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Ninfee nere

Ecco, lo vedi?! Non sono io ad essere difficile: se un libro è affascinante, interessante è un attimo che mi piace.

È proprio facile.

Ninfee nere di Michel Bussi mi è piaciuto, molto.

Un libro non proprio nuovo, pare sia del 2010 ma non per questo non attuale e godibile.

Un giallo istruttivo nel senso che, ambientato nei luoghi in cui visse Monet, racconta molto della di lui vita.

Poetico, romantico, arzigogolato al punto giusto. Da leggere.

Ci sono tre donne che si avvicendano e vivono storie da raccontare, tutte legate da un unico filo conduttore: le ninfee.

O almeno questo sembra per buoni tre quarti di libro poi, pouf, il colpo di scena… anzi, i colpi di scena perché uno non basta ce ne sono vari ed eventuali.

Per chi ama come me l’arte e gli impressionisti è un libro istruttivo, affascinante, colorato, artistico.

Ben scritto, ben strutturato, l’ho già detto che mi è piaciuto?!

Il punto è che, essendo un giallo, non posso mica starvi a raccontare tutto… devo vagheggiare!

Mi è venuta una voglia di tornare in Francia che non ce la posso raccontare, leggete e fatemi sapere.

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La camera azzurra

Sabato 18 marzo “Ed ecco qui il tuo regalo di Natale!”.Apro ed è un libro, i miei amici mi conoscono bene e sanno come farmi felice.

Guardo il libro e penso: mille volte l’ho visto in libreria e 1000 volte ho pensato di acquistarlo. 

Ora lui è venuto da me. 

Il libro è La camera a azzurra di George Simenon.

Poi ti capita una trasferta di lavoro a Venezia con un viaggio di andata e di ritorno da sola ed il libro magicamente finisce.

Ed il libro finisce perché è assolutamente bellissimo.

Scritto negli anni 60 sembra scritto oggi.

La storia è quella di un uomo che tradisce la moglie e che si trova a raccontare la sua storia d’amore davanti ad un magistrato.

Ora non si capisce subito perché sta davanti ad un magistrato se non nelle ultime 30 pagine.

È un libro di quelli che ti segnano. 

Racconta un giallo ma anche una storia d’amore travolgente ed ossessiva: uno stalking ante litteram, se si vuole credere ad una delle due versioni.

Bello, davvero bello.

Bello tutto: la scrittura, l’intrigo, il giallo, i personaggi, i paesaggi.

Non si può non provare simpatia per Tony, il protagonista; non si può non provare rabbia per tutto il resto.

Ovviamente Simenon non devo raccontarvelo.

Leggetelo, non ve ne pentirete.

E grazie amici per lo splendido regalo. 

Per niente benvenuti 

Se c’è una cosa che mi manda in bestia sono le cose inutili.Quando leggo un libro o vedo un film inutile mi sale il sangue al cervello.

Ieri sera è successo questo vedendo Benvenuti ma non troppo.

Che fastidio.

Questi francesi hanno le idee ma rimangono solo quelle, non le sanno sviluppare o, pure se lo sanno fare, si perdono.

Crisi degli alloggi in Francia, a Parigi, e il Governo “di sinistra” si inventa di aprire le case dei ricchi per ospitare i poveri.

Incappano in questo decreto, 2 famiglie straricche nel centro di Parigi.

La prima conservatrice; la seconda radical chic. Nessuno vuole in casa nessuno e così cominciano sotterfugi che si rileveranno inutili perché il palazzo diventa una specie di comune.

Al solito, come in tutti i film francesi, tantissime chiacchiere; belle locations; personaggi meschini; attori fastidiosi; outfit osceni.

Che altro vi posso dire: ad un certo punto mi faceva male la testa per quanto urlavano, ma che bisogno c’è di mettere tante parole?!

E poi la lunghezza. La noia. E l’inconcludenza del finale: così, di punto in bianco, quello che c’era in c’è più senza spiegazioni!

Vabbè, se vi dico inutile credetemi.

Non lo Stato eh

Ci penso da qualche ora che vorrei scrivere questa recensione ma non mi viene facile.

Allora ho pensato che era meglio non scrivere niente.

Poi, però, ogni tanto mi tornano dei flash del film e allora scrivo.

E vi scrivo di Alaska.

Per me è molto semplice: c’è un film con Elio Germano al cinema e allora io vado a vederlo perché mi piace sempre lui, qualunque cosa faccia. Penso di aver saltato solo quello su Leopardi, per ovvie ragioni.

Comunque, sono stata a vedere Alaska e mentre lo vedevo pensavo che se lo dovessi sintetizzare in 5 parole direi:

1) sfiga, ma di quella nera. Questo film è il concentrato di tutto quello che non dovrebbe accadere nella vita di due persone. Le persone in questione sono appunto Elio Germano e la di lui compagna. Due ragazzi soli al mondo, senza arte né parte, che insieme rappresentano un concentrato di sfortuna che ne basterebbe la metà. E poi dici “va bé, la sfiga non esiste” e infatti non esiste ma é il frutto di una serie di scelte e di colpi di testa sbagliati che prima lui, poi insieme, poi lei fanno e che ne segna il corso della vita di loro due da soli e di loro due insieme. 

2) amore: grande, immenso, invincibile quello di questa coppia che, appunto perché costretta dal punto 1 a superarne di ogni, diventa sempre più forte e indissolubile con una specie di lieto fine finale che magari non ti aspetti, proprio perché dietro ogni cosa che capita ti aspetti il fulmine a ciel sereno che te li incenerisce;

3) bravura: gigantesca di lui… Ma anche di lei, che ho trovato bellissima, forse poco espressiva, ma bellissima;

4) sintesi: dono che non appartiene alla storia. Tantissime cose, troppe cose. Ad un certo punto pensi “ma da quant’é che sto chiusa dentro a ‘sto cinema?!”. Quando finisce il film sembra passato un mese;

5) rabbia: é il sentimento che, insieme all’amore, viene raccontato più degli altri in questa storia. La rabbia che rovina inizialmente la vita del protagonista; del suo compagno di cella; della sua compagna. La rabbia che, se non controllata, ti uccide e, soprattutto, ti fa uccidere qualcun altro. Ma chi?!

Vedere per sapere, perché per me il film va visto… Certo andate al bagno prima di entrare e non bevete altrimenti la vescica si farà sentire senza pietà durante la lunga visione. 

Quel vestito NO!

Qual è il periodo peggiore nella vita di un umano?! Sicuramente l’adolescenza.

Di una donna poi?! Assolutamente l’adolescenza.

Non ti va bene niente. Il tuo corpo non ti piace, la testa va per fatti tuoi. Nessuno ti capisce. Benissimo, se pensate di aver passato una brutta adolescenza, vi ricrederete dopo aver visto il film “La famiglia Belièr” perché tutta la crisi adolescenziale la protagonista se la vive in una famiglia “cuore” ma sordomuta, dove l’unica che parla e ci sente è proprio lei. Potete immaginare qualcosa di peggiore?! Forse no!

Siamo in Francia, in un paese di campagna a 300km da Parigi, dove la famiglia in questione gestisce una fattoria e prepara formaggi. La nostra adolescente deve: aiutare i suoi in fattoria, studiare, gestire il banchetto del formaggio, tradurre l’universo modo ai genitori ed al fratello sordomuto e cercare di vivere una vita normale da adolescente complessata. Più o meno fila tutto liscio fino a che non entra casualmente nel coro della scuola, scopre di avere una voce da mille & una notte e osa sperare in un futuro per lei diverso, da cantante e a Parigi. Da qui 1000 e uno problemi, tutti più o meno faticosamente risolvibili.

Questa la trama.

Per il resto che dire?! L’idea c’è: i francesi hanno questa capacità di affrontare con leggerezza temi decisamente seri che gli invidio. Perché certo è un handicap essere sordomuti ma il film rende protagonista chi con loro, unica con voce e udito, deve vivere e credo sia una cosa altrettanto difficile. Quindi la base c’è.

Quello che mi ha lasciata perplessa è come sia stata sviluppata. Non so, non mi ha convinta.

Intanto in questa famiglia si parla più di quanto non si faccia in una qualsiasi famiglia “normale”: non ci si annienta davanti alla televisione, si condivide tutto, forse troppo. Bello ma verosimile secondo voi?! Boh.

Poi la cosa che mi ha colpito della famiglia non è tanto che siano sordomuti quanto che siano delle macchiette, a tratti imbarazzanti (vedi scena di prime mestruazioni della figlia) il che porta la protagonista ad un certo punto a dire loro che il fatto di essere sordomuti non li giustifica su tutto.

Ancora, ok sordomuti ma leggere le labbra?! Possibile che due genitori di almeno 45 anni non siano in grado di gestirsi la vita da soli, senza l’aiuto, che ne so, di un pezzo di carta ed una penna, per dire?!

Infine, il film ad un certo punto si perde proprio e diventa una di quelle favolette da ragazzini. Lei scopre di avere una certa voce, il maestro di musica la convince a cantare, i suoi egoisticamente non la vogliono far andare e poi… va bè se scrivo ancora vi rovino lo scontato happy end.

Ecco, proprio questo il punto: da una data scena il film diventa scontato e questo proprio non mi è piaciuto così come non mi è piaciuto (e qui scusate ma proprio non posso trattenermi) l’abito (vedi immagine in evidenza) che mettono a lei nella scena del saggio finale dei coristi. Io dico: se sei una pertica, con spalle da camionista, forse un po’ di panzetta e gambe lunghe due metri non ti puoi mettere il vestito corto da bambolina perché sei ridicola e sembra che pesi 300kg di più. E non bastano le Dr. Marteens, (sempre presenti!) a renderti più adolescente! Scusate, mi rendo conto che questa annotazione ai fini della recensione nulla aggiunge ma a questo pensavo quando è finito il film. Ecco, ve la dice lunga su quello che mi ha lasciato e ora, se volete, buona visione.