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Ode al punto e virgola

First of all: ho fatto un nuovo tattoo.

Non lo avrei mai pensato ma vi devo dire che é vero quello che si dice, ossia che quando cominci vorresti continuare.

Ora non pensate a me come una di quelle che si tatueranno una patacca ovunque ma dei piccoli significativi tattoo, in qualche punto particolare del corpo, li trovo proprio i miei.

Ora, nella fattispecie, dopo quello di cui vi ho già parlato e che potete rileggere qui: https://kiukylandia.com/2017/12/12/tattoo /ho tatuato un punto e virgola, microscopio ovviamente, quasi sul polso destro.

Mi piace tantissimo.

E mi é piaciuto farlo con 6 persone speciali che a loro volta hanno tatuato lo stesso punto e virgola in altrettante e diverse parti del corpo.

Perché il punto e virgola?!

Perché è un segno della punteggiatura che mi é sempre piaciuto.

Non ha la pretesa di essere definitivo, non ha la superbia di essere definitivo, definisce un elenco di cose ma cose compiute non elenco banale di aggettivi.

Il punto e virgola é un simbolo, un’indicazione: la voglia di chiudere una parte, un momento, una situazione ed andare avanti.

Ho letto poi che trattasi di simbolo di lotta alla depressione, francamente non so e non mi interessa. La depressione sicuramente non mi appartiene e penso che ognuno dia ai simboli il proprio significato in un determinato momento della propria vita.

E allora perché l’ho tatuato ora?! Perché era il momento giusto, con quelle sei personcine a modo, pulite, generose, sincere, era il momento giusto per la nostra amicizia.

Era il momento giusto per me, non solo perché c’erano loro, ma perché me lo sentivo.

Era ed è stato un altro momento giusto.

Quindi, direi: punto e virgola e vado avanti; e continuo a vivere un elenco di episodi compiuti che solo altri punti e virgola, senza la pretesa di essere definitivi, continueranno a punteggiare.

Microcre’

Vi vorrei dire qualcosa su Ogni maledetto Natale.

Potevo non vederlo?! E no!
Poteva non piacermi?! E sì!
Avendo amato Boris, il telefilm non il film, i 3 registi chiamano ed io rispondo ma… ci sono un sacco di ma!

Cominciamo a dire quello che sicuramente mi è piaciuto:

1) gli attori, tutti bravi e divertenti. Forse l’unico sul quale si poteva fare di meglio è il protagonista ma ci sta.
Su tutti Mastandrea e Giallini sono fantastici in entrambi i ruoli: divertenti, poliedrici, bravi; stesso discorso, ma con un po’ meno entusiasmo, perché forse un po’ troppo caricature: Morante, Guzzanti e Pannofino, che poi da ricco o da povero è sempre lui.

2) il cinismo, tipico di Boris, evidente evidentissimo qui, soprattutto su due temi che se lo portano dietro Natale e famiglia.

3) la fine, che è una liberazione e lo fa riassomigliare ad un film di Natale.

Quello che proprio non mi è piaciuto è la lunghezza. Boris funzionava benissimo perché era ad episodi.
Questi prodotti super cinici, super sarcastici, super “contro tutto” funzionano bene se durano poco.

Qui è tutto un po’ troppo.
Troppo lungo il film ed inevitabilmente arriva lo sbadiglio;
troppo già vista la storia, anche se con le dovute differenze rispetto ai classici;
troppo caricati alcuni personaggi e, per carità, so che è voluto ma si poteva fare anche meno (vedi baby Guzzanti).

Sicuramente, però, è un film originale (soprattutto per chi è scevro da Boris) e sicuramente non è il classico film di Natale con degli episodi degni di nota e risate: la riffa; il microcredito; il gioco delle carte; la voglia del pranzo di Natale di Giallini; l’accoglienza dei risultati di Mastandrea.

Insomma, godibile ma non troppo perché di troppo c’è molto altro.

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