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Io non ti odio mai

Era un po’ che non andavo al cinema e ho ricominciato vedendo un film bellissimo. Uno di quei film che finisce, torni a casa e ci ripensi perché ti dá un pugno nello stomaco che non puoi dimenticare così. 

Il film è La vita possibile di Ivano (e non Ivan come lo avevo ribattezzato) De Matteo.

Trattasi di bellissimo film.

Storia di violenza sulle donne. Moglie e mamma picchiata dal marito. Denuncia. Si scappa dalla propria città per andare a vivere dall’altra parte dell’Italia. 

Da chi si va in questi casi?! Da chi ti può accogliere e qui c’è la fortuna di avere una scapestrata (e perfetta) Golino che ti apre la sua casa a Torino. 

Ora, però, dimenticate la coraggiosa donna che ha subito violenza e decide di scappare e mettetevi nei panni del tredicenne di lei figlio che, pur comprendendo e accettando la scelta della mamma, si trova a dover abbandonare il suo tutto di adolescente per piombare in un niente siderale.

Ti annienta. 

Il protagonista tredicenne ti sconvolge per la bravura; ti emoziona per la verità che ti sbatte davanti; ti intenerisce fino alle lacrime per la dolcezza.

Con lui vivi il dramma della situazione, attraverso i suoi enormi occhi azzurri ti rendi conto di quanto riesca ad essere ingiusta la vita; e poi emozionante per la prima cotta; e poi triste per la delusione; e poi assurda per la solitudine; e poi meravigliosa per la rinascita.

Io non so, mi è piaciuto tutto: la Golino, la Buy, il bambino (che si chiama Andrea Pittorino e che è straordinario), Torino, la musica.

Mi è piaciuto tutto. 

Mi sono fatta un sacco di pianti ma la speranza c’è. E va sempre coltivata.

Di storie così purtroppo ce ne sono tante ma di registi che le sanno raccontare così bene purtroppo pochi. 

Bravo Ivano (detto Ivan)!

Buona visione a tutti. 

Ben…

Pensavo che è più facile scrivere male di un film che bene perché quando ti è piaciuto poche sono le parole.
Se il film è: carino, ben recitato, ben sceneggiato ed ambientato; con attori all’altezza; con una storia divertente e ben costruita; con una musica divina ma che cosa gli vuoi dire di più?!
E niente, forse questo!
Il nome del figlio è proprio questo.
Davvero un film carino, ben fatto, da vedere.
Cena tra amici, cognati, parenti.
Cena in una casa di radical chic comunisti: piena zeppa di libri in un quartiere di Roma in rivalutazione (sono certa che si tratti del Pigneto).
5 persone: fratello e sorella con i rispettivi coniugi e l’amico di sempre.
La cena parte da un gioco che si trasforma in una serie di litigate e confronti: cose non dette che, finalmente, si dicono; segreti svelati; problemi da risolvere; frustrazioni confessate.
Il tutto tra una zuppa di cavolo ed una crostata. Il tutto tra una presa di posizione e l’altra; tra un attacco ed una difesa; tra un tweet e una telefonata; tra un esercizio di ginnastica e un video rubato.
Loro tutti bravi, tutti affiatati, tutti complici, tutti intonati come nella perfetta canzone di Lucio Dalla abbinata al film.
Quanta nostalgia, quanta perfezione in un solo testo con il parallelo di loro ragazzi che cantavano anni prima la stessa canzone.
Ed è bello pensare che, come nella canzone, se telefoni tra 20 anni sempre lì li trovi, tutti e 5 con le loro debolezze, le cose non dette, i segreti ma sempre inevitabilmente insieme.
Bello.

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Voglio diventare invisibile

Premessa: mi é toccato vedere questo film (causa blocco auto a Roma) al cinema di Porta di Roma e mai più entrerò lì dentro intanto perché puzza di pop corn; poi perché fanno circa 45minuti di pubblicità prima del film; da ultimo perché dopo 20 minuti fanno un intervallo e non si può interrompere un’emozione mentre sta iniziando.
Detto questo: Il ragazzo invisibile mi é strapiaciuto per tutta una serie di cose che vado ad elencarvi.
1) il regista. Amo Salvatores, lo adoro, anche se non amo sempre quello che fa. Questo film, però, pur essendo particolarmente difficile da affrontare, richiamando il paragone con mostri sacri del genere, secondo me è ben riuscito. Questo perché riesce ad essere: delicato, carino, divertente. Insomma da vedere.
2) I protagonisti. Sono, al solito, tutti bravi e collaudati tra loro: la Golino e Bentivoglio su tutti. Poi, però, Salvatores ha la capacità di trovare anche nuovi talenti e quindi, bravo il bambino protagonista, che ha 12/13 anni ha anche la forza di recitare nudo; bravissima e divertente Candela.
3) La storia. È decisamente originale. Oddio per chi legge magari fumetti no, ma è ben costruita anche con il tentativo di dare una spiegazione vagamente razionale a cose che razionali non possono essere. Poi ambientata a Trieste che è indubbiamente bellissima.
4) Il messaggio sociale. Il bambino vuole diventare invisibile per scappare dai bulli che gli fanno vivere una vita impossibile. Sentiamo tutti i giorni queste storie e chi di noi non ha pensato una volta nella vita di voler essere invisibile per prendersi delle soddisfazioni?! Io si. Lui nel film lo può fare e che invidia!!!
5) Il finale a sorpresa, che non vi dirò ma che lascia aperta una porta su… e no, niente, ho detto che non ve lo dico!
Bilancio: sarà il periodo di festa, sarà la mia ben disposizione nei confronti del regista e degli attori, sarà che mi piace Trieste, io ve lo consiglio assai.
Fatemi sapere.

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