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Nanna Moretti

Io ora mi dovrei mettere qui a farvi la critica del film di Moretti, Mia madre.

Lo so, dovrei ma… che vi posso dire se io, per tutti i 146 minuti del film, ho pensato:

“Gesù, che palle!”.

E forse non sono intellettualmente in grado di capire, forse non sono umoralmente in grado di capire, forse non sono in grado e basta ma ribadisco il concetto:

“Gesù, che palle!”.

Margherita Buy è Nanni Moretti, fa la regista di un film strampalato, inutile, e accompagna la mamma nei suoi ultimi giorni di vita, insieme al fratello (lo stesso Moretti) che fa, invece, l’ingegnere (in aspettativa).

La mamma in ospedale, loro che si alternano al suo capezzale.

Ora questa cosa che, ahimè, capita a tanti si poteva raccontare in mille modi, in mille e uno forse ma, raccontato alla Moretti, scusate, diventa un mattone dalle bibliche dimensioni.

A me Moretti piace, tanto, ma qui non c’è niente dei suoi precedenti film.

Non c’è la surrealtà, né la disperazione che, per dire, c’era nella Stanza del figlio c’è una linea retta costante, senza picchi in su o in giù. Forse una cunetta la realizza Turturro (FANTASTICO: fico fico fico!),che è l’unico a regalare la risata, la lacrima, la simpatia, l’antipatia… insomma, l’unico a fare qualcosa che sia di Moretti!

Per il resto: la Buy brava ma un personaggio non suo, non mi sembra manco credibile nei panni della regista; Moretti, quasi simpatico rispetto alla Buy, ma proprio invisibile; la mamma brava ma poverella, così nel letto di ospedale; la figlia della Buy e nipote di Moretti caruccetta; e basta, perché, tolto Turturro, sono finiti.

Una cosa, però, la devo dire: la scena che da sola vale l’ingresso al cinema è Turturro che balla, un po’ alla Pulp Fiction, con la truccatrice: beh, bravo lui e brava lei, scena pure questa un po’ avulsa dal contesto ma divertente, ben fatta, ridanciana.

Ecco, questo glielo dovevo poi NO NO NO, niente: sbuffi e noia.

Salvatevi e, Nanni, scusa, lo sai ti voglio bene e lo so che è la tua storia ma la prossima volta facciamo che ci riparli del papa o della nutella o cose simili?! Grazie!

 

 

 

Voglio diventare invisibile

Premessa: mi é toccato vedere questo film (causa blocco auto a Roma) al cinema di Porta di Roma e mai più entrerò lì dentro intanto perché puzza di pop corn; poi perché fanno circa 45minuti di pubblicità prima del film; da ultimo perché dopo 20 minuti fanno un intervallo e non si può interrompere un’emozione mentre sta iniziando.
Detto questo: Il ragazzo invisibile mi é strapiaciuto per tutta una serie di cose che vado ad elencarvi.
1) il regista. Amo Salvatores, lo adoro, anche se non amo sempre quello che fa. Questo film, però, pur essendo particolarmente difficile da affrontare, richiamando il paragone con mostri sacri del genere, secondo me è ben riuscito. Questo perché riesce ad essere: delicato, carino, divertente. Insomma da vedere.
2) I protagonisti. Sono, al solito, tutti bravi e collaudati tra loro: la Golino e Bentivoglio su tutti. Poi, però, Salvatores ha la capacità di trovare anche nuovi talenti e quindi, bravo il bambino protagonista, che ha 12/13 anni ha anche la forza di recitare nudo; bravissima e divertente Candela.
3) La storia. È decisamente originale. Oddio per chi legge magari fumetti no, ma è ben costruita anche con il tentativo di dare una spiegazione vagamente razionale a cose che razionali non possono essere. Poi ambientata a Trieste che è indubbiamente bellissima.
4) Il messaggio sociale. Il bambino vuole diventare invisibile per scappare dai bulli che gli fanno vivere una vita impossibile. Sentiamo tutti i giorni queste storie e chi di noi non ha pensato una volta nella vita di voler essere invisibile per prendersi delle soddisfazioni?! Io si. Lui nel film lo può fare e che invidia!!!
5) Il finale a sorpresa, che non vi dirò ma che lascia aperta una porta su… e no, niente, ho detto che non ve lo dico!
Bilancio: sarà il periodo di festa, sarà la mia ben disposizione nei confronti del regista e degli attori, sarà che mi piace Trieste, io ve lo consiglio assai.
Fatemi sapere.

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