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To be continued

Io non mi devo infilare nelle trilogie perchè se mi ci infilo non riesco più a uscirne fino a che l’ultima pagina del terzo libro non è finita ed ora sto all’ultima pagina del secondo che, peraltro, ti lascia a bocca aperta! Già quando mancano 100 pagine nel secondo mi viene l’ansia da acquisto del terzo. Lo so, non sto bene ma tant’è!
Dell’Amica geniale ho già detto, ora parlo del secondo libro della trilogia, Storia del nuovo cognome, di Elena Ferrante, che mi dicono scrivere sotto pseudonimo per cui non si sa bene chi sia. Poi approfondisco ma ora ho l’urgenza di dirvi che chiunque essa sia: sa scrivere ed in maniera impressionante.
Entrambi i libri sono un po’ faticosi all’inizio. Per le prime 100 pagine non dico che ci si annoi ma quasi, ci sono un po’ di lungaggini, di episodi che sembrano inutili poi però in 50 pagine succede di tutto e resti a bocca aperta e cominci a divorare il romanzo ad andare avanti perché devi sapere come procede la vita di Lina e Lenù, dove andrà a parare! Perché una pensa: va bè, ma la vita di due ragazze di un rione napoletano del dopoguerra che avventure potrà mai nascondere?! Che storie potranno mai essere?! E invece, quando meno te lo aspetti, eccola lì che arriva la sorpresa!
La dinamica è sempre la stessa: una che vive all’ombra dell’altra e ne racconta le vicissitudini che si incastrano con la sua vita che, peraltro, è molto più interessante!
Nel secondo libro si racconta l’adolescenza: andiamo dai 16 ai 23 anni ma già queste due (soprattutto una) hanno fatto tutto quello che si puó fare in una vita normale e, soprattutto, attuale non degli anni ’60!Un tourbillon di eventi: matrimonio, figli, amanti, partenze, ritorni, studi, lauree, libri, fabbriche, pazzie, povertà, ricchezza, comunismo e bla bla.
Ieri pensavo: devi andare a Milano, ti mancano 50 pagine, non è che puoi portarti due libri, infatti le ultime 50 pagine sono volate con exploit finale che mi spinge a smettere di raccontarvi perché devo cominciare il terzo. Saluti.

La genialità di un’amica

Bè, devo dire che in questo periodo sono fortunata con i libri. Passo da uno all’altro e tutti, ed ognuno per un motivo diverso, mi impressionano e lasciano qualcosa!
Non è stato facile abbandonare Il potere del cane, non é stato facile entrare in un altro mondo e avevo pensato che l’unico modo fosse leggere qualcosa di assolutamente diverso per ambientazione e storia. Ci sono riuscita perché, su altro consiglio, ho letto L’amica geniale di Elena Ferrante.
Che dire? Sono passata dalla storia del narcotraffico in America centrale alla storia di due amiche nella Napoli dei poveri rioni negli anni ’50.
Ci ho messo un po’ ad immedesimarmi perché parliamo della storia di due amiche dai primi anni di vita fino, ad ora, ai sedici anni. So che il libro fa parte di una trilogia e non potrebbe essere altrimenti, visto il modo in cui finisce.
Abbiamo Linù, voce narrante, e Lila.
La prima sembra vivere sotto l’ombra della seconda; sembra che ogni decisione prenda nella vita la prima sia frutto della seconda o quantomeno sia stata presa per competere o compiacere la seconda.
Ho provato fastidio a tratti per questa storia di amicizia perché si ha la sensazione che Linù non si renda conto del suo valore e faccia di tutto per contrastare l’assoluta genialità e superiorità dell’amica.
Poi peró ci pensi e capisci di dover entrare nella testa di una bambina prima ed adolescente poi; in quel periodo in cui un’amica conta più dei tuoi genitori, in quel periodo in cui l’amicizia è il tuo mondo; in cui ti senti compresa e amata solo da chi vive esattamente le tue stesse emozioni e nello stesso momento in cui le vivi tu. Cambiando prospettiva ho iniziato ad apprezzare il libro e soprattutto la bravura dell’autrice che scrive come avesse lei stessa 10, 12, 15, 16 anni; come fosse lei stessa Linù.
Meravigliose: le ambientazioni della Napoli plebea; la voglia di soldi e di riscatto; la prima passeggiata a via Chiaia dei protagonisti; le rivalità dei ragazzi, che poi sono scugnizzi; la visione dello studio come unica via di uscita da un mondo di miseria culturale, prima di tutto; le timide scoperte sessuali degli adolescenti; la prima villeggiatura ad Ischia; la prima televisione in casa; le competizioni amorose per conquistare la più bella del reame; l’acne, l’abbronzatura e i primi occhiali; l’inconsapevolezza della protagonista nel suo essere “l’amica geniale”.
È solo il primo capitolo, avremo modo di riparlarne… intanto leggetelo anche voi… non è che posso fa’ sempre tutto io!

Caro amico ti scrivo…

Oh, ragazzi, a quanto pare io sono una brutta persona.

Sono quella che rosica se un amico si fidanza o ha una tresca; sono quella che elimina la gente dai gruppi; sono una persona cattiva, se potete evitatemi.

Sospettavo di essere così, ma ne ho avuto conferma da poco.

E che volete fare?! Ognuno è come è. Io sono così.

Mi dispiace per chi di voi pensava che fossi una brava; una mediamente simpatica e mediamente disponibile; una che ascolta più che raccontare; mi dispiace.

Davvero non è così, ne sono rammaricata.

A quanto pare sono proprio quella a cui non frega niente dell’amicizia, che non ti sta a sentire, che non ti aiuta nei momenti di difficoltà; piuttosto sono: pettegola, arrogante, carismatica (in un’accezione negativa diciamo).

Meglio perdermi che trovarmi; ma due paroline due a mia difesa mi sento di doverle dire, ma proprio due.

E dunque.

“Caro amico ti scrivo che:

  • mai e poi mai elimino la gente dai gruppi siano essi virtuali o reali. Non è in mio potere, potessi farlo, eliminerei me prima degli altri;
  • non mi arrabbio mai senza motivo. Un motivo c’è sempre, che può essere anche banale, ma che magari, sommato a uno, più uno, più uno motivi banali, diventano cento piccoli motivi banali e ne fanno uno serio;
  • non rosico dove non c’è da rosicare. Se una persona mi “piace” glielo faccio sapere io (e tu lo sai!), senza far partire pettegolezzi inutili. La complicità non implica per forza l’innamoramento, a me è chiaro, a te no, forse;
  • prima di chiedere aiuto, faccio mille tentativi; se chiedo aiuto è perché ho bisogno e non accetto in risposta una bugia. La verità premia sempre;
  • se a qualcuno vuoi bene, alzi la cornetta e parli anche solo per dire “brutta stronza” non aspetti che terzi ti contattino per far sapere poi cose. Abbiamo superato da un pezzo i quindici anni. Perché non lo faccio io?! Ma semplicemente perché non ho litigato con nessuno, io.

Cari saluti, saluti cari“.

Ecco, e ora sì che sono una brutta persona.

Evitatemi, se potete (ma magari continuate a leggermi, che mi fa sempre piacere! 🙂  ).

PS: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.

Spegnete la musica

E poi arriva un tuo amico scrittore esordiente (per ora!) e ti dice: “Senti Nunzia (lo so lo so, è un nome di merda, non mi dite niente, ma io così mi chiamo!) non è che mi daresti una letta ad un paio di capitoli del nuovo libro e mi dici che ne pensi?”

E tu che fai?! Dici sì! E ti arrivano questa cinquantina di pagine e le stampi e le metti sul comodino e le prendi in mano, ne leggi una pagina e le riposi perché: è scomodo da tenere in mano, perché non hai fantasia, perché di fondo sai già come andrà a finire.

E passano i giorni, le settimane e i mesi. Lui lo sentì sempre meno, fino a che non ti ricontatta e, tra il serio ed il faceto, non ti cazzia dicendoti che solo un consiglio ti aveva chiesto. A quel punto ti senti un puntino di niente in un mare di tutto e lo riprendi in mano e che succede?! Quello che temevi, quello che sapevi sarebbe successo!

Succede che in 24 ore ti divori lo scritto; succede che ti innamori dei personaggi; del modo di scrivere che ha che parte ostico, complicato, e poi ti affascina e ti lega e ti trasporta dove vuole lui. Succede che ti appassioni, che ridi, che ti commuovi, che ti perdi nei vicoli delle digressioni; succede che ti ripeti “ma lo vedi che facevo bene io a tenerlo sul comodino!”.

E così, fino a che non lo pubblica, sarò costretta a rimanere in quella stanza, con Paolo e Vittorio, a danzare sulle note di Mina. Liberatemi!

 

Forever Friends

Io penso che viaggiare sia la cose che prima al mondo mi riempie il cuore.

Prima di partire ho sempre la sensazione del “chi me lo fa fare?! Sto tanto bene a casa mia” poi vado e mai vorrei tornare. E questo è quello che succede sempre, ma quest’anno di più.

Prima per me i viaggi erano un’evasione: nessuno (a parte i miei, ovvio!) mi aspettava al rientro e stare fuori mi faceva sentire più viva; poi ho cominciato a viaggiare con i fidanzati e quello che volevo me lo portavo dietro, quindi era bello anche tornare; ora i fidanzati sono andati e di nuovo evado ma non mi serve stare fuori per sentirmi viva, ora davvero ho imparato ad apprezzare i viaggi per quello che sono: una scoperta!
Ogni volta che torno so di essermi arricchita negli occhi e nel cuore e la Giordania, credetemi, in questo è superiore.

Non è che proprio io sono stata a casa in vita mia ma questo viaggio vince il premio come il miglior viaggio mai fatto.

Ho analizzato e capito che questo dipende: un po’ dal fatto che siamo state trattate da principesse con tanto di guida ed autista ed alberghi perfetti e tour studiato in un crescendo di emozioni; un po’ perché siamo riuscite a fare cose per turisti pur non stando mai con i turisti; un po’ perché si tratta di una terra ricca di ogni cosa dal mare alla montagna alla seconda delle sette meraviglie; un po’ perché la gente è gentile e ospitale e disponibile da metterti imbarazzo; ma, forse e soprattutto, perché la mia compagna di viaggio era felice quanto me e questo è fondamentale.
Per alcuni versi mi ha ricordato la Namibia ma lì ero felice solo io di stare in quella terra meravigliosa: chi era con me non era con me e questo ti fa vivere le cose in maniera diversa.
L’ho capito in Giordania, dopo tre anni, che non basta trovarsi dall’altra parte del mondo e vedere cose meravigliose per esserne felice; bisogna stare con qualcuno che apprezzi quello che vede tanto quanto lo apprezzi tu, perché è inconfutabile che la felicità è vera solo se condivisa.

È inconfutabile, Stefania, che vedere la Giordania con te è stato il valore aggiunto di questa vacanza.
È inconfutabile doverti dire: mille grazie, amica mia.