La questione

C’è questa questione della morte che io non riesco tanto a capire.

C’è questa questione delle lacrime che scendono e non si vogliono fermare.

C’è questa questione del dolore enorme, profondo, infinito che arriva e non ti lascia mai.

C’è questa questione dei ricordi che ti stanno nel cuore e nella testa e ti accompagnano ma ti fanno male.

C’è questa questione del non riuscire a rassegnarsi al non vedersi più.

C’è questa questione del senso di vuoto che si sente in ogni momento della giornata, come se ti mancasse una gamba, un braccio, una sorella.

C’è questa questione della mancanza che ti accompagna da quando ti alzi la mattina a quando ti metti a letto la sera.

C’è questa questione della rabbia che spaccheresti tutto perché ci hai provato ma non ci sei riuscita.

C’è questa questione della forza che hai perso e ti sembra di non trovarne più.

C’è questa questione che pensi di stare vivendo un incubo, ma vai a letto la sera e ti alzi la mattina e dall’incubo non ti svegli mai.

C’è questa questione del cuore che ti fa male perché ha perso un pezzo che sta lì con te.

C’è questa questione dell’amore profondo che nasce all’improvviso e non finisce.

C’è questa questione del “per sempre” che con te ha finalmente un senso.

Grazie.

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Non mi avrete mai…

…come volete voi! Ve la ricordate la canzone?! Ora la cerco e ve la linko (brutta parola ma è per farmi capire!), è dei 99 Posse quando erano fichi.

Comunque, anche qui parto da una canzone per parlarvi di altro.

Il “non mi avrete mai” si riferisce ad alcune marche di moda che non mi avranno mai.

Ve ne elenco alcune.

Voi sapete quanto per me le borse siano una cosa seria, serissima, da affidare solo ai migliori. Quindi, non mi avranno mai: FURLA e CARPISA, per esempio. La prima perché è una poraccia e si dà arie (ma soprattutto prezzi) da gran donna e poi, per lo più, usa pelli rigide che io aborro; la seconda penso che manco ve la debba commentare. Va da sé che mi fa orrore. Le loro più belle fanno la metà di una brutta delle marche che dico io. Poi, per carità, capisco che io sono un po’ esosa sul tema ma c’è di meglio del mercato dell’orrore infiocchettato da questi.

Su HOGAN, che è un derivato della Tod’s, e Disegual non devo aggiungere altro che il nome.

 

Fendi, perché io trovo inconcepibile che sia ancora schierata con le pellicce. Bleah.

I vari prodotto low cost come: Zuiki, Piazza Italia, Bershka e varia altra poraccitudine. Sia ben chiaro che io non sono contro i prodotti low cost anzi, se ben abbinati, sono assolutamente consigliati ma non devono puzzare di petrolio. Gesù! Per esempio, molto meglio Oviesse di Zuiki (per dire) o H&M di Zara per quanto mi riguarda. Poi è chiaro che d’estate è più facile ma vabbè.

Liu Jo & Pinko perché, come Furla, vogliono fare i grandi con i soldi degli altri ma non con pari qualità. Regolatevi che i vostri straccetti non valgono la metà di quello che costano.

Class e Ferrone, Dio ce ne scampi e liberi, al di là del fatto che tutte quelle che vogliono darsi aria di donna in carriera qui trovano pane per i propri denti e poi ti ritrovi i doppioni in ufficio proprio non mi piacciono, a partire dalle testimonial che usano.

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Ce ne sarebbero un altro milione ma penso di avervi tediato abbastanza.

E quali sono le vostre?!

PS: questo post era pronto da qualche giorno ma mi hanno bloccato perché mi chiedevano le cose che mi piacciono… intanto leggete queste poi provvedo ad altro. Giuro.

 

 

 

Il mare dove non si tocca

Finito.Dopo tanti omicidi, sangue, fughe, intrighi mi sono concessa un’altra pausa di lettura con Fabio Genovesi ed il suo ultimo libro Il mare dove non si tocca.

È la storia di Fabio, non so se proprio autobiografica, che è un bimbo dolcissimo di dieci anni che vive con mamma, papà, nonna ed una serie, non meglio precisata, di zii pazzi perché nella sua famiglia c’è la maledizione per cui, se non ti sposi entro i 40 anni, diventi matto.

Ora il libro, per quanto mi riguarda, non parte subito di slancio: cioè ci ho messo un po’ per appassionarmi perché all’inizio è un po’ lento, sembra che non succeda niente.

Poi, mentre leggi, succede una cosa: ti affezioni, ma tantissimo, al protagonista.

Questo bimbo è troppo dolce e la cosa fantastica è che Genovesi diventa lui e non scrive più l’adulto ma il bambino, e vedere il mondo con i suoi occhi è straordinario.

Ti stupisci, ti intristisci, non capisci delle banalità proprio come può fare un bambino di 10 anni.

In più a questo bimbo succede una cosa abbastanza drammatica (non voglio fare spoiler ma il papà non si sente tanto bene!) ma la squadra di pazzi che lo circonda riuscirà a non fargliela pesare.

Allora, pur non volendo spoilerare, io qualche episodio che proprio ho adorato ve lo devo raccontare:

1) la mamma, che per non deludere Fabio, gli racconta che il medico che cura il papà è un pazzo e non deve credergli se dice che non si riprenderà più;

2) lui che legge il libro alle vecchiette;

3) la storia della mina (vi dico solo questo e capirete… la frase dello zio “ora vai su, che devo piangere” è stupenda);

4) lui che vuole diventare santo;

5) lui e la coccinella, con la lettura di come si mangia.

È una pausa di lettura fantastica questo libro perché non ti fa pensare alle brutture del mondo ma solo alla purezza, e non può essere diversamente se ti immedesimi in un bambino di 10 anni.

Genovesi scrive bene: è pulito, scorrevole, per nulla macchinoso.

Insomma, ragazzi, leggetelo che mi ringrazierete.

Io mi rituffo in un omicidio, see you soon.

Ho detto: NO

L’altro giorno in uno dei 200 gruppi whats’app in cui sono (devo dire in uno di quelli più divertenti!) una mia nuova amica (mezza psicopatica che si sente esclusa dall’universo… ti adoro e lo sai 🙂 ) chiede: “ma le splipper mules?!” allegando la seguente foto.

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La mia risposta è stata un semplice, conciso, secco: NO!

Ora, ragazzi/e, voi sapete quanto io ami la moda, ma sapete anche quanto affermi che “se una cosa è brutta, non mi interessa che vada di moda: io non la indosserò!”.

Ora, al di là della scelta della mia amica che tra tutte forse ha scelto le più brutte (per quanto griffatissime) secondo voi come meglio potrebbero catalogarsi queste scarpe se non CIAVATTE?! Badate bene che ho scritto “ciavatte” e non “ciabatte” perché il romano viene in soccorso in alcuni casi, in quanto dà proprio il senso della sciattaggine che è intrinseca nell’oggetto.

Al di là del fatto che io odio le ciabatte anche in casa, piuttosto raffreddore tutto l’anno ma non riesco a metterle neanche tra le mura domestiche, figuriamoci se mi viene in testa di uscirci e magari spendere fior fiori di € per averle ai piedi.

Ora Alessandro Michele (stilista di Gucci, lo dico solo per quei 4 che non lo sanno) è un estroso e questo tipo di “ciavatte” devono piacergli parecchio perché le propone in varie salse, per uomini e donne…

…purtoppo, però, non è l’unico… la Ferragni ne fa spesso sfoggio e le ha prodotte con il suo brand; poi Steve Madden; poi Prada; poi D&G…

e tutti prevedono prezzi che vanno dai 200 ai 1.000€.

A questo punto mi sento di darvi un consiglio: all’inizio della strada in cui abito, ma comunque ce ne sono a centinaia sparsi sul territorio italico, c’è Risparmio casa. Ora in genere, davanti alle casse per lo più, installano dei fantastici stand con le ciavatte (da uomo e da donna) che vanno dai 10 ai 12€ . Ecco, io penso che di più un paio di pantofole non debbano costare perché, se proprio non se ne può fare a meno, IN CASA CI SI DEVE STARE CON LORO, quindi spendere più di tanto mi sembrerebbe un sacrilegio, un oltraggio alla corona, un attentato alla Costituzione.

Non uscite dal seminato: ciabatte in casa; scarpe fuori… e, quando dico, “scarpe” penso a tutta un’altra cosa!

Siete stati avvertiti.

Tutti matti

Apprendo ora di una circolare e che vieta ai professori delle scuole medie di far uscire i ragazzi preadolescenti, fino ai 14 anni, da soli per tornare a casa. Devono essere affidati alle cure di mamma, papà, nonni, zii, baby sitter e forse pure del Papa, laddove si è credenti. Alla base di questo dictat ci sarebbe un articolo del codice penale che considera i minori di 14 anni assolutamente incapaci. 

Ora, si dà il caso che da quando è iniziata la scuola io TUTTE le mattine tiro giù qualche santo del calendario per venire a guardare cosa accade davanti alle scuole che incontro sulla strada per il lavoro. Perché è assolutamente inconcepibile, per quanto mi riguarda, il blocco del traffico a causa di centomila genitori che accompagnano (possibilmente con SUV) i pargoli a scuola, da 0, a questo punto, ai 14 anni. 

Ma che cosa stiamo crescendo, mi chiedo io?! Una massa di incapaci?! Altro che “bambacioni”, pure questi sono certa abbiano goduto di una loro autonomia nella fase preadolescenziare. 

Pensate che io istituirei un premio per tutti i genitori che accompagnano i bimbi delle elementari a scuola a piedi perché, come ho avuto modo di dire mille volte, le scuole dovrebbero stare nel quartiere, potenzialmente nella via, in cui risiedono le famiglie quindi lo scopo di  sfoggiare macchinoni francamente lo ignoro.

A maggior ragione mi viene da pensare che “bello di genitore, alle medie a scuola vai e torni da solo!”… magari con loro che alle prime volte ti guardano da lontano. E d’accordo che la scuola ha la sua responsabilità, e d’accordo che il codice penale ha l’articolo che parla dei 14 anni, ma a che età sarà il caso di responsabilizzarli secondo voi?! Ai 18?!

Senza contare che chi non ha nonni, baby sitter, zii disponibili dovrebbe rinunciare a lavorare!

Mi permetto, poi, di fare un’altra considerazione: i genitori saranno o non saranno in grado di valutare la maturità dei propri pargoli, al di là della campana di vetro sotto la quale li spolverano?! Io mi auguro di sì e sennò non li fate i figli che non è un obbligo eh!

E poi ci vuole sempre un minimo di buon senso nel fare e nel non fare, nel dire e nel non dire, nell’accompagnare o nel lasciarli liberi: usiamolo, tutti!

 

 

 

 

Bene bene bene…

…ma non benissimo! Sapete che uno ha lanciato questa canzone assurda che, però, fa ridere devo ammettere.

Allora il post in questione non riguarda la canzone ma il fatto che mi sono accorta che posso scrivere nmila post sui libri e poi ne scrivo uno sulla moda (o simile) e boom, faccio il botto.

Sono d’accordo con voi, la moda è un grande argomento (forse il mio preferito) e quella genia della Ferragni (e del di lei ex fidanzato nonché grandissimo gnocco) ne sono la prova vivente.

E allora, ragazzi/e, vi parlo un altro po’ del vostro argomento preferito, che poi è pure il mio, ma io non tralascerò mai le recensioni di libri… tra l’altro ne sto leggendo uno che mi fa un sacco di tenerezza ma poi vi dirò.

Ritornando alla Ferragni, sapete tutti – e se non lo sapete ve lo sto dicendo io – che si è messa con Fedez (proposta di matrimonio all’Arena di Verona per i suoi 30 anni etc etc). Ora hanno creato questo binomio di moda in cui lei ci sta perdendo, secondo me, e lui ci sta guadagnando… parlo stilisticamente. Al di là del fatto che lei è sempre vestita Top (e vorrei pure vedere tra Dior, Prada, Ferretti e chiunque altro vi venga in mente) mi sta prendendo questa deriva un po’ coatta che io non posso condividere. Lui, di contro, ogni tanto va vestito caruccio ma ora ha creato questa collezione per Bershka che “il Signore ce ne scampi e liberi!”…ma io dico: perché?! Se ne sentiva il bisogno: un secco NO, mi viene da dire.

Il simbolo è una tigre colorata che è di un brutto ma di un brutto che levatevi… poi stampata su abiti informi: giacchettoni oversize, magliette da bulletto di periferie, calzini bianchi di spugna che mi auguravo fossero caduti nel dimenticatoio.

Ora io non ce l’ho con loro, anzi io li stimo moltissimo, la Ferragni è una maga del marketing e lui mi sta pure simpatico, ma io mi dispero perché mi toccherà vedere in giro ragazzini conciati come i peggiori rapper di periferia. Una cosa che preferirei andare a vedere negli USA per mia scelta e non sul suolo italiano per scelta di un altro. Eppure non vi dico che delirio alla presentazione a Milano, forse mancavo io e tre quarti della palazzina mia perché il resto stava tutto lì. La cosa grave è che il marchio è pure parecchio low cost, quindi è un attimo che i ragazzini procedano all’acquisto.

Ora, Chiara, faccio un appello a te: REDIMITI! Dall’alto del mese della moda che ti sei sparata tra Milano e Parigi, dall’olimpo delle meraviglie che hai visto con i tuoi stessi occhi, passati una cavolo (per non dire cazzo!) di mano sulla coscienza e insegna ai ragazzini a vestirsi, non a coprirsi. Anche il Dio denaro te ne sarà grato. 

Saluti affettuosi.

 

 

Ogni riferimento…

…a persone o cose NON è puramente casuale.

Allora, devo dirvi quanto segue… e poi “distinti saluti” e non ne parliamo più.

Dicevo, ho bisogno di esprimere un mio pensiero.

E’ la seconda volta che vengo invitata ad un matrimonio a tema ed è la seconda volta che vedo che gli inviati bellamente se ne infischiano del tema. E quando diciamo “tema” non parliamo di “La febbre del sabato sera” o “anni ’50” o “anni ’80” e via di seguito ma, semplicemente, della richiesta di indossare un colore dominante.

Qualche mese fa il colore era il ” verde bosco” o comunque ” i colori del bosco” che sono mille e vanno dal verde, appunto, al bordeaux, al marrone, a qualsiasi cosa vi venga in mente; pochi giorni fa il colore era il “blu petrolio” o il “blu” in genere… ora, io mi chiedo: COSA CAVOLO CI VUOLE A VESTIRSI DI BLU?! Chi non ha “qualcosa di blu” nell’armadio?! CHI?!

Eppure, arrivo alla festa (ovviamente io in blu petrolio quale primo colore scelto!) e mi guardo intorno e vedo un pullulare di tutti i colori (su tutti il nero a farla da padrone), tranne il blu appunto (salvo rarissime eccezioni).

Al di là del fatto che 2, e SOLO 2, sono i colori che uno NON deve indossare ad un matrimonio (BIANCO e NERO) ma poi che ci vuole a trovare uno straccio blu da mettere?! Io credo che il blu sia presente in tutti gli armadi: dal BLUEjeans tanto per cominciare a t-shirt, camicie, giacche… insomma quello che vi pare?!

E’ mai possibile che non si riesca a fare uno sforzo per accontentare la sposa?!

Ok, io sono fissata e lo sapete e per me ogni occasione è buona per comprare un vestito… va bene, lo so, la mia è una malattia brutta che prima o poi mi deciderò a curare ma, vi assicuro, che non si deve essere milionari per accontentare una sposa.

Con tutte le catene di abbigliamento scadente che ci sono in giro si può spendere anche veramente molto poco per far felice una donna nel suo giorno più bello; poi giocate con accessori, scrivetemi (vadobenecosi@gmail.com), telefonatemi (34… vabbè magari questo con il tempo), fate quello che cavolo vi pare ma seguite i desideri di chi vi invita!

Ora è autunno, poi ci sarà l’inverno, diciamo che in primavera dovete cominciare a riporvi il problema, avete il tempo di organizzarvi e di contattarmi in qualche maniera: FATELO!

PS: sposa, io avevo preso anche le scarpe blu petrolio… peccato che non sono arrivate… non so se arriveranno mai… rifacciamo festa qualora arrivassero.