Ma dov’è la città di K?! 

“Sai, amica, mi hanno consigliato questo libro. Compralo che è bello”.“Ah sì, ne ho tanto sentito parlare e non mi sono mai decisa a prenderlo. Lo prendo”.

Ed è così che ho letto La trilogia della Città di k.

E Voi mi direte: “Seee, bella scoperta!” e io Vi rispondo: “Bè, ma se nessuno me lo dice che devo comprare un grande libro io che ne so?!”

Ecco. Scostumati.

Allora, che vi devo dire?! Che lo aprite, cominciate un po’ così per la serie “vediamo un po’ qua che c’è da leggere” e poi, dopo 5 minuti, capite che “cazzarola, ma che libro sto leggendo?! Capolavoro!” e va avanti così almeno per buone 200 pagine.

Devo dire che la prima parte la divori. Trattasi della storia di due gemelli che, a ridosso della seconda guerra mondiale, vengono lasciati dalla mamma a casa della nonna in una città non meglio identificata se non come la città di K.

I gemelli sono bambini, piuttosto piccoli, ma raccontano in prima persona e affrontano ogni tipo di disagio legato alla cattiveria della gente e all’avvicinarsi della guerra, insomma ne succedono di tutti i colori.

Sempre attaccati, sempre insieme, intercambiabili. Non se ne scoprono i nomi fino alla seconda parte quando sono costretti a separarsi e così apprendiamo lo sviluppo della vicenda prima dal punto di vista di Lucas, poi da quello di Klaus. 

Su Klaus mi sono un po’ persa, ve lo dico.

Tanto è travolgente il racconto dei due insieme, quanto diventa prima un po’ fastidioso quello di Lukas poi del tutto complicato quello di Klaus.

E’ come se si vedesse lo stesso film ma da angolazioni diverse; un film che, però, non racconta la stessa storia o meglio: qualcosa la si ritrova ma i particolari e la vita dei singoli perdono di unicità.

Non so, uno si aspetta che dal momento della separazione si raccontino le storie dei singoli e invece viene proprio messa in dubbio l’esistenza dell’altro fratello e non solo, viene proprio rivista anche la storia di loro due insieme.

In certi momenti ti viene il mal di testa e pensi: “Ma, dove mi sono persa?!”.

La prosa, però, è perfetta: asciutta, pulita, diretta, senza inutili giri di parole.

Nell’insieme è uno di quei libri che SI DEVONO LEGGERE, che fanno proprio curriculum, che sono imperdibili.

Uno di quei libri che non si perde tempo a leggere.

Buona lettura, a quei 2 che ancora non lo hanno letto! 

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