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Freddo a Milano

Ecco qui, io vi potrei dire che mi piace Carlo Monterossi, ma non come personaggio di un libro, mi piace proprio come uomo.

Descrizioni fisiche Robecchi non ne fa ,o se le ha fatte nei precedenti libri, ero distratta, certo è che ne descrive il look ed il modo di essere.

Carlo Monterossi, autore televisivo di quella che poteva essere definita la “Milano da bere” veste con giacche destrutturate, maglioncini di cachemire, jeans e sneakers Adidas. E’ sempre pulito e profumato. Non mangia troppo ma beve le cose giuste e poi è, senza ombra di dubbio, un galantuomo. Ecco, questo adoro di lui: come tratta le donne, come tratta gli uomini, come si relaziona al mondo esterno. Lui, bravo e fortunato a fare un lavoro che gli permette a guadagnare molto di più di quello che gli serve e a a seguire casi di cronaca che in qualche modo lo coinvolgono!

Questa volta si trova a risolvere il caso di una escort di alto livello con la quale, in qualche modo, si è interfacciato sempre nel suo modo “delicato” di essere.

Devo essere sincera, ogni tanto nei libri di Robecchi mi perdo rispetto al caso che si sta risolvendo ma i personaggi sono così carini, così delicatamente tratteggiati che è un piacere perdersi a Milano, quando fa freddo, quando c’è vento, quando stare a casa di Carlo sarebbe l’unica cosa da fare.

Quindi: primo omicidio di un venditore di auto; secondo omicidio di una escort di alto livello; collegamenti; indagini parallele tra la “squadra” di Carlo e quella della polizia; soluzioni; tesori, ritrovamenti, freddo, Milano. Tutto questo e molto altro c’è in Di rabbia e di vento. E poi c’è Carlo,  bravo e (immagino) bello ma non da copertina, affascinante.

Vabbè, ora mi devo innamorare di un altro protagonista.

Voi leggete, io cerco. Saluti.

 

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A mali estremi, estremi rimedi

Leggendo molto, trovare qualcosa di originale non è facilissimo, per cui quando ti imbatti in una storia come questa quanto meno ne rimani impressionata.

Proposta di manicomio è un libro assolutamente surreale che potrebbe diventare drammaticamente realistico.

Due emittenti televisive combattono a colpi di scoop.

L’una, in difficoltà, rimpiange i bei tempi in cui lo share era al top nel periodo dell’omicidio di non si sa bene chi. E allora come far risalire la china all’emittente?! Ma immaginando un omicidio… inscenandolo da zero, il tutto grazie al geniale intuito dal giovane autore “schiavo” sotto l’occhio allibito del produttore e del direttore artistico di lungo corso.

Da qui si dipana il surreale: con l’emittente avversaria che cerca di scoprire l’inghippo salvo poi adeguarsi con una storia altrettanto splatter.

Come finisce?! Bè, uscire dal groviglio non era facile salvo poi farsi venire un’idea altrettanto geniale da battere la concorrenza di nuovo.

Sicuramente originale, sicuramente divertente, sicuramente ti viene da pensare: ma come ti è venuto in mente tutto ciò?!

Personalmente non seguo molto la tv ma immagino che dietro programmi spazzatura, più o meno di successo, ci sia esattamente quello che descrive l’autore.

E può darsi che la corsa allo share prima o poi porti qualcuno a fare gesti estremi.

E’ divertente l’ambientazione romana con espressioni in dialetto, con luoghi noti a chi vive nella capitale, con la descrizione di un mal costume diffuso.

Divertente e fastidiosa la figura del produttore televisivo; un po’ triste e alla fine sfigato il direttore artistico; di effetto l’ascesa del giovane autore che rompe le catene come Spartaco.

Insomma, il libro si legge piacevolmente, è una lettura spensierata che serve sempre.

Bene, sponsorizzo.

Mi corre però l’obbligo di fare una domanda all’autore: ma tra tutti nomi al mondo (leggi mio precedente post) come ti è venuto di usare proprio Nunzia?! Lusingata di trovarlo tra le pagine da un libro ma brutto, brutto assai!

Fir.to Nunzia detta Kiuky.