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Lasciarsi andare

L’altro giorno ho scritto un messaggio con il seguente testo: “lasciati andare”, mi hanno risposto “fallo anche tu!”.

E ho pensato a quanto può essere importante farlo.

Pensateci, pensiamoci.

Lasciarsi andare:

alla gioia, che non è mai abbastanza;

al dolore, che tenerlo dentro logora;

alle confidenze, senza aver paura delle conseguenze;

alla propria debolezza, che nessuno è forte tanto quanto vuole far credere;

alle lacrime, che liberano;

all’amore, che salva;

alla rabbia, che purifica;

alla disperazione, quando non se ne può più… salvo poi fermarsi prima di scavalcare il ponte di Ariccia;

alla mancanza, che è quella cosa brutta che ti toglie il fiato ma che dichiarata può aiutarti a conviverci;

alla voglia di urlare, cercando di farlo in uno spazio aperto o a casa in orario consono al regolamento del proprio condominio;

alla leggerezza, che “vivere è come volare ci si può riuscire solo poggiando su cose leggere”;

alla pesantezza, che non può essere sempre un circo;

alla vita, che è “una sola e non va sprecata” e questo lo sapete da soli, ho scoperto l’acqua calda, ma ricordarlo aiuta a vivere meglio.

 

 

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Sembra poco ma non è

Oggi pensavo che non bisogna sottovalutare quelle che sembrano piccole cose ma che in realtà non lo sono.

Oggi pensavo agli abbracci.

A quanto uno pensi “e vabbè, che è?! Un abbraccio!”.

Ma non scherziamo con i sentimenti, per cortesia.

Un abbraccio può essere più di un bacio, più di una notte d’amore; un abbraccio può essere come l’acqua per il cioccolato (che è uno dei miei film preferiti e solo chi l’ha visto può capire!).

Comunque, volete che vi faccia qualche esempio?! Volete che ve ne descriva qualcuno e vedete se vi ci ritrovate?! Volete un elenco per capire quanti tipi ce ne sono e come possono lasciarci?!

Procedo.

Ti riempie di lacrime di gioia quell’abbraccio dato sul lettino di una sala di ospedale quando chiudi il cerchio di una terapia un po’ lunga e che dice, per tutta la stretta: “Amica, ce l’abbiamo fatta!”.

Ti fa schifo quello di circostanza: dato con freddezza, magari con la mano dietro che fa le pacchette, avete presente?! Bleh, ma che lo date a fare?!

Ti fa bene al cuore l’abbraccio di mamma, papà, sorella, fratello, amica, parente prossimo quando ti senti uno schifo e senti che ti arriva quell’ondata di “andrà tutto bene” che ti fa stare subito meglio.

Ti entusiasma l’abbraccio a seguito di un successo.

Ti consola quello ricevuto dopo un insuccesso.

Ti strega quello energico di persone carismatiche.

Ti stimola quello di chi ti piace.

Ti premia quello di gratitudine.

Ti fa inorridire quello dei falsi come Giuda.

Ti intenerisce quello dei bambini.

Ti dá coraggio quello dato prima di una cosa che ti fa paura.

E poi…

… ti lascia senza fiato quell’abbraccio sull’uscio di casa dato ad una persona che non vedi da sei mesi e con la quale hai “chiuso un po’ così”. Ti lascia senza fiato, ti colpisce allo stomaco, ti spacca il cuore, ti dà quella sensazione di benessere, di tranquillità, di pace, di amore, di felicità, che solo ritrovare una persona che ami può darti.

 

Libro nr. 4

Che vi avevo detto?! Che il libro nr. 3 era stato il mio preferito?! Ok, sbagliavo.Dopo aver letto il quarto penso che sia questo il mio preferito… Il che mi fa capire che più leggo del Commissario Ricciardi e più lo adoro.

Trattasi di Il giorno dei morti. L’autunno del Commissario Ricciardi.

Ma andiamo con ordine: finita l’estate inizia il piovoso autunno. In prossimità del giorno dei morti si trova il cadavere di un bambino e giá ti parte da dentro una tristezza che levati.

Ma qual è la novità?! Bé, la novitá é che Ricciardi non lo vede, non lo sente, non ne coglie il messaggio prima della dipartita. E allora che fa?! In una Napoli pronta ad ospitare il Duce, che ha bisogno di tranquillità e ordine e che vuole catalogare la morte del piccolo come un incidente, il Commissario Ricciardi non ci sta e decide di mettersi in ferie per cercare il bambino, per cercare il suo messaggio di morte.

É bellissimo questo libro, bellissimo! 

Meno intensa, ma sempre presente, la vita privata del protagonista: qui il protagonista é davvero l’omicidio e la ricerca dell’assassino del piccolo balbuziente con una vita di inferno ed un unico amico, il cane.

Non ci si può pensare, un groppo in gola ogni volta che appare sulle pagine Matteo Diotallevi, angustiato dai compagni, povero e infelice tranne che con il suo “Angelo”, la dama di carità che lo accudisce.

Un groppo in gola tutte le volte che Ricciardi, il vero Tette, arriva in un luogo e non lo trova e si deve ricominciare da capo. 

Dovete leggere, non vi posso raccontare, dovete leggere: l’angoscia della pioggia, che cade incessantemente; la tristezza e poi la gioia sincera del bimbo nei suoi momenti di libertà con l’Angelo; la frustrazione di Ricciardi, che indaga in ferie per non essere ostacolato dall’arrivo del Duce; il lento avvicinamento del Commissario ad Enrica e quello più veloce a Livia; la pressione del cane; lo schifo del prete; lo sconcerto della fine della storia e della scoperta dell’assassino.

Non vi posso dire tutto questo, meritate di leggerlo.

PS: vi avverto che c’è un capitolo, sulla domenica di pioggia autunnale, che nei miei sogni di scrittrice vorrei aver scritto io. Fatemi sapere.