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Io confesso

Ok, sono passate più di 48 ore.
Sono una persona abbastanza forte e posso raccontarvi quello che é successo l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata.

Cominciamo: Io confesso.

Allora, mi sveglio abbastanza tardi (è festa!!!) so che devo andare a recuperare l’albero di Natale in cantina ma traccheggio fino a che vado.
Lo prendo, con tutti gli annessi ed i connessi, e, mentre chiudo noto una cavalletta gigante sulla porta!
Chiudo di corsa e ne resto profondamente turbata.
Secondo me questo è stato il punto in cui è iniziata la fine!

Salgo su, mi rendo conto che si è fatto tardi, perché dovevo andare a pranzo dai miei, e comincio solo a montare l’albero.
A quel punto s’é fatto tardissimo e allora che faccio mi infilo una TUTA e vado.

(Ora lo so che vi ho detto 1000 volte che con la TUTA manco a pisciare il cane – e faccio bene a dirvelo – ma ho pensato “vado da mamma, vado a CASA MIA… c’è il cane che mi lecca, vado tranquilla!”. Ho pensato male).

Arrivo a casa, assalto di Margie e papà che mi viene incontro tutto caruccio e pettinato (maglioncino e camicia!) gli dico “ti sei messo elegante per il pranzo!” e mentre dico la frase noto uno scintillio strano in salone… mi giro e vedo una tavola apparecchiata per n persone tutta tempestata di cristallo; arriva mia mamma e pure lei tutta caruccia e pettinata.

Lì mi si comincia ad accendere una lampadina e dico “ma forse non so qualcosa che dovrei sapere” e mamma, candidamente: “bè, vengono tuo fratello con la fidanzata e i genitori e la sorella ma te l’abbiamo detto” “che cosaaaaaaaaaaaaaaa?! Me l’avete detto?! E quando?! Quando io stavo a casa mia e voi a casa vostra?! Quando non mi prendeva il telefono?! Quando?!?!? Ma dico vi pare che se avessi saputo mi presentavo IN TUTA (che manco a piscia’ il cane?!)”…
Comunque non mi perdo d’animo, sbatto la porta, mi lancio dalla rampa delle scale… se non fosse che… li becco sotto casa! E che posso fare?!

Confessare: io confesso.

Mi umilio: gli dico, scusate io non sapevo sareste venuti e sono venuta IN TUTA ma rimedio subito, vado a casa e mi cambio.
E loro, carucci tanto carucci: “ma no, siamo di famiglia; ti pare che ti preoccupi che stai in tuta!”

E mi preoccupo sì… sto IN TUTA (che manco a piscia’ il cane!).

Comunque risalgo con loro e loro pure erano tutti carucci, tutti pettinati e io sempre IN TUTA.
Dicono: “dai, vedrai pure tuo fratello verrà IN TUTA”, che non mi
sembrava una consolazione ma almeno.
E quello che fa?! Tutto caruccio, tutto pettinato pure lui!

Dico: “meno male che almeno ho abbinato felpa a scarpe. ME NO MA LE!”

Che pranzo che ho passato, ragazzi, qualsiasi cosa succedeva pensavo “Ah Nu’, stai IN TUTA ma LMT”.

Finalmente finiscono l’antipasto, il primo, il secondo, i dolci; mi umilio per un’altra oretta e trovo il coraggio di andarmene con la promessa che a Natale sarò decisamente più elegante (e vabbè che rispetto alla TUTA ci vuole poco!) quantomeno con un vestito nuovo per l’occasione… devo pur rimediare all’immensa figura tapina che ho fatto! O no?!

Ecco, io confesso: proprio io che la TUTA manco a pisciare il cane, ho passato un imbarazzante giorno di festa… sicuramente per colpa della cavalletta che mi ha turbata o, più probabilmente, dei miei che hanno taciuto.

Com’è, come non è, Amici & amiche, per una volta NON seguite il mio esempio e ricordate sempre, stampatevelo ed attaccatevelo sull’armadio, che “la TUTA, manco a pisciare il cane”… me ne sarete grati, molto grati! Vi assicuro.

Mangiate tranquilli

Ho comprato questo ebook per caso un po’ perché, come ho già detto, mi piace prendere i primi in classifica, un po’ perché mi piaceva il titolo; ed è stata la volta di: Omicidi in pausa pranzo.
Penso che sia una delle migliori e più appropriate letture che si possano fare in ferie.
Ambientato in un ufficio di Milano come tanti, la protagonista si ritrova ad essere una involontaria testimone di un omicidio avvenuto nel suo ufficio. La vittima un’inetta ed inutile impiegata di cui tutti conoscevano l’incapacità lavorativa.
L’omicidio in questione, però, non sarà l’unico perché faranno la stessa fine: l’impiegato saccente ed il dirigente incapace. Insomma ci si imbatte in un serial killer che punisce gli incapaci e, parliamoci chiaro, chi nelle sue giornate lavorative non ha pensato almeno una, due, cento… mille volte di un altro collega “che meraviglia se non ci fossi!”… io non mi nascondo dietro ad un dito e confesso di averlo fatto… più o meno una volta al giorno!
Comunque il libro scorre: è divertente, niente che sia avvicinabile al premio nobel per la letteratura ma spassoso. La protagonista decisamente simpatica e sfigata al punto giusto ma non troppo, tanto che si conclude tutto con un necessario e auspicabile happy end.
Quindi: nonostante matrimoni mai celebrati, morti ammazzati, speed date inutili, fobie e paranoie… vissero tutti felici e contenti!

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