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Jo jo rabbit

La settimana prossima, dopo che avrete finito di stare attaccati davanti alla tv a vedere Sanremo, fatevi questo regalo: andate a vedere Jo Jo Rabbit.

Un film straordinario, bello bellissimo.

Ridi, piangi, ridi.

Ti emozioni.

Forse un po’ lento all’inizio ma quando ti affezioni a lui, dopo 10 minuti, ti esplode nel cuore e ridi piangi ridi piangi, ti emozioni.

Non te lo aspetti eh, parte un po’ così con questo bimbo simpatico ed imbranato con una mamma bellissima, nella Germania che sta aspettando la liberazione.

Lui, piccolo hitleriano di ferro, non molla. È convinto.

Poi c’è la mamma che tanto convinta non è e che ha perso un marito ed una figlia. Bella, colorata, serena (apparentemente!) nonostante tutto.

E poi c’è… che DOVETE andare al cinema.

Un piccolo gioiello così è imperdibile.

Bello, emozionate, assurdamente travolgente.

Le lacrime che ho versato non si contano ma non per quello che pensate voi… sono lacrime di sincera emozione, che vengono dal profondo, lacrime di liberazione.

Non perdetelo, ve ne pentireste.

Guardatene tutti.

La dea fortuna

La dea fortuna è un film brutto.

Potrei chiudere qui la recensione ma mi piace insistere.

La dea fortuna, l’ultimo di Ozpetek, é un film inutile, mal recitato, senza emozioni, senza immagini da ricordare, lungo, lento.

Caro Ferzan, basta! Basta con queste famiglie allargate, con questi condomini allargati oppure li vuoi ancora raccontare: fallo bene, non in maniera superficiale senza legare i personaggi, senza creare storie. Buttando lì il solito stereotipo senza costruirci nulla intorno. Non è che automaticamente siamo tutti amici solo perché omosessuali o mentalmente di larghe vedute, non credo funzioni così; oppure: funziona così? Bene, raccontalo meglio, non darlo per scontato.

Ha preso una mamma malata (e pure qui: BASTA!), due ragazzini, una nonna stronza, due amici gay e puff doveva venire fuori una storia.

Non credo che basti, non c’è storia, non c’è collante: non c’è niente!

Pure gli attori demotivati, l’unico degno Edoardo Leo ma perché interpretava se stesso. Per il resto: Accorsi, una brutta copia di se stesso; Filippo Nigro, che fa tontolo, ma non si capisce perché eppure dietro c’è una storia; la mia preferita, Serra Yilmaz, non pervenuta.

Tanta gente, tante storie solo abbozzate.

Manco Roma c’è.

Vogliamo parlare della Alberti che fa la strega cattiva?! Imbarazzante!

È brutto, un film brutto.

Salvo solo:

  • il fisico di Leo, che però potete guardare su Instagram;
  • il viso della bimba, che vedrete ancora;
  • la scena del ballo, che dai trailer ti spinge a vedere il film, curata da Luca Tommassini, e che dura due minuti e mezzo, che su 2 ore e passa di film è niente;
  • la canzone finale di Diodato, che ascoltate da mesi in radio.

tutto il resto è noia.

Tolo Tolo

Non è la prima volta che scrivo di Zalone, avevo già commentato il film del 2016 (Quo Vado), lo rifaccio, ve ne riparlo, perché rientro in quel numero spropositato di italiani che ne ha già visto il film: Tolo Tolo.

Ve lo dico: non me ne vergogno.

Quando mi portarono a vederlo la prima volta, il mio scetticismo snob si è fatto da parte dopo i primi 10 minuti perché mentre guardavo, e lo confermo oggi dopo averne visto l’ultimo film, ho cominciato a pensare che in Zalone ci sia del genio.

Zalone non è solo un comico, è una persona intelligente, molto furba, oserei dire “paracula” che ha la capacità di prendere gli italici difetti e portarli all’esasperazione facendoci ridere. Zalone è colui che riesce a trattare argomenti delicatissimi e tragici con un’ironia ed una leggerezza più unica che rara.

Ammetto che l’ultimo film sia meno immediato, meno ridicolo, meno divertente ma forse per questo è quello che mi è piaciuto di più, l’ho trovato più sottile, più ironico.

Checco capovolge il punto di vista: l’ospite diventa l’immigrato, l’arrivo diventa la partenza. Abbiamo il sognatore, imprenditore disgraziato, che fugge in Africa a causa delle tasse e lì rimane fino ad un improbabile ritorno.

La cosa che apprezzo di più dei suoi protagonisti è che, pur vivendo delle favolette a lieto fine, non cambiano mai: stronzi sono all’inizio del film e stronzi rimangono, non c’è salvezza per loro e questo già mi sembra un gran modo di osservare gli italiani che così fanno, non cambiano, restano come sono nonostante tutto.

Seppur meno divertente secondo me:

  1. la gnocca africana;
  2. la cicogna zoccola;
  3. la lotteria dei portri con il bimbo bendato per l’estrazione;
  4. la scalata al potere del disoccupato che vince l’unico posto in paese da agente municipale e diventa presidente della Commissione Europea

valgono il film, che vi consiglio assolutamente di vedere. Mi saprete dire.

 

L’uomo del labirinto

Dice: “ma come li scegli i film da andare a vedere al cinema?”

Beh, diciamo che per l’80% guidano l’attore e il regista, per il restante 20% il cinema dove viene proiettato il film.

Bene.

Allora se esce un film nel quale ci sono Toni Servillo e Dustin Hoffman e lo proiettano in uno dei tuoi cinema preferiti, che faccio io?! Come minimo mi fiondo! Infatti il film è uscito ieri ma giocava la Roma (e la vita é fatta di priorità!) quindi non potevo e sono andata oggi.

Bene.

Com’è il film? Sono passate un po’ di ore e vi posso dire che il film mi è piaciuto.

Ci si deve un po’ pensare; ti spiazza, soprattutto durante, ma la fine é talmente ben fatta che, dopo averci pensato un po’ e aver risistemato tutti i pezzi, vi ripeto che mi è piaciuto.

Servillo e Hoffman sono di una bravura esagerata, mostri della recitazione.

Ho trovato Servillo, con tutto che è sozzo e puzzolente di fumo (e la cosa mi fa veramente orrore, perché se c’è una cosa che non sopporto è la puzza di fumo soprattutto addosso alle persone!) terribilmente affascinante e pure vi assicuro che non lo è.

Hoffman è perfetto, non c’è un altro aggettivo che lo descriva meglio.

Il mio dubbio più grande era su Carrisi perché io soffro un po’ di “pregiuDITO” nei suoi confronti. Non mi piace molto come scrittore e tutto il resto è di conseguenza.

Invece, vi devo dire, che la trama regge; che tutto quello che sembra non collimare, dopo essere arrivati alla fine, collima; che quelli che sembra dei buchi nella trama sono dei pezzetti di un puzzle più grande. Non vi posso dire niente che come mi muovo spoilero… trattasi di giallo mi venite a prendere sotto casa!

Insomma, direi bravi.

Inquietante la scenografia, la fotografia, l’ambientazione indefinita, i personaggi che spaziano dai fumetti alle citazioni di film (tipo la protagonista mi ha fatto pensare senza dubbio alla Megan dell’Esorcista).

Alla restante parte del pubblico in sala, sicuramente uscito da Villa Arzilla, non é molto piaciuto il film, lo sentivo dai commenti post proiezione che ci hanno tenuto a far sapere sequestrandoci sulle scale dell’uscita.

Io, invece, vi consiglierei di vederlo prima di tutto per loro due e poi per Carrisi che, in barba al mio pregiuDITO, ha costruito un buon prodotto.

Vedetene tutti.

Joker

Finalmente ho visto Jocker.

Com’è il film?! Boh!

Com’è lui?! Immenso.

Così è: del film ti rimane lui.

È pazzesco, bravo, bravissimo, eccezionale, folle, esagerato, superbo.

Un Attore, l’Attore.

Il film in se ricordiamoci che vuole spiegare il perché il cattivo di Batman è cattivo. Siamo seri, la trama del film in se manco da andarla a cercare.

Jocker è un matto; Batman (quando arriverà) sarà un uomo pipistrello; vivono tutti a Gotham city.

Direi andiamo avanti sulla trama che, sebbene sottesa, c’è: Jocker ci diventa il paladino dei deboli, una sorta di violento Robin Hood che non ruba, ammazza direttamente; uno che crea una rivolta sociale povero contro ricchi.

Il film ti porta un po’ a tifare per lui ma non tifi per il personaggio, tifi per Joaquin Phoenix, per la sua immensa bravura, per la sua grandezza, per la sua bellezza.

Devo ammettere che ogni tanto mi sono distratta e ho cominciato a pensare: ma come cazzo fa questo?! Fuori casa un disadattato maltrattato da tutti, dentro casa uno gnocco che accudisce la mamma.

Non so come esprimervi la bravura, solo guardandolo capirete.

È pazzo vero: la risata inquietante; lo sguardo indifeso e poi quello assassino; il ballo liberatorio dopo la fatica di vivere che ti trasmette da subito, la prima volta che fa le scale per arrivare a casa; il pianto, la voglia di riscatto, la consapevolezza di non riuscire; le fughe, i pestaggi, gli omicidi, LUI.

IM MEN SO.

Ve lo consiglio: ma caldamente!

Dovete vederne tutti.

Buona visione

Ah, una nota di stile, in questo film hanno TUTTI i pantaloni corti. Tutti. Non capisco quale ne sia la causa ma tant’è.

A spasso con Willy

“Che fate oggi?”

“Porto Sam a pranzo fuori e poi al cinema alle 14 a vedere A spasso con Willy ma lui ancora non lo sa, è una sorpresa. Vuoi venire? Torniamo presto!”

“Ok!”

Così arrivo a casa loro e portiamo Sam a viversi questa sorpresa di cui lui non sapeva niente. Saliamo in macchina, arriviamo, parcheggiamo e lui si illumina “siamo al ciMena!”

La cosa bella dei bambini è che grazie a loro rifai cose che non fai da anni, da sempre, che non ricordi di aver mai fatto: il cinema alle 14!

Biglietti, piadina “mamma, Sia ma non parlate mentre mangiate sennò fate tardi e il film inizia!”, e finalmente ciMEna!

Anche solo con le pubblicità, Sam entra nel favoloso mondo del ciMEna e poi lo spettacolo è stato lui che guardava, e commentava quello che vedeva.

Willy è un bimbo che vive nello spazio con i genitori e che poi viene catapultato in un mondo alieno e trova due amichetti con cui se ne va a spasso a fare l’esploratore in attesa che la sonda venga a riprenderselo.

I bambini sono fantastici: si concentrano, capiscono, si rattristano, incitano ad alta voce, si entusiasmano, tutti insieme, tutti uguali.

Io pensavo solo speriamo che: Willy ritrovi i genitori; si salvi; si porti dietro Jack; i mostri crepino; il robottino si riprenda… una tensione che non vi dico.

È che finalmente hanno capito che i bambini devono vivere storie da bambini, no Dolce Remì, Bamby, Belle e Sebastienne e chi più ne ha più ne metta.

Ma che infanzia abbiamo avuto noi?! Tutta una tragedia: se tutto andava bene avevano perso un fidanzato; se le cose si mettevano male erano orfani e vivevano con il nonno.

Ci hanno messo solo 40 anni a capire che bisogna farli sognare, non illuderli ma manco sbattergli una tragica realtà (ma anche più che tragica!) in faccia, tanto poi ci arrivano da soli ma facciamogliela godere questa vita per un 5/10.000 anni.

W il ciMEna, W Sam!

Guadagninite

Oggi vorrei parlarvi di questo strano fenomeno: la “Guadagninite”.

Vi chiederete: e cos’è mai? Vi spiego subito.

Guadagnino è il noto regista, molto amato dagli ammmericani che in due anni ha girato due film Chiamami con il tuo nome e Suspiria. La cosa che ho a lui contestato in entrambe le visioni, ma non ve ne ho mai parlato, è che se tu dai un certo titolo al film io mi aspetto: per il primo di vedere la trasposizione del libro; per il secondo un rifacimento del famoso film di Dario Argento.

No, Guadagnino non si attiene a questa regola e che fa?! Prende il libro e il film, mantiene il titolo e poi fa un po’ come cazzo gli pare. Nel film, tratto dal libro, ha cambiato l’ambientazione (e secondo me la forza del libro è quella), ha modificato la meta di un viaggio (e pure lì nel libro è il libro stesso quel viaggio) e poi si è preso proprio la briga di reinventare la psicologia del protagonista.

Scusa Guadagnino: NON SI FA.

Idem con patate per Suspiria: preso il titolo, lasciato questo e poi tanti saluti alla trama di Argento.

Scusa Guadagnino: NON SI FA.

Ce la fai ad avere una tua idea originale e realizzarla?! O ti serve il titolo perché così la gente ti viene a vedere?! Io penso che sia “la secònda che ho detto” (cit.).

Essendo per me Guadagnino il massimo esponente di questo fenomeno, ho deciso di intitolarlo a lui.

E giusto ieri sono di nuovo incappata in questa situazione.

Vado a teatro a vedere Giselle, il balletto. Ora tu che ti aspetti: tutù e musica e Giselle contadina innamorata etc. etc. Che ti ritrovi a vedere?! 10 bravissimi ballerini, mezzi nudi, che ballano a scatti e senza musica o, dove la musica c’è, è tipo Il cielo in una stanza o Ciao ciao bambina e non la musica classica e meravigliosa di Adam.

Io non ho nulla contro le rivisitazioni ma queste non sono rivisitazioni: queste sono un’altra cosa, un’altra opera, un altro balletto, un altro film.

E’ troppo facile attirare il pubblico con il titolo per poi fargli vedere un’altra cosa.

Popolo di Guadagnini, NON SI FA!

Io se vengo a vedere Giselle, voglio vedere Giselle. Se vengo a vedere Suspiria, voglio vedere Suspiria. Sennò me la intitoli in un altro modo e io decido di venire se voglio vedere una novità sennò me ne sto a casa. Se il balletto si fosse intitolato, per dire, “10 ballerini mezzi nudi nel parco” magari sarei venuta (o magari no) ma sicuro predisposta in maniera diversa… non è possibile che la mia faccia per tutto il primo atto si debba trasformare in un immenso punto interrogativo. Non è corretto. Questo vuol dire approfittarsene.

Popolo di Guadagnini, NON SI FA, brutti scorretti che non siete altro.

Volete fare gli artisti?! Ecco, fatevi venire una bella idea originale e lavorateci. Come dite?! Avete paura che poi non vi ci viene nessuno?! Paura legittima perché anche mantenendo il titolo e modificando la trama non è che mettiate in scena dei capolavori ma che ho deciso io di fare l’artista?! Assumetevi il rischio, brutti Guadagnini scorretti che non siete altro.

Artisti cari, la guadagninite è un brutto fenomeno, statene lontani.

Passo e chiudo.