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Il pianto dell’alba

Prima di parlarvi del libro ho bisogno di sfogarmi.

Dunque, è universalmente noto che De Giovanni esce con un libro della serie di Ricciardi a giugno.

Si sa, é universalmente noto.

Si sapeva anche, o almeno lo sa chi lo segue, che quello di questo giugno 2019 sarebbe stato l’ultimo libro della serie.

Si sapeva, si sa, é universalmente noto.

Ora, per questa ultima ragione lo scrittore, e la casa editrice, sono stati anche piuttosto bravi a creare una certa suspence intorno all’evento.

E poi succede che due giorni prima dell’uscita del libro (dico due giorni prima!), pubblichino un articolo sul Corriere della Sera che fa il super spoiler del libro stesso… ora io vi chiedo: ma ad una lettrice super fan della serie come me possono girare un po’ le palle, pur non avendole?!

Ma io dico proprio di sì!

E tanto mi sono girate che non ho acquistato il libro il giorno che é uscito ma ben 4 giorni dopo, per protesta contro un giornalista ed un giornale che si sono completamente rincoglioniti.

Ecco, e questo é l’antefatto.

Veniamo al fatto: ho finito Il pianto dell’alba, l’ultimo libro di De Giovanni e della serie del Commissario Ricciardi.

Ora, se io mi fossi rincoglionita come il Corriere della Sera, mi dovrei mettere qui a raccontare: della storia; di quello che succede; di come De Giovanni abbia deciso di lasciar andare il suo personaggio più longevo nel suo ultimo libro; di come lo abbia accompagnato in questa dipartita; di come mi senta così sconvolta da questo addio ma io non mi sono (ancora del tutto) rincoglionita e non lo farò.

Non vi dirò niente.

Vi dirò solo della sensazione di vuoto che già provo perché se una storia finisce rimane la mancanza.

La dolcezza e l’inquietudine di Ricciardi, che dà fastidio a molti, per me era una certezza, un appuntamento annuale e romantico che mi coccolava.

Mi mancherai Alfredo Maria e con te mi mancheranno: la bruttezza di Nelide; la simpatia di Maione; la rudezza di Modo; la stranezza di Bambinella; la paura del fascismo, dei morti che parlano; l’eleganza di Bianca; la disperazione di Livia, la bellezza di Napoli.

Mi mancherete tutti ma proverò a “non dimenticarmi di voi”.

E anche se in alcune pagine quest’ultimo libro mi è sembrato un po’ retorico, leggetene tutti perché De Giovanni riesce sempre a stupire e, soprattutto, ne vale sempre la pena.

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