Nozze

Aspetti aspetti aspetti ed esce il nuovo libro di De Giovanni.

Leggi leggi leggi ed è finito il nuovo libro di De Giovanni.

Questa é la triste storia.

Durano troppo poco perché all’inizio vai veloce poi, per quanto puoi rallentare, li finisci subito.

Mi è piaciuto, sebbene abbia scoperto l’assassino subito, mi è piaciuto.

Perché non è che leggi De Giovanni per leggere un giallo, lo leggi per i protagonisti, per l’ambientazione, per gli incisi per il modo di scrivere che ha.

Lo leggi perché é delicato, dolce, poetico.

Se vuoi leggere un giallo fatto bene leggi Agatha Christie.

Comunque, la storia c’è: una morta, il giorno prima delle nozze; una morta tanto brava, senza alcun segreto… forse!

I protagonisti sono sempre “amici”, li rivedi volentieri, ti ci diverti, li segui, li anticipi, li accompagni.

Aragona fa troppo ridere e anche la sua interazione con Pisanelli; la Piras ed il Cinese ormai coppia; la nuova arrivata e l figlia, direi bei nuovi personaggi; Hulk in crisi ma con un’unica certezza; Palma e Ottavia… poveri!

Visto che siamo sotto Natale, affrettatevi a regalarne uno, magari partite dall’inizio però… alle Nozze ci si può arrivare con il tempo.

Leggetene tutti!

Satyricon

Beccare due spettacoli buoni nell’arco di meno di una settimana non è cosa facile.

O forse sì se ti fai guidare dal teatro e dall’autore.

Nella fattispecie, il teatro è l’Argentina che, per chi è di Roma, di per se è già una garanzia mentre l’autore è Francesco Piccolo che proprio non è l’ultimo.

Così ho visto, e ne sono rimasta entusiasta, Satyricon.

Uno spettacolo molto particolare ma fatto benissimo: divertente, “urgente” e “necessario” mi verrebbe da dirvi.

La celebrazione dei luoghi comuni, conditi da buon cibo.

Musica, scenografia, testi perfetti.

Attori superlativi: bravi, coraggiosi, belli, simpatici, entusiasti.

All’inizio ti lascia perplesso e nei primi 5 minuti pensi “oddio” poi cominci a: ridere, pensare, distrarti; e sei sul palco e balli e ti siedi su una tazza dorata; ti spogli nudo in mezzo alla gente; e partecipi ad una festa anche se sai che hai rinunciato ad un’altra più interessante.

Uno spettacolo innovativo, esilarante, particolarmente vero.

Uno spettacolo che caldamente vi consiglio.

Buon teatro a tutti.

Furore

Vi dovete fare questo regalo: dovete andare a vedere Furore con Popolizio al Teatro India. Avete tempo fino al 1’ dicembre se siete di Roma, invito gli altri a vederlo appena sarà a casa loro.

È una performance straordinaria.

Lui è bravissimo. Lui attualmente è il teatro.

Rilegge brani di Furore di Steinbeck e lo fa in un modo travolgente, sconvolgente, accompagnato da batteria e percussioni varie.

È uno spettacolo straordinario.

Raramente ho visto a teatro qualcosa di più emozionante.

C’è tutto: l’angoscia della emigrazione, della fame, della disperazione; c’è la rabbia di un popolo che deve lasciare casa sua; il furore della rabbia, della paura.

Popolizio è di una bravura disarmante: cambia il tono della voce, i movimenti del corpo in funzione del racconto.

E la musica che accompagna è, come vi posso dire, perfetta?!

“Come faremo a vivere senza le nostre vite?”: é la sintesi del dramma che ha vissuto questo popolo, che vivono tutti i popoli costretti a lasciare la propria vita per cercare di viverne un’altra, per loro e per i propri figli.

Pensiamoci quando trattiamo male qualcuno che a casa sua non sta, quando chiudiamo la porta, quando chiudiamo i porti.

PENSIAMOCI, che loro già stanno facendo la fatica di vivere una vita che non è la loro.

Fatevi un regalo: andate a vedere questo spettacolo.

La vita bugiarda degli adulti

Ho acquistato il libro della Ferrante il giorno che è uscito perché mi sembra sempre una garanzia.

E lo è.

È sempre un piacere leggerla.

Solo che forse sono troppo legata alla quadrilogia dell’amica geniale e mi è sembrato di leggerne ancora.

Mi é sembrato tutto troppo simile a quanto già scritto, a quanto già letto.

Non ci sono Lenù e Lina ma c’è Giovanna con una serie di personaggi di contorno.

C’è l’adolescenza.

C’è Giovanna, bambina prima ed un’adolescente poi, studiosa, con due amiche del cuore.

Qui la famiglia della protagonista non vive in una zona povera ma più o meno al Vomero, salvo poi affacciarsi nella Napoli truce con la zia brutta e cattiva.

Quella del Vomero, dove poi le protagoniste dell’amica geniale comunque andranno a vivere, mi sembra l’unica grande differenza per il resto mi è sembrato tutto già letto.

Un bel leggere eh, perché è sempre, come posso dire, “arricchente” leggere la Ferrante. La trovo una lettura comunque appagante, istruttiva soprattutto nella forma. La trama però quella era e questa è.

Senza dubbio la Ferrante è ossessionata dagli adolescenti e dal mondo maschile; dal rapporto tra uomo e donna; dal modo in cui lo si vive; dalla sessualità; dall’approccio alla sessualità.

E alla fine queste ragazzine ne escono sempre male, vivono questo passaggio della verginità sempre come un dovere da compiere.

Ora io vorrei chiedere alla Ferrante, di cui non mi è mai interessato sapere chi sia: “ma scusa tu, che guaio hai passato? Che trauma hai subito? Che problemi hai?” e perché sennò non si spiega, qualcosa c’è stato.

In ogni caso la scrittura sempre piacevole, il libro forse un po’ meno perché sale sale e poi si chiude di botto.

Sicuramente mi aspettavo di più.

Sicuramente potete leggere storie più interessanti con una scrittura forse meno perfetta ma più varia.

Non mi sento di dirvi: leggetene tutti.

Mi dedico ad altro.

Cercami

Allora, ve lo dico subito: bisogna arrivare a pagina 209 (almeno del Kobo) per ritrovare l’autore di Chiamami con il tuo nome perché fino a quella pagina ho pensato di essermi sbagliata.

Non riconoscevo i protagonisti, il modo di scrivere, il modo di raccontare una storia d’amore. Per 200 lunghe pagine ho pensato di leggere un libro harmony. E ci vuole coraggio a non mollare 200 pagine eh, perché l’istinto mi avrebbe portato a fare quello.

Poi finalmente arriva Elio, che nomina Oliver, e tutto ritorna!

Cercami, il seguito di Chiamami con il tuo nome, inizia dunque a pagina 209 (almeno del Kobo).

E’ apparso Elio ed è tornato il piacere di ritrovare questa storia, che ti accompagna anche quando non tieni il libro in mano.

E’ una bella storia d’amore ma soprattutto è un bel protagonista, poi ora che ha il viso di Timothée Chalamet mi sembra ancora tutto più bello.

Perché la prima parte non mi è piaciuta? Perché l’ho trovata assurda e banale. Ma più che altro inutile, un po’ messa lì a riempire pagine. Se il protagonista è Elio perché dovrebbe interessarmi di sapere di qualcun altro e badate bene che sto facendo una fatica a non spoilerare che non potete neanche immaginare.

Con Elio è tutto più poetico, meno banale, più possibile anche se poi pure qui possibile possibile non sembra ma almeno è bello sperarlo.

E Oliver?! Considerate che già vi ho detto troppo, ve lo leggete se volete sapere.

Vi dico quattro cose però:

1) Chiamami con il tuo nome altra storia;

2) lo scrittore sa raccontare meglio amori omosessuali che etero, come se poi ci fosse una differenza;

3) non ci sarà mai un terzo libro della serie… almeno non per me;

4) è sempre bello leggere storie d’amore per una romantica come me!

In ogni caso, leggetene con moderazione direi che il primo amore non si scorda mai.

PS: ma quanto è bello avere il lusso di leggere di giorno, quando non ti si chiudono gli occhi per la stanchezza… niente volevo dirvi anche questo perché il libro mi ha accompagnato per parte di un volo di andata e per tutto il volo di ritorno da un viaggio e la trovo una cosa bellissima, che ti regalano solo le lunghe giornata in spiaggia e che ho adorato riassaporare.

PS2: auspico che Guadagnino non si faccia afferrare dalla solita “guadagninite” ed eviti di rovinarmi anche questo libro con un film inutile.

A volte ritorno

Vabbè questo libro parte di slancio: la prima parte é esilarante, originale, geniale, bella.

Ve lo volevo dire subito ma cerco di andare con ordine.

A volte ritorno é un libro direi interessante che si regge sulla bravura dell’autore nello scrivere libri divertenti, veloci, senza dubbio originali.

A volte ritorno, infatti, racconta di Gesù che torna sulla terra perché suo padre (Dio) dopo essere stato in vacanza per 5 giorni che, però, in paradiso equivalgono a 500 anni,si rende conto del disastro che hanno combinato gli uomini in sua assenza e pensa bene di rimandare il figlio sulla terra per recuperare.

Originale non c’è che dire, se sul tema del ritorno sulla terra vi consiglio Lui, che immagina il ritorno di Hitler.

Comunque tornando al libro ed al suo incipit vi dico che é davvero esilarante.

Dio é bellissimo e cazzone, ma non tanto quanto il figlio Gesù. Questi, strafatto di erba, passa le giornate in paradiso tra vecchi musicisti e donne.

É davvero troppo divertente, le prime 100 pagine volano via veloci. Poi la battuta d’arresto: sarà la noia della terra ma Gesù qui tra noi non sortisce lo stesso effetto di Dio in paradiso. Sempre simpatico, originale ma meno divertente.

Diciamo che ad un certo punto subentra un po’ di noia che si supera in parte nel finale.

Non so, vi direi che più che piacermi non mi é dispiaciuto; che sicuramente merita attenzione; che se avete voglia di una lettura leggera ma non banale potete approfittarne, non ne resterete delusi.

Certo che il libro parte così bene che un po’ poi si perde e questo dispiace.

Direi di leggerne, non tutti, ma abbastanza perché può piacere a molti.

L’uomo del labirinto

Dice: “ma come li scegli i film da andare a vedere al cinema?”

Beh, diciamo che per l’80% guidano l’attore e il regista, per il restante 20% il cinema dove viene proiettato il film.

Bene.

Allora se esce un film nel quale ci sono Toni Servillo e Dustin Hoffman e lo proiettano in uno dei tuoi cinema preferiti, che faccio io?! Come minimo mi fiondo! Infatti il film è uscito ieri ma giocava la Roma (e la vita é fatta di priorità!) quindi non potevo e sono andata oggi.

Bene.

Com’è il film? Sono passate un po’ di ore e vi posso dire che il film mi è piaciuto.

Ci si deve un po’ pensare; ti spiazza, soprattutto durante, ma la fine é talmente ben fatta che, dopo averci pensato un po’ e aver risistemato tutti i pezzi, vi ripeto che mi è piaciuto.

Servillo e Hoffman sono di una bravura esagerata, mostri della recitazione.

Ho trovato Servillo, con tutto che è sozzo e puzzolente di fumo (e la cosa mi fa veramente orrore, perché se c’è una cosa che non sopporto è la puzza di fumo soprattutto addosso alle persone!) terribilmente affascinante e pure vi assicuro che non lo è.

Hoffman è perfetto, non c’è un altro aggettivo che lo descriva meglio.

Il mio dubbio più grande era su Carrisi perché io soffro un po’ di “pregiuDITO” nei suoi confronti. Non mi piace molto come scrittore e tutto il resto è di conseguenza.

Invece, vi devo dire, che la trama regge; che tutto quello che sembra non collimare, dopo essere arrivati alla fine, collima; che quelli che sembra dei buchi nella trama sono dei pezzetti di un puzzle più grande. Non vi posso dire niente che come mi muovo spoilero… trattasi di giallo mi venite a prendere sotto casa!

Insomma, direi bravi.

Inquietante la scenografia, la fotografia, l’ambientazione indefinita, i personaggi che spaziano dai fumetti alle citazioni di film (tipo la protagonista mi ha fatto pensare senza dubbio alla Megan dell’Esorcista).

Alla restante parte del pubblico in sala, sicuramente uscito da Villa Arzilla, non é molto piaciuto il film, lo sentivo dai commenti post proiezione che ci hanno tenuto a far sapere sequestrandoci sulle scale dell’uscita.

Io, invece, vi consiglierei di vederlo prima di tutto per loro due e poi per Carrisi che, in barba al mio pregiuDITO, ha costruito un buon prodotto.

Vedetene tutti.