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Chi viene e chi va

Vitali è davvero troppo divertente. Ormai leggere i suoi libri è diventato come seguire una serie a puntate.

Questo Olive comprese sembra (non mi sono documentata se lo sia veramente!) il seguito di 4 sberle benedette ed è altrettanto divertente.

Bisogna arrivare a pagina 100 su 400 per districarsi con i personaggi, ma piano piano ti appassioni.

Ritrovi il Maresciallo Maccadó, che dopo essersi stanziato definitivamente in questo paesino in riva al lago, continua con la moglie a mettere al mondo figli, fino ad arrivare alla cifra stabilita di sei. In disparte, quasi assente, il Prevosto ma presentissimo il Podestà con la moglie mezza matta. Esilarante la storia di Risto e del suo bambino di un paio di chili; e di Filzina col fratello Cucco; e preoccupante, ma con lieto fine, quella del disertore, figlio del direttore delle Regie poste.

Mi piace stare in quel paese in riva al lago per l’atmosfera che si respira, fatta di cose semplici; fraintesi; doppi sensi; misticismo; indagini a lieto fine.

Vitali è una garanzia, un porto sicuro di tranquillità, una finestra sul periodo più tragico della nostra storia eppure vissuto da persone normali e forse ignare di quello che sta succedendo sopra di loro. Insomma, Vitali andrebbe letto ad intervalli regolari, che poi è quello che sto facendo, tanto per non perdere l’abitudine. Vitali val bene una messa del prevosto… o forse due, tre, dieci!

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Premiamo la ditta

È stato troppo divertente soggiornare in un paesino della Lombardia in riva al lago, in un gelido inverno durante la prima guerra mondiale.
Troppo divertente osservare la storia delle Sorelle Ficcadenti e dello scompiglio che hanno portato al paese.
Troppo divertente immedesimarsi nella vita del “prevosto” e della sua perpetua illudendosi che i preti di campagna proprio questo facevano: decidere della vita dei parrocchiani; aiutarli nelle scelte; compatirli; ascoltarne le disavventure; non sopportarne le decisioni.
Andrea Vitali descrive un mondo che non c’è più, e chissà se c’è mai stato, e lo fa in maniera esilarante, ironica, divertente.
Poche anime in paese: il prete, la perpetua, una famiglia con un tonto e un padre invalido, un maresciallo. Poche anime e povere, di quelle che si lavavano una volta al mese, in un’unica stanza con la zuppa solo il giorno dell’epifania.
Tutte vengono toccate, travolte e stravolte da due sorelle: bellissima l’una e orribile l’altra. Sulle due aleggia un mistero che forse mistero non è; un omicidio, che forse non si consuma; un matrimonio, che forse non si celebra.
Tutto così il libro, e questa ne è la forza, tutta una tensione; tutto intorno a qualcosa da scoprire: ma ci sarà davvero qualcosa da scoprire poi? Ma succede davvero qualcosa? Da dove arrivano queste sorelle Ficcadenti e cosa hanno in mente?!
È un mistero misterioso così ben scritto che vale in sè la lettura a prescindere da quello che scopri: forse niente, forse non importa, forse meglio non sapere.

X y z

Nonostante in quindici giorni abbia girato la Giordania; nonostante non avessi un attimo di tempo; nonostante la stanchezza mi chiudesse gli occhi la sera sono riuscita a leggere tre libri, il che mi sembra un’ottima cosa!
Dei primi due già sapete, il terzo l’ho preso perché già per me Andrea Vitali è una garanzia e, nel dubbio, mi piace immergermi nel ventennio fascista e scoprire qualche mistero che poi magari mistero non è.
Il libro in questione è Quattro sberle benedette e siamo alla fine degli anni 20.
Solito freddo nord; solito bordo lago e al solito abbiamo: il prevosto, i carabinieri, la perpetua ed un mistero misterioso da risolvere.
Il morbillo, un casino, delle lettere anonime, un trasferimento in sospeso, un bimbo che nasce, una salma da riesumare, celebrazioni del ventennio da rispettare, festa dei morti da onorare tutto condito da una prosa spassosa e colorita.
Insomma, Vitali mi diverte e mi piace scoprire che le lettere anonime le scrive “x” perché vuole che si sappia di “y” dal momento che è uno scandalo che si vada a “z”… Chiaro no?!

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