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La dea fortuna

La dea fortuna è un film brutto.

Potrei chiudere qui la recensione ma mi piace insistere.

La dea fortuna, l’ultimo di Ozpetek, é un film inutile, mal recitato, senza emozioni, senza immagini da ricordare, lungo, lento.

Caro Ferzan, basta! Basta con queste famiglie allargate, con questi condomini allargati oppure li vuoi ancora raccontare: fallo bene, non in maniera superficiale senza legare i personaggi, senza creare storie. Buttando lì il solito stereotipo senza costruirci nulla intorno. Non è che automaticamente siamo tutti amici solo perché omosessuali o mentalmente di larghe vedute, non credo funzioni così; oppure: funziona così? Bene, raccontalo meglio, non darlo per scontato.

Ha preso una mamma malata (e pure qui: BASTA!), due ragazzini, una nonna stronza, due amici gay e puff doveva venire fuori una storia.

Non credo che basti, non c’è storia, non c’è collante: non c’è niente!

Pure gli attori demotivati, l’unico degno Edoardo Leo ma perché interpretava se stesso. Per il resto: Accorsi, una brutta copia di se stesso; Filippo Nigro, che fa tontolo, ma non si capisce perché eppure dietro c’è una storia; la mia preferita, Serra Yilmaz, non pervenuta.

Tanta gente, tante storie solo abbozzate.

Manco Roma c’è.

Vogliamo parlare della Alberti che fa la strega cattiva?! Imbarazzante!

È brutto, un film brutto.

Salvo solo:

  • il fisico di Leo, che però potete guardare su Instagram;
  • il viso della bimba, che vedrete ancora;
  • la scena del ballo, che dai trailer ti spinge a vedere il film, curata da Luca Tommassini, e che dura due minuti e mezzo, che su 2 ore e passa di film è niente;
  • la canzone finale di Diodato, che ascoltate da mesi in radio.

tutto il resto è noia.

Sconosciuti sì, perfetti forse

E finalmente un sì!

Finalmente mi sono data pace con il cinema ed ho visto un film degno di essere visto.

Ero terrorizzata perché dopo tutta la pubblicità vista per un mese, dopo tutta la sponsorizzazione e l’aspettativa creata temevo la delusione. E invece no, Perfetti sconosciuti, è davvero un bel film. Assolutamente da vedere.

Genovese mi aveva entusiasmato con Immaturi, deluso con Tutta colpa di Freud e lo aspettavo al varco con questo: ha mantenuto le aspettative. Non ha sbagliato niente. Ma niente proprio: gli attori, la  casa, i dialoghi, la storia, il finale. Un gioiellino di film.

Per quei quattro che ancora non conoscono la trama vado a narrarla.

Sette amici si incontrano a cena di una delle coppie del gruppo e qui decidono di fare un gioco: lasciare ognuno il proprio telefonino sul tavolo per sfatare il mito della schiavitù di quelle che ormai sono diventate le “scatole nere” della nostra vita.

Pensate di farlo voi?! Non avete nessun segreto?! Non credo.

E allora immaginate cosa succede nella vita di: una coppia con due figli piccoli; una coppia appena sposata; una coppia collaudata con una figlia adolescente; un amico forse single.

Di tutto, di più di tutto, l’apocalisse.

Il tutto, però, raccontato in maniera: divertente, spensierata, triste, malinconica, allegra, bizzarra.

Gli attori sono quasi il meglio che il cinema italiano possa offrire in questo momento e non era facile reggere il film: tante parole, tante situazioni, pochi spazi per muoversi. Anzi nessuno. Poca musica. Solo parole e sguardi e facce e gesti.

Eppure sono tutti bravi, tutti nella parte: quando squilla il telefono sembra davvero che nessuno sappia cosa sta per succedere. Le donne tutte belle, semplici e perfette (adoro il vestito della Foglietta, vorrei essere la Smutniak in quei jeans e con quelle scarpe) per una cena tra amici; gli uomini tutti bravi ,ma una menzione speciale va al solito (bravissimo)  Mastandrea che é comico, drammatico, in una parola BRAVO; e a Giallini che è perfetto nella parte del marito e padre devoto e fedele (suo uno dei pezzi migliori del film a telefono con la figlia).

Ma bravi sono tutti. Non c’è niente da dire.

E bravo è stato il regista a non sbagliare un colpo nemmeno nel finale.

Da vedere e da ascoltare perché più di una volta ho immaginato di prendere carta e penna per segnarmi le frasi che, a turno, hanno lanciato lì sul tavolo. Su tutte la mia preferita è “volevo essere libera poi è arrivato lui e mi ha fatto credere che potevamo essere felici” eh…

Allora facciamo che stavolta sì, andate al cinema, e andateci con carta e penna e quando tornate mi scrivete la vostra frase preferita.

Perché al cinema dovete andare. Perché il film merita. Perché non ve ne pentirete, anzi mi ringrazierete. Bravo Genovese, bravi tutti.