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Friendship

È un po’ di giorni che rifletto sui rapporti interpersonali ed in particolare sull’amicizia e penso che per me esistono delle sostanziali differenze tra gli amici.

Gli amici sono un regalo. Gli amici sono un miracolo. Quando li trovi devi baciare per terra. Sono quelle persone con cui non servono parole; a cui non hai bisogno di raccontare nulla perché già sanno tutto; a cui non serve descrivere sfumature di colore perché le sfumature di colore sono loro; quelli con i quali basta uno sguardo, due sono troppi. Sono loro e punto.

Diversi da loro ma prossimi all’arrivo sono i quasi amici quelli con i quali è subito amore, che conosci da poco ma che già sai  diventeranno importanti; quelli con i quali ritrovi quasi subito un’affinità elettiva che va sviluppata e svilupperai.

Ben altro discorso va fatto per coloro che ambirebbero a diventare amici ma non lo diventeranno mai ossia i conoscenti. Questi fanno parte di una cerchia più o meno ampia. Ci sono, è piacevole, può essere divertente passarci una serata, pranzare insieme a loro ma poi tu a casa tua e io a casa mia. Senza esagerare, non c’è bisogno, non serve a nessuno. Ci sei, va bene; non ci sei va bene uguale.

Poi, purtroppo o per fortuna, la vita ci porta a condividere l’esistenza con altri personaggi che poco c’entrano con te ma con i quali sei costretto a convivere e questi si chiamano: colleghi. Questi non sono amici, nè quasi amici, nè conoscenti eh! Questi sono come i parenti: te li trovi, non li scegli. Ci devi passare una media di 8/10 ore al giorno e devi sperare che ti vada bene. Certo puoi trovare il modo di farlo andar meglio ma non illuderti. Lavoro da 13 anni nello stesso posto e quelli che hanno raggiunto il grado di amici si contano sulle dita di una mano ed è giusto così!

Da ultimo (come quando decido di parlare bene), ci sono i SOLI e di questi bisogna aver paura. I soli sono fondamentalmente dei sociopatici che per non affrontare la realtà della loro solitudine si attaccano a chiunque, anche a chi hanno denigrato fino ad un minuto prima. Sono quelli che girano come gira il vento; che hanno talmente tanta paura di rimanere con loro stessi che si attaccano allo zerbino del vicino. Ecco, questi mi fanno paura sono più falsi di una moneta da 3€, questi vanno evitati come la peste perché oggi lo zerbino sei tu domani quello del piano di sopra ma, carissimi, i sentimenti sono un’altra cosa; l’amicizia è una cosa seria e non va sprecata con cotali personaggi.

 

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Mangiate tranquilli

Ho comprato questo ebook per caso un po’ perché, come ho già detto, mi piace prendere i primi in classifica, un po’ perché mi piaceva il titolo; ed è stata la volta di: Omicidi in pausa pranzo.
Penso che sia una delle migliori e più appropriate letture che si possano fare in ferie.
Ambientato in un ufficio di Milano come tanti, la protagonista si ritrova ad essere una involontaria testimone di un omicidio avvenuto nel suo ufficio. La vittima un’inetta ed inutile impiegata di cui tutti conoscevano l’incapacità lavorativa.
L’omicidio in questione, però, non sarà l’unico perché faranno la stessa fine: l’impiegato saccente ed il dirigente incapace. Insomma ci si imbatte in un serial killer che punisce gli incapaci e, parliamoci chiaro, chi nelle sue giornate lavorative non ha pensato almeno una, due, cento… mille volte di un altro collega “che meraviglia se non ci fossi!”… io non mi nascondo dietro ad un dito e confesso di averlo fatto… più o meno una volta al giorno!
Comunque il libro scorre: è divertente, niente che sia avvicinabile al premio nobel per la letteratura ma spassoso. La protagonista decisamente simpatica e sfigata al punto giusto ma non troppo, tanto che si conclude tutto con un necessario e auspicabile happy end.
Quindi: nonostante matrimoni mai celebrati, morti ammazzati, speed date inutili, fobie e paranoie… vissero tutti felici e contenti!

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