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Se (e sottolineo se)!

È un po’ che vorrei scrivere qualcosa su Loris, il suo orrore e la sua mamma.

È un po’ che ci penso, che inizio un post e poi mi fermo.

È un po’ che mi dico “ma cosa si può scrivere al riguardo?!”.

Questa storia di Loris mi ha turbato molto e da subito!

Da subito ho pensato che era una cosa orribile: prima la scomparsa, poi il ritrovamento di questo bimbo con la faccia simpatica, che ci hanno subito fatto conoscere con i capelli dritti in testa e la tuta da Karate immagino.

Doveva essere simpatico, Loris; aveva lo sguardo sveglio, divertente.

Quindi, già un orrore averlo perso; già una disperazione ritrovarlo morto; ma orrore nell’orrore, disperazione nella disperazione immaginare che a farlo sia stata la mamma.

Io non credo nei processi sommari; non credo nei processi mediatici; voglio credere, però, nella magistratura e penso che se un magistrato arriva a fermare, e poi convalidare il fermo, di una mamma, bè uno straccio di prova deve pur averlo, sebbene lei professi la sua innocenza.

E io, da quando ho saputo del fermo della mamma, non posso non pensare alle ultime ore di vita di Loris.

La mamma è per tutti l’unica certezza che abbiamo da quando veniamo al mondo; non me ne vogliano i padri, ma credo che il legame che lega i figli alle mamme sia il legame più forte e viscerale che esista.

Non si può spiegare a parole.

Ecco, e allora non posso non pensare cosa deve aver pensato il piccolo Loris negli ultimi istanti di vita, quale livello di disperazione, di paura… se (e sottolineo se) è stata la mamma.

Non me lo so immaginare.

Non me lo voglio immaginare.

Non lo voglio sapere cosa sia passato per la testa della mamma.

Non me lo voglio nè posso immaginare, se (e sottolineo se) è stata lei.

Penso solo che se arrivi a fare questo non meritavi di avere un figlio; probabilmente non meriti di vivere dopo aver fatto quello che hai fatto, ma io nn sono ora (nè sarò mai) a favore della pena di morte.

E quindi, se (e sottolineo se) è stata la mamma, la peggiore delle pene penso che sia convivere con la colpa di quello che ha fatto: alzarsi tutte le mattine e rivedere, nella testa, gli occhi di chi ti amava più della sua stessa vita mentre gliela toglievi.

Vivere il resto della tua vita con questo orrore è molto peggio di morire.

Se (e sottolineo se) è stata la mamma, io le auguro questo e niente comunque sarà anche solo paragonabile a quello che ha fatto passare al piccolo Loris.

Se (e sottolineo se) è stata la mamma perché se poi non é stata lei…

 

Chi viene e chi va

Vitali è davvero troppo divertente. Ormai leggere i suoi libri è diventato come seguire una serie a puntate.

Questo Olive comprese sembra (non mi sono documentata se lo sia veramente!) il seguito di 4 sberle benedette ed è altrettanto divertente.

Bisogna arrivare a pagina 100 su 400 per districarsi con i personaggi, ma piano piano ti appassioni.

Ritrovi il Maresciallo Maccadó, che dopo essersi stanziato definitivamente in questo paesino in riva al lago, continua con la moglie a mettere al mondo figli, fino ad arrivare alla cifra stabilita di sei. In disparte, quasi assente, il Prevosto ma presentissimo il Podestà con la moglie mezza matta. Esilarante la storia di Risto e del suo bambino di un paio di chili; e di Filzina col fratello Cucco; e preoccupante, ma con lieto fine, quella del disertore, figlio del direttore delle Regie poste.

Mi piace stare in quel paese in riva al lago per l’atmosfera che si respira, fatta di cose semplici; fraintesi; doppi sensi; misticismo; indagini a lieto fine.

Vitali è una garanzia, un porto sicuro di tranquillità, una finestra sul periodo più tragico della nostra storia eppure vissuto da persone normali e forse ignare di quello che sta succedendo sopra di loro. Insomma, Vitali andrebbe letto ad intervalli regolari, che poi è quello che sto facendo, tanto per non perdere l’abitudine. Vitali val bene una messa del prevosto… o forse due, tre, dieci!

Se il tempo fosse un gambero…

Chissà perché io non ho letto questo libro prima; chissà perché me lo sono fatto sfuggire quanto era un best seller, fatto sta che l’ho letto ora e mi è piaciuto assai.
Molto forte, incredibilmente vicino è la storia di un bimbo che perde il papà l’11 settembre nell’attacco alle twins tower ma non è tanto importante come il papà muore quanto il rapporto che c’era tra i due e l’amore che viene fuori ad ogni pagina.
Per lo più il bambino narra in prima persona salvo poi delle incursioni dei nonni che parallelamente raccontano la loro storia: sotto gli attacchi aerei a Dresda nella seconda guerra mondiale. Anche se potrebbe sembrare un po’ troppo politicamente corretto; un po’ troppo filo americano il libro racconta solo l’amore: quello di un figlio verso un padre; di un nonno verso il figlio; di una nonna verso un figlio/nipote/ marito insomma un circolo vizioso di sentimenti viscerali raccontato con maestria.
Ti innamori subito di questo bimbo che ha 7 anni, si veste solo di bianco, scrive lettere all’universo mondo; cerca di sfuggire al senso di colpa di non aver parlato con il papà prima che morisse. Un bimbo problematico, particolare, sui generis: un bimbo geniale.
Ed intorno a lui: una mamma distrutta dal dolore di aver perso il marito; una nonna che ne ha vissute di ogni; un nonno che va e viene; ma soprattutto un papà che non c’è più ma che è e sarà molto forte, incredibilmente vicino sempre!
E non puoi non commuoverti, non puoi non pensare a come sarebbe andata se si vivesse al contrario in modo da “essere tutti salvi”.

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