Un marito

Niente, con questo libro penso di dover chiudere con lo scegliere quelli di coppia.

Mi arrendo.

Li sceglierà il mio amico ed io li leggerò, in questo mi sento abbastanza forte.

Ho finito l’ennesimo di cui ero fortemente convinta.

Lui manco l’ha cominciato, tanto per dirvi il grado di fiducia che ormai ripone nei miei confronti.

Comunque il libro è Un marito di Michele Vaccari. Ero fortemente convinta al punto che, non avendolo trovato in libreria, l’ho preso online.

Il libro parla di un marito ed una moglie, sembrerebbe parecchio innamorati, che fanno un viaggio per il compleanno di lui e lei muore.

Lo so, lo so, ho fatto spoiler. Lapidatemi.

Tanto lo leggereste nella terza di copertina, il mio spoiler vi evita l’acquisto.

Perché lo avevo scelto?!

Perché sembrava una storia d’amore travolgente ma anche di crisi; questa morte sembrava fosse la scoperta di quanto in realtà l’amore non fosse poi così esagerato; l’ambientazione (Genova) mi sembrava affascinante; la storia pareva originale.

Niente, non ci siamo.

Intanto questi due hanno una rosticceria a Marassi e per lunghe, lunghissime pagine non si parla di altro che di piatti tipici genovesi indicandone nomi e dando per scontato che si sappia cosa siano. No, io sono di Roma e non ho capito niente di quello che vendevano questi in rosticceria e di cosa mangiassero (sarebbe stato utile fare una legenda per esempio).

La scrittura é inutilmente complicata: pagine di aggettivi, frasi complesse per descrivere un pezzo di formaggio.

Lui compie 50 anni e dove pensa bene di portare lei per fare un viaggio e staccare dopo anni di onorata carriera nella famosa rosticceria?! Alle Maldive, direte voi, e no, che ce ne facciamo delle Maldive se abbiamo MI-LA-NO?! Ora io non so ma per due di Genova, che non sono mai usciti da Marassi, con tutto il rispetto di Milano che adoro, ma ci sono 600km di Italia e forse anche un mondo da vedere per un compleanno così importante. E invece no, vanno a Milano.

Scendono dal treno, fanno un micro giro e boom scoppia una bomba. Lei muore, lui sopravvive ma lui non crede che lei sia morta e per 5 anni si annienta e continua a cercarla. Fino a che il colpo di genio, pensate, va da una psicoterapeuta che lo aiuta a capire che lei è morta davvero: 5 anni per ‘sta genialata.

Una storia senza capo nè coda: l’amore ci sarà pure ma ti passa anche la voglia di leggerlo perché è banalizzato, sembra scontato e routinario. Una vita insulsa. Anche il dolore poco indagato: questo sta male ma, a parte qualche scoppio di ira, la noia. Vi voglio troppo bene così da risparmiarvi lo sproloquio contro i bar che fanno aperitivo e che hanno portato la chiusura delle rosticcerie: ma siamo seri!!!

No, niente. Lasciate stare.

Rinuncio.

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