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8 marzo

Tutti gli anni la stessa storia:

  • “non è una festa, è una “giornata internazionale”;
  • la donna non si deve festeggiare solo oggi ma tutti i giorni;
  • no fiori ma opere di bene.

Bene, brave, mi trovate d’accordo ma, al netto di quelle che mi sembrano essere delle ovvietà, io rivendico il diritto di avere piacere se:

  • le mie migliori amiche (perché non può essercene una sola!) oggi più di ieri – e meno di domani – hanno un pensiero per me e mi scrivono “A te, che sei una donna meravigliosa buona festa (o giornata internazionale che dir si voglia)!”;
  • mia mamma (ed io a lei) mi invia una foto di mimosa, che peraltro trovo essere un fiori bellissimo e giallo (ed io amo il giallo);
  • qualcuno avesse il pensiero di mandarmi dei fiori (e questo non succede ma del resto manco mi sono arrivati i cioccolatini a San Valentino) perché a me i fiori piacciono e ho capito “tutti i giorni” ma non arrivano e allora una potrebbe legittimamente aspettare l’occasione… che tanto non arrivano uguale!

Perché io penso che avete ragione da vendere, lotte e lotte sono state fatte, ma non è che celebrando una data (o meno) alcuni uomini smetteranno di picchiare alcune donne, nell’ambiente di lavoro verrete considerate con più attenzione ed un milione di altre questioni irrisolte. Diamoci pace.

Quindi, io dico: “Buona festa/giornata internazionale a tutte e sentitevi libere oggi (E SEMPRE!) di rivendicare i vostri diritti”… anche quello di accettare gli auguri o un mazzo di fiori.

A tal proposito siete ancora in tempo… a richiesta, in privato, mando indirizzo a cui recapitare i fiori. Affrettatevi!!!

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Semplicemente noi

L’altro giorno parlavo con una  mia amica la cui figlia ha quasi superato l’adolescenza ma non si piace.

Strano.

Poi stavo a cena con delle amiche e l’argomento ricorrente, mentre mangiavamo, era la dieta che avrebbero cominciato il giorno dopo.

Strano.

Poi mi guardo allo specchio e non mi piaccio

Strano.

Poi ho cominciato a riflettere: ma quale donna si piace? Ma quale donna si accetta per quello che è, almeno fisicamente?! Nessuna.

Strano.

Io sono convinta che anche se parlassi con Gisele o Irina, il top delle top per me, si troverebbero il difetto che nessuno viene.

E allora io sottoscrivo l’hashtag del mio negozio di fiducia, o bottega, come lo chiama la proprietaria, che si è inventata la formula #semplicementenoi, che dovrebbe essere proprio uno stile di vita secondo me.

Ragazze, è inutile: se uno nasce tondo non può morire quadrato; se sei nata con i fianchi pronunciati non puoi far finta di non averli; se sei secca un chiodo, senza forme, non te le puoi inventare; se sei nanetta, inutile tentate di stiracchiarti.

E’ molto semplice, ci si deve accettare per quello che si è: possibilmente evitando i leggins se si hanno le gambotte o la mini girof se non si hanno più 20 anni; oppure scegliendo un maglione che copra la pancia invece di mostrare l’ombelico.

Insomma, basta prendere delle piccole accortezze che ti permettono di fare pace con te stessa ed entrare nel favoloso mondo del #semplicementenoi.

Poi, certo, va da sé che se hai la fortuna di abitare dietro la botteguccia di Cosa mi metto, viene più facile (anche se le genie fanno spedizioni in ogni dove).

Per esempio: ieri, giornata un po’ così. Mi sentivo un po’ moscetta con saudade a livelli esponenziali; allora ho pensato “bè, magari, puoi andare a dare un’occhiata ai saldi di Cosa mi metto!” e infatti, lì trovi conforto…trovi Francesca, o Maddalena, o Veronica che si mettono lì e pazientemente realizzano il tuo desiderio: tirando fuori proprio quel maglioncino, esattamente quel paio di jeans; giusto appunto quel paio di scarpe che zac, improvvisamente, per 10/15/20 minuti, un’ora ti fanno sentire semplicemente in pace con te stessa nonostante i  difetti, che ognuno ha, perché la perfezione, grazie a Dio, non esiste: RASSEGNAMOCI, RASSEGNATEVI!

Non pretendo di convincervi, non pretendo di non farvi venire quel momento di sconforto che tanto arriva ma vi do la possibilità di riflettere sul “semplicemente” normale che si nasconde in ognuna di noi e contro il quale è inutile combattere; usatelo, piuttosto, come punto di forza.

Pensateci.

Io, intanto, ieri dopo la seduta “a bottega”, sono tornata a casa senza saudade, più serena per essere entrata in quel paio di pantaloni o in quella maglietta e se quel vestito proprio non entra è quella data marca che fa i vestiti strani non è mica colpa dei miei difetti perché quelli sono normali sono semplicemente parte di  noi!

 

Analisi del testo

Serata tra amiche.
Ad un certo punto due delle 10 dicono: “assolutamente dovete ascoltare questa canzone perché è meravigliosa!”.
La cercano, la trovano, la ascoltiamo.
Ed ecco che le orecchie si riempiono ed il cuore si spacca.
La canzone è Da capo cantata da Mina ma scritta da Cocciante nel 1977.
Io avevo due anni eppure la canzone mi ha… come ve lo posso spiegare… dato una mazzata sulla “noce del capocollo” come direbbe Lino Banfi, che la metà bastava.
Lei: finisce una storia, sta a casa da sola a “sprecare le giornate”, sa che deve reagire ma passa “dalla sedia alla poltrona e sdraiata sul divano”; con la luce spenta perché fa male agli occhi, con la sabbia dentro gli occhi e il sale nella bocca.
Sta lì e sa che deve ricominciare ma il cuore “fa un casino di rumore” e non si vuole rassegnare che non c’è più niente da fare, “che tu non vuoi più ritornare”.
Ecco, e qui se fosse un film, sarebbe calato il sipario perché ad almeno 5 su 10 è scesa la lacrima.
E che cazzo, ma come fanno questi in una sola canzone a descrivere quanto di più crudele si possa passare nella vita affettiva. L’abbandono. La mancanza. La disperazione della perdita di un amore.
E stai lì e pensi che ci siamo passati tutti almeno una volta nella vita e che meglio non si poteva raccontare.
E poi però la speranza perché prima o poi la reazione e diventare “la donna più completa che tu possa immaginare” perché “per Dio non è finita” e CIAONE a te che te ne sei andato.
Oh, giusto!
Ecco, bene, la speranza… perché passa, da quella casa ci esci ma intanto, peró, passateci “da quella sedia alla poltrona e poi distesa sul divano”… ma li mortè (come si dice in Francia!) che mazzata sulla noce del capocollo, ragazze!