Archivi tag: narrativa

Torpedone trapiantati

Il fatto è questo: mi dovevo sparare in 24h viaggio andata e ritorno da Foggia.

Un mio amico legge un libro e mi consiglia di prenderlo; io ho già quel libro da mesi sul comodino ma ne leggo sempre altri e così, sebbene ne stia già leggendo un altro, mi porto quello in treno perché tra andata e ritorno sicuro lo finisco.

Poi succede che arrivo alla stazione quei 20 minuti prima e che non ci vuoi passare in libreria?! E così ci passo e compro, aspettandolo da tempo, il libro di Francesco Abate “Torpedone trapiantati”.

Ora chi mi legge sa che io adoro Abate, lo trovo uno scrittore “gentile”, uno di quelli educati che non strafá, uno di quelli che sono una certezza, sui quali puoi contare.

E infatti non mi è servito neanche il ritorno in treno, è bastata l’andata.

È sempre così con Frisco: ti acchiappa e non ti molla fino a che non hai finito.

Lui ed il suo modo pulito di raccontare anche le tragedie e qui ne racconta eh!

La storia è quella di una gita fuori porta di un’associazione di trapiantati, dei quali lui fa parte.

La gita è, ovviamente, in Sardegna e questo gruppo di Highlander sgangherati ne fanno di tutti i colori: a partire dal rapimento di uno di loro che si portano in giro in pigiama e su una sedia a rotelle destinata alla discarica.

Sono divertenti. È divertente la scrittura, il modo di raccontare, i personaggi che però sono tragicamente verosimili.

Identificati con un numero in base all’ordine in cui hanno ricevuto il proprio organo che può essere: un rene, un cuore, un fegato.

E così scopri quanto sia meravigliosa e triste la storia di ogni organo perché dietro una persona che rinasce ce n’è sempre una che muore, come Cinzia la donatrice di Abate che viene celebrata ogni anno il 1’ febbraio.

Vedete, la storia di Cinzia è tristissima (una mamma di due figli che muore, troppo giovane, in un incidente stradale) e, come la sua, lo sono quelle di tutti i donatori ma spetta ai trapiantati renderla meravigliosa e degna di essere stata vissuta: i donatori sono, inconsapevolmente e loro malgrado, i veri eroi moderni, altro che Superman e Wonder Woman!

Dal canto loro i trapiantati rinascono con un doppio carico: quello di resistere fisicamente e quello di non rendere il sacrificio del donatore vano.

Il libro, però, non è triste. Anzi.

Il libro è divertente, scorrevole e con la presenza meravigliosa della mamma Abate, che è l’80enne più smart della narrativa italiana, accompagnata dalla mitica sig.ra Corrias.

Lo so, io sono al solito di parte, ma starei qui a parlare ore di queste 140pagine che vanno assolutamente lette perché ti fanno fare pace con le tue mille piccole cazzate con le quali ti scontri ogni giorno.

La forza della vita che rinasce non può non farti fare una riflessione su quella che stai vivendo; quindi fatelo e dite “grazie” ad Abate per questo spaccato meraviglioso che vi regala ed al vostro Dio, se ne avete uno, per avervi regalato la salute.

Buona lettura, io viaggio con l’altro libro aperto, pensando di voler abbracciare Abate e ripromettendomi che prima o poi lo farò!

Annunci

Lingua indigena

Prima di raccontarvi del libro, vi racconto una storia di campanilismo campano.

Martedì 1° dicembre (perché la data è importante!) ero a Napoli; prima di partire entro da Feltrinelli, tappezzata dai Cuccioli di De Giovanni, e chiedo l’ultimo libro di Manzini. Il signore alle informazioni mi guarda e mi fa: ”Antonio chi?” e io: “Antonio Manzini, dovrebbe essere uscito l’ultimo libro Sull’orlo del Precipizio” e lui: “no, non è uscito!” e io “come non è uscito?” e lui “in realtà doveva uscire il 26 novembre ma non è uscito!”; non ho fatto una piega e sono uscita perché mi veniva troppo da ridere.

Il libro è uscito sicuramente il 26 novembre ma a Napoli arriverà con qualche giorno di ritardo perché Manzini è romano e di fronte a De Giovanni o De Silva non ce n’è.

Comunque, io il libro l’ho poi comprato, o meglio me lo hanno regalato, a Roma e l’ho letto e finito in un paio di ore perché è troppo divertente ma del resto come tutto quello che scrive Manzini.

Uno scrittore di successo finisce, finalmente, il suo capolavoro. Piace a tutti. La casa editrice deve pubblicarlo. Si gode una settimana di vacanza, torna e nulla è più come prima.

La casa editrice è diventata un colosso dell’editoria; chi c’era prima non c’è più e il nuovo che avanza è quanto meno fuori di testa.

A casa del nostro Giorgio Volpe arrivano due loschi figuri che gli stravolgono il romanzo, “moccizzandolo” diciamo. Giorgio cerca di trovare una soluzione ma non è facile. Ci riuscirà o dovrà piegarsi ai nuovi eventi?

E se ve lo dico vi tolgo il gusto della lettura, quindi taccio; vi dico, però, che il libro è inquietante ma divertente. Tanto divertente.

Vi consiglio di prenderlo perché, laddove non riempie di angoscia, è davvero esilarante.

La narrativa che diventa “comunicazione in lingua indigena”; i canoni di scrittura; il numero di fellatio per rendere un libro interessante; la “ristrutturazione”, diciamo così, di Guerra e Pace di Toltoj, che diventa solo pace;  e de I promessi sposi di Manzoni , che al posto dei bravi hanno due coatti.

Ho promesso di non dire la fine perché già ho detto troppo ma quando leggo queste cose capisco perché io rimarrò legata solo a questo blog senza potermi mai permettere una storia più articolata. Non che mi dispiaccia ma quando leggo queste storie non posso non pensare: ma come cavolo gli vengono ‘ste idee a questi?! Io non ce l’ho questa fantasia!

Bello, bravo, divertente, giusto il romano Manzini: e qua scatta il campanilismo romano! E Daje!.