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Follia maggiore

Ma che brutto quando finisce un libro con Carlo Monterossi.

Quanto mi piace.

Ci ho messo un po’, avrebbe meritato meno tempo, ho appena finito Follia maggiore di Robecchi.

Ve lo devo dire, a me lo scrittore sta cordialmente antipatico ma come scrive di Carlo Monterossi mi piace troppo ed ogni volta che ne finisco uno penso: e ora?!

Ecco, e ora?! Ne ho preso un altro ma intanto vi dico di Carlo.

Tanto romanticismo in questo omicidio. Tantissimo.

Muore una donna, mamma di una promessa della lirica. E Carlo che c’entra?! Eh, Carlo c’entra sempre.

Poi in questo libro va via come il pane: piace a tutte… e ti credo, aggiungo io!

Al solito, l’omicidio è solo il pretesto per raccontare tante altre storie: quella di Sonia, la figlia della deceduta; quella di Federica, la dama di compagnia; quella di Arturo Serrani, ricco faccendiere. E poi cercare di capire meglio quelle di Oscar e di Ghezzi; di Carlo e Bianca… insomma sempre più amici diventiamo.

Dopo un po’ che lo leggi ti distrai proprio e pensi: ma chi é che hanno ammazzato?! Carlo, in questo libro, ci porta in un mondo romantico, fatto di soldi e bei vestiti ma anche di arte, di lirica e amore, tanto tanto amore.

Infatti lui ci si trova un po’ spaesato, va detto! È piacevole accompagnarlo: spettatori, come lui, inconsapevoli di quello che accade.

Alla fine fa anche tenerezza perché quando ci arrivi, come lui pensi: “ma che veramente?!”.

Insomma è la solita piacevolissima lettura ed, in attesa della sua successiva, io mi butto su altro.

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Freddo a Milano

Ecco qui, io vi potrei dire che mi piace Carlo Monterossi, ma non come personaggio di un libro, mi piace proprio come uomo.

Descrizioni fisiche Robecchi non ne fa ,o se le ha fatte nei precedenti libri, ero distratta, certo è che ne descrive il look ed il modo di essere.

Carlo Monterossi, autore televisivo di quella che poteva essere definita la “Milano da bere” veste con giacche destrutturate, maglioncini di cachemire, jeans e sneakers Adidas. E’ sempre pulito e profumato. Non mangia troppo ma beve le cose giuste e poi è, senza ombra di dubbio, un galantuomo. Ecco, questo adoro di lui: come tratta le donne, come tratta gli uomini, come si relaziona al mondo esterno. Lui, bravo e fortunato a fare un lavoro che gli permette a guadagnare molto di più di quello che gli serve e a a seguire casi di cronaca che in qualche modo lo coinvolgono!

Questa volta si trova a risolvere il caso di una escort di alto livello con la quale, in qualche modo, si è interfacciato sempre nel suo modo “delicato” di essere.

Devo essere sincera, ogni tanto nei libri di Robecchi mi perdo rispetto al caso che si sta risolvendo ma i personaggi sono così carini, così delicatamente tratteggiati che è un piacere perdersi a Milano, quando fa freddo, quando c’è vento, quando stare a casa di Carlo sarebbe l’unica cosa da fare.

Quindi: primo omicidio di un venditore di auto; secondo omicidio di una escort di alto livello; collegamenti; indagini parallele tra la “squadra” di Carlo e quella della polizia; soluzioni; tesori, ritrovamenti, freddo, Milano. Tutto questo e molto altro c’è in Di rabbia e di vento. E poi c’è Carlo,  bravo e (immagino) bello ma non da copertina, affascinante.

Vabbè, ora mi devo innamorare di un altro protagonista.

Voi leggete, io cerco. Saluti.

 

L’uomo che… 

Mi devo ripetere: quello che avevo scritto per Don Winslow e il suo China Doll vale anche per Robecchi e Dove sei stanotte.Perché pure qui quello che viene accennato nel primo libro trova ora la sua consacrazione nel secondo.

Vi ricordate di Carlo Monterossi di cui vi ho già parlato: autore televisivo trash che vive a Milano ed incappa in omicidi?! Bene, nel primo libro mi era sembrato così così, ora nel secondo l’ho trovato troppo divertente.

Carlo è un personaggio simpatico, fa ridere e così tutta la pletora di figure che gli girano intorno. 

Stavolta a Milano c’è l’Expo e viene ucciso un giapponese. Un impiccio difficile da districare anche perché non si sa neanche chi sia questo giapponese che decide di morire nella macchina di Carlo, il quale comincia una comica latitanza.

Carlo si ritrova in una comunità peruviana, niente di più lontano da lui, ma nella quale si trova a suo agio e scopre di sapere ancora appassionarsi alla vita e, soprattutto, alle donne.

Qui, infatti, trova Maria. 

Non vi voglio dire molto altro della trama perché non ci sarebbe gusto a leggere ma vi assicuro che Carlo diventerà amico vostro. 

L’uomo che inganna, festeggia, scappa, ama e, infine, aspetta, vi conquisterà.

La lettura è piacevole e veloce, a tratti davvero divertente.

La trama ingarbugliata ma tiene viva l’attenzione.

La colonna sonora è sempre Bob Dylan, unico grande poeta venerato da Carlo!

Insomma, Robecchi alla fine mi ha conquistato, spero lo faccia anche con voi! 

Intrappolati nella tela

Sono sempre preoccupata quando un autore mi chiede di leggere il suo libro.

Già vi ho spiegato com’è andata con il mio amico al quale, per paura di deluderne le aspettative, ho tenuto ferme le 50 pagine del romanzo per mesi.

Con lo stesso timore ho prima acquistato e poi letto Amata tela di Giulia Madonna e, vi devo dire che, per come sono fatta io e per la scrittura che piace a me, dopo circa 10 pagine il mio istinto era quello di abbandonarlo.

Poi, però, il libro mi ha catturata, mi ha avvinghiato nella sua tela… che non è quella del ragno come pensavo io!

Era la scrittura che mi respingeva: sembra talmente costruita da dare fastidio all’inizio; ero lì che pensavo “e sbaglialo un congiuntivo!” e no, nessun congiuntivo né passato remoto messo fuori posto, forse qualche ripetizione qua e là, ma nell’insieme si percepisce la cura di chi scrive.

Forse era un po’ che non leggevo un romanzo d’amore e, forse, in questo periodo ne sono troppo distante, ecco perché all’inizio ho faticato a capire il travolgente amore di Eugenio e Francesca che nasce negli anni ’80 per chiudersi (?!) ai giorni nostri.

Artista più o meno maledetto lui; architetto più o meno inquadrato lei. Si conoscono, si amano alla follia di un amore, però, passionale e possessivo, troppo possessivo tanto da allontanarli per tanto, troppo tempo. Salvo poi riunirsi?! Non so, leggetelo e vi saprete rispondere.

Con loro ci sono Eros, Carlo e Anita e il papà di lei. Stop, finito, così pochi personaggi per una storia d’amore che vi porterà alle lacrime di gioia o di dolore?! E dai, NON SO: leggetelo e vi saprete rispondere.