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La lettrice scomparsa

La lettrice scomparsa , che è il libro che ho appena finito di Fabio Stassi, viene prima di Ogni coincidenza ha un’anima.

L’ho scoperto dopo.

In questo Vince Corso decide di intraprendere la carriera di biblioterapeuta che, effettivamente nell’altro libro è già, diciamo, ”affermata”.

Stassi sa proprio scrivere, mi piace molto.

Ci sono dei punti un po’ faticosi, dei tratti di libro in cui il protagonista si parla un po’ addosso, un po’ di pedanteria, non so come dire. Il protagonista è un super colto o almeno uno che ha letto un sacco di libri e che decide di curare la gente con questi. Ok, solo che poi non è che ci devi per forza per pagine e pagine stare a raccontare trame di altri romanzi, che li conosci lo sappiamo: hai deciso di diventare biblioterapeuta!

Ecco, questo è.

Sono riuscita a spiegarvi il fastidio a tratti che può suscitare il libro?!

Tolto questo però è originale, anche divertente nel senso che alla base della ricerca di una lettrice scomparsa le varie “pazienti” che frequentano lo studio di Vince sono divertente, interessanti e rendono il libro variegato.

Al solito non vi spoilero nulla della trama perché vale la pena di leggerlo per come è scritto, per l’originalità della trama etc etc.

Leggetene tutti, saluti.

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A mani nude

La prima cosa che mi viene da pensare quando inizio un libro di Paola Barbato è: ma che guaio ha passato ‘sta donna?!

Faccio un discorso un po’ banale e qualunquista ma, mentre mi sembra quasi normale leggere di morti ammazzati (male) da un uomo, mi fa strano pensare che tanta crudezza possa arrivare da una penna femminile.

Ben inteso, non che mi dispiaccia, sapete già quanto prediliga gli scrittori uomini alle donne, una sorta di femminismo al contrario il mio, fatto sta che Paola Barbato mi piace molto e mi lascia senza parole e con un’inquietudine addosso che non so spiegarvi.

Il libro è A Mani nude e racconta di una sorta di fight club da dove, però, pochi escono vivi.

Pazzesco, un libro folle, violento, crudo, splatter, cattivo, emozionante.

Un libro che ricorda Ammanniti e la sua follia, sia per l’ambientazione, sia per il protagonista adolescente.

Colpi di scena, crudeltà, durezza, una durezza rara.

Da metà libro in poi ho cominciato a chiedermi: ma da dove ti arriva tanta cattiveria, io neanche se mi impegnassi fortemente riuscirei a pensare a un mondo simile, ad una tale ambientazione.

Comunque si legge d’un fiato e sei lì a fare compagnia ai cani, a Davide, ai suoi colleghi; e tifi, e ti incazzi, e pensi che non si può, e poi rimani esterrefatta perché la fine è di una tale, perfetta crudeltà che solo una donna poteva immaginarla.

Astenersi stomaci deboli, per il testo leggetene tutti,

Il confine

L’ho finito.

Ho finito l’ultimo libro della mia saga preferita.

Ho finito l’ultima delle 900 pagine che compongono il terzo libro di Don Winslow sul cartello della droga di Sinaloa.

Sicuramente ci ho messo più del previsto e questo da una parte é dipeso dalle vacanze, dal poco tempo a disposizione  ma dall’altra (che è la predominante) dal fatto che io non la volevo chiudere questa storia perché lo sappiamo tutti che io mi affeziono e quest’estate ho già dovuto dire addio al Commissario Ricciardi, ora pure ad Art Keller… insomma io sono una personcina sensibile, a modo, dal cuore di panna: due addii in un’estate sola sono un po’ troppi ma ce l’ho fatta.

Intanto, non spoilero nulla, non vi posso dire nulla (anche perché inavvertitamente l’ho già fatto mentre leggevo il libro e so quanto qualcuno di voi possa rimanerci male… anche se poi non è stata proprio colpa mia… se uno fa lo zoom della pagina al 110% la colpa è la sua non la mia!) quindi un libro stupendo e tanti saluti.

Nessuno per me è paragonabile all’inizio dell’avventura ossia al Potere del cane ma: che storia, che violenza, che intreccio, che bravo Don, che cuore Art, che bella Mari; che schifo la droga, che piaga la povertà, che brutti i soldi e la lotta al potere; che intrecci spietati e quanto sono brevi 900 pagine quando ti piace quello che leggi.

Di Winslow io adoro questa capacità di prendere a raccontare una storia da quando è nato Gesù, di tirare dentro dei personaggi dal nulla, di inquadrarne il mondo perfettamente, di raccontarne la storia al millimetro, di inserirli in un contesto che proprio non é il loro e di farceli calzare perfettamente.

Mi mancherà.

Mi mancheranno le storie, la violenza, la crudeltà; mi mancherà affezionarmi a dei personaggi e commuovermi per il loro destino; mi mancherà tifare per i buoni e sperare per la brutta fine dei cattivi; mi mancherà rifugiarmi in un mondo spietato con la sensazione di sollievo che non è il mio.

Mi mancherà Art, mi mancherà Marisol e mi mancheranno le loro dichiarazioni d’amore perché:

“⁃ Sono orgogliosa di te;

⁃ davvero?

⁃ Te amo Arturo;

⁃ Io también te amo, Mari”

seppur banale trovo che sia una bellissima dichiarazione d’amore.

Leggetene tutti.

Il pianto dell’alba

Prima di parlarvi del libro ho bisogno di sfogarmi.

Dunque, è universalmente noto che De Giovanni esce con un libro della serie di Ricciardi a giugno.

Si sa, é universalmente noto.

Si sapeva anche, o almeno lo sa chi lo segue, che quello di questo giugno 2019 sarebbe stato l’ultimo libro della serie.

Si sapeva, si sa, é universalmente noto.

Ora, per questa ultima ragione lo scrittore, e la casa editrice, sono stati anche piuttosto bravi a creare una certa suspence intorno all’evento.

E poi succede che due giorni prima dell’uscita del libro (dico due giorni prima!), pubblichino un articolo sul Corriere della Sera che fa il super spoiler del libro stesso… ora io vi chiedo: ma ad una lettrice super fan della serie come me possono girare un po’ le palle, pur non avendole?!

Ma io dico proprio di sì!

E tanto mi sono girate che non ho acquistato il libro il giorno che é uscito ma ben 4 giorni dopo, per protesta contro un giornalista ed un giornale che si sono completamente rincoglioniti.

Ecco, e questo é l’antefatto.

Veniamo al fatto: ho finito Il pianto dell’alba, l’ultimo libro di De Giovanni e della serie del Commissario Ricciardi.

Ora, se io mi fossi rincoglionita come il Corriere della Sera, mi dovrei mettere qui a raccontare: della storia; di quello che succede; di come De Giovanni abbia deciso di lasciar andare il suo personaggio più longevo nel suo ultimo libro; di come lo abbia accompagnato in questa dipartita; di come mi senta così sconvolta da questo addio ma io non mi sono (ancora del tutto) rincoglionita e non lo farò.

Non vi dirò niente.

Vi dirò solo della sensazione di vuoto che già provo perché se una storia finisce rimane la mancanza.

La dolcezza e l’inquietudine di Ricciardi, che dà fastidio a molti, per me era una certezza, un appuntamento annuale e romantico che mi coccolava.

Mi mancherai Alfredo Maria e con te mi mancheranno: la bruttezza di Nelide; la simpatia di Maione; la rudezza di Modo; la stranezza di Bambinella; la paura del fascismo, dei morti che parlano; l’eleganza di Bianca; la disperazione di Livia, la bellezza di Napoli.

Mi mancherete tutti ma proverò a “non dimenticarmi di voi”.

E anche se in alcune pagine quest’ultimo libro mi è sembrato un po’ retorico, leggetene tutti perché De Giovanni riesce sempre a stupire e, soprattutto, ne vale sempre la pena.

Blue tango

Tra il libro (meraviglioso) di Marone che ho finito domenica e quello di De Giovanni, che usciva martedì, avevo bisogno di qualcosa di poco impegnativo che mi occupasse le serate di lettura.

Ho scelto la seconda indagine di Radeschi di Paolo Roversi, Blue tango.

Poi ci ho messo un po’ di più perché il Corriere della Sera mi ha fatto

Imbestialire su De Giovanni e dovevo prendermi i miei tempi, ma questa é un’altra storia che vi racconterò.

Comunque, l’ho letto.

Ve lo dico subito: mi é piaciuto meno del primo, ma leggeró sicuramente anche il terzo.

Mi fa simpatia il protagonista Radeschi, giornalista di nera con il cane Buk in onore di Bukowski; mi sta simpatico il vicequestore; mi piace l’ambientazione.

Un po’ debole il giallo però qui, mi sembra un po’ buttato lì niente di strutturato, il primo mi aveva colpito di più.

Abbiamo prostitute che vengono ammazzate e, nel più classico dei cliché, l’assassino è… paura eh?!

Non ve lo dico.

Radeschi e il vicequestore ci arrivano insieme ma per strade separate ed è questa la forza di questa serie che vivi due indagini, due modi diversi di risolvere lo stesso problema.

Comunque veloce, ben scritto, facile facile.

Un fantastico passatempo per me in attesa dell’ultimo Ricciardi.

Leggetene tutti.

Tutto sarà perfetto

Lorenzo Marone è uno di quegli scrittori che ti mette in pace con l’universo.

Uno di quelli che ti crea delle situazioni talmente dolci e delicate nei suoi libri, che non vedi l’ora di trovare il tempo di andare avanti nella lettura.

Uno di quei pochi che riescono a delineare così bene i protagonisti che diventano amici tuoi, che nel corso della giornata ti trovi a pensare “ma che staranno facendo Andrea e Ondina?!”.

Uno di quelli che quando finisci un suo libro, senti un senso forte di mancanza.

Ecco, vi ho dichiarato il mio amore per lo scrittore e ora posso parlarvi del libro.

Il libro é Tutto sarà perfetto.

Marone, dopo averci raccontato nei libri precedenti, di un anziano, una ragazza e di un bambino, qui ci parla di Andrea, un quarantenne fotografo dissennato – ovviamente napoletano, ma più precisamente di Procida – che torna alla casa paterna ed è costretto a passare un week end con il padre malato.

Potete vagamente immaginare cosa comporta per il bel quarantenne tornare indietro alla sua infanzia, riaffrontare i suoi mostri.

Riportato con l’inganno sull’isola dove, insieme alla sorella ed alla mamma (per un certo periodo di tempo) ha vissuto meno della metà della sua esistenza, affronta il passato costruendosi il futuro.

Ci sono troppe cose da dire su questo libro che, intuirete, mi é piaciuto moltissimo.

I protagonisti sono: Marina, sorella di Andrea, super organizzata, che si trova costretta a lasciare il padre al fratello per un fine settimana; Andrea, protagonista, che si trova a riscoprire il rapporto con il padre, che non ha mai vissuto con loro perché imbarcato su una nave; il Comandante, papà di Marina e Andrea, malato che organizza la sua dipartita; Ondina, grande amore; Augusto, il cane tiranno; la mamma belga; Ciccio, che tutti vorremmo come amico.

Qualsiasi cosa dica sarebbe rovinarvi la sorpresa di leggere un libro delicato, poetico, dolce, pulito.

Un libro di affetti e di emozioni; di risate e di lacrime; di amore a trecentosessanta gradi, verso tutti: dal cane al mare.

Un libro che mi ha messo voglia di andare a Procida; che mi ha dato una bellissima definizione del mio fiore preferito, le margherite: “con il sole al centro e tutto che ruota intorno”; che racconta di un quaderno dove Andrea descriveva le foto che non poteva fare; che ti commuove fino alle lacrime; che lo finisci e pensi: “NO!!!”.

Un libro che dovete assolutamente leggere.

La confraternita delle ossa

Secondo me quando leggo che un libro fa parte di una serie Io dovrei evitare e, invece, mi ritrovo a leggerne sempre con passione, soprattutto se il libro é ben scritto ma questo va da se.

Ho trovato questa offerta di Feltrinelli con due libri a 9€ e uno dei due era La confraternita delle ossa di Paolo Roversi. Preso, iniziato e finito.

Molto, molto interessante.

Un bel giallo, ambientato a Milano nel 2001 quindi un po’ lontano da noi perché parla di un’inchiesta in cui si affaccia internet e, conoscendone oggi le potenzialità, è stranissimo ricordarsi com’era prima.

C’è il solito burbero vicequestore piacione, che non fuma ma mastica sigari, ma qui é accompagnato da un giornalista in erba: Radeschi.

È carina la situazione, é davvero ben scritto il libro, ed abbastanza originale la trama.

Devo ammettere che la cosa che mi é piaciuta di più é il momento storico in cui è ambientato per l’inevitabile “come eravamo”.

Radeschi è un giovane giornalista che tenta la fortuna a Milano e, non riuscendo a sfondare con i quotidiani, apre un blog. Ora, per dire e come leggete, anche io ho un blog e mi ha fatto strano pensare alla scoperta dell’acqua calda che ha fatto lui. Ma che poteva saperne a quei tempi?!

I gialli che si raccontano sono due, apparentemente lontanissimi ma non dico nulla per non spoilerare.

Sebastiani “lo sbirro” pieno di stereotipi ma bel personaggio.

Fabio, il nerd coinquilino mi piace molto.

Insomma, assolutamente da affezionarsi.

Leggo che di Radeschi ci sono altri due libri e chi sono io per non continuare sulla scia in questa estate 2019?!

Penso che, in vista delle letture estive, posso assolutamente dirvi: leggetene tutti.