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The mule

Ieri sera ho visto The Mule e, contrariamente a quello che è successo per gli ultimi film visti nonché ai miei pregiudizi, annuntio vobis gaudium magnum che a me il film è piaciuto.

Il film è l’ultimo di Clint Eastwood in ordine temporale e, per il significato che gli ho dato io, potrebbe essere l’ultimo proprio, cioè Clint hai 100 anni se decidi che “abbasta” io sono con te.

Già vederlo così, diciamo oltre la decadenza fisica (88 anni!) non è un bel vedere… mi sono coperta gli occhi davanti una scena di lui mezzo nudo con delle donnine allegre che gli zompettavano intorno… quindi Clint, se ho ragione io e vuoi congedarti così, io ci sto.

Detto questo, vi parlo del film e poi vi approfondisco il mio significato.

Clint interpreta un personaggio simpatico, piuttosto stronzo, ma simpatico. Un vecchio vero che ha lavorato per tutta la vita, trascurando la famiglia, e che si ritrova a poco meno di 1000 anni,  con un pugno di mosche in mano e si lancia in una nuova strabiliante avventura che gli permetterà non solo di guadagnare un sacco di soldi, ma di fare pace con la sua vita e la sua famiglia.

E questa, per sommi capi, la trama.

Veniamo alla mia interpretazione, il film nel film che mi sono fatta io è che Clint voglia chiudere il suo percorso cinematografico con questa storia. Mi spiego meglio: la mia idea è che lui, interpretando un personaggio del tutto differente rispetto a quelli interpretati finora, si voglia simpaticamente congedare dal suo pubblico passando addirittura il testimone.

E chi si è scelto quel furbone di Clint come suo erede?!

Ma nientepopodimeno che quel super gnocco di Bradley Cooper (grazie Signore grazie!).

C’è un dialogo tra i due in cui Clint invita Bradley a non perdere troppo tempo dietro al suo lavoro per passare più tempo con la famiglia, lo dice a lui per dirlo a se stesso?! Non so, comunque è toccante la scena così come un’altra in cui addirittura mi ci stava scappando una lacrimuccia.

Il film scorre, molto meno lento e profondo dei suoi precedenti, ma godibile.

L’unico fastidio nella visione è stato l’odioso chiacchiericcio di tutti gli spettatori: sembrava un dibattito, non la visione di un film al cinema ma quello è dovuto alla maleducazione delle persone.

Mi sento di dirvi: andate! Buona visione.

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Quanto lo è?!

La colpa non è tanto la loro che fanno ‘sti film, la colpa è senz’altro la mia che li vado a vedere; che sull’onda del “sentito dire” mi vado a vedere ‘ste boiate; che mi lascio convincere dai trailer, dalle nomination all’Oscar e quant’altro!
Perché se sono contraria ad ogni forma di conflitto; se penso che non esisterà mai una guerra giusta ed una sbagliata perché sono tutte sbagliate; se penso che il popolo americano è un popolo di guerrafondai ma come mi è potuto venire in mente di andare a vedere la storia di un cecchino?!
Come?!
E non lo so, sta di fatto che sono andata e che per tutto il film mi sono chiesta “ma che ci sono venuta a fare?!”.
È così che ho visto American Sniper, alias la celebrazione di quanto più mi fa schifo sulla faccia della terra: la guerra!
Perché di questo si tratta. Si tratta di un film fatto dagli americani per gli americani, per autocelebrarsi, autoscagionarsi, autogiustificarsi agli occhi del mondo.
Prendi uno, considerato eroe, e raccontane la storia.
Non importa come lo fai, perché è la storia di un eroe.
Non importa che il film è lungo una vita e mal recitato, perché è la storia di un eroe.
Non importa che l’eroe in questione è un cecchino che ha mirato, puntato e ammazzato più di 150 persone, non importa perché l’ha fatto per proteggere i suoi Marines, il suo paese, mentre combatteva una guerra “giusta”.
Questo il messaggio del film, questo quello che deve passare.
Volete sapere quale messaggio ci ho letto io?!
Bè, a me non importa da che parte sta un cecchino, per me non sarà mai un eroe uno che mira, punta ed uccide più di 150 persone e che per questo viene chiamato “leggenda”.
A me non importa se muore in guerra o quando torna a casa perché per me è una storia da non raccontare, è un messaggio da non trasmettere.
Non esiste un cecchino migliore di un altro; non esiste una guerra migliore di un’altra.
La guerra è guerra ed un cecchino è sempre e comunque un assassino e, in quanto tale, non sarà mai un eroe per me.
Punto.
Questo ho pensato per tutto il film che è melenso, patetico, politicamente stracorretto, fumettato.
Ho pensato questo e, per la verità, anche un’altra cosa, che è questa. “ma Bradley Cooper quanto è infinitamente, assolutamente, miracolosamente gnocco?! Quanto?!”.
Basta.

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