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La camera azzurra

Sabato 18 marzo “Ed ecco qui il tuo regalo di Natale!”.Apro ed è un libro, i miei amici mi conoscono bene e sanno come farmi felice.

Guardo il libro e penso: mille volte l’ho visto in libreria e 1000 volte ho pensato di acquistarlo. 

Ora lui è venuto da me. 

Il libro è La camera a azzurra di George Simenon.

Poi ti capita una trasferta di lavoro a Venezia con un viaggio di andata e di ritorno da sola ed il libro magicamente finisce.

Ed il libro finisce perché è assolutamente bellissimo.

Scritto negli anni 60 sembra scritto oggi.

La storia è quella di un uomo che tradisce la moglie e che si trova a raccontare la sua storia d’amore davanti ad un magistrato.

Ora non si capisce subito perché sta davanti ad un magistrato se non nelle ultime 30 pagine.

È un libro di quelli che ti segnano. 

Racconta un giallo ma anche una storia d’amore travolgente ed ossessiva: uno stalking ante litteram, se si vuole credere ad una delle due versioni.

Bello, davvero bello.

Bello tutto: la scrittura, l’intrigo, il giallo, i personaggi, i paesaggi.

Non si può non provare simpatia per Tony, il protagonista; non si può non provare rabbia per tutto il resto.

Ovviamente Simenon non devo raccontarvelo.

Leggetelo, non ve ne pentirete.

E grazie amici per lo splendido regalo. 

Semplice come il Pane

Avete presente quando fate un lungo viaggio ed è tutto bello: le persone, i paesaggi, le cose.

Poi, però, tornate a casa e vi sentite felici, protetti, accolti.

Ecco, per me leggere De Giovanni è così: vuol dire tornare a casa.

Semplice, come il Pane che è appunto il suo ultimo libro, uscito il 29 novembre.

E direte: e quanto c’hai messo a leggerlo?!

E quanto ci ho messo: il tempo che ci vuole per non farlo finire subito. Anzi, avrei voluto metterci anche di più ma poi Maurizio mi cattura e non mi lascia andare.

Com’è il libro?! È l’ultimo della serie del commissariato di quelli sgangherati (Bastardi per la precisione) di Pizzofalcone con il Cinese, Calamity, il Presidente, la Mammina, Hulk ed il mitico Serpico.

Muore un panettiere che viveva per la creazione di quello che, apparentemente,  è il cibo più semplice del mondo, sicuramente il più buono: il pane.

E insieme alla ricerca dell’assassino si cerca anche uno stalker. E qui, ve lo dico, morirete dalla risate alle battute di Serpico scioccato dalla bruttezza della coppia stalkerata (se poi si usa, ma io la uso uguale perché ci sta!).

Il giallo, come al solito, c’é, così come il colpo di scena finale anche se poi il vero colpo di scena non è rappresentato dall’assassino ma da una storia personale di uno/a dei bastardi che vi provocherà un sentito: “noooo, ma che davero (con una V sola come si dice a Roma)?!”… Ancora non ci posso pensare, ma notate la mia bontà: insinuo ma non dico, so’ forte!

Sullo sfondo della ricerca dell’assassino e dello stalker ci sono le storie personali di tutti: Calamity va a vivere da sola, per ora, forse; la Mammina si gode un turno di notte; il Presidente scopre ma viene di nuovo ingannato; il Cinese è triste; la Piras fa un po’ la stronza; Hulk, in questo libro, è il mio preferito: dolce, tenero, felice e che osserva la moglie e pensa “Lei piangeva. E sorrideva. Era uno spettacolo”, e lo so, sono una romantica ma questo lo sapete pure voi ormai.

Guardate, starei qui a parlarne per ora ma non dovete leggere me, dovete leggere il libro che si risolve in una domenica che ha diverse sfumature e le scoprirete tutte nell’ultimo capitolo.

Allora, nell’attesa di vedere trasposti sul piccolo schermo a gennaio i Bastardi, leggete il loro ultimo capitolo e, ovviamente, non ve ne pentirete perché De Giovanni è come l’amore “lo riconosci quando lo incontri”, tanto per citarlo, e non ne puoi fare a meno.

Buona lettura a Voi, a me tocca leggere altro. Sigh!