A ruota libera

E’ successo questo.

Nella trance teatrale che ha acchiappato me e la mia amica, quando siamo andate all’Ambra Jovinelli a vedere Mastandrea abbiamo comprato anche i biglietti per la Morante e per Haber, Rubini, Veronesi e Papaleo racchiusi in un unico spettacolo. Era il 6 gennaio e i biglietti acquistati erano per spettacoli, rispettivamente, del 1° marzo e del 5 aprile.

Ora io sono moderatamente, sfegatatamente , tifosa della Roma e capita che, per quella che era la Coppa Italia, il 1° marzo si giocava un derby. Vabbè, hai i biglietti, vai a teatro. Disfatta, la Roma ha perso. Controllo la data del ritorno del derby ed inizialmente pare dovesse essere proprio il 5 aprile, data di altro biglietto per altro spettacolo. Dico alla mia amica: “Scusa tanto ma non posso abbandonare la Roma per due volte di seguito. A teatro vai tu, io vedo la partita”. Passa il mese e scopro, a due giorni dalla partita, che la stessa si sarebbe giocata il 4 e non il 5 aprile. Salvi tutti: il 4 la Roma, il 5 a teatro!

Ora sulla Roma stendo un pietoso velo, sappiamo tutti com’è andata e non voglio aggiungere altro se non ” MAI ‘NA GIOIA”!

Sullo spettacolo, però, posso dirvi un sacco di cose.

Intanto ammetto il mio assoluto scetticismo perché non amo tanto gli spettacoli corali e poi per la presenza di Giovanni Veronesi che, devo ammettere, non mi è mai stato simpaticissimo. Invece, appena arrivata in sala ho cominciato a ricredermi. Perché? Ma perché i musicisti erano in platea e accompagnavano, suonando, gli spettatori al proprio posto. Già mi è sembrata questa una genialata. Sempre in mezzo al pubblico presente Papaleo che, con la sua faccetta simpatica, dispensava battute e selfie.

Inizia lui, salendo sul palco e comincia a cantare e raccontare aneddoti e presenta Veronesi il quale, per me, è stata la vera scoperta della serata: simpatico, divertente, abile nel gestire la serata perché è lui una specie di presentatore degli altri tre. Racconta anche aneddoti divertenti su De Niro, De Laurentis e Cecchi Gori che strappano applausi e risate.

Di Papaleo in parte vi ho detto. E’ simpatico e la simpatia parte già dalla sua fisicità. ha una faccia che già di suo fa ridere ma poi è bravo, divertente, acuto. Simpatico.

Haber è “il grande vecchio” della serata, quello che si finge (o è) malandato e che sta al gioco degli altri, di Giovanni e Rocco soprattutto. Bravo, bravissimo nelle parti recitate e da brividi in quelle cantate: Margherita (accompagnato con la chitarra da Papaleo) e La valigia dell’attore (diretto per gli attacchi sempre da Rocco) sono i momenti più emozionanti dello spettacolo. Anche se poi vi devo dire che Veronesi più volte ripete che lo spettacolo varia di sera in sera, io mi auguro, per chi non lo abbia ancora visto, di intercettare questi due pezzi perché sono davvero da brividi.

Rubini è il furetto della situazione. Con un’aria un po’ assente e trasognata, sembra quello capitato lì per caso che, però, ti spara due o tre momenti da standing ovation. Il rap in barese sui soprannomi che si danno alle persone nei paesi è da morire dal ridere, oltre a farti capire la bravura del personaggio.

Il tutto è condito e accompagnato da un’orchestrina chiamata “Il ripostiglio” che orchestrina non è perché i musicisti altro che -ini, spaccano proprio.

Mi è piaciuto tutto: bravo Giovanni, al quale chiedo scusa per lo scetticismo. A lui anche il plauso dei ringraziamenti perché alla fidanzata (Solarino), presente in scena, dice alla fine “grazie, perché so che non mi meriti!”; carina la scena con un palco sul palco; perfetta la durata né troppo né troppo poco; fica la commistione tra teatro e cinema con uno schermo che viene calato dall’alto.

Insomma, bello e bravi tutti.

Rischiavo di perderlo e pensa quanto avrei rosicato con la Roma in quelle condizioni.

Bene: il teatro è vivo, viva il teatro!

 

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