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Vatti a fidare

L’altro giorno un mio collega, che segue il blog, mi ha chiesto se utilizzassi qualche metodo di lettura veloce data la grande quantità di recensioni di libri che ho pubblicato. In verità no e devo ammettere che i libri non sono stati letti tutti nell’ultima settimana (sarei un genio!) piuttosto dall’inizio dell’anno. Alcune recensioni, infatti, sono quelle che avevo pubblicato sul vecchio blog e che mi piace riproporre.

Devo dire, però, che la mia ultima capatina in libreria è stata fortunata perché ho finalmente comprato un libro di Carofiglio. Ora io non so perché non l’ho fatto prima. Cioè, tutti che mi dicevano “leggilo” e io niente. Cretina io. Comunque, mi sono approcciata a lui con questo “libretto”, nel senso di lunghezza, che ho finito in due sere, Una mutevole verità. E che mi ha folgorata.

Il maresciallo Fenoglio ma chi è?! Un personaggio da portarsi a casa, uno di cui diventare amica, un duro dal cuore tenero ma non come lo sborone di turno, lui è proprio duro per copione e tenero di indole. Marito carino, carabiniere attento.

Omicidio e indagine. Un’indagine così semplice da non poter non destare sospetti al Maresciallo che non si fida perché, quando segui un’indagine, devi stare attento a tutto quello che si vede, e che non si vede, ma forse soprattutto a quello che non si vede; che si sente e che non si sente, ma forse soprattutto a quello che non si sente; che si dice e che non si dice, ma forse soprattutto a quello che non si dice.

E quindi: Bari. Fine anni ’80. Trovano uno morto in casa. Trovano una vicina attenta. Scoprono l’assassino. In 40 pagine, in 4 ore di indagine. Non è possibile. Allora bisogna approfondire e “stare attenti a tutto”: a chi c’è a chi non c’è; a cosa c’è, a cosa non c’è; a quello che si è detto ed al non detto; agli odori, ai profumi; a quello che ti dice la “bella” alla quale si è più propensi a credere proprio perché così.

Guardate, il giallo in sé è banale, grossolano, appena compare l’assassino lo individui. Facile, troppo facile ma non è tanto quello che colpisce. Colpisce la scrittura, l’intreccio, l’indagine, i personaggi.

Fortarello anzichè no Carofiglio, potrei diventarne fan. Ora mi dedico a leggere altro ma ci tornerò… ah se ci tornerò.

Chi viene e chi va

Vitali è davvero troppo divertente. Ormai leggere i suoi libri è diventato come seguire una serie a puntate.

Questo Olive comprese sembra (non mi sono documentata se lo sia veramente!) il seguito di 4 sberle benedette ed è altrettanto divertente.

Bisogna arrivare a pagina 100 su 400 per districarsi con i personaggi, ma piano piano ti appassioni.

Ritrovi il Maresciallo Maccadó, che dopo essersi stanziato definitivamente in questo paesino in riva al lago, continua con la moglie a mettere al mondo figli, fino ad arrivare alla cifra stabilita di sei. In disparte, quasi assente, il Prevosto ma presentissimo il Podestà con la moglie mezza matta. Esilarante la storia di Risto e del suo bambino di un paio di chili; e di Filzina col fratello Cucco; e preoccupante, ma con lieto fine, quella del disertore, figlio del direttore delle Regie poste.

Mi piace stare in quel paese in riva al lago per l’atmosfera che si respira, fatta di cose semplici; fraintesi; doppi sensi; misticismo; indagini a lieto fine.

Vitali è una garanzia, un porto sicuro di tranquillità, una finestra sul periodo più tragico della nostra storia eppure vissuto da persone normali e forse ignare di quello che sta succedendo sopra di loro. Insomma, Vitali andrebbe letto ad intervalli regolari, che poi è quello che sto facendo, tanto per non perdere l’abitudine. Vitali val bene una messa del prevosto… o forse due, tre, dieci!

Non una sola verità sul caso Quebert

E niente io sono la gioia del marketing; io sono quella che se alla cassa trova la gomma viola, se la compra; io sono quella che se sente parlare del “caso letterario” dell’anno se lo compra.

Io sono quella che si è comprata La verità sul caso Henry Quebert e, vi diró, ho fatto bene.
Ho fatto bene perché se la sera pensi a spegnere la tv prima del tempo per andare a leggere; se ad un certo punto ti accorgi che sono le 2 e stai ancora leggendo; se non vedi l’ora di sapere che altro impiccio nasconde la trama, beh io dico che hai in mano un un bel libro.

La verità sul caso Henry Quebert è giallo, ma non solo: è un libro nel libro.
Protagonista ed io narrante è Marcus, scrittore di successo newyorkese, che incappa nel blocco dello scrittore e, per superarlo, torna ad Aurora (cittadina nel cuore del New Hampshire) dal suo vecchio professore, che rimane invischiato in un caso di cronaca, accusato di un omicidio avvenuto trentacinque anni prima. Parte così un’indagine al fine di scagionare l’amato amico e professore e si scopre più o meno di tutto: chi ha ucciso chi; chi stava con chi; chi sapeva e non ha detto; chi ha gestito male l’indagine perché a sua volta toccato dalla stessa; chi ama; chi non ama; chi picchia; chi mente; chi muore; chi dipinge; chi paga; chi manipola; chi si pensava vivo ed è morto; chi si pensava colpevole ed è innocente; chi si pensava innocente ed è colpevole.

Il libro mi è piaciuto perché non è solo un giallo, con continui flashback si ripercorre la storia della Lolita morta e con essa la storia di un amore, ma si impara anche a scrivere un libro con i 31 consigli che il vecchio prof. elargisce al giovane allievo e amico.

Nora era una bambina ed una donna ed una vittima ed una carnefice (?); Henry è uno scrittore ed un innamorato ed una vittima ed un carnefice (?); Marcus è uno scrittore a sua volta ed un disperato ed una vittima ed un carnefice (?). E poi ci sono Jenny, la povera innamorata non corrisposta; Travis, il poliziotto di provincia; il mostro Caleb; il riccone Stern; e chi più ne ha più ne metta. Storie nelle storie: un impiccio.

Ad un certo punto non ti fidi più di nessuno e quando pensi che hai capito… eccolo là, arriva il colpo di scena e capisci che non hai capito una mazza, come succede nei gialli con la G maiuscola.
Se lo cominci lo devi finire e pure di corsa. E poi, quando lo finisci, pensi che ha ragione Henry, che dice a Marcus, “un bel libro è un libro che dispiace aver finito” anche se poi “il libri sono come la vita. Non finiscono mai del tutto”.

E comunque l’assassino è…paura eh?!

Premiamo la ditta

È stato troppo divertente soggiornare in un paesino della Lombardia in riva al lago, in un gelido inverno durante la prima guerra mondiale.
Troppo divertente osservare la storia delle Sorelle Ficcadenti e dello scompiglio che hanno portato al paese.
Troppo divertente immedesimarsi nella vita del “prevosto” e della sua perpetua illudendosi che i preti di campagna proprio questo facevano: decidere della vita dei parrocchiani; aiutarli nelle scelte; compatirli; ascoltarne le disavventure; non sopportarne le decisioni.
Andrea Vitali descrive un mondo che non c’è più, e chissà se c’è mai stato, e lo fa in maniera esilarante, ironica, divertente.
Poche anime in paese: il prete, la perpetua, una famiglia con un tonto e un padre invalido, un maresciallo. Poche anime e povere, di quelle che si lavavano una volta al mese, in un’unica stanza con la zuppa solo il giorno dell’epifania.
Tutte vengono toccate, travolte e stravolte da due sorelle: bellissima l’una e orribile l’altra. Sulle due aleggia un mistero che forse mistero non è; un omicidio, che forse non si consuma; un matrimonio, che forse non si celebra.
Tutto così il libro, e questa ne è la forza, tutta una tensione; tutto intorno a qualcosa da scoprire: ma ci sarà davvero qualcosa da scoprire poi? Ma succede davvero qualcosa? Da dove arrivano queste sorelle Ficcadenti e cosa hanno in mente?!
È un mistero misterioso così ben scritto che vale in sè la lettura a prescindere da quello che scopri: forse niente, forse non importa, forse meglio non sapere.