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Santiago, Italia

Che fine abbiamo fatto? Che fine abbiamo fatto noi italiani generosi, accoglienti, altruisti, ospitali? Che fine abbiamo fatto?!

Questa è la prima domanda che ti viene in mente guardando il docu film di Nanni Moretti “Santiago, Italia” che racconta del colpo di Stato avvenuto in Cile l’11 settembre (data ormai nota per altro) 1973.

Moretti non fa un racconto imparziale, nell’unico fotogramma che in cui si vede, lo dice apertamente ad uno dei soldati che scontano una pena per l’omicidio di n persone in un carcere cileno.

Il film è una raccolta di testimonianze di esuli accolti prima dalla nostra ambasciata italiana in Cile, quindi arrivati in Italia e qui naturalizzatisi.

È commovente, emozionante, in parte consolatorio, in questo nostro triste momento storico, pensare alla grandezza del nostro popolo che ha accolto, prima nella loro e poi nella nostra terra, centinaia di persone in fuga da un colpo di stato, che ha ucciso (omicidio o suicidio ritengo sia irrilevante) il loro Presidente DEMOCRATICAMENTE eletto.

Per chi come me crede nella giustizia e nella democrazia, vedere un film del genere ti infastidisce, emoziona fino alle lacrime, ti fa pensare e temere che quello che eravamo non siamo più.

La nostra ambasciata era diventata un punto di ritrovo e appoggio per i cileni, ne abbiamo aiutati tantissimi in fuga dalla morte e poi li abbiamo accompagnati nella loro nuova vita qui in Italia. Le testimonianze sono cariche di amore per chi li ha accolti e benvoluti, offrendo loro, che scappavano da morte certa, un’altra possibilità.

Su tutti mi hanno colpito al cuore le testimonianze di un signore che, da ateo, si è commosso al pensiero del Cardinale (o Vescovo, scusate ma sui gradi della Chiesa non vado forte!) che ha fatto quello che dovrebbe fare la Chiesa, aiutare; o della sig.ra distinta, ampiamente torturata, che diceva all’amica di stare tranquilla ma di non parlare, perché il dolore sarebbe passato mentre il rimorso di aver fatto uccidere qualcuno non sarebbe passato mai; o della mamma di una bimba che, con le lacrime agli occhi, racconta come è riuscita a salvare la figlia, indicando alla mamma, rimasta al di là del muro, come fare per farla scavalcare.

E’ un racconto davvero ben fatto, per nulla retorico, che farei vedere nelle scuole perché bisognerebbe che il nostro popolo (soprattutto i ragazzi) riscoprisse la parola “accoglienza”, capisse cosa voglia dire essere disperati al punto da lasciare tutto quello che si ha perché senza alternative, imparasse il significato del termine “altruismo”, anche se, francamente, mi deprime pensare che ce ne sia bisogno.

Buona visione.

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Buona fine e buon principio

Siamo ai bilanci, ragazzi, io odio i numeri ma l’anno finisce domani e non posso non farli.
Mi è piaciuto, tanto; mi è piaciuto tantissimo questo 2014.

Mi è piaciuto perchè è stato tanto generoso, regalandomi tanti tanti tanti amici: meravigliosi, bellissimi, attenti, esigenti, generosi, comprensivi, felici, fedeli, depressi, divertenti, caparbi, bisognosi, permalosi ma soprattutto che mi vogliono bene, tanto bene ed io di più a loro.

E poi, una promozione che aspettavo da troppo tempo e che finalmente è arrivata con il suo carico di responsabilità ma che non può, ancora oggi, non riempirmi d’orgoglio e continuare a convincermi che se ci credi le cose accadono.

E ancora, una felicità ed un’emozione che non pensavo più di provare ed è stato commovente prendere atto che può passare tanto tempo ma certe cose non cambiano, certe emozioni non mutano, certi fuochi di artificio non si spengono.

E, più di sempre, viaggi: strabilianti, entusiasmanti, arricchenti. E qui una menzione speciale va alla mia compagna di viaggio che sempre di più, nel 2014, è diventata per me un’imprescindibile certezza.

E infine, questo blog, nuovo blog. Tutto mio, solo mio. Mi piace, mi rilassa, mi gratifica, mi diverte e poi è mio, solo Mio!

E mille altre emozioni, sensazioni, risate, amori, gioie, dolori, delusioni, insomma l’ho detto che è stato generoso ed è per questo che lo saluto con affetto ed un filo di tristezza.
In fondo niente gli avevo chiesto e niente chiederó a questo nuovo; farò come con questo passato: me lo vivró, così come viene viene sperando che viene bene :D!

Auguri!!!!

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