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Eleanor Oliphant sta benissimo

Dunque, dopo che Repetti di Stile libero mi ha risposto in modo non proprio carino su Twitter, come potete vedere nella seguente foto:

ho puntato su un’altra fonte per scegliere la mia nuova lettura.

Il sig. Repetti infatti non sa, perché non si è preso proprio la briga di chiedere, che non sono proprio una lettrice da ombrellone e che leggo una quantità interessante di libri all’anno.

Ciò detto, per fortuna di tutti, il web è pieno di influencer “letterari” ed infatti stamattina Il sole 24 ore ne ha stilato una classifica (anche qui allego foto):

e la mia preferita è quella che trovate al nr. 5, la sig.ra Tegamini.

È carina, simpatica, semplice, diretta e più di una volta mi sono affidata al suo consiglio ed ho fatto bene.

Anche questo Eleanor Oliphant sta benissimo è uno dei c.d. Libri Tegamini.

Bene, come la stessa Francesca ha detto, questo libro non vi cambierà la vita ma si fa ben leggere, è ben strutturato e, pur non essendo un capolavoro, può essere una lettura consigliabile.

Ho letto poi che trattasi di una specie di best sellers che provoca opinioni contrastanti. Posso capirlo.

Dopo le prime 10 pagine volevo lasciarlo perché ho pensato “ma di Bridget Jones già ne abbiamo avuta una, anche basta” ma non mi sono fermata, sono andata avanti ed ho fatto bene perché qui non si tratta solo di una Uggly Betty che ad un certo punto diventa fica ma c’è qualcosa in più.

C’è un dramma familiare sotteso, che si capisce ma che viene fuori in tutta la sua crudeltà alla fine del libro; c’è la storia di un’amicizia che potrebbe trasformarsi; c’è un’infinita solitudine che scompare con un minimo di gentilezza.

Non è male il libro, a volte può mettere il nervoso ma mi ha fatto anche sorridere il modo di esprimersi di Eleanor ed il suo uscire dalle regole in una società fin troppo stereotipizzata.

La scrittura è giustamente semplice, nulla di pretenzioso.

C’è anche pensatezza perché a mano a mano che si scopre il passato ti viene l’angoscia ma poi passa.

Si può fare ed io ora mi butto sui 10 libri che altri lettori, in risposta al sig. di Stile Libero, mi hanno consigliato.

A presto.

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The name

Mi piacerebbe sapere chi dà il nome ai modelli delle scarpe. No perché, secondo me, sarebbe interessante saperlo.Poi soprattutto per una come me che ci manca che dia il nome alla carta igienica!

Ci avete mai pensato? Io sì.

Allora, ve ne indico solo 3 che vanno molto di moda in questo momento e che magari vi sarà capitato di sentire.

Mary Jane: sono le scarpe con il tacco del momento. Per le meno attente trattasi di quelle tendenzialmente con il tacco, punta arrotondata e cinturino. Tutte gli stilisti le hanno reinventate: Laboutin, D&G, MiuMiu, Repetto e chi più ne ha più ne metta. Le trovo belle, molto belle. Ovviamente non tutte le versioni e comunque non penso siano facili da indossare nel senso che il piede deve essere tendenzialmente perfetto: no a forma di panino, no alluce valgo, no collo tropo alto. Insomma, tendenzialmente perfetto. Comunque, belle.

Le ho viste milioni di volte ma non avevo idea si chiamassero così e il nome mi piace molto e così ho scoperto che risale all’inizio del XX secolo e deriva da Mary Jane, la sorella di Buster Brown, personaggio principale del fumetto creato da Richard Outcault nel 1902. E se ci pensate ci sta perché sembrano davvero le scarpe delle donne disegnate nei fumetti.

Kitten shoes: sono quei décolleté con tacco mini, massimo 1 cm e mezzo. Delicatissime. Le trovo carine e vanno benissimo per look raffinato ma non impossibile da gestire per un’itera giornata come il tacco 12. Il nome fa riferimento alla piccolezza del tacco chiamato “gattino” e sono state resi celebri dalla mitica Audrey Hepburn: come non ricordarla davanti a Tiffany nel suo tubino nero Givenchy e le scarpe “gattino” nere ai piedi! Occhi a cuore.

Oxford Shoes: sono le scarpe da uomo tipo Curch’s. Basse: con lacci, duilio o lisce. Mi piacciono tantissimo, le vorrei di tutti i colori e stanno bene sotto a tutto secondo me: dal vestitino lezioso ai jeans ai tailleur eleganti. Belle. Vabbè qua il nome parla perché il riferimento è proprio quello dell’Università.

Stavate bene pure senza avere queste nozioni? Probabilmente sì ma la prossima volta che sentirete parlare delle Mary Jane (perché capiterà, ahhhh se capiterà!) non mi venite a chiedere niente perché io il mio l’ho fatto!

Saluti.