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Fumetti

“Ma tu li leggi i fumetti?”

“Io no, mai letti, non mi sono mai appassionata. Mamma mi ha subito messo in mano un libro e mi è piaciuto. Non sono andata oltre”.

“Ok, allora provo a regalartene uno e vediamo che mi dici”.

E che ti dico?! Che l’ho finito in un’ora, forse è per questo che non ho mai avuto la curiosità perché con la storia delle figure ci metto veramente troppo poco.

Il libro/fumetto in questione era il primo della saga di Ricciardi di De Giovanni “Il senso del dolore”. Ovviamente lo avevo già letto ma un milione di anni fa e quindi solo vagamente ricordavo la trama.

Mi sono messa lì e una pagina tira l’altra, in un’ora, il libro è andato.

E’ stato molto divertente perché quando tu leggi un libro, soprattutto, una serie di libri con identico protagonista, inevitabilmente te lo immagini, lui e tutti gli altri comprimari quelli che sono frequenti, che ci sono sempre. Nella fattispecie: Ricciardi, Enrica, Maione, il Dott. Modo e Bambinella. Che vi devo dire?! Mi ci sono perfettamente ritrovata: Ricciardi tenebroso; Enrica finta Uggly Betty; Maione abbondante (se mi posso permettere lo avrei fatto un pelo più basso e tarchiato); il Dott. Modo, uno stupendo De Sica a fumetti; Bambinella, giustamente “particolare” diciamo; pure tutti i morti di Ricciardi ci sono!

Non pensavo fosse possibile riportare un libro di più di 200 pagine in un fumetto. Ora tutti i “fumettari” mi picchieranno ma io che ne so, non ne ho mai letto uno. Quindi pensavo: ma come si fa con immagini e fumetti con poco dialogo (perché quanto ne puoi mettere in una nuvoletta?!) a raccontare tutto un romanzo?! E invece, a quanto pare, si può e viene pure bene.

Per me i fumetti erano quello stronzo di Topolino che mi ha urtato sempre i nervi ma questo perché io sono ignorantissima e si sa.

Della storia non vi parlo ma poi ne ho già parlato, però, leggetene tutti. Fa bene alla vista e apre la mente. Io ve lo dico, poi fate voi.

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Salvali tutti Jeeg

Ma quanto abbiamo bisogno di favole.

Ma quanto abbiamo bisogno di fumetti, di eroi, di supereroi?!

Direi tanto a giudicare dalla quantità di film sull’argomento che stanno uscendo.

E pure noi in Italia, pure noi a Roma ci siamo cimentati nel genere e, devo dire, con successo.

Mi è piaciuto assai Lo chiamavano Jeeg Robot, ma assai proprio.

Ammetto che la prima volta che ho visto il trailer la cosa che mi spingeva a dire “andrò” era la presenza di Santamaria, poi mi sono convinta sul film.

Zozzo, tanto zozzo ma non nel senso di porno quanto proprio di sporco. Sporca l’ambientazione, sporchi i personaggi, la prima scena finisce con un bagno nel Tevere e la voglia di farsi la doccia è immediata!

Lui è un piccolo delinquente che vive nella spazzatura praticamente e con lui anche quelli, al pari delinquenti ma più organizzati, con un capo tanto violento quanto ridicolo.

Uno dei tanti, quindi, se non fosse che si trova ad avere una forza straordinaria a seguito di un episodio che non vi sto qui a dire…sennò vi rovino la sorpresa.

Aiuta il padre di una mezza matta in un colpo e la sua vita, proprio grazie a questa mezza matta/principessa, cambia.

Il bene e il male. In realtà c’è più male: Roma sotto attacco terroristico; i criminali in balia di criminali più grossi; Roma contro Napoli; buoni contro cattivi.

Ma che passione doveva avere questo regista (Gabriele Mainetti) per i cartoon, ma quanto deve averci pensato prima di realizzarlo, ma quanto sono stati coraggiosi ad andargli dietro.

Sono bravi. Tutti. È bravo Santamaria, appesantito ma sempre notevole con un’espressione che passa dall’incredulo all’orgoglioso; è bravissima Alessia, la nostra principessa, perfetta per la parte: dolce, svampita, intensa; fa davvero ridere Lo zingaro, soprattutto per i suoi gusti musicali.

Splatter, schifoso (in alcune scene: si menano, tagliano dita, spaccano teste che la mano davanti agli occhi è necessaria), violento, tarantinesco ma anche dolce e romantico (la mia scena preferita, manco a dirlo, è quella del tram!).

Ben fatto il film, riuscita la trama, bravi i protagonisti. Un gioiellino. Assolutamente da vedere, consigliatissimo!

PS: per una volta che trovo il mio nome (Nunzia) in una pellicola cinematografica l’hanno affibbiato ad una camorrista senza scrupoli. Quale giustizia c’è a questo mondo?

Voglio diventare invisibile

Premessa: mi é toccato vedere questo film (causa blocco auto a Roma) al cinema di Porta di Roma e mai più entrerò lì dentro intanto perché puzza di pop corn; poi perché fanno circa 45minuti di pubblicità prima del film; da ultimo perché dopo 20 minuti fanno un intervallo e non si può interrompere un’emozione mentre sta iniziando.
Detto questo: Il ragazzo invisibile mi é strapiaciuto per tutta una serie di cose che vado ad elencarvi.
1) il regista. Amo Salvatores, lo adoro, anche se non amo sempre quello che fa. Questo film, però, pur essendo particolarmente difficile da affrontare, richiamando il paragone con mostri sacri del genere, secondo me è ben riuscito. Questo perché riesce ad essere: delicato, carino, divertente. Insomma da vedere.
2) I protagonisti. Sono, al solito, tutti bravi e collaudati tra loro: la Golino e Bentivoglio su tutti. Poi, però, Salvatores ha la capacità di trovare anche nuovi talenti e quindi, bravo il bambino protagonista, che ha 12/13 anni ha anche la forza di recitare nudo; bravissima e divertente Candela.
3) La storia. È decisamente originale. Oddio per chi legge magari fumetti no, ma è ben costruita anche con il tentativo di dare una spiegazione vagamente razionale a cose che razionali non possono essere. Poi ambientata a Trieste che è indubbiamente bellissima.
4) Il messaggio sociale. Il bambino vuole diventare invisibile per scappare dai bulli che gli fanno vivere una vita impossibile. Sentiamo tutti i giorni queste storie e chi di noi non ha pensato una volta nella vita di voler essere invisibile per prendersi delle soddisfazioni?! Io si. Lui nel film lo può fare e che invidia!!!
5) Il finale a sorpresa, che non vi dirò ma che lascia aperta una porta su… e no, niente, ho detto che non ve lo dico!
Bilancio: sarà il periodo di festa, sarà la mia ben disposizione nei confronti del regista e degli attori, sarà che mi piace Trieste, io ve lo consiglio assai.
Fatemi sapere.

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Moda Sociale

Allora, ragazze (perché tanto qui gli uomini non scrivono a vadobenecosi@gmail.com) per darvi qualche dritta ho cominciato a seguire su Twitter, Facebook e Instagram qualsiasi tipo di stilista: dai classici Armani, D&G, Ferretti, Valentino a Valli, Lavin, Elie Saab ai più proletari Zara, H&M, Max & co e insomma chi più ne ha più ne metta.

Così appena apro, soprattutto instagram, sono bombardata da immagini meravigliose di cose che vorrei e difficilmente potrò avere ma che comunque danno stimoli di sogno e di acquisto!

Per due settimane è stato un continuo di immagini estive con la settimana della moda prima a Milano e poi a Parigi, una corsa all’estate 2015 e ti prende malissimo perché tu devi cominciare a riporre i costumi e loro ti fanno pensare a quelli per l’anno prossimo.

Comunque, chiuse le sfilate, si è ricominciato a ragionare e a parlare di autunno/Inverno e qui la tristezza corre su filo, non tanto per l’abbigliamento quanto per la stagione in sè che mai riuscirà a piacermi.

Ma andiamo avanti, rassegnamoci, e andiamo avanti.

Come vi ho già scritto quest’anno vanno tantissimo i cappottini ma vi aggiungo che sono tornati di moda anche i parka; grazie ad una richiesta su vadodobenecosì ne ho trovati di carinissimi, da Armani a Herno a Woolrich si sono sbizzarriti! Ah, per chi non lo sapesse i parka sono quei giacconi con la culisse in vita e il cappuccio; per chi non sapesse cos’è la culisse consiglio di seguire un’altra sezione del blog perché, evidentemente, la moda non è cosa vostra.

Sui cappotti poi, sulle borse, sugli stivali sono di gran moda le frange… personalmente non le amo, mi fanno troppo Pocahontas ma pare che se non hai almeno un accessorio “con” sei assolutamente “out”, quindi frangettatevi!

Oh, poi, scusate ma devo aprire una parentesi che ho sulla punta delle dita da un po’… io voglio denunciare e poi provvedere ad un processo ed infine all’arresto del nuovo stilista di Moschino che ha reso un marchio originale, sfrontato, cool, come era Moschino, una vera pacchianata. Dunque, ammesso e non concesso che nel Missouri si sappia di moda , Jeremy Scott che da lì viene non è assolutamente all’altezza della buon’anima di Moschino. Ha imbrattato tutta la collezione con pupazzi dei fumetti e dei cartoni dalla Barbie a quel coso giallo che non so come si chiama e manco lo voglio sapere. Inorridisco al pensiero. Mi vengono certi nervi che non vi posso spiegare. Il tutto poi venduto a caro prezzo! Che fastidio! Boicottatelo, vi prego!

Ok, sono andata fuori tema, scusatemi ma non potevo più tacere.

Au revoir.