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Magari domani resto 

Se io so che è uscito un libro di uno scrittore che mi piace non sto tranquilla fino a che non lo acquisto. Quindi, facilmente, l’altra sera quando ho finito l’ultimo, è scattato subito l’acquisto di Magari domani resto di Lorenzo Marone.Io credo di avere un debole per gli scrittori napoletani; un po’ per il tipo di scrittura, un po’, forse, per le ambientazioni, per Napoli stessa che io adoro.

Lorenzo Marone mi conquista sempre con i suoi personaggi e devo dire che è una delle poche piacevoli pause che riesco a prendere dai miei amati noir.

Ho adorato questo libro.

L’ho divorato, letto in 24 ore e sempre con il pensiero a lui quando stavo facendo altro.

Raro che capiti, ma capita e quando capita è bellissimo.

Ho passato le ultime 48 ore con Luce Di Notte (perché Stella Di Notte era troppo banale, a detta del padre!) che vive nei vicoli dei quartieri spagnoli, ha 35 anni e poca fiducia nella vita, che l’ha delusa.

La voglia di fare l’avvocato penalista la coinvolge in una storia che la farà ricredere sulla vita e sugli affetti che fino ad allora l’hanno circondata.

Luce parte cinica, antipatica, scontrosa, una che vuole a tutti i costi mostrarsi per quello che non é; poi prima un cane, poi il vicino anziano, poi un bambino di 8 anni le faranno aprire gli occhi e cambiare idea.

Io vorrei raccontarvi la trama ma, vi assicuro, vi toglierei una gioia e io questo non lo voglio fare, anzi vi voglio regalare la gioia di leggere questo gioiellino.

Più volte, nel leggere il libro, ho sorriso o proprio riso; mi sono arrabbiata; mi sono commossa e non solo alla fine, che è sicuramente liberatoria e che sembra una di quelle scene corali dei film di Ozpetec.

Diverse pagine regalano chicche da sottolineare: la ricerca non proprio dell’amore ma delle “attenzioni”; il fastidio per la parola “soldini” che fa il paio con “puzzette” (chi mi legge conosce la mia avversione per i diminutivi alla Flanders!); il dramma della comunicazione della morte del papà con parole intense, abbracci stretti, lacrime e urla che sembra di sentirle.

Che altro dirvi?!

È un libro bello e delicato, come lo sono tutti i libri di Marone; dolce e divertente; con personaggi precisi e delineati, con stereotipi che svaniscono nello sviluppo della trama; con il mare, Napoli, le graffe e i taralli ‘nzogna; la camorra, la musica, l’Alleria e la Primavera; un libro, insomma, che non potete perdere.

Io vado avanti, voi magari restate a leggerlo.

Buona lettura.

Accessorize

Ma perché non parlare degli accessori da uomo.

Già vi ho abbondantemente detto del borsello e preferirei non tornare sull’argomento perché al solo pensiero mi viene da piangere.

In questo caso, però, quando parlo di accessori mi riferisco non a portafogli, borse etc ma più specificamente a bracciali, anelli, collane, insomma oggetti per adornare la persona.

Procedo:

1) bracciali: uomini, certo siete sfortunati, sui monili. A me piacciono pure i bracciali, molto, da donna. Sull’uomo è più difficile. Sull’argento ammissibile solo quello grezzo, magari indiano, insomma simil snake che, però, andava di moda qualche anno fa ed effettivamente fa un po’ Hippie/alternativo. Mi sentirei di dirvi: evitate se potete. Stesso discorso per i braccialetti di cotone (vedi Cruciani) magari sono carini d’estate, al mare ma d’inverno ‘sto filo che esce da sotto la giacca anche no. Se avete in casa bambine che gentilmente vi fanno tanti braccialetti bè, che dire, usateli in loro presenza e possibilmente a casa, non tutti sanno le vostre vicende personali e potrebbero catalogarvi come imbarazzanti peter pan.

2) Collane. Bè, vale stesso discorso di punto 1. Forse sono anche più talebana: direi soprattutto NO: Non me ne piace nessuna da uomo, non si possono guardare. Quelle d’oro solo se appartenere alla camorra; quelle d’argento solo se avete visto la luce in un viaggio in Nepal; quei fili orribili di caucciù solo se siete un frate francescano. E VI TA TE, meglio una fantasiosa pashmina per coprire il collo!

3) Anelli. Ovviamente ammetto la fede in tutte le declinazioni, mi piacciono gli anelli da pollice e quelli d’argento lavorato. Pure qui occhio però eh, perché se vestite Technocasa Style con camicia con triplo bottone sul colletto (rigida che sembra un busto), con cravatta regimental (di cui già si è detto con disprezzo!) e mi mettete l’anello d’argento alternativo come minimo denuncerete una crisi di identità, ora, a meno che non sia effettiva ma latente e cercate il modo di renderla evidente, fateci la cortesia, desistete.

4) Orologi: Adoro gli orologi da uomo. Più o meno tutti: dallo Swatch al Rolex; dal modello di nonno a quello da subacquei, insomma mi piace e denota personalità. Ad un uomo forse farei indossare solo quello, Dall’orologio si capiscono tante cose quindi: ampio spazio.

5) Orecchini. Devo parlarne? Io penso non sia proprio il caso di approfondire l’argomento. Gli anni ’90 sono finiti e quel buchetto che vi eravate fatti grazie a Dio si è rimarginato. Siate uomini, almeno nell’aspetto, non un Maradona qualunque.

 

Solo e sempre 5, per ulteriori info vadobenecosi@gmail.com