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Jo jo rabbit

La settimana prossima, dopo che avrete finito di stare attaccati davanti alla tv a vedere Sanremo, fatevi questo regalo: andate a vedere Jo Jo Rabbit.

Un film straordinario, bello bellissimo.

Ridi, piangi, ridi.

Ti emozioni.

Forse un po’ lento all’inizio ma quando ti affezioni a lui, dopo 10 minuti, ti esplode nel cuore e ridi piangi ridi piangi, ti emozioni.

Non te lo aspetti eh, parte un po’ così con questo bimbo simpatico ed imbranato con una mamma bellissima, nella Germania che sta aspettando la liberazione.

Lui, piccolo hitleriano di ferro, non molla. È convinto.

Poi c’è la mamma che tanto convinta non è e che ha perso un marito ed una figlia. Bella, colorata, serena (apparentemente!) nonostante tutto.

E poi c’è… che DOVETE andare al cinema.

Un piccolo gioiello così è imperdibile.

Bello, emozionate, assurdamente travolgente.

Le lacrime che ho versato non si contano ma non per quello che pensate voi… sono lacrime di sincera emozione, che vengono dal profondo, lacrime di liberazione.

Non perdetelo, ve ne pentireste.

Guardatene tutti.

Pip

Ma che bel libro che ho letto.Ci ho messo un po’ a riprendere in mano un libro di Franzen. 

Dopo Libertà, che non mi è affatto piaciuto, ho avuto bisogno di tempo ma sono stata ben ripagata.

Ho fatto bene a cedere perché Purity mi è piaciuto tantissimo! 

Franzen deve aver avuto grossi problemi da piccolo con questa famiglia, perché ha troppo una fissazione sui rapporti familiari ma, va detto, che li sa analizzare.

Qui parte tutto da uno strano rapporto madre (Anabel) e figlia (Purity detta Pip) appunto. 

Un rapporto morboso, particolare solo che poi Purity prende un po’ il largo e la situazione sembra stabilizzarsi, più che altro per la lontananza delle due.

Intervengono una serie di personaggi apparentemente non collegati tra loro che, invece, sono collegati pure troppo. 

Ogni capitolo parte con la versione di una storia che, idealmente, completa il personaggio successivo perché tutti stanno raccontando la stessa: cominciando e fermandosi dove arriva l’altro.

Spero di essermi spiegata perché è davvero più complicato raccontarlo che leggerlo. 

Lo stile è sempre asciutto, senza troppi fronzoli, pulito, impeccabile.

La storia contorta al punto giusto e con incursioni storiche legate alla Germania dell’est ed alla caduta del comunismo. Insomma, non si legge solo di una famiglia ma di un periodo storico quanto meno complicato.

È piacevole, è coinvolgente, è avvincente.

Ad un certo punto non riuscirete a staccarvene perché: quando cominci a capire quello che sta succedendo; chi inciucca con chi; chi era l’amante di chi, la bocca non si vuole chiudere fino a che non ne vieni a capo.

Il finale è di quelli che piacciono a me. 

Forse banale ma non ne avrei voluto uno migliore.

Bene, bravo Franzen, ho ricominciato a volerti bene. 

Leggetelo.

Lui ERA tornato

La prima, e forse l’unica, domanda che mi viene in testa, dopo aver visto questo film è: PERCHE’?

Allora, c’è stato questo autore, Timur Vermes, che ha avuto un’idea geniale e ne ha scritto un libro: Lui è tornato. Lo scrittore ha immaginato che Adolf Hitler si svegliasse in un campo di calcetto nel 2014, come se fosse appena uscito dal suo bunker. Geniale l’idea, geniale l’approccio di Hitler al mondo moderno: ai quotidiani, ad internet, alla tv, al popolo, al nuovo modo di comunicare. Bello, bravo l’autore. Libro ben scritto, una novità assoluta, un libro da leggere. Dissi allora, e ribadisco oggi, che l’autore si era perso nel finale e vabbè… non era facile.

Ora, leggendo il libro ti viene da pensare che se ne poteva trarre un film. E’ perfettamente adatto ad una sceneggiatura. Infatti il film lo hanno fatto: purtroppo, male!

A parte che per questo tipo di film secondo me ci voleva Hollywood, ma mettiamo che siate nazionalisti e non volete vendere i diritti, ok ma potevate affidarvi a qualcuno che il libro lo avesse capito meglio.

Uno scempio.

Aiutatemi a dire brutto.

A parte che da quello che mi ricordo Hitler era un nanetto, o comunque di media statura, e hanno preso un Cristo di due metri per interpretarlo; poi la cosa migliore del libro era la scoperta da parte di Hitler del “nuovo mondo”, come ho detto prima: delle comunicazioni, del popolo, di internet, della tv ma questo nel film questo è trattato proprio di striscio.

Non mi sono piaciuti i protagonisti, non mi è piaciuto il tipo di “girato”, non mi sono piaciute le battute. Una delle attrici protagoniste vestita sempre allo stesso modo: 3 vestiti in tutto per una storia che dura mesi. Lungo, noioso, pesante laddove il libro scorreva velocissimo.

La vostra fortuna è che c’è questa nuova moda al cinema per cui i film li danno per soli 3 giorni e ieri era l’ultimo, quindi ve lo siete perso e non mi dispiace per voi… anzi, mi dispiace per me che l’ho visto e per quei disgraziati che con me stavano.

Il libro compratelo però, perché merita.