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Chiamami con il mio nome

Che libro bellissimo ragazzi, che libro bellissimo!

Ok, partiamo dall’inizio.

Altro libro regalato a Natale: Chiamami con il tuo nome di Andrè Aciman.

È importante anche capire chi ti regala quale libro eh, cioè per me lo è perché penso sempre: ma perché hai scelto proprio questo per me?!

È successo anche in questo caso, soprattutto in questo caso, ed una risposta non sono riuscita a darmela. O meglio, una vi sarebbe, mi piacerebbe fosse quella ma vai a sapere per cui non ci penso più e vado avanti.

Che meravigliosa storia d’amore è questo libro.

ME RA VI GLIO SA.

Vi dico: per le prime 80 pagine un po’ vi annoiate perché rimanete intrappolato in una specie di ossessione.

Vi spiego.

Abbiamo un ragazzo, Elio, di una famiglia colta e benestante, che ospita ogni anno un allievo del padre per una specie di vacanza studio. Nell’estate dei 17 anni di Elio arriva Lo statunitense Oliver, un bellissimo ed affascinante ragazzo di 24 anni. Qui parte l’ossessione: il vorrei ma non posso; il vorrei ma non vuole; il vorrei ma lui non può scegliere me etc etc esattamente come succede in quegli anni terribili dell’adolescenza.

Poi il coraggio di dichiararsi; poi lo stupore di riuscirci; poi la gioia di chiamarsi con il nome dell’altro; poi la felicità dello stare insieme; e poi basta sennò il libro non lo leggete.

Un’esplosione, ad un certo punto il libro esplode e non lo potete più lasciare.

Che bello, che bellissimo!

Vi dico solo che mi sono talmente entusiasmata che sono andata a cercare il dvd del film che ne hanno tratto che, però in Italia, ancora non è neanche uscito.

Non vi so dire quanto è: ben scritto, crudo, emozionante, commovente.

Non vi so dire quanto è bello nonostante: la pesantezza dei primi racconti; l’inutilità di alcuni passaggi (tipo il poeta in Thailandia); la rabbia di certe risposte.

Prendetelo e leggetelo, perché io ho urgente bisogno di parlarne con qualcuno.

Io vado avanti, voi restate.

PS: mi rimane il dubbio se io, nella testa di chi me lo ha regalato, sono: Elio (l’adolescente ossessionato!); Oliver (lo sfrontato innamorato); o noi siamo tutti e due, legati da un amore che non finisce. Personalmente: non mi ritrovo nella prima ipotesi, preferisco la seconda, ambisco alla terza.

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Quel vestito NO!

Qual è il periodo peggiore nella vita di un umano?! Sicuramente l’adolescenza.

Di una donna poi?! Assolutamente l’adolescenza.

Non ti va bene niente. Il tuo corpo non ti piace, la testa va per fatti tuoi. Nessuno ti capisce. Benissimo, se pensate di aver passato una brutta adolescenza, vi ricrederete dopo aver visto il film “La famiglia Belièr” perché tutta la crisi adolescenziale la protagonista se la vive in una famiglia “cuore” ma sordomuta, dove l’unica che parla e ci sente è proprio lei. Potete immaginare qualcosa di peggiore?! Forse no!

Siamo in Francia, in un paese di campagna a 300km da Parigi, dove la famiglia in questione gestisce una fattoria e prepara formaggi. La nostra adolescente deve: aiutare i suoi in fattoria, studiare, gestire il banchetto del formaggio, tradurre l’universo modo ai genitori ed al fratello sordomuto e cercare di vivere una vita normale da adolescente complessata. Più o meno fila tutto liscio fino a che non entra casualmente nel coro della scuola, scopre di avere una voce da mille & una notte e osa sperare in un futuro per lei diverso, da cantante e a Parigi. Da qui 1000 e uno problemi, tutti più o meno faticosamente risolvibili.

Questa la trama.

Per il resto che dire?! L’idea c’è: i francesi hanno questa capacità di affrontare con leggerezza temi decisamente seri che gli invidio. Perché certo è un handicap essere sordomuti ma il film rende protagonista chi con loro, unica con voce e udito, deve vivere e credo sia una cosa altrettanto difficile. Quindi la base c’è.

Quello che mi ha lasciata perplessa è come sia stata sviluppata. Non so, non mi ha convinta.

Intanto in questa famiglia si parla più di quanto non si faccia in una qualsiasi famiglia “normale”: non ci si annienta davanti alla televisione, si condivide tutto, forse troppo. Bello ma verosimile secondo voi?! Boh.

Poi la cosa che mi ha colpito della famiglia non è tanto che siano sordomuti quanto che siano delle macchiette, a tratti imbarazzanti (vedi scena di prime mestruazioni della figlia) il che porta la protagonista ad un certo punto a dire loro che il fatto di essere sordomuti non li giustifica su tutto.

Ancora, ok sordomuti ma leggere le labbra?! Possibile che due genitori di almeno 45 anni non siano in grado di gestirsi la vita da soli, senza l’aiuto, che ne so, di un pezzo di carta ed una penna, per dire?!

Infine, il film ad un certo punto si perde proprio e diventa una di quelle favolette da ragazzini. Lei scopre di avere una certa voce, il maestro di musica la convince a cantare, i suoi egoisticamente non la vogliono far andare e poi… va bè se scrivo ancora vi rovino lo scontato happy end.

Ecco, proprio questo il punto: da una data scena il film diventa scontato e questo proprio non mi è piaciuto così come non mi è piaciuto (e qui scusate ma proprio non posso trattenermi) l’abito (vedi immagine in evidenza) che mettono a lei nella scena del saggio finale dei coristi. Io dico: se sei una pertica, con spalle da camionista, forse un po’ di panzetta e gambe lunghe due metri non ti puoi mettere il vestito corto da bambolina perché sei ridicola e sembra che pesi 300kg di più. E non bastano le Dr. Marteens, (sempre presenti!) a renderti più adolescente! Scusate, mi rendo conto che questa annotazione ai fini della recensione nulla aggiunge ma a questo pensavo quando è finito il film. Ecco, ve la dice lunga su quello che mi ha lasciato e ora, se volete, buona visione.

 

 

La genialità di un’amica

Bè, devo dire che in questo periodo sono fortunata con i libri. Passo da uno all’altro e tutti, ed ognuno per un motivo diverso, mi impressionano e lasciano qualcosa!
Non è stato facile abbandonare Il potere del cane, non é stato facile entrare in un altro mondo e avevo pensato che l’unico modo fosse leggere qualcosa di assolutamente diverso per ambientazione e storia. Ci sono riuscita perché, su altro consiglio, ho letto L’amica geniale di Elena Ferrante.
Che dire? Sono passata dalla storia del narcotraffico in America centrale alla storia di due amiche nella Napoli dei poveri rioni negli anni ’50.
Ci ho messo un po’ ad immedesimarmi perché parliamo della storia di due amiche dai primi anni di vita fino, ad ora, ai sedici anni. So che il libro fa parte di una trilogia e non potrebbe essere altrimenti, visto il modo in cui finisce.
Abbiamo Linù, voce narrante, e Lila.
La prima sembra vivere sotto l’ombra della seconda; sembra che ogni decisione prenda nella vita la prima sia frutto della seconda o quantomeno sia stata presa per competere o compiacere la seconda.
Ho provato fastidio a tratti per questa storia di amicizia perché si ha la sensazione che Linù non si renda conto del suo valore e faccia di tutto per contrastare l’assoluta genialità e superiorità dell’amica.
Poi peró ci pensi e capisci di dover entrare nella testa di una bambina prima ed adolescente poi; in quel periodo in cui un’amica conta più dei tuoi genitori, in quel periodo in cui l’amicizia è il tuo mondo; in cui ti senti compresa e amata solo da chi vive esattamente le tue stesse emozioni e nello stesso momento in cui le vivi tu. Cambiando prospettiva ho iniziato ad apprezzare il libro e soprattutto la bravura dell’autrice che scrive come avesse lei stessa 10, 12, 15, 16 anni; come fosse lei stessa Linù.
Meravigliose: le ambientazioni della Napoli plebea; la voglia di soldi e di riscatto; la prima passeggiata a via Chiaia dei protagonisti; le rivalità dei ragazzi, che poi sono scugnizzi; la visione dello studio come unica via di uscita da un mondo di miseria culturale, prima di tutto; le timide scoperte sessuali degli adolescenti; la prima villeggiatura ad Ischia; la prima televisione in casa; le competizioni amorose per conquistare la più bella del reame; l’acne, l’abbronzatura e i primi occhiali; l’inconsapevolezza della protagonista nel suo essere “l’amica geniale”.
È solo il primo capitolo, avremo modo di riparlarne… intanto leggetelo anche voi… non è che posso fa’ sempre tutto io!