per me perché almeno non mi clonino la carta;
  3. perché non bisogna mai disperare che poi tutto è bene quel che finisce bene.

A questo punto, farovvi sapere se arriveranno mai gli anfibi e se, soprattutto, la mia carta è salva.

 

 

 

Che problemi hanno?

Che problemi hanno quelli che:

⁃ spariscono senza motivo da un giorno all’altro, siano essi: mariti, compagni (e magari ne hanno pure un qualche straccio di motivo, sebbene dopo tanto amore forse qualche chiacchiera serve); amici (e pure qui sparire va bene per un po’ poi una qualche spiegazione è gradita); nessuno (nel senso nessuno nella vita dell’essere umano da cui spariscono, che sparite a fare se non ci siete mai stati?);

⁃ cancellano o bloccano sui social network, ma che avete due anni?! Secondo me è un comportamento che manco alle elementari ve lo giustificano più;

⁃ dicono “ci vediamo domani a pranzo” e non solo per il pranzo dell’indomani non si fanno vivi, ma non si fanno vivi proprio più… ma chi v’ha mai chiesto niente?!

⁃ Si fidanzano con il grande amore della propria vita e non si sentono più, salvo poi tornare quando si accorgono che l’amore non era poi così grande;

⁃ non rispondono ai messaggi quando uno fa loro una domanda, li invita fuori o simili, ma quanto tempo può rubate scrivere “ciao” o “scusa non posso” o “grazie”, non ci si mette più tempo a fare finta di non aver visto?

⁃ Inventano scuse per riagganciare un rapporto quando la cosa migliore è sempre la verità: “mi mancavi”, “avevo voglia di risentirti”… sono frasi che si possono dire eh, non vi arresta nessuno!

Io purtroppo, o per fortuna, sono dell’idea che le menate da adolescenti non reggano più. Ci vuole maturità o, banalmente, un minimo di coraggio, se così si può definire, nell’affrontare le cose.

Per esempio:

1. se ci sentiamo tutti i giorni per mesi e poi, senza motivo, decidi di sparire, io te lo faccio notare perché non c’è un motivo valido per dileguarsi; penso non ci sia mai ma, se c’è, ritengo giusto che l’altra parte lo sappia. O no?!

2. Se mi dici “a domani” per me se non è domani è dopo domani ma ti fai sentire perché me l’hai detto tu, nessuno te l’ha chiesto.

E potrei continuare ma mi fermo.

Ci tengo anche a precisare che ogni riferimento a persone o cose o è puramente casuale o avete la coda di paglia, vedete voi.

MET GALA

Avete sentito mai parlare del Met Gala? Sicuramente sì.

Per quei due o tre che non lo sanno, trattasi di una festa che si tiene ogni anno a New York, e più precisamente al Metropolitan Museum of Art’s Costume Institute, per la raccolta fondi proprio di questo istituto. E’ un’occasione, però, che serve a celebrare la moda e gli stilisti di tutto il mondo. Al di là dei vari red carpet che si susseguono nel corso dell’anno, il Met Gala serve a liberare l’estro degli stilisti, a volte anche troppo e tra l’altro gli stilisti sono presenti di persona, con le loro creazioni quindi è interessante anche per questo.

Ora perché ve ne parlo quest’anno? Perché quest’anno ho visto una tale quantità di brutture che avevo piacere a condividerle con voi. Dal momento che il tema  era il rapporto tra moda e religione cattolica (se mai poi ce ne sia uno), gli stilisti si sono sbizzarriti nell’effetto: “santi addobbati a processione”. 

Dunque, partendo dal presupposto che “Less is More”: Rhianna si è presentata vestita da San Gennaro, come ha avuto modo di far notare qualcuno:

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Maison Margiela Artisanal by John Galliano

La Perry è diventata un angelo del purgatorio e Sara Jessica Parker una madonna delle fratte addobbata a festa (e male!) con addirittura una gabbia per uccelli in testa:

Ora io mi chiedo: perché?! Cioè, puoi essere bellissima e ti fai trasformare in una cozza dorata, che al porto di Olbia se ne vedono di meglio. Mi sfugge proprio il motivo.

Per esempio si poteva essere bellissime, rivisitando la figura dell’angelo, come hanno fatto loro in: bianco, oro nero. 

 

Perché non trattare poi il tema cardinalizzio o sarebbe  meglio dire perché trattarlo se il risultato è questo…

Poi c’è chi se n’è proprio fregata del tema o voleva essere una di quelle corone di fiori che si usano per i funerali e si è fatta vestire così (ma io lei non la sopporto e non faccio testo):

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Potrei stare qui ore ma vi faccio giusto: dare un’occhiata a Gesù, in due comode alternative (prima e dopo la resurrezione) accompagnati dalla Maddalena con il cuore sacro

met-gala-michele-lana-del-rey-jared-leto-643x748ed  alla coppia più bella del mondo, per farci rimettere in pace con l’universo:

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Per il resto mi sento di sintetizzare tutto l’ambaradan come ha fatto Cattelan in Gucci:

 

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Al prossimo MET, speriamo con un tema più adeguato!